venerdì 1 aprile 2011

Che fine fa la lana delle pecore?

Passo di Giau (Cortina) estate 2010: il gregge attende di essere tosato dai
due professionisti arrivati appositamente dalla Nuova Zelanda. Peccato
che la loro lana andrà al macero.
Ma sì, diciamocelo: stiamo diventando capricciosi. Il maglioncino di lana va bene, ma deve essere di kashmir o almeno di lana merinos. E la lana delle greggi nostrane? Ruvida e grossolana, fa pizzicare la pelle.
Usciamo dai sacchi a pelo ancora assonnati, ci guardiamo attorno (abbiamo dormito in auto) e parliamo con il pastore del gregge che ha trascorso la notte nei paraggi. E' della Val Pusteria e aspetta che i due giovanotti neozelandesi si decidano ad abbandonare il pick-up in cui hanno dormito. Sono qui per tosare le pecore: un minuto, un minuto e mezzo a capo. E la lana? E' un problema, non serve a niente, non ha mercato, mi tocca pure pagare per smaltirla. Ci credo, eppure sono passate solo due-tre generazioni da quando la lana cotta e il loden erano per le popolazioni dell'arco alpino l'equivalente del gore-tex: traspirante e protettivo, un must per chi viveva in montagna. C'è qualcosa che non quadra!

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