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sabato 3 maggio 2025

Stramentizzo di Fiemme, 4 maggio 1945. L'ultima rappresaglia dei nazisti in fuga dall'Italia liberata

Il luogo dello scontro e della strage di Stramentizzo oggi non c'è più. Sommerso dalle acque di un lago artificiale costruito nel dopoguerra.
I fatti del 4 maggio del '45 sono ricordati da una parete affrescata di una casa che si trova all'ingresso del paese, lato Val di Cembra.
Gli affreschi di Giovanni Battista "Tisti" Daprà che ricordano la strage.
E' stata, a quanto pare,  l'ultima rappresaglia delle truppe naziste che scappavano verso nord ed è avvenuta dove le valli del torrente Avisio - che dalla Marmolada scende fino a Lavis per gettarsi nell'Adige - cambiano nome:  la Val di Cembra diventa Val di Fiemme. Qui c'era il piccolo borgo montano di Stramentizzo.
👉Oggi è il vicino  borgo di Molina di Fiemme (non sommerso dalle acque del lago artificiale costruito nel dopoguerra) che sulle mura di una casa si incarica di tramandare la memoria di quei giorni tragici e strani.

giovedì 26 gennaio 2023

La Kloster Linie (la Via dei Conventi) era la "via amica" dei nazisti in fuga attraverso il Sudtirolo

Scappavano come lepri verso il Sudamerica seguendo le "Rattenlinien" (le vie dei topi); entravano dal Brennero e come punti-tappa avevano i conventi e i monasteri della "Kloster Linie" sudtirolese. Poi il Trentino.
Un passaporto falso trasformò l'organizzatore del genocidio Adolf Eichmann (1906-1962) nell'anonimo Riccardo Klement. Tra i fiancheggiatori vaticani, oltre a Papa Pio XII,  c'era il cardinale Montini (futuro papa Paolo VI), con dirette responsabilità operative.

Rattenlinien e Kloster Linie in Suditrolo. Le tappe principali della "Via dei
conventi" erano tre: il monastero dell’Ordine teutonico a Lana, il convento
dei Cappuccini di Bressanone e il convento Francescano di Bolzano.
La lunga "via dei topi" dei nazisti in fuga passava per il Sudtirolo, terra dove i nazisti erano certi di poter contare su una rete di solidarietà attiva che vedeva la Chiesa cattolica in prima linea.
Diversi conventi ne diventarono i punti di tappa, al punto che l’asso della Luftwaffe tedesca Rudel ricorda: “Alcuni di noi passavano da un monastero all’altro con addosso il saio da monaco". Si tratta della cosiddetta “Kloster Linie”, una faccenda su cui la chiesa sudtirolese non ha mai fatto ammenda.
👉E' stato per anni il "non detto", il lato oscuro dell'idillio alpino sudtirolese. Erano le Rattlinie, le "vie dei topi" nazisti che, nella loro fuga verso il Sudamerica, trovavano asilo e aiuto nei masi e vallate sudtirolesi, dove in genere i criminali di guerra nazisti erano ben accolti. Non solo Mengele ed Eichmann, ma anche migliaia di responsabili minori dell’orrore trovarono in Sudtirolo solidarietà e assistenza dopo essere riusciti a varcare il Brennero.
👉Il 1° dicembre 1945, i carabinieri di Merano perquisiscono improvvisamente il monastero dell’Ordine teutonico a Lana e fanno “il pieno”: quindici soldati e collaborazionisti francesi, croati, cèchi e tedeschi, oltre a un buon numero di armi, attrezzatura militare, tre automobili ed ingenti somme di denaro. Si tratta però di un caso raro e possibile solo con l’autorizzazione degli Alleati, dato che i Patti Lateranensi rendono i conventi sostanzialmente luoghi protetti ed ai quali non hanno accesso le Forze dell’ordine italiane.
👉Forti di tale situazione, il convento dei Cappuccini di Bressanone e quello Francescano di Bolzano ospitano sempre “persone di passaggio” e fra loro Adolf Eichmann e Franz Stangl, tanto per citare i più noti, che vi soggiornano per qualche tempo. Fra tante figure di frati che aiutano, proteggono, assistono e coprono risalta quella del padre Oswald Pobitzer, nato a Bolzano nel 1908 e partecipante, da giovane, alla “marcia su Roma”. Poi, presi i voti Pobitzer insegna al liceo francescano di Bolzano e diventa cappellano militare della Divisione “Brennero”. Nell’immediato dopoguerra, padre Pobitzer si prodiga per i fuggiaschi ed aiuta perfino l’SS sudtirolese Karl Tribus, corresponsabile di crimini di guerra a Belluno e ricercato dagli Alleati, aiutandolo a fuggire in Argentina, dove muore indisturbato ed in tarda età. Ma non solo cattolici.
👉Anche il pastore evangelico Julius Giese, facendo base a Merano, lavorava come informatore dei Servizi segreti nazisti fin dal 1933/34. Una vera spia, a lungo sospettata dalla Polizia italiana che però non riesce mai a trovare prove sufficienti per l’arresto. Ovviamente, dopo la fine della guerra, anche Giese diventa un punto di riferimento importante per i nazisti in fuga.

mercoledì 24 agosto 2022

"Lampi di guerra in Paganella": agile mostra che rievoca la duplice vicenda di antifascismo che si dipanò fra la gente del monte dove si era schiantato un bombardiere americano. Era l'estate del 1944 quando...
La mostra ricostruisce le vicende seguite all'abbattimento del B24 USA , che videro un mem-
bro dell'equipaggio entrare a far parte della nucleo partigiano impegnato nella "Missione Vi-
tal", la radio clandestina che manteneva i contatti coi comandi alleati del Sud-Italia e che tra-
smetteva dai roccioni sopra Molveno
.
...il mitragliere di prua Lee Palser e gli altri otto membri dell'equipaggio si gettarono col paracadute. Alcuni scamparono alla cattura nazifascista grazie alla stessa rete di partigiani che dalle pendici sopra Molveno curavano le trasmissioni di "Missione Vital", la radio clandestina in contatto coi comandi alleati. Insomma:
1) non tutti gli aviatori vennero catturati dei nazisti grazie al fatto che gli antifascisti del posto riuscirono a nasconderne e proteggerne alcuni; 
2) il mitragliere Lee Palser entrò a far parte del nucleo di operatori radio che dai roccioni sopra Molveno trasmettevano "da dietro le linee" preziose informazioni sui movimenti nazisti ai comandi alleati di stanza nell'Italia già liberata.
Un bombardiere Consolidated B-24 Liberator come quello che venne abbattuto in Paganella.
Un po' ingenuo, ci ha lasciato una bella raccolta di disegni e ritratti, tutti esposti nella mostra ospitata nella "Baita Lovara" ai Prati di Gaggia, sopra Andalo e alle pendici della Paganella.
👉Un doveroso plauso al curatore della mostra Epifanio Delmaschio, competente e sicuro punto di riferimento nella ricerca della documentazione e nella cura dei rapporti con i protagonisti della vicenda e i loro parenti sia in loco che oltreoceano. Nei giorni scorsi il figlio dell'operatore radio Matteo Brunetti e le due figlie del pilota USA Patrick Shereda hanno visitato la mostra.
Il mitragliere Lee Palser era un appassionato disegnatore. Durante la sua permanenza presso la "Missione Vital" ammazzava il tempo ritraendo i membri della Resistenza locale con tanto di nome e cognome (cosa ingenua e molto pericolosa, in caso di cattura).


domenica 24 aprile 2022

Pastìs, liquore all'anice dei partigiani piemontesi

Nelle valli del cuneese, quelle da dove partì il "vento del Nord" della resistenza antifascista, si brindava con questo liquore occitano.
pastis
Il pastìs che si beveva a Marsiglia rimbalzò in Italia con i lavoratori stagionali e si insediò nelle valli di montagna del Piemonte, quelle della rivolta armata contro il fascismo e il nazismo, nelle valli che iniziano dalle Langhe del "Partigiano Johnny" ed di comandanti partigiani come Nuto Revelli, Giorgio Bocca, Italo Pietra. Erano anche valli delle saghe letterarie come "Il partigiano Johnny".
Quando le autorità francesi vietarono l'assenzio, fu il momento del pastìs,
la bevanda dal grado alcolico ridotto (prima 16°, poi i 30° ma infine i 45°)
che deve la sua fortuna a Jules-Félix Pernod, che depose il marchio Anis
Pernod nel 1918, e a Paul Ricard, che nel 1932 usò per la prima volta l’a-
nice stellato oltre a quello verde e anche alla liquirizia.
La lingua occitana che ancora oggi si parla in certe zone del Piemonte deriva dalla langue d’oc, ovvero dal francese provenzale antico: é la parlata “sconfitta” dalla langue d’oïl (da cui la parola oui del francese standard). 
👉Il pastis è un liquore all’anice, come ce ne sono tanti in Italia e in tutto il Mediterraneo. La particolarità è dovuta alla miscela di due tipi di anice, quello verde e quello stellato, e all’aggiunta di altre erbe aromatiche, tra cui liquirizia, salvia, rosmarino e timo. Ha una gradazione alcolica intorno ai 45%, e lo si beve allungato con acqua fredda in piccoli bicchierini: in proporzione una parte di liquore e cinque o sette di acqua.
👉La fortuna del pastis é legata al declino dell’assenzio,  la "fata verde" che fino al 1915 aveva ispirato poeti e pittori, ma che aveva anche creato grandi allarmi sociali per il suo tasso alcolico (sui 70°) e per la presenza del tujone,
In ogni caso anche l'artemisia-assenzio rimane ben radicata tra le genti alpine, soprattutto quelle occidentali: basti citare il popolare liquore Genepì della Val d'Aosta (qui sopra).
 tanto da essere messo fuori legge sia in Francia che in Italia.




domenica 4 luglio 2021

La lotta continua di Giannantonio Manci, che fu dapprima legionario fiumano e poi antifascista e infine martire della Resistenza trentina

Il capo della Resistenza trentina viene celebrato nella lapide murata nel IV Corpo d'Armata di piazza IV novembre a Bolzano, l'ex-comando nazista dove venne torturato a morte e infine ucciso dai nazisti...
Giannantonio Manci ritratto nel 1941 in divisa da Alpino. Pare incredibile, ma fu a Fiume con Gigino Battisti e Filippo di Castelbarco, a fianco di D'Annunzio.

Il giovane Manci parteciò all'impresa di Fiume ancora sotto l'influsso della memoria
recente di Cesare Battisti, e si trovò a far parte di una compagine molto composita
ma sovrapponibile a quella degli irredentisti trentini che avevano combattuto contro
l'Austria-Ungheria.
A Trento Giannantonio Manci viene ricordato ogni anno ed é una delle poche cose su cui la società civile "non discute".
👉Le cronache dei singoli fatti non scalfiscono la sua alta figura etica e morale, tuttavia pochi amano scavare nella avventurosa esistenza di questo nobile trentino.
👉Il rampollo dei conti Manci era stato irredentista, repubblicano e rivoluzionario e - udite udite - insieme al fratello Sigismondo nel 1919 prese parte all'impresa dell'occupazione della città di Fiume capeggiata da D'Annunzio, l'evento che diede la stura al fascismo.
Il trentino Filippo di Castelbarco nei suoi giorni fiumani con D'Annunzio: anche lui
faceva parte del "gruppo trentino" che partecipò attivamente all'impresa di Fiume
assieme al futuro capo, eroe e martire della Resistenza antifascista in Trentino.
👉Tra i legionari fiumani c'era infatti anche il "gruppo trentino" un gruppo di giovani che, non ancora smessa la divisa di combattenti volontari (e disertori dall'esercito austro-ungarico) partecipò alla occupazione di Fiume con uno spirito ancora anti-imperialista, sotto l'evidente influsso della memoria di Battisti, da poco impiccato dagli austriaci a Trento, che aveva indirizzato tanta parte del mondo intellettuale giovanile trentino verso esiti repubblicani, socialisti, democratico-radicali.
👉A Fiume i fratelli Manci parteciparono all'avventura seguendo gli sviluppi dell'occupazione, che nel corso del 1920 (prima di venire piegata dal fugace ritorno alla guida del governo di Giolitti nel corso del «natale di sangue») si era  bizzarramente trasformata in una festa rivoluzionaria, con tanto di nuova Costituzione ad alto contenuto socialista-rivoluzionario (il testo fu infatti stilato da Alceste de Ambris, il leader del sindacalismo rivoluzionario del tempo).
Lapide commemorativa di Giannantonio Manci in Piazza Cesare Battisti a Trento.
Fu amico di Gigino Battisti (figlio di Cesare Battisti) e partecipò assieme a lui e al
proprio fratello Sigismondo all'Impresa di Fiume. Tra i legionari dannunziani vi
era anche una futura figura di rilievo della Resistenza trentina, il roveretano Bettini.
Furono insomma parecchi, e importanti, i futuri antifascisti "maturati" a Fiume (te-
sti tratti da www.altoadige.it).
👉Nella «Fiume Città di Vita» i trentini hanno ruoli di spicco, così il capitano Piffer, che prende in mano un settore dei legionari rivoluzionando lo stile militare e rovesciando addirittura le gerarchie; ma anche una figura fino a poco tempo fa quasi dimenticata. Si tratta del giovane repubblicano roveretano Silvio Bettini, che in guerra assumerà il nome di battaglia «Enzo Schettini», e che a Fiume viene ricordato per l'estrema serietà rivoluzionaria e l'alta figura magra, intristita da una terribile mutilazione di guerra, privo di una gamba.
👉Sia Manci che Bettini Schettini (così sarà per lo più ricordato in futuro) avranno un ruolo fondamentale durante la Resistenza: si muoveranno dalle origini repubblicane verso esiti socialisti il primo, e l'approdo comunista il secondo. Come per altre biografie di rivoluzionari fiumani, tra cui quella di Gigino Battisti, figlio del martire socialista, il fascismo sarà da loro subito avversato, come pericolosa deriva antidemocratica e antioperaia; ma soprattutto comune è il tono singolarmente libertario della loro biografia politica, di uomini

lunedì 15 giugno 2020

Al Bivacco Baito Caseratte (Lagorai)

Sorge sui ruderi della dismessa e oggi ormai dimenticata Malga Caseratte, che nella WW2 fece anche da base dei partigiani di Fiemme.
bivacco baito caseratte
Che qui ci sia stata una malga possiamo dedurlo solo dalla spianata di rigogliosa flora ammoniacale, ancora oggi alimentata da ciò che resta dei liquidi e dal letame prodotti dalle vacche i cui effetti sembrano più duraturi di quelli dei fertilizzanti granulari.
bivacco caseratte
Vedi le altre foto in Google Foto.
Scendendo da Passo Manghen verso la Val di Fiemme si può lasciare l'auto a bordo strada poco prima di Malga Cadinello Alta e imboccare la recente ampia strada forestale aggiunge disastro al disastro della tempesta Vaia del 2018 e che ha cancellato la vecchia mulattiera.
GPS bivacco caseratte
Nota: nei periodi di apertura della parte fiemmese della strada del Manghen si può
lasciare l'auto all'inizio della nuova larga strada forestale. In tal caso la escursione
si riduce ad una breve piacevole sgambata.
Scarica la traccia GPS da Wikiloc.
👉La forestale si stacca sulla destra a quota 1.823 metri e dopo breve si trasforma in semplice traccia che taglia la costiera. Senza perdite o guadagni di dislivello si arriva dritti al ruscello che precede il campigolo di Malga Caseratte (m 1.833) o meglio alla nuova baita che l'ha sostituita: una baita ricostruita ex novo nei pressi dell’edificio originale.
👉E' un posto silenzioso e "bifronte" con la sua porta chiusa sul passato e con l'altra aperta sull'oggi, affacciata su terreno aperto, e la piccola baita che è sempre aperta.

Per quanto riguarda le dotazioni, dispone anche di letti (4su tavolato) e materassi
(solo 2), bombola con fornello a gas e la classica fornasela. La legna si trova in
quantità nei nei paraggi. Bisogna solo darsi da fare  D'estate la fontana esterna è
collegata alla fonte d'acqua. Sennò bisogna andare al rio attraversato arrivando
direi tre minuti, o anche meno.
Quote e dislivelli (dati del GPS):
Quota di partenza/arrivo: m 1.823  (parcheggio)
Quota massima raggiunta: m 2.023
Dislivello assoluto: m 200
Dislivello cumulativo in salita: m 300 scarsi
Dislivello cumulativo in discesa: m 300 scarsi
Lunghezza con altitudini: km 8,45
Tempo totale netto: ore 3:30 AR
Difficoltà: T

Descrizione del percorso: la traccia GPS toglie ogni problema di orientamento e rende superflua la descrizione dettagliata. 

Come arrivare: scendendo da Passo Manghen in direzione Val di Fiemme lasciare l'auto a bordo strada (piccolo spiazzo) poco dopo il grande tornante sinistrorso che precede Malga Cadinello Alta. La forestale si stacca sulla destra, direzione di marcia.

Malga Caseratte nella Resistenza antifascista.
Nel corso della WW2 Malga Caseratte fece da base per la prima formazione partigiana del Trentino. Tra i suoi membri sopravvissuti e più longevi vi fu Quintino Corradini, solitario uomo di montagna.
Quintino Corradini nel suo buen retiro in località Arodolo, nei Lagorai fiemmesi.
Morto nel 2018, Quintino Corradini venne ricordato dal presidente dell'ANPI del Trentino Sandro Schmid con queste parole: «Nato a Castello di Fiemme l’11 ottobre del 1924 è stato uno degli organizzatori della prima formazione partigiana del Trentino: la “Cesare Battisti”. Ora, da anni, vive nella sua “baita”, sopra Molina di Fiemme. Quintino ama le montagne della sua avventura partigiana. Vive in simbiosi con la natura il ritmo della vita delle stagioni. Fa ancora tutto da solo. Cura la casa, piena di ricordi come un museo, i suoi pasti frugali, la legna, le sue pecore, il gallo con le sue galline. Sulla parete del terrazzo di legno, un grande ritratto del “Che Guevara”. Perché Quintino anche dopo la Liberazione, ha continuato nel suo ideale internazionalista. E’ stato fra i primi a visitare

venerdì 24 aprile 2020

Ribelli di confine

Letture da 25 aprile. Appuntiamoci questo titolo...
Edito da: Fondazione Museo storico del Trentino Via Torre d'Augusto 41, Trento.
Il titolo completo di questa raccolta di contributi dovuta alla "Fondazione Museo Storico del Trentino" è "Ribelli di confine: la Resistenza in Trentino".
E' una raccolta di contributi su uomini ed episodi della Resistenza trentina, che si svolse nel difficile teatro difficile dell'Alpenvorland, la "zona di operazioni" che dopo l'8 settembre del 43 rispondeva direttamente ad Hitler.
Il libro è esaurito ma é facile trovarlo in prestito in una delle numerose biblioteche pubbliche.
👉 In attesa della riapertura possiamo leggere nel web il libro di uno dei co-autori, Giuseppe Sittoni: "Uomini e fatti del Gherlenda".
👉Se invece abbiamo voglia di una colonna sonora, potrebbe andare bene "La Fabbrica", un vecchio brano degli "Stormy Six" che la prende un po' alla lontana, dagli scioperi operai del marzo 1943, in effetti il primo vero campanello d'allarme per i nazisti e i loro tirapiedi repubblichini...

sabato 14 settembre 2019

Il Rifugio Bedole "Adamello Collini" in Val di Genova (Adamello)

"Adamello" è il nome di battesimo di una guida alpina che non si limitò a scalare le montagne ma fu anche attivo nella Resistenza antifascista, un uomo che merita d'essere ricordato fra i Giusti.
rifugio bedole
La storia di Adamello richiama quella di Celestino Donini a Molveno. Uomini liberi
che abitavano in un territorio intimamente collaborazionista, non rinunciarono mai a
lottare. Il rifugio è stato ampliato e la cartolina sotto mostra il suo aspetto originario.
Adamello Collini era figlio e nipote di guide, che furono con i primi salitori dell’Adamello e della Presanella.
Assieme ai famigliari gestiva il Rifugio Bedole, alla testata della Val di Genova.
👉Venne catturato dai nazisti proprio nel suo Rifugio e fu deportato nel lager di Mauthasen dove trovò la morte il 12 febbraio 1945 all'età di 55 anni.
La sua colpa fu quella di aver aiutato tanti sbandati, renitenti alla leva, ebrei, soldati alleati a raggiungere la Svizzera, che allora voleva dire la salvezza. E' stato insignito della medaglia d'oro al valor civile.
rifugio Bedole 1950
Il rifugio nei primi anni Cinquanta, quando manteneva ancora l'aspetto che aveva al tempo di Adamello Collini. "Adamello trasformò il rifugio in un nascondiglio per profughi, aviatori inglesi o americani abbattuti, partigiani. Accompagnava quei disperati in fuga dai tedeschi attraverso il gruppo della Presanella fino al Passo del Tonale, così che da lì potessero raggiungere facilmente la salvezza in Svizzera. Riuscì a farne passare tanti, anche a gruppi di venti alla volta. Non fece gesti eclatanti, il suo era un eroismo silenzioso. La sua conoscenza della montagna gli permetteva di aiutare delle persone in pericolo di vita e lui si limitò a fare quello che sapeva fare bene, la guida." (by Alessandro Cristofoletti)
La SAT nel 1886 aveva eretto il rifugio Bolognini, che venne poi distrutto durante la prima guerra mondiale nel 1917. Adamello aveva iniziato la costruzione del rifugio nel 1931, ma nell’inverno dello stesso anno una valanga l’aveva distrutto. L’anno successivo, scelta un’area meno esposta alle slavine, gettò le basi per la nuova costruzione, che ultimò in un paio di stagioni.

martedì 23 aprile 2019

Il misterioso Coel dell'Inglese da dove i partigiani di Molveno mantenevano i contatti con gli alleati

E' una nascosta rientranza rocciosa sopra il lago di Molveno, da dove trasmetteva una piccola emittente clandestina, la partigiana "Radio Vital" che teneva i contatti con i comandi militari alleati del sud-Italia.
coel dell'inglese
Sotto i roccioni aggettanti che sovrastano la Costa di Bonda, in un anfratto roccioso simile ai ripari in uso presso i pastori di capre aveva precaria sede la trasmittente di Radio Vital, la radio partigiana attiva nell'estate del 1944, che trasmetteva dalle falde del Brenta, sopra Molveno. La storia della mia ricerca del sito della Missione Vital, è ricostruita qui. La testimonianza scritta del radiotelegrafista di Radio Vital, Matteo Brunetti, è invece riportata qui.
coel dell'inglese
All'epoca della WW2 il Coel non si chiamava così, il nome gli è stato dato dopo,
perchè qui la squadra di Radio Vital aveva ospitato e protetto un pilota americano
abbattuto dalla Flack nazista. Un americano scambiato per inglese, ma ormai l'er-
rore era stato fissato in un toponimo, sebbene non ufficiale.
Vedi le altre foto in Google Photo.

La cartografia militare del dopoguerra non lo riporta, ma fra i molvenesi è ricordato con la sua prima e spontanea denominazione: il riparo (Coel) "dell'inglese", e tant'é.

👉Il Coel dell'Inglese si trova alle seguenti coordinate  (distinte in base ai quattro diversi SW GPS utilizzati):
➤Logger Transystem 747: N 46° 08' 15,7" E 10° 56' 58.0"
➤App MyTrails: N 46° 08' 15.6" E 10° 56' 57.8"
➤App Two Nav: N 46° 08' 15.7" E 10° 56' 57.8"
➤Avv. Congedo: N 46° 137700 E 10° 949438
Al di là delle due differenti notazione adottate, le quattro diverse rilevazioni sostanzialmente concordano. 
GPS Coel dell'Inglese
Scarica la traccia GPS da Wikiloc.
L'approssimazione è molto buona e l'errore si limita a qualche singolo metro, dentro un raggio d'errore mai superiore ai 2-3 metri in orizzontale.

👉Per quanto riguarda la quota verticale sorge invece un problema, visto che l'elevazione restituita dalla strumentazione SW fa riferimento al geoide WGS84, il quale nell'arco alpino non è poi così preciso, visto che comporta errori locali dell'ordine dei 30-50 metri verticali per eccesso.
Ora: le coordinate geografiche posizionano correttamente il Coel anche sulla carta tecnica provinciale in scala 1:10.000: appena sotto il tornante panoramico con parapetto in legno. Però la quota segnata dalle curve altimetriche (una ogni 10 metri) indicherebbe una quota del Coel attorno ai 1.200 metri s.l.m., e la differenza con la quota GPS (1.256-8 metri s.l.m.) non è certo di poco conto. Morale: chi intenda avventurarsi sul terreno farebbe bene a caricare sul GPS la traccia del percorso e seguirla indipendentemente dalle risultanze altimetriche dello strumento.
GPS Coel dell'Inglese
Sulla carta Carta Tecnica Provinciale di scala 1:10000 il Coel dell'Inglese risulta trovarsi attorno ai 1.200 m.s.l.m. (quota desunta dalle curve di livello). Nota: trasferita in Google Earth, la posizione del Coel dell'Inglese viene quotata 1.209 m.s.l.m.
Descrizione del percorso: fare riferimento a questo post. Il dislivello fra il parcheggio auto e il tornante sinistrorso con parapetto in legno è di circa 380 metri. Dal tornante si procede a vista in discesa nel bosco ripido e scivoloso, partendo dal lato destro del tornante e costeggiando sempre il salto di roccia che cala a piombo sul Coel dell'Inglese, che si trova 50 metri più in basso. Serve attenzione e prudenza. Da non fare con terreno bagnato, si rischia di volare.

Come arrivare: raggiunto Molveno,ci si porta in zona lungolago-campeggio e si imbocca la strada bianca che porta in località "Ponte Romano", nella zona chiamata "Fortini di Napoleone". Un piccolo spiazzo all'altezza dell'imbocco del sentiero che si stacca sulla destra fungerà da parcheggio.
coel dell'inglese
Nello schizzo originale fattone dall'aviatore Lee Palsen compare anche il piccolo bracere in lamiera da noi osservato durante la nostra visita dell'estate 2018.

mercoledì 27 giugno 2018

Alle malghe di Molveno dai Fortini di Napoleone

Breve escursione sopra il Lago di Molveno, alle pendici del Croz della Selvata, nel Gruppo di Brenta.
malga ceda di andalo e malga ceda di villa banale
La malga Ceda di Andalo (a sinistra) ha svolto per molti anni la funzione di punto di appoggio e rifugio escursionistico; attualmente è presidiata dal custode, ma chiusa al pubblico perchè in attesa di riqualificazione. A destra vediamo l'edificio, da poco rimesso a nuovo, della vicinissima malga Ceda di Villa Banale. I due edifici, entrambi vicinissimi a Molveno, cadono però sotto i confini di comuni censuari differenti.
coel dell'inglese
Poco prima del tornante panoramico da dove, a proprio rischio e pericolo, ci si può
calare re fino al "Coel dell'Inglese", da dove trasmetteva la radioclandestina al-
leata
 gestita dai partigiani locali.
Vedi le altre foto in Google Photo.
E' una facile passeggiata adatta a tutti che si snoda su strada forestale e che sbuca sull'ampio pianoro erboso che ospita le due malghe Ceda: la malga Ceda di Villa Banale e la malga Ceda di Andalo, già "Rifugio Malga Andalo" attualmente in attesa di riqualificazione.
Il pianoro è ameno, tranquillo e defilato, con bella vista dal basso verso le prime ardite cime del Brenta.
GPS malghe di molveno
Scarica la traccia GPS da Wikiloc.
Nella salita lungo la forestale ci siamo attardati nella ricerca del "Coel dell'Inglese" (da "còvelo", ossia piccolo riparo sotto roccia aggettante) che nelle ultime fasi della WW2 ospitò la trasmittente clandestina gestita dai partigiani di Bolzano e Molveno, da dove si trasmettevano informazioni ai comandi alleati circa i movimenti dei convogli nazisti lungo la ferrovia del Brennero.
E così, complice il ritardo, la stanchezza e il maltempo, abbiamo optato per un rapido rientro a valle lungo il percorso d'andata.
Il giro più remunerativo sarebbe stato quello con rientro ad anello a Molveno dalla parte "sentiero Donini", che costituirà la meta di una prossima gita.

giovedì 10 maggio 2018

L'anello del Col dela Boia da Passo Brocon

Panoramica e varia, questa escursione circolare sta a metà fra l'ambientalismo (il "trodo dei fiori") e l'epica resistenziale (la marcia dei partigiani dalle Vette Feltrine alla Val Campelle).
passo brocon
Dalla cima del Col dela Boia verso Est. Sullo sfondo l'ampio panorama comprende Cima di Cece ei Lagorai orientali, l'intero gruppo delle Pale di San Martino, l'intaglio di Passo Cereda e il gruppo Sass de Mura-Cimonega.
col dela boia
Dalla cima del Col dela Boia verso la Valsugana. Pergiungere in cima si percorre
un tratto del suggestivo Trodo dei Fiori.
Vedi le altre foto in Google Foto.
Sono entrambi dei buoni motivi per andarci.
La gita si svolge sempre su terreno aperto che consente ampie vedute panoramiche sia verso la Valsugana che verso le Vette Feltrine.
Il sentiero è sempre evidente e ben segnato.
Dopo aver raggiunto la cima (m 2.086, ufficialmente, ma la quota reale mi sembra inferiore) il rientro avviene passando da Malga Cavallara,che nel periodo estivo svolge servizio di agritur.

GPS col dela boia
Scarica la traccia GPS da Wikiloc.
Quote e dislivelli (dati del GPS):
Quota di partenza/arrivo: m 1.620 (parcheggio)
Quota massima raggiunta: m 2.045
Dislivello assoluto: m 425
Dislivello cumulativo in salita: m 590 circa
Dislivello cumulativo in discesa: m 590 circa
Lunghezza con altitudini: km 9,5
Tempo totale netto: ore 3:00
Difficoltà: E

Descrizione del percorso: la traccia GPS toglie ogni problema di orientamento e rende superflua la descrizione dettagliata. Per chiudere l'anello e tornare al parcheggio è necessario percorrere anche un breve tratto su asfalto.

Come arrivare: il Passo Brocon si può raggiungere dalla Valsugana, via Strigno e Castel Tesino, oppure dal Primiero, via Canal San Bovo.

La marcia dei partigiani del Btg.Gherlenda: la cartina qui sotto riporta il percorso seguito dai partigiani del Battaglione Gherlenda durante la terza tappa della marcia di trasferimento dalle Vette Feltrine a Cima d'Asta nell'agosto del 1944. Il percorso è stato desunto dalla mappa inserita nel libro di Giuseppe Sittoni "Uomini e fatti del Gherlenda" ed è stato individuato sul terreno basandosi sulle tavolette dell'Istituto Geografico Militare in scala 1:25.000, che - risalendo agli anni Cinquanta - riportano ancora quella che doveva essere la rete sentieristica all'epoca dei fatti.
Battaglione Gherlenda
Il presumibile percorso seguito dai partigiani del Btg. Gherlenda è riportato in colore viola sulla tavoletta IGM 1:25.000. La tratta è lunga una decina di chilometri e va dal Rif. Croset fino a Malga Telvagola. Costituisce la terza delle quattro tappe in cui venne suddivisa la marcia di trasferimento del neo-costituito Btg. Gherlenda da Malga Pietena (nelle Vette Feltrine) a Malga Val del Lago (in Val Malene, Lagorai). L'anello in colore arancio riporta invece il percorso dell'escursione descritta in questo post.

giovedì 19 aprile 2018

I "bravi ragazzi" sudtirolesi e la strage di Lipa (la Marzabotto istriana, tanto per capirsi)

In Sudtirolo la falsa coscienza non si è ancora arresa all'evidenza della storia. In troppe vallate alpine l'attrazione hitleriana si è ingoiata la memoria di tanti sudtirolesi, che continuano tranquillamente a negare. Più o meno com'erano abituati a fare i nostri collaborazionisti trentini del CST....
SS Polizei Regiment Bozen
Dopo il recente libro "Lipa ricorda" di Ivana Kovacic, Vincent Sepic Čiškina e Dani-
ca Maljava, va ricordata la mostra apertasi il 18 maggio 2017 presso il "memorial
center" del paese di Lipa, basata sul materiale fotografico scattato dal soldato del
primo battaglione Urban Rienzer, materiale giacente presso l'archivio della Provin-
cia Autonoma di Bolzano e appena rimosso dal sito ufficiale della stessa (!!!).
I nazisti amavano scattare fotografie durante le loro azioni antipartigiane, cosa che avvenne anche in Istria.
Queste foto della stragi della primavera 1944 costituiscono l'unica documentazione fotografica a carico dei "bravi ragazzi" sustirolesi inquadrati nel primo battaglione del SS Polizeiregiment "Bozen".
Furono sviluppate a Ilirska Bistrica nel laboratorio locale di un tale Silvestar Marož e sono pervenute a noi solo grazie alla circostanza che l'esercito tedesco amava riprendere le sue azioni e solo per questo l'archivio di stato tedesco, il Bundesarchiv, al nr.
SS Polizei Regiment Bozen
I soldati del I Battaglione del "Bozen" si allontanano dal villaggio di Gornji Turki (è
nei pressi di Kastav - Castua, alla periferia di Rijeka/Fiume) dopo averlo incendiato
il giorno 5 aprile 1944). Cos'ha da dire il negazionista trentino Lorenzo Baratter?
Bundesarchiv al n.1011-005-0046 02-08 ha conservato sino ai nostri giorni gli scatti che mostrano i soldati mentre lasciano la scena del crimine.
Sono l'unica documentazione visiva delle tante stragi a cui i coccolati "bravi ragazzi" sudtirolesi parteciparono.
👉A proposito della fascinazione nazista di cui furono vittime i sudtirolesi, anche quelli antifascisti, fa testo una fonte "al di sopra di ogni sospetto": la giornalista RAI Lilli Gruber che, essendo di madre lingua sudtirolese, conosce bene le pieghe della storia locale.
👉Al contrario, invece, uno storico trentino, Lorenzo Baratter (un politico identitario locale), preferisce tacere e censurare ogni cosa.
👉PS: il 10 marzo 1945 a Belluno, ci fu la "strage dei castagni", l'esecuzione sommaria di dieci partigiani da parte del 2º battaglione del Polizeiregiment "Bozen".

sabato 20 gennaio 2018

Come raggiungere la Casera Spasema, la malga della Resistenza bellunese che ha figliato quella dei Lagorai trentini

La malga Spàsema si trova nella frazione Boschi di Lentiai e, a dispetto della quota (solo 790 metri), non è un posto così facile da raggiungere.
casera spasema
In blu il tracciato da percorrere in auto su stradine di montagna, asfaltate e no, per un totale di una decina di chilometri. In arancione il breve tratto terminale da fare a piedi (600 metri di lunghezza con un dislivello di 100 metri).
casera spasema
La tavoletta IGM 1:25.000 la riporta (assieme ad un altro edificio) in località Tacca
di Mezzo, 100 metri più in basso del piccolo nucleo di edifici chiamato Tacca.
Prima di tutto bisogna sapere dove sono i Boschi di Lentai: stanno nelle prealpi bellunesi, fra Belluno, Valdobbiadene e Conegliano, circondati dal Piave che in quella zona si lascia andare a un ampio giro ozioso verso occidente che lo porta fino a Feltre, da dove imbocca finalmente la via  diretta che lo porterà a scaricarsi nel mare a Cortellazzo..
casera spasema
Il piccolo edificio della Casera Spàsema è quasi interamente coperto dall'edera.
Qui un primo gruppo di 22 partigiani dell'area bellunese iniziò l'opposizione ar-
mata al nazi-fascismo che nei mesi successivi si articolò nelle principali forma-
zioni partigiane del Veneto. Quella operante sulle Vette Feltrine (Brigata Gari-
baldi "Antonio Gramsci") diede vita al Battaglione Gherlenda, che si spostò tra
i monti dei Lagorai trentini.
Vedi le altre foto in Google Photo.
Ma soprattutto bisogna anche sapere dove si trova di preciso, perchè la zona dei Boschi è molto vasta e l'orientamento difficile, più o meno come tra le balze appenniniche.
La gente del posto fornisce indicazioni vaghe e contraddittorie e, infine, è inutile cercarlo sulle cartine, dove non compare.
Al terzo tentativo, questa volta accompagnato dal cassiere della sezione ANPI "La Spàsema", finalmente ci arrivo.
Devo ringraziare Roberto e tutti gli altri suoi compagni, ma devo anche rammaricarmi con le
casera spasema
Scarica la traccia GPS da Wikiloc.
direzioni regionali e nazionali dell'ANPI, che non lasciano indicazione nel Web, come se i luoghi della Resistenza stessero fuori dalla geografia...
Ed è strano, perchè portare fin lassù una pesante targa commemorativa in marmo è stato sicuramente più faticoso.

Quote e dislivelli del tratto da fare a piedi (dati del GPS):
Quota di partenza (parcheggio auto): m 680
Quota della casera: m 790
casera spasema
Quel che resta oggi del fogolàr della Spàsema. Attorno a questo focolare fu messa a punto l'organizzazione che nei mesi successivi si articolò nelle principali divisioni partigiane del Veneto. Da una di queste, la Brigata Gramsci, nacque il primo nucleo del Battaglione Gherlenda, che fu l'unica formazione combattente della resistenza trentina (vedi qui per altre info).
Dislivello assoluto: m 110
Lunghezza con altitudini: km 1,4 AR
Tempo totale netto: ore 0:30 AR
Difficoltà: E


Come arrivare: si abbandona la strada della sponda sinistra della Valbelluna al paese di Lentiai. Dalla larga piazza del paese si prendono le indicazioni per la frazione di Colderù. Da Colderù in poi è bene affidarsi alla traccia GPS che ci guiderà fino al mini spazio-parcheggio situato appena prima il piccolissimo nucleo abitativo in località "Il Portico", dove si lascerà l'auto e si proseguirà a piedi seguendo sempre la traccia GPS per Casera Spasema. In alternativa si può lasciare l'auto al primo tornante (destrorso) della strada forestale che sale subito dopo il porticato. Il sentiero per la Spàsema comincia al tornante.

lunedì 20 novembre 2017

Impronte partigiane da Zambana a Molveno

La storia dimenticata della Missione Vital, la radio partigiana attiva nell'estate del 1944, che trasmetteva dalle falde del Brenta.
radio partigiana vital brenta
Aprile 2008: il blog bolzanino "Terre Alte", curato da una nipote del partigiano Fran-
co Bonatta (al centro. Sulla dx l'aviatore Lee Palser) pubblica un post dal titolo "Una
voce dal Brenta
", dove riassume la vicenda riprendendola dalla rivista dell'ANPI.
Fino a questa estate 2017 le informazioni sulla "radio partigiana" del Brenta si limitavano a spiegare i motivi e le difficoltà della "Missione Vital", nome in codice con cui i comandi militari alleati si riferivano alla stazione trasmittente clandestina impiantata sopra il Lago di Molveno, tra i primi "crozi" del Brenta dai partigiani bolzanini e valligiani di Molveno.
radio partigiana vital brenta
Agosto 2017: il quotidiano on-line "Il Dolomiti" ospita un ampio articolo firmato
Luca Pianesi, che finalmente entra nel merito. Lo fa riferendo della testarda ricer-
ca di Pierluigi Congedo, un avvocato italiano Fellow al King’s College di Londra,
già Senior Lecturer di diritto internazionale in un college di Cambridge. L'atipico
avvocato, amante e studioso di storia contemporanea, da sempre era rimasto incu-
riosito da un racconto udito dalla madre Anita Clementel, che era nata a Fai della
Paganella...
I pochi riferimenti geografici erano approssimativi e in qualche caso addirittura fuorvianti.
A titolo d'esempio riporto un intervento di micro-storia locale (per il resto lodevole) dove la radio viene erroneamente localizzata al "Coel dei Casinati", località in destra orografica della Val delle Seghe, lungo un antico percorso che risaliva fino al Croz della Selvata.
"I Comandi alleati si rendono ben presto conto dell'importanza della linea del Brennero per l'approvvigionamento delle truppe germaniche sul fronte italiano. E' così che entrano in scena i partigiano prof. Senio Visentin, originario di Spormaggiore, Andrea Mascagni ed Enrico Pedrotti, che organizzarono l'operazione denominata significativamente «Missione Vital».
radio partigiana vital brenta
La "location" di Radio Vital è questa qui: un "coel" (così sono chiamati i ripari
sotto roccia usati dai pastori di pecore). Il mistero è stato risoltograzie all'avvocato
londinese Pierluigi Congedo il mistero è svelato. Un "coel" che è stato riconosciuto
dal 94enne Lee Palser, che vive negli USA. I tre nella foto hanno rinvenuto tracce
riferibili alla attività di trasmissione della "Vital". I reperti, fotografati, sono stati
riconosciuti dal novantaquattrenne Lee Palser. (foto da "Il Dolomiti").
Si tratta di metter in funzione una ricetrasmittente che fornisca tutte le notizie utili per mettere in difficoltà i collegamenti tedeschi. La zona prescelta per metter in opera questa «quinta colonna» è costituita dai contrafforti del Gruppo di Brenta, sopra Molveno. Per la riuscita dell'impresa occorrono dei basisti locali, che sono individuati in Donini Celestino (Guido), Silvio Nicolussi (Matteo), Pio Nicolussi (Fazio).
radio partigiana vital brenta
La postazione di Radio Vital, sopra l'imbocco della Val delle Seghe, che da Molve-
no si addentra nel Gruppo di Brenta. Ai binocoli del comando nazista di stanza al-
l'"Hotel Molveno" appariva come un semplice e innocuo salto roccioso.
L'operazione ha inizio nell'estate del 1944. Nella zona di Feltre viene paracadutato il radiotelegrafista Matteo Brunetti con il suo prezioso armamentario. Ad accoglierlo per accompagnarlo a Trento viene inviato il prof. Senio Visentin; da qui nella prima domenica di luglio si giunge a Molveno, nel giorno successivo si arriva a destinazione al Coel dei Casinati, le peripezie del viaggio sono state molte: da Trento a Lavis sulla traballante Trento-Malè, da qui a piedi fino alla stazione di partenza della Funivia a Zambana Vecchia, il punto cruciale è però eludere la strettissima sorveglianza al passo del Santel. Superato questo a piedi si raggiunge Molveno.
La missione Vital trasmise notizie su notizie, raccolte dai tre basisti molvenesi, attraverso le sue trasmissioni
radio partigiana vital brenta
La sede della Wehrmacht si trovava all'"Albergo Molveno", dall'altra parte del
lago, perfettamente visibile ai binocoli della Missione Vital. La foto è presa dalla
curva di quota 1.253, lungo la forestale che dai Fortini Napoleonici sale a Malga
Andalo, sul margine superiore del salto di roccia entro cui era annidato il Coel.
giunse anche la voce di Palmiro Togliatti (Ercoli). Ad aggiungersi alla comitiva venne ben presto un pilota americano, Lee Palser di New York, sceso con il paracadute sulle pendici della Paganella, dopo che il suo aereo, un grosso Liberator, venne abbattuto dalla contraerea tedesca.
Al vettovagliamento della comitiva provvedevano, fra mille rischi e difficoltà i tre molvenesi. I rischi crebbero dopo l'impresa del 26 ottobre.
radio partigiana vital brenta
L'aviatore Lee Palser sapeva disegnare, e prendeva appunti. Dal suo blocco da
disegno risulta che non era attentissimo ai problemi di sicurezza. Nomi e cogno-
mi della cellula che l'ospitava sono in chiaro, pronti per qualsiasi caporale della
Gestapo nazista: beata ingenuità!
La vicenda ha inizio, quando attraverso i messaggi di radio Vital arriva l'ordine dei Comandi alleati di recarsi a Malga Flavona per il recupero di materiale esplosivo da usufruire per far saltare i ponti dell'Adige fra Trento e Bolzano. L'operazione, complessa e delicata, fallì per l'imprudenza di un giovane partigiano, Sergio Brosio che, giunto con l'amico Aldo Iseppi all'arrivo della Funiva a Fai, venne perquisito e trovato in possesso di una rivoltella, questo incidente mise in Tilt l'intera operazione e fece fare a Donini e Nicolussi (Vec) una memorabile sgroppata attraverso il Brenta (⁸).
Durante l'amministrazione del Commissario prefettizio Giordani si provvide a una prima sistemazione della piazza Marconi, con asportazione di orti e «cort» (letamai). Con  la fine del conflitto (importanti colloqui pre-armistiziali si erano svolti al Santel di Fai (Villa Loj) il due maggio 1945, venne nominato dal Comando alleato quale sindaco Celestino Donini,
Celestino Donini
Il ritratto a carboncino di Celestino Donini fatto dall'aviatore Lee Palser ed il
figlio di Donini fotografato alla "Baita Ciclamino", a Molveno. A Celestino Doni-
ni è intitolato il sentiero attrezzato che dal Ciclamino s'inerpica a Malga Andalo.
su segnalazione del C.L.N.. I problemi da risolvere erano enormi, si doveva in primo luogo separare i due Comuni dall'unione imposta dal Fascismo nel '28, vi era bisogno di rivedere i criteri di distribuzione del legname delle selve, patrimonio plurisecolare della comunità, fortemente intaccato dagli abusi del periodo bellico, ma quel che più dava da pensare era la situazione occupazionale, che, con il rientro dei reduci, si faceva sempre più precaria. Uno spiraglio parve aprirsi con l'apertura dei cantieri della SISM: così grazie al sacrificio del bene più prezioso per Molveno: il suo splendido lago, si dava modo ai diretti interessati di raccogliere almeno le bricciole.
La cartografia 4Land della zona. La freccia indica la curva di quota 1.253, sotto alla
quale si trovava il coel di Radio Vital (vedi qui come arrivarci).

(⁸) Le disposizioni erano precise: nessuna arma indosso, per evitare il benchè minimo sospetto. L'arresto del Brosio (finirà i suoi giorni a Mathausen) e dell'Iseppi e la rapida dispersione dei componenti il primo gruppo di partigiani (troveranno rifugio nella cantina dell'albergo Lasteri a Molveno), rende inutile l'opera del secondo gruppo (quasi tutti operai della Caproni di Gardolo), accompagnati da Ivo Monauni e Bruno Zambiasi. Questo secondo gruppo si porta a Malga Spora dove si divide, i due partigiani Zambiasi e Monauni scendono a Molveno per incontrarsi all'albergo Lasteri con il capitano Montesi, dove rimarranno fino a quando il controllo si sarà allentato e gli altri verso Malga Flavona. Sul far della sera di quel tragico