lunedì 15 giugno 2020

Il Bivacco Baito Caseratte (Lagorai)

bivacco caseratte
Non scoraggiamoci: é solo nascosto dalla flora ammoniacale.
Sorge sui ruderi della dismessa e oggi ormai dimenticata Malga Caseratte, che nella WW2 fece anche da base dei partigiani di Fiemme.
Che qui ci sia stata una malga possiamo dedurlo solo dalla spianata di rigogliosa flora ammoniacale, ancora oggi alimentata da ciò che resta dei liquidi e dal letame prodotti dalle vacche i cui effetti sembrano più duraturi di quelli dei fertilizzanti granulari.
Scendendo da Passo Manghen verso la Val di Fiemme si può lasciare l'auto a bordo strada poco
prima di Malga Cadinello Alta e imboccare la recente ampia strada forestale aggiunge disastro al disastro della tempesta Vaia del 2018 e che ha
bivacco baito caseratte
Sono rimasti solo i bassi mozziconi dei muri perimetrali, tirati sù con grossi pietroni a secco di porfido rosso. Il resto è andato. Sono invece ben evidenti le ferite lasciate dalle tempeste vecchie (a destra) e recenti (sullo sfondo, sotto le tre cime del Monte Fregasoga).
bivacco caseratte
Vedi le altre foto in Google Foto.
cancellato la vecchia mulattiera.
👉La forestale si stacca sulla destra a quota 1.823 metri e dopo breve si trasforma in semplice traccia che taglia la costiera. Senza perdite o guadagni di dislivello si arriva dritti al ruscello che precede il campigolo di Malga Caseratte (m 1.833) o meglio alla nuova baita che l'ha sostituita: una baita ricostruita ex novo nei pressi dell’edificio originale.
GPS bivacco caseratte
Nota: nei periodi di apertura della parte fiemmese della strada del Manghen si può
lasciare l'auto all'inizio della nuova larga strada forestale. In tal caso la escursione
si riduce ad una breve piacevole sgambata.
Scarica la traccia GPS da Wikiloc.
👉E' un posto silenzioso e "bifronte" con la sua porta chiusa sul passato e con l'altra aperta sull'oggi, affacciata su terreno aperto, e la piccola baita che è sempre aperta.

Quote e dislivelli (dati del GPS):
Quota di partenza/arrivo: m 2.023 (parcheggio)
Quota massima raggiunta: m 2.023
Dislivello assoluto: m 0
Dislivello cumulativo in salita: m 300 scarsi
Dislivello cumulativo in discesa: m 300 scarsi
Lunghezza con altitudini: km 8,45
Per quanto riguarda le dotazioni, dispone anche di letti (4su tavolato) e
materassi (solo 2), bombola con fornello a gas e la classica fornasela.
La legna si trova in quantità nei nei paraggi. Bisogna solo darsi da fa-
re  D'estate la fontana esterna è collegata alla fonte d'acqua. Sennò
bisogna andare al rio attraversato arrivando (tre minuti, o meno).
Tempo totale netto: ore 3:30 AR
Difficoltà: T

Descrizione del percorso: la traccia GPS toglie ogni problema di orientamento e rende superflua la descrizione dettagliata. 

Come arrivare: scendendo da Passo Manghen in direzione Val di Fiemme lasciare l'auto a bordo strada (piccolo spiazzo) poco dopo il grande tornante sinistrorso che precede Malga Cadinello Alta. La forestale si stacca sulla destra, direzione di marcia.

Malga Caseratte nella Resistenza antifascista.
Nel corso della WW2 Malga Caseratte fece da base per la prima formazione partigiana del Trentino. Tra i suoi membri sopravvissuti e più longevi vi fu Quintino Corradini, solitario uomo di montagna.
Quintino Corradini nel suo buen retiro in località Arodolo, nei Lagorai fiemmesi.
Morto nel 2018, Quintino Corradini venne ricordato dal presidente dell'ANPI del Trentino Sandro Schmid con queste parole: «Nato a Castello di Fiemme l’11 ottobre del 1924 è stato uno degli organizzatori della prima formazione partigiana del Trentino: la “Cesare Battisti”. Ora, da anni, vive nella sua “baita”, sopra Molina di Fiemme. Quintino ama le montagne della sua avventura partigiana. Vive in simbiosi con la natura il ritmo della vita delle stagioni. Fa ancora tutto da solo. Cura la casa, piena di ricordi come un museo, i suoi pasti frugali, la legna, le sue pecore, il gallo con le sue galline. Sulla parete del terrazzo di legno, un grande ritratto del “Che Guevara”. Perché Quintino anche dopo la Liberazione, ha continuato nel suo ideale internazionalista. E’ stato fra i primi a visitare
la Cina di Mao, la Corea del Nord e la sua amata Cuba dove ha conosciuto personalmente il “Che” e Fidel Castro». Tornando alla Resistenza: «Nel gennaio 1944, a 19 anni, per non arruolarsi con i tedeschi decide di passare in clandestinità con il suo amico Bruno Frank, disertore della Wehrmacht e suo fratello Tullio. Il primo contatto è con il cugino Silvio Corradini “Riboldi” un antifascista già condannato al confino. Poi con il Cln di Cavalese: gli insegnanti Andrea Mascagni “Corsi” in contatto con Giannantonio Manci, Mario Leoni “Bortolotti”, Giovanni Tosca “Cavada”, il farmacista Giovanni Franzelin “Giovanni”, Ariele Marangoni “Spinella” e Anna Clauser Bosin. In aprile la prima “banda partigiana del Trentino” conta più di 20 uomini. Sono “i ribèi de Cadin” della brigata “Cesare Battisti”. Il loro comandante è Armando Bortolotti “Mando”. Prendono posizione a duemila metri, alla malga Caseratte, in Val Cadino con ancora un metro di neve. Poi la sposteranno ancora più in alto e saranno in comunicazione la Val di Fiemme con la Valsugana attraverso il Passo del Manghen». La brigata arrivarà a 35 uomini. Il campo è spostato ancora più in alto, a un’ora di distanza dalla malga. Il loro obiettivo principale è di sabotare le comunicazioni con il Brennero. Ma tra loro c’è un traditore e la conseguenza è uno scontro furibondo con i nazisti. Finiscono prigionieri e processati Bortolotti, Silvestri, Peruzzo e Tullio Frank sono condannati a morte. I primi tre sono impiccati nella piazza di Sappada (Belluno). Quintino sfugge miracolosamente alla cattura, ma non a quella successiva, dove, cercando di fuggire si romperà il femore e finirà nel lager di Bolzano e poi ad Auschwitz».
Ormai è passato un anno e mezzo dalla tempesta Vaia ma le ferite sono più che mai durature.

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