mercoledì 25 ottobre 2017

Breve storia del bivacco alpinistico

I rifugi alpini esistevano già da un pezzo, ma per veder comparire i bivacchi alpinistici bisogna aspettare la fine della WW1 e gli anni Venti del Novecento: l'età del Jazz, del Futurismo diventato regime, della Rivoluzione d'Ottobre e del Fascismo...
bivacco alpinistico
1925: l'idea di Lorenzo Borrelli prende forma.
👉1925: l'accademico del CAI Lorenzo Borelli presenta ai soci la sua idea di allestire in zone lontane dai rifugi certe piccolissime strutture di sopravvivenza in grado di offrire riparo agli alpinisti impegnati in difficili ascensioni. Suo fratello Mario Borelli, assieme a Francesco Ravelli e Adolfo Hess realizzano la scatola in legno e lamiera, a semibotte.
I primi due bivacchi entrano in servizio nel gruppo del Monte Bianco, al Col d'Estelette e al Frebouze.
Due fiancate in legno semicircolari tamponano una struttura a semi-botte con telaio e copertura in lamiera.
Oltre alla porticina d'accesso e finestrella c'era anche un tubo per mano: la stufa ad alcool, un bidone per l'acqua, cinque pesanti coperte, pentola, accetta, pala, mastello.
bivacco alpinistico
192x: si afferma il modello "Apollonio" (qui il bivacco Lampugnani-Grassi del 1939,
sostituito nel 2011 con uno assolutamente identico). E' tutt'ora presente in numerose
varianti in tutto l'arco alpino.
Tutto in 2,25 metri di larghezza, 2 di profondità e 1,25 di altezza.
Per la cifra di "6.000 lire tutto compreso" i Ravelli, diventati costruttori di bivacchi, forniscono il pacchetto completo, chiavi in mano.
Nel prezzo era compreso anche il trasporto dei 20 colli da 25 chilogrammi l'uno, e la messa in opera.
bivacco alpinistico
1936: l'architetto Charlotte Perriand realizza il suo "Refuge Bivouac" sul Mount
Joly, nell'Alta Savoia francese. D'aspetto grezzo e quasi cantieristico, si basava
però su idee e concetti molto innovativi e al passo col progresso tecnico.
👉192x: l'ingegner Giulio Apollonio rielabora il progetto dei fratelli Ravelli e ne aumenta le dimensioni: su una pianta di 2,16 di larghezza per 2,63 di profondità Apollonio eleva una struttura alta 2,29 metri, con il tetto rastremato a semicerchio. Telaio in ferro, rivestimento interno in legno e (all'esterno) in lamiera.
Vi si poteva stare in piedi nella zona centrale e le cuccette a castello erano ricavate
su reti ribaltabili, così da poter pranzare seduti sfruttando l'esiguo spazio centrale.
Era così nato il "bivacco Apollonio" tutt'ora assai diffuso sui nostri monti.
👉1936: l'architetto Charlotte Perriand in collaborazione con un amico ingegnere sviluppa il "Refouge Bivouac": un telaio in tubi metallici appoggiato su trampoli: un concetto avveniristico poi ripreso nei decenni seguiti alla seconda guerra mondiale, quando (in coincidenza con la "gara spaziale" USA-URSS) comparvero sui monti bivacchi metallici dall'aspetto sempre più simile a quello di una navicella spaziale.
bivacco alpinistico
1938: Charlotte Perriand e Pierre Janneret presentano il "Refuge Tonneau" desti-
nato ad ispirare gli anni della Guerra Fredda e della Corsa allo Spazio. Era una ri-
elaborazione dell'idea del 1936, molto più curata e attenta agli aspetti formali.
👉1938: a soli due anni di distanza, la Perriand elabora (con Pierre Janneret) l'estremistico "Refuge Tonneau" dove l'opzione tecnologica e aperta al futuro prevale su tutto, a
partire dalla forma e dal definitivo divorzio dai materiali tradizionali.
La Perriand (bisogna dirlo) non era una sprovveduta visionaria. Faceva parte dell'intellettualità d'inzio secolo: alla sua penna vanno ascritti alcuni dei più bei mobili partoriti dall'incubatoio della Bauhaus, quelli che siamo abituati a chiamare "mobili Le Corbusier", dal nome del celebre urbanista e architetto.
👉In definitiva, a dominare nel Novecento fu comunque il classico "Apollonio" rivestito in lamiera, quasi sempre verniciato in rosso per renderlo più visibile a distanza.
bivacco alpinistico
In alto a sinistra: il Bivacco "Bruno Ferrario" sulla Grignetta realizzato Mario Cereghini nel 1966-67 è forse il più fotografato tra i bivacchi "spaziali" degli anni Sessanta, che comunque non furono pochi. In alto a destra una suggestiva notturna dal bivacco sul Monte Due Mani, nel Resegone e - in basso - ancora il bivacco sul Due Mani, poi il bivacco "Cesare Mario Felino" sulla Majella ed infine il bivacco "Joseph Pixner" nel gruppo di Tessa, in Val Passiria.








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