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lunedì 15 settembre 2025

Il Rifugio Oltradige, sul cengione del Monte Roen

L'Überetscher Hütte/Rifugio Oltradige si trova sotto la cima del Monte Roen, circa 300 metri più in basso, sul versante verso la Val d’Adige.
Materiali, finiture e arredi sono quelli della tradizione alpinistica novecentesca: c'è l'angolo-reception col ripiano per il libro-firme e anche una veranda in legno vetrato che cattura i raggi solari e aiuta il riscaldamento a legna. Di proprietà della sezione bolzanina del CAI, è gestito da una coppia giovane che lo tiene come un bombo ed evita deragliamenti dal solco della tradizione.
Oggi si chiamerebbe "pergola bioclimatica climatizzata" ma è semplicemente una
veranda di legno vetrato, come ve ne erano tante, e non solo in montagna...

Si raggiunge facilmente a piedi dalla vicina Malga di Romeno, che invece sta sul versante noneso del vasto Monte Roen, punteggiato di malghe.
Si trova su un largo cengione boscoso che taglia il versante atesino ed ha alle spalle trecento metri di roccia che lo separano dalla cima del Roen. Si raggiunge in un quarto d'ora di cammino all'ombra su forestale e guarda sulla Bassa Atesina: ecco spiegato il nome Überetscher (Oltradige).
Gli escursionisti vi fanno tappa prima di salire la ferrata del Roen che lo collega di-
rettamente con la vetta o tornando dalla Testa Nera durante 
il giro del Roen; i turi-
sti lo vedono invece come meta a sè stante raggiungibile con una breve passeggia-
ta nel bosco partendo dalla Malga di Romeno, per appagare la vista e lo stomaco.
Si trova in una posizione invidiabile, è un confortevole balcone posto in alto sulla valle.  Da qui lo sguardo scavalca la Bassa Atesina e raggiunge i vari gruppi dolomitci trentini, la lunga catena dei Lagorai ed anche le cime della cresta di confine.
👉Cenni Storici: fu costruito dalla Sezione Überetsch del DuÖAV e inaugurato nel 1913. Passato in proprietà alla Sezione CAI di Bolzano nel 1924, è stato ristrutturato ed adeguato a più riprese, lasciando però inalterato l’aspetto esterno in pietra viva. Il rifugio si trova sotto la parete rocciosa della Cima del Roen accanto all’attacco della via attrezzata che porta in poco meno di due ore sulla cima. Ricettività: 20 posti letto.
Dal rifugio Oltradige anche il Sentiero dei Camosci, che raggiunge la Testa Nera del Roen, un sentiero non difficile ma con un doppio passaggio delicato ed esposto, che è però ottimamente attrezzato con cordino fisso da ferrata: portare l'imbrago!

Con partenza ed arrivo dalla Malga di Romeno (qui sopra) e sempre transitando dal rifugio Oltradige, si può anche fare l'escursione ad anello giro del Monte Roen. Oppure si può compiere il giro delle Malghe del Roen compreso il bellissimo bivacco degli Alpini ricavato da malga di Don. Malga di Romeno si può raggiungere a piedi dal Passo della Mendola o in macchina da Romeno.



mercoledì 4 ottobre 2023

Il piccolo Rifugio Fos Ce nel Baldo trentino é un posto schietto e autentico che lascia ben sperare

Ricavato senza esibizionismi dai muri della vecchia Malga Fos Ce. Con modifiche minime e rispettose dell'esistente. E senza "chef" modaioli...
Il piccolo Rifugio Fos Ce si trova ai piedi del Monte Altissimo di Nago, tra le montagne dell'altopiano di Brentonico. E' stato realizzato dalla SAT di Brentonico nel 1981, recuperando la casara di una vecchia malga. Ambiente amichevole e rilassante. No stress.
Nei colori slavati delle pellicole anni Settanta, che sono stati i suoi anni peggiori.

Nella foto a sinistra, che risale alla metà degli anni Settanta la casara di Malga Fos Ce é abbandonata e avviata alla rovina.
Nella foto del titolo vediamo invece l'edificio com'é oggi: ristrutturato e trasformato in accogliente locanda grazie al lavoro dei tanti volontari Satini che in due anni e molte domeniche hanno recuperato un rudere diventato importante per l'attività sezionale, ma diventato anche un fulcro per l'attività turistica della zona.
Sempre lui, ma visto dal retro, con i suoi bravi tavolini all'aperto.
👉Si può raggiungere facilmente in auto perché si trova poco a lato della strada che da Brentonico sale al Rifugio Graziani. Ma il piccolo  parcheggio é stato tenuto a debita distanza, sicché é come se questo luogo si fosse imposto di vivere in una sua dimensione parallela, adiacente ma separata.
Informarsi sugli orari di apertura e sulla disponibilità dei letti, che sono solo sei e in camerata unica. Il menù é essenziale e sempre piacevolmente rustico.
👉Non so perché ma un tempo la malga veniva chiamata "Foschie".
Col vecchio nome nella cartografia militare 1:25.000 dell'Istituto Geografico Militare, dove il toponimo riportato é M.ga Foschie.

lunedì 3 luglio 2023

A Malga Kraun dal Monte di Mezzocorona, una tradizionale gita fuori porta per "nar ai freschi"

Sul Monte di Mezzocorona, per un'ultima volta con la funivia tascabile.
...si parte dalla stazione a monte della mini-funivia a cinque posti, una vera scatoletta di sardine in via di sostituzione con un impianto più capiente (speriamo non facciano sfracelli). Il percorso é facile e vario, "bucolico" e con un buon approdo, sia estivo che invernale.


So che non ci sarà una ripetizione, perciò il viaggetto me lo godo tutto, sospeso in
quel metro quadrato che si mangia seicento metri nel giro di un respiro, col naso
appoggiato alla parete di roccia. Questa é la stazione a monte. Troppo modesta?




E' una scampagnata che parte dal Monte, lo slargo erboso sopra il roccione che incombe sul paese di Mezzocorona, dove la Piana Rotaliana cede il posto alla lunga catena che separa la Val di Non dalla Val D'Adige.
E' una bella e facile escursione fattibile sia d'inverno che d'estate, quando la fuga dall'afa del fondovalle prende il nome di "nàr ai freschi".
👉Comunque chi volesse salire sul Monte a piedi dal paese ha a disposizione un panoramico ma ripido sentiero tra le rocce esposte a Sud, secondo me da riservare alle mezze stagioni.
Vedi le altre foto in Google Foto.
👉D'inverno e fuori stagione estiva la meta dell'escursione può diventare l'adiacente bivacco, ricavato nello stallone di Malga Kraun. E' ampio e bene attrezzato con stufa a legna, tavolo, panche, acqua (no d'inverno) e otto posti letto con materassi sistemati a coppie in letti a castello a due piani. La porta vetrata fa entrare la luce anche nei giorni invernali.

Scarica la traccia GPS da Wikiloc.
Quote e dislivelli (dati del GPS):
Quota di partenza/arrivo: m 878 (stazione a monte funivia
Quota massima raggiunta: m 1.236 (bivacco di Malga Kraun)
Dislivello assoluto: m 358
Dislivello cumulativo in salita: m 400 circa
Dislivello cumulativo in discesa: m 400 circa
Lunghezza con altitudini: km 11,2
Tempo totale netto: 4:00
Difficoltà: E

Descrizione. del percorso: la traccia GPS toglie ogni problema di orientamento e rende superflua la descrizione dettagliata.

Come arrivare: la piccola stazione della funivia del Monte si raggiunge dal centro di Mezzocorona e dispone di un parcheggio dedicato a pagamento. Vedi l'apposito pulsante "Ottieni indicazioni" in Wikiloc.

lunedì 5 giugno 2023

Lo "Stella Alpina", il vecchio rifugio degli anni '50 che é sopravvissuto alle stagioni in Val di Genova

Lungo la strada che porta fino al Pian di Bedole si incontra un rifugio impigliato nei tempi passati, quando il crepitìo dei ceppi nel camino non faceva rimpiangere l'assenza di segnale.
Il rifugio Stella Alpina in Val di Genova in una tranquilla giornata settembrina. Un buon modo per inframezzare con una bella dormita il "sentiero delle cascate" che passa proprio di fronte e che pare fatto, a mio avviso, per una frequentazione da "montagna lenta".
Il rifugio Stella Alpina in una cartolina del 1958. Oggi a luglio ed agosto l'intera valle
é ingolfata: affollamento e strada chiusa, ma con servizio di bus navetta.
Si trova giusto a metà della Val di Genova, nel Parco Naturale Adamello-Brenta, alla quota m 1.450 s.l.m. e risale al lontano 1951.
Ancora oggi é anche un punto di partenza per escursioni impegnative, quelle che si spingono fino ai 3.000 metri degli ormai compromessi ghiacciai della Presanella e dell'Adamello.
👉Ma è soprattutto un luogo ideale per una tranquilla tappa no-stress in un ambiente che rimane ancora "come si deve", perfino dopo che la strada di fondovalle è stata asfaltata.
È aperto nella stagione estiva (1 giugno - 30 settembre e oltre). Dispone di un'ampia sala ristorante, di un ampio locale-bar e di 25 posti letto, tavolini esterni e parcheggio. Non é un posto da modaioli ma piuttosto da intenditori (pare quasi uno slogan, ma é così).

lunedì 24 aprile 2023

Lo storico Albergo Savoia di Passo Pordoi

Fino al 1920 si era fregiato del nome di "Christomannoshaus" (la casa di Christomannos) e in qualche modo é sopravvissuto fino ad oggi.
L'Albergo Savoia negli anni Trenta del Novecento. L'edificio quadrato sulla destra fino al 2017 é stata la dependance chiamata "Casa Alpina del CAI", con il "Centro di Formazione Bruno Crepaz". Da tempo in crisi, dopo tante polemiche é stato svenduto a un privato.
L'Albergo Savoia nel 1914, quando si chiamava ancora Christomannoshaus.
L'apertura della Grande Strada delle Dolomiti avvenne nel 1909. Prima di allora le automobili erano già arrivate fino a Cortina d'Ampezzo, ma si trattava di avvenimenti sporadici, il primo effettivamente documentato avvenne forse nel 1903, ma il tempo correva in fretta...
Pubblicità dell'Albergo-Rifugio Savoia. Vedi anche la scheda in cartolinedairifugi.it.
👉La storia di Passo Pordoi è fortemente legata alla figura di Maria Piaz de Pavarin (1877-1971) che vi dedicò tutta la sua vita, a partire dal 1902 quando assieme al padre prese in affitto un piccolo capanno per adibirlo a rifugio destinato alla assistenza e all'alloggio ai viandanti che attraversano il Passo Pordoi.
Pochi anni dopo venne realizzata la Grande Strada delle Dolomiti, che era nata come strada militare austriaca e che fu terminata nel 1909.
👉Maria Piaz successivamente fece costruire in zona ben quattro alberghi: innanzitutto il Savoia (poi molto danneggiato durante la WW1 e che dopo la fine delle ostilità passò al CAI italiano) poi il Maria (che fu terminato nel 1927), il Col di Lana e il Pordoi, tuttora esistenti, che le furono tutti confiscati durante la prima Guerra Mondiale per ospitare le truppe combattenti e finirono alla fine interamente distrutte.
In questo periodo Maria venne imprigionata per aver aiutato degli irridentisti italiani a passare il confine e venne anche internata al campo di concentramento di Katzenau, assieme assieme alla moglie di Tita Piaz e allo zio Paolo Lagnol.
Finita la WW1 il Passo Pordoi e l'intero Sudtirolo passarono sotto il Regno d'Italia.
👉Ci fu poi una grande intuizione tardiva di Maria Piaz, praticamente l'idea (1961) di costruire una funivia dal Passo Pordoi fino al Sass Pordoi.
A Passo Pordoi oggi:  il vecchio Albergo Savoia a destra e l'altrettanto stagionato albergo Maria (ora solo ristorante) sulla sinistra.

martedì 22 novembre 2022

Lo scomparso Rifugio Bolognini in Val di Genova

Costruito nel 1886 alla testata della selvaggia Val di Genova nel Pian di Bedole dall'allora giovane SAT, fu purtroppo spazzato via dalla WW1.
rifugio bolognini
Una foto d'epoca del Pian di Genova, col rifugio Bolognini in primo piano e le malghe di Bedole sullo sfondo.
rifugio bolognini
Dal Piano di Bedole verso il rifugio Bolognini (a dx), quand'era ancora in piedi.
Il rifugio Bolognini venne distrutto nel corso della prima guerra mondiale, nel 1917, dopo un trentennio di onorato servizio.
Adamello Collini aveva iniziato la ricostruzione del rifugio Bolognini nel 1931, ma nell’inverno dello stesso anno una valanga l’aveva immediatamente distrutto.
Lo scomparso rifugio Bolognini in uno scatto del fotografo trentino Untervegher.
👉L’anno successivo, scelta un’area meno esposta alle frane e situata poco a monte, gettò le basi per la nuova costruzione, che ultimò in un paio di stagioni. Si tratta dell'attuale rifugio "Adamello Collini", gestito dai nipoti di Adamello.
👉L'uomo Adamello Collini è stato una celebre guida alpina e insignito anche di medaglia d’oro al valor civile per la sua opera a favore dei perseguitati ebrei durante la WW1, figlio e nipote dei primi salitori dell’Adamello e della Presanella. Spentosi nel campo di concentramento nazista di Mauthausen nel 1945, lasciava ai suoi famigliari, alla moglie Lina e ai figli Remo, Liberio e Gemma (ndr: oggi tutti scomparsi) anche l'eredità del nuovo rifugio.
cartografia TCI
Quello che in questa mappa compare come "Rifugio Bedole" è in realtà l'attuale Rifugio "Adamello Collini" al Bedole (la cartografia è quella del Touring Club Italiano 1:50.000, pregevole opera cartografica degli anni Ottanta). Il vecchio rifugio Bolognini, oggetto di questo post, sorgeva invece all'altezza del secondo tornante destrorso a scendere verso Malga Bedole, e oggi non ne resta traccia.

martedì 13 settembre 2022

Il vecchio Rifugio Cornisello in Val Nambrone

La demolizione del vecchio rifugio, ospitato in una baracca operaia lasciata lì dall'Enel negli anni Sessanta, è cominciata la mattina di questo 13 settembre e a mezzogiorno era già praticamente terminata.
A mezzogiorno di martedì 13 settembre 2022, dopo sole tre ore di attività il vecchio edificio non c'è più. Da qui inizia un anello in quota che transita dal Lago Nero ma soprattutto dallo storico rifugio Giovanni Segantini, una breve "alta via" ricca anche di storia.
Il locale mensa del vecchio Rifugio Cornisello, prima dell'abbattimento.
E' sempre stato un rifugio negletto e poco documentato. Sulla sua storia "elettrica" è calato un velo di imbarazzato silenzio, perchè legata agli anni dell'industria idroelettrica post WW2 e al suo impatto ambientale.
Anni che furono anni di progresso tecnico e di speranza nel futuro, che portarono un benessere diffuso ma che qui in Trentino lasciarono anche più di una cicatrice ambientale e una scia di polemiche e brutti ricordi difficili da cancellare.
Il vecchio rifugio in un collage del 2022, ultima estate prima della ricostruzione.
La strada che dalla Val Nambrone sale fin a qui, ai 2.120 metri di quota è appunto una strada "idroelettrica" e quindi soggetta alle ondate polemiche e alle opposte spinte dei micro-interessi locali: dopo i cantieri la diatriba si è spostata fra chi la voleva aperta e chi la voleva chiusa. Tempi andati ma non troppo, visto l'affollamento estivo...
Il progetto presentato nel 2022. Vedremo che cosa ne uscirà.
👉I turisti che si spingono fin quassù lasciano l'auto e si limitano al giro dei due laghi di Cornisello, in un quadro ambientale solcato dalle tracce delle ruspe, il lascito industriale dell'ENEL degli anni Sessanta.

lunedì 21 giugno 2021

Ampliato l'alto rifugio Becherhaus in Val Ridanna

Era stato voluto e realizzato nel 1894 dalla sezione di Hannover del Duöav che gli diede il nome di "Kaiserin Elisabeth Schutzhaus".
In giallo il volume aggiunto. E con l'occasione il nome torna all'originale del Duöav,
prima del lungo interregno italiano in cui si chiamò "Gino Biasi al Bicchiere".
Nel 1894 il Becherhaus fu costruito in onore dell’imperatrice Elisabetta, un’incredibile impresa con le sue 25 tonnellate di materiale da costruzione portate a spalle fino in vetta.
👉Il rifugio venne inaugurato in occasione del compleanno dell’imperatrice. Il Becherhaus comprendeva anche la piccola cappella “Maria im Schnee”, oggi inglobata nella struttura del rifugio.
Fu realizzato dalla sezione di Hannover dell'allora club alpino austrotedesco Duöav.
L'incredibile posizione del Becherhaus lungo le creste del confine italo-austriaco in una vecchia cartolina. Si raggiunge dal fondovalle con una lunga e faticosa salita.

Il rifugio in costruzione. La intitolazione di rifugi alpini alle altezze imperiali di casa d'Austria era un'abitudine assai diffusa, che dai monti dell'arco alpino si era spostato fino alla Künstenland, com'era chiamato il litorale adriatico orientale nell'era degli Asburgo, fino ad arrivare fin sul suggestivo Monte Maggiore di Fiume.

giovedì 22 aprile 2021

La Capanna Penia, in cima alla Marmolada

Questo rustico riparo é il diretto discendente delle baracche militari della WW1, ed é ancora capace di evocarne lo spirito.
Una mia vecchia foto del 2007, in una giornata nuvolosa.

Militari austroungarici alla capanna di Punta Penia.
Lo stile é quello di allora, basso e defilato, struttura in legno rivestito in lamiera leggera, come si usava sulla linea del fronte. La baracca era austriaca era fatta di assi faticosamente trasportate a spalla dai soldati austriaci.
👉Nell'estate del 1916 il presidio di Punta Pènia era uno dei più alti punti presidiati stabilmente stabili del fronte alpino; oggi é  il più alto rifugio alpino delle Dolomiti orientali. Il presidio venne abbandonato il 6 novembre del
Questo l'aspetto che aveva nel 1957, a ricostruzione avvenuta.
 1917.
👉Nel secondo dopoguerra rinascerà recuperando proprio le assi del vec- chio presidio austriaco che risaliva alla prima guerra mondiale.
👉Oggi la capanna é stata ampliata, mantendo però l'impostazione originale.
"26 Febbraio 1916 -10° ..notte! Una lunga fila di uomini silenziosi avanza dalla stazione intermedia su per il ghiacciaio...puntando alla forcella Marmolada. I militari che procedono a coppie carichi di assi lunghe 2 metri sprofondano spesso oltre il ginocchio nella neve alta [...] il crinale ovest impone per salire in sicurezza uno specifico sistema di progressione: collegati in cordata a due a due il primo con picozza e carabina, il secondo si carica in spalla un asse.[...] la vetta finalmente è raggiunta..li le assi e le travi vengono ammucchiate cosicché in breve sarà possibile dare inizio alla costruzione del baracchino."(Luca Girotto, "Kaiserjager in Marmolada 15/16")
La Cappa Penia in una foto estiva di Diego Cozzolin. Nella stagione estiva la Capanna é gestita (attualmente da Carlo Budel).

sabato 6 marzo 2021

L'antico e glorioso rifugio SAT in Presanella (che oggi conosciamo come "Bivacco Roberti")

L'esistenza stessa di questo antico rifugio é stata totalmente dimenticata, anche se fu tra i primi ad essere realizzati dalla SAT.
Oggi é un bivacco, ma quando nacque "pesava" come il rifugio Segantini, o il Pedrotti-Tosa, e tutti gli altri della "prima ondata".
Si trova in Val Nardis, nel gruppo della Presanella, a 2.205 metri di quota,
lungo la poco frequentata via di salita Val di Genova-Cima Presanella.
I
l rifugio venne costruito dalla SAT nel lontano 1885 e dunque risale alla prima generazione dei rifugi trentini.
👉Successivamente fu adibito a bivacco, ma non sono riuscito ad appurare quando la cosa avvenne.
Le spese vennero largamente affrontate dai famigliari del conte Vittorio Roberti di Castelvero, che scomparve sull’Adamello nel 1945 e che vollero onorarne la memoria.
👉Comunque, il suo aspetto attuale risale alla ristrutturazione del 1999. Oggi, per quanto ne so, non é particolarmente battuto ed anzi sta scivolando nel dimenticatoio.
Vecchia foto dell'attuale bivacco quando era un rifugio, ed uno di quelli più importanti.

giovedì 19 novembre 2020

Lo scomparso "Rifugio Candriai", che era stato costruito dalla SOSAT sul monte Bondone

Il "Rifugio-Albergo S.O.S.A.T." venne costruito nel 1927 a Candriai da una cooperativa di soci della SOSAT (Sezione Operaia della SAT) sul Monte Bondone, come punto di riferimento per gli sciatori dell'epoca.
"Successivamente è stato venduto a privati" (Marco Benedetti & Riccardo Decarli, Guida ai rifugi del Trentino, Trento, Panorama, 2014). Cambiò dunque nome divenendo "Albergo alla Posta".

Chi sale da Trento lo incontra appena dopo Candriai, sul lato sinistro della strada che sale al Bondone.



Il "Rifugio S.O.S.A.T." di Candriai quando al posto degli impiantisti c'erano i "bondoneri". Nel web si trova una rassegna di immagini storiche di questo ex-rifugio. Le notizie sono state tratte dal sito Cartolinedairifugi.it.

venerdì 14 agosto 2020

Lo scomparso Rifugio Cesare Battisti in Paganella

Il rifugio originario era stato costruito nel 1906-08 con il nome di  di "Rifugio Paga-
nella", che fu modificato in "Cesare Battisti" negli anni fra le due guerre, quando un
edificio nuovo di zecca, voluto dal regime in cerca di facili consensi, lo sostituì.
Da tempo il vecchio rifugio sulla Paganella è fuori servizio, chiuso e ridotto a mero punto di appoggio per le antenne dei tanti ripetitori televisivi e telefonici.
"I membri del Comitato Promotore del Rifugio Paganella, oggi Cesare Battisti, in cima alla Paganella nel 1907 quando aveva 32 anni." (dal volume pubblicato dal Comune di Fai "Fai della Paganella - Orizzonte di Luce" del 2016, p. 275).
La sua storia rimane strettamente intrecciata a quella dell'irredentismo, del resto all'epoca molti alpinisti della SAT (fondata nel 1872) erano al contempo esponenti del movimento irredentista e di orientamento anti-austriaco.
👉Tanto che il 4 agosto 1876 il sodalizio venne sciolto dalle autorità austriache per attività filo-italiane.
"[Battisti] ...infatti era membro della SAT, che promosse la costruzione del Rifugio Paganella fin dal 1902, chiamato poi Battisti nel 1921. Inoltre il quarto da sx dovrebbe essere il mio bisnonno Oreste Tonidandel all'epoca vice capo comune o consigliere, sindaco Giovanni Clementel detto Zanetto (a destra). Una foto che potrebbe essere di grande rilievo storico per chi la possiede." (dal sito FaceBook di Pierluigi Congedo)
Non solo l'irredentismo, ma anche il fascismo è stato pesantemente implicato in questa vicenda, ad oggi ancora priva di un lieto fine.
Nel 1932, nel quadro dell'operazione di "appropriazione" del mito di Battisti, il fascismo volle un nuovo rifugio, al quale venne anche aggiunto un faro celebrativo e un piccolo osservatorio posti qualche metro più a monte.
Il nuovo "Cesare Battisti" conobbe poi una sua seconda primavera a partire dal 1956, quando venne costruita la funivia direttissima per la Paganella, un ardito impianto che aveva la sua stazione a monte proprio a fianco del rifugio e che consacrò la Paganella come "montagna dei trentini". Ora purtroppo il rifugio si trova in uno stato di completo abbandono, sommerso dalle antenne televisive.

sabato 1 agosto 2020

Il lungo e basso Rifugio Conseria sopra la Val Campelle (Lagorai)

Ricavato nel lungo stallone di Malga Conseria, ha aperto i battenti nell'agosto 2009, dopo un attento lavoro di ristrutturazione.
Ha un davanti e un di dietro, come succedeva negli stalloni delle malghe monticate.
E' una meta molto battuta, un po' per la sua posizione, strategica per i camminatori e panoramica per i semplici turisti, e un po' perchè è raggiungibile senza troppa fatica dopo aver lasciato l'auto al Ponte Conseria, dove finisce la strada della Val Campelle.
Nelle limpide notti di luna piena il silenzio dei Lagorai si riverbera in un paesaggio che sembra passato agli infrarossi.
👉Ci si può arrivare da due parti: un percorso più diretto ma ripido e l’altro (quello dell’ippovia) un po’ più lungo, ma più semplice, meno ripido e veramente adatto a tutti. Così si può chiudere ad anello una gita, con andata e ritorno differenziati.
Si trova a 1.848 metri di quota ed ha 22 posti letto (dati pre-Coronavirus). Qui ripreso dal
sentiero che sale a Cima Soicede: è l'edificio più lungo, in basso a dx la Malga Conseria
e il bivacco invernale.
👉Una parte del lungo e basso fabbricato dello stallone è stata trasformata in rifugio con sala da pranzo, bar, cucina, sei stanze per complessivi 22 posti letto e due bagni (oltre ai locali usati dai gestori).
👉In cucina sono giustamente concentrati su piatti locali: canederli tradizionali, ma anche quelli alle ortiche, alle rape rosse ed al formaggio, un ottimo “orzetto” alla trentina, i crauti con polenta, la zuppa di cipolle e di verdure, i ”fasoi en bronzon”, il formaggio fuso (rigorosamente di malga) con polenta, contorni di “capussi” e altre verdure locali, lo spezzatino con polenta. Oltre al tagliere di affettati e formaggi e ai dolci tradizionali: strudel di mele, crostate alla frutta, torta “de fregoloti”, ecc.
Una parte del fabbricato è attrezzata a stalla per il ricovero dei cavalli, essendo il rifugio inserito nel giro della "Ippovia del Trentino Orientale" e rappresenta una tappa importante del medesimo circuito. I cavalli ottengono ricovero e e vengono rifocillati come Dio comanda (dicono).
Il bivacco Malga Conseria si trova nel piccolo edificio a fianco della vecchia casèra, appena più a valle dell'ex stallone. Le dotazioni comprendono tavoli e panche. Dispone anche di stufa, legna, tavolato per dormire al piano superiore. Il bivacco è chiuso quando il rifugio è aperto, e viceversa (la diapositiva slavata con Fausto e Gigi risale però al 1995, molto prima della risistemazione).

venerdì 5 giugno 2020

Si progetta il nuovo rifugio Petrarca in alta Val Passiria. Domanda: ma non era meglio affidarsi semplicemente alle casette?

Il vecchio rifugio é stato distrutto da una slavina nel 2014. Ora la Provincia di Bolzano spende altri tre milioni per questo progetto.
In alto abbiamo due rendering del nuovo progetto, 100 posti letto a 2.875 metri di quota. Dopo la slavina erano già state realizzate, in via provvisoria, diverse casette in legno (nella foto al centro) sempre con soldi della Provincia, cioè pubblici. In basso il vecchio rifugio Petrarca/Stettiner Hütte in uno scatto del 2013.