Visualizzazione post con etichetta Monti di Trento. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Monti di Trento. Mostra tutti i post

domenica 21 aprile 2024

Sul Dosso di Sant'Agata, il terzo dente di Trento

Però arrivandoci da dietro, cioè partendo da Roncogno, in Valsugana.
E' il "terzo dente" dei tre a cui la città deve il suo nome romano. Il primo è il Doss Trento, il secondo è il Dosso di San Rocco, il terzo è il Dosso di Sant’Agata. In basso a sx la gobba verde del Dosso di San Rocco. Sullo sfondo il Bondone imbiancato di neve primaverile.
La chiesetta di Sant'Agata si trova sulla cima del colle e la sua facciata guarda ver-
so Sud. Sulla destra si intravvede il Monte Celva, che separa Trento dalla Valsuga-
na. Una via di comunicazione oggi desueta e percorribile solo con auto adatte.
Vedi le altre foto in Google Foto.
Per "conquistare" la chiesetta che sta sulla sua cima c'è una semplice e breve passeggiata di quelle adatte a tutti, un mini-trek urbano alla riscoperta della storia cittadina, ma con un approccio "da revèrs", dal lato rovescio.
Scarica la traccia GPS da Wikiloc.
Per salire sul Dosso di Sant’Agata si va in auto o in autobus la località di Oltrecastello (Povo), da dove si prosegue a piedi seguendo il breve sentiero che porta in cima.
👉Questa volta invece, venendo dalla Valsugana e per dribblare il traffico cittadino, ho scelto di arrivarci da dietro, partendo dal borgo valsuganotto di Roncogno tra Pergine e il Passo del Cimirlo, raggiungendo poi da lì Oltrecastello. Il Passo del Cimirlo si trova tra la Marzola e il Monte Celva e divide la conca di Trento (a meridione) dalla Valsugana perginese (a settentrione). La stradina locale da percorrere si snoda in mezzo ai boschi ed è meglio farla con una macchina piccola e alta da terra perchè è una strada stretta e piena di curve strette, in parta bianca e in parte lastricata con rotondi sassi di fiume, con qualche rampetta davvero ripida. Ma che ha il pregio della tranquillità.

Quote e dislivelli (dati del GPS):
Quota di partenza/arrivo: m 491

giovedì 13 maggio 2021

L'anello del Monte Calisio (Monti di Trento)

Sul Calisio da Villamontagna: una  gita prediletta dai trentini che rimane tale anche oggi, dopo che "Campèl" e "Caliso" hanno chiuso.
Il Monte Calisio, con il Bondone e la Marzola, é una delle tre mete delle escursioni domenicali degli abitanti di Trento (la Vigolana, che pure si affaccia sulla conca cittadina, é molto più impegnativa).
Dal Calisio verso la Piana Rotaliana: il Fausior con sullo sfondo a sinistra il Gruppo
di Brenta e a destra le Maddalene.
Vedi le altre foto in Google Foto.

Scrive il vecchio Gigi: "Con l’amico Bruno saliamo al sobborgo di Villamontagna per poi continuare, lungo la stretta stradina che sale all’ex rifugio Campél. Dall’ultima volta che sono stato qui molto è cambiato, infatti, la stradina è completamente asfaltata fin oltre l’ex rifugio e quest’ultimo è chiuso, se non erro, dal 2012. Quando ero stato qui il Campél era aperto, quindi ne è passato di tempo! Solo la pendenza e l’esigua larghezza della strada sono inalterate.".
Per il resto vi lascio con lui, autore sia dei testi che delle foto. In quest'epoca di Coronavirus che limita gli spostamenti e deprime il morale Gigi si é sempre mantenuto sul territorio
In blu il tracciato dell'anello del Calisio, con partenza e arrivo dal Campél. Altre vecchie foto sono qui.
del Comune di Trento, ove risiede.

Quote e dislivelli (dati IGM):
Quota di partenza/arrivo: m 757 (parcheggio)
Quota massima raggiunta: m 1.096
Dislivello assoluto: m 339
Dislivello cumulativo in salita: m 400 circa
Dislivello cumulativo in discesa: m 400 circa
Lunghezza con altitudini: km 6,5
Tempo totale netto: ore 3:00 AR
Difficoltà: E

Come arrivare: da Trento città si sale fino al sobborgo collinare di Cognola e lo si sorpassa giungendo in breve fino al bivio "della strada dei forti". Qui si evita la direzione Civezzano e si prosegue sulla sinistra attraversanto Villamontagna e salendo fino al parcheggio posto poco oltre l'ex-Rifugio Campel.

lunedì 26 aprile 2021

Monte Celva monte cittadino (Monti di Trento)

Il piccolo Monte Celva, tra il Passo del Cimirlo e la forra del Fersina, pare messo lì per controllare l'accesso a Trento dalla Valsugana.
Vista su Pergine dalle fortificazioni austroungariche del Monte Celva. A sinistra la Panarotta, a destra le pendici della Marzola. Sullo sfondo la catena Cima Dodici-Cima Portule-Cima Vezzena-Monte Cimon. Si intravede il Lago di Caldonazzo.


Guardando a ovest: zoom sopra l'intaglio della Rocchetta, con il bianco dei monti
del Cevedale e delle Maddalene a fare da sfondo.
Vedi le altre foto in Google Foto.
Il Monte Celva si trova sulla verticale dell’intaglio della Valsugana, a guardia dello stretto canyon d’accesso alla città di Trento, una forra scavata dal torrente Fersina che scende dalla Val dei Mòcheni.
👉La sua é una posizione altamente strategica, ben sfruttata dagli austroungarici che lo inserirono nella poderosa e articolata cintura difensiva che contornava la città di Trento dominandola dalle alture circostanti: il Bondone, il Soprasasso, il Calisio, il Celva, la Marzola. I “monti di Trento”, appunto. La cintura era in realtà più estesa, giungendo fino a Romagnano, a Mattarello e alla Vigolana a sud e
Lo spiazzo di vetta può essere raggiunto anche d'inverno senza difficoltà (se non
c'é  troppa neve) e con il freddo la visibilità ne guadagna.

comprendeva opere destinate a bloccare gli ingressi, come quello del Bus de Vela a est.

Quote e dislivelli (dati IGM):
Quota di partenza/arrivo: m 805 (parcheggio Forte Roncogno)
Quota massima raggiunta: m 998 (spianata sommitale)
Dislivello assoluto: m 193
Dislivello cumulativo in salita: m 193
Dislivello cumulativo in discesa: m 193
Lunghezza con altitudini: km 2 AR
Tempo totale netto: ore 1:30 AR
Difficoltà: T

Come arrivare: ci si porta in auto al
Il percorso della breve escursione é qui segnato in blu tratteggiato.
Passo del Cimirlo, sopra l'abitato di Povo. Dal passo (m 730) o
ccorre svoltare seccamente a sinistra seguendo le indicazioni del sent. 419 e per il Parco del Cimirlo. Si giunge in breve davanti al Forte Roncogno; struttura restaurata e destinata a ospitare iniziative pubbliche. Poco oltre il Forte si trova un ampio parcheggio (m 805).

giovedì 15 aprile 2021

Sul Soprasasso, ma dalla Vela (Monti di Trento)

Di solito si va al Soprasasso partendo da Cadine perchè il dislivello é minore. Ma Gigi ha voluto arrivarci dalla Vela, alla periferia di Trento.
Per salire al Soprasasso dalla località Finisterre (Vela) si utilizza il sentiero SAT 627. Sono 750 metri di dislivello cumulativo.
Verso Trento dal maso Dell'Aria, col suo mini-altipiano coltivabile appeso sopra il
Bus de Vela. Sulla destra spicca la macchia verde del Doss Trento.
Il 627 della SAT é  il primo tratto del lungo "Sentiero di San Vili", il quale ricalca l’antica via romana che la tradizione vuole percorsa nel 400 d.C. da Vigilio, il vescovo patrono di Trento, e anche dalle sue spoglie, dopo la sua uccisione avvenuta a colpi di "sgalmare" da parte dei villici della Val Rendena. Sono circa 100 chilometri, suddivisi in sei (o cinque) tappe e la salita al belvedere del Soprasasso si avvale dei suoi tratti iniziali.
👉Sia il testo che le foto sono, ancora una volta, di Gigi.
👉Per una descrizione completa del "Sentiero di San Vili", invece, vedi qui.
L'escursione culmina al "pontesel", punto panoramico aperto sulla Val d'Adige. In
basso i capannoni della zona industriale di Lavis con dietro i monti della Val di Non.
Vedi le altre foto in Google Foto.


Quote e dislivelli (dati IGM):
Quota di partenza/arrivo: m 193 (Finisterre)
Quota massima raggiunta: m 805 (La Polsa del Fausto)
Dislivello assoluto: m 612
Dislivello cumulativo in salita: m 760 circa
Dislivello cumulativo in discesa: m 760 circa
Lunghezza con altitudini: km 4.8 solo andata
Tempo andata 2:15 ore
Tempo ritorno 2:00 ore
Tempo totale netto: ore 4:15 AR
Difficoltà: E

Come arrivare: da Trento si
In blu il percorso di salita dalla Vela (periferia nord di Trento) fino al belvedere "Pontesel" (cartografia mapy.cz).
raggiunge il sobborgo della Vela, di fianco al Doss Trento, si attraversa tutto l’abitato arrivando in località Finisterre dove troviamo gli sbarramenti (parcheggio) che ora chiudono la vecchia strada per Zambana. Oltre le barriere di cemento si raggiunge il visibile segnavia del sentiero SAT 627.

giovedì 8 aprile 2021

Al Rifugio Maranza dal Passo del Cimirlo

Lungo il "Sentiero del Cinquantesimo", che la sezione SAT di Povo ha voluto dedicare alla sua montagna.
E' una camminata urbana che si spinge fino ai limiti dell'escursionismo leggero. Si svolge alle pendici della Marzola, montagna che si presta anche a vere e proprie escursioni, dalle "sgambate di primavera" fino ai percorsi che prevedono "ferrate non difficili". Senza dimenticare lo storico Rifugio ai Bindesi.
Un tratto di sentiero sospeso da terra.
Vedi le altre foto in Google Foto.
E' un sentiero di recente fattura che in sostanza corre parallelo alla strada Cimirlo-Maranza, solo qualche metro più a monte, un sentiero che fa bene il suo mestiere, che é quello di evitare le automobili che salgono alla conca del bar-rifugio Maranza.
👉E' stato realizzato per celebrare i cinquant'anni di vita della Sezione SAT di Povo.
👉Testo e foto sono di Gigi, che me le ha spedite via posta elettronica (siamo bloccati nei rispettivi comuni per via del Coronavirus).
In blu il percorso di salita dal Passo del Cimirlo fino al Rifugio Maranza. Il ritorno avviene sulla rotabile che da Rifugio Maranza scende al passo. In totale fanno 13 chilometri e mezzo circa (cartografia Mapy.cz).

Quote e dislivelli (dati IGM):
Quota di partenza/arrivo: m 733
Quota massima raggiunta: m 1.080
Dislivello assoluto: m 350
Dislivello cumulativo in salita: m 520 circa
Lunghezza: 13,5 km AR
Tempo totale netto: ore 5:00 AR
Difficoltà: E

Come arrivare: il Passo del Cimirlo si trova a 730 metri di quota ed é raggiungibile con strada asfaltata che si diparte da Povo, alla periferia di Trento. Parcheggio in loco.

venerdì 12 marzo 2021

Sul Dosso di Sant'Agata a Trento (1 dei 3 "denti")

Il Dosso si trova a est della città, sul piccolo altopiano morenico che ospita gli abitati di Povo e Villazzano. E' raggiungibile dal versante orientale da Oltrecastello o dal versante meridionale da Sprè di Povo.
Dal Dosso di Sant'Agata verso Sud. (testi e foto di Gigi).
I "tre denti" da cui deriverebbe il toponimo romano "Tridentum": a sinistra il Dosso di San Rocco, a destra il Doss Trento e in basso il Dosso di Sant'Agata.

Dal Dosso di Sant'Agata (m 576) verso sud: l'abitato di Povo e la Val d'Adige con
al centro in basso, il Dosso di San Rocco, uno dei tre denti della Tridentum romana.
Zoom verso il Doss Trento dal Dosso di Sant'Agata.
Vedi le altre foto in Google Foto.
Appena partiti, passiamo tra le case per compiere una curva a sinistra, mentre la pendenza aumenta. Giunti all’ultima casa troviamo, a destra il sentiero che sale al Dosso di Sant’Agata da dove scenderemo al ritorno segnalato come, mentre noi continuiamo dritti con un sentiero che corre comodo. In questo tratto, volendo, c’è un altro sentiero poco sopra, con un paio di panchine, che offre un panorama migliore.
👉Poco dopo i due sentieri tornano a unirsi e si arriva a un bivio a q. 489 dove troviamo una panchina con vista sulla Val d’Adige e il M. Bondone. C’è un sentiero, che scende rapidamente, segnato sia come “Passeggiata Povo” sia come “Passeggiata Oltrecastello”, la cosa suona un po’ strana ma, dato che non devo scendere ma salire, ignoro la cosa.
Il tracciato del mini trekking urbano.
👉Di fianco alla panchina c’è un muretto che scopro essere alquanto incongruo, infatti, oltre quel muretto dispettoso continua il sentiero che sale al Dosso! Subito di fianco al muretto tracce di passaggio ci permettono di superare l’ostacolo e continuare con il sentiero che, dopo pochi metri, entra nel fitto bosco.
👉Il sentiero sale per poi dirige verso sinistra, quindi arriva di fronte al Monte Calisio (lo si intravede appena), sotto di noi c’è la forra del Fersina con la trafficata statale della Valsugana, siamo a circa 510 m. Il sentiero ora prende di petto il ripido versante del Dosso, ma lo fa con una serie di tornanti che rendono il procedere abbastanza comodo. Giunti all’ottavo tornante abbiamo due possibilità: possiamo salire a destra, con un tracciato più ripido, che in breve ci porta a sbucare poco sotto la chiesetta di Sant’Agata o procediamo con il sentiero seguito finora che continua dritto davanti a noi per poi salire anch’esso al Dosso. Dando seguito alla prima ipotesi, si giunge su di un pianoro, da dove si vede la vicina chiesetta, spostandosi verso

martedì 2 marzo 2021

Sul Dosso di San Rocco a Trento (1 dei 3 "denti")

Doss Trento, Doss di Sant’Agata e Doss di San Rocco:  i tre «dossi» o «denti» che avrebbero dato il nome a Tridentum, la Trento romana.
La conca di Trento vista dal Dosso di San Rocco. Sullo sfondo, fra il monte Fausior e il monte Calisio si indovinano le nevi delle cime attorno alla Ultner Hochwart (Vedetta Alta), nella catena delle Maddalene, che dividono il Trentino dal Sudtirolo (testi e foto di Gigi).
Dal Dosso di San Rocco verso Sud: la Val d'Adige. L'altura dispone
di quattro punti panoramici, protetti da ringhiere, che si affacciano
sulla Val d’Adige da sud a nord.

Il rilievo fu fortificato come parte della austro-ungarica "Festung Trient" (Fortezza di Trento). La cima ospitava il Forte San Rocco, che fu costruito su i resti della chiesetta di San Rocco, che aveva già fatto da basamento al medioevale Castel Cedra distrutto nel XIII.
👉Il Forte austroungarico di San Rocco, costruito tra il 1880 e il 1882 in pietra calcarea e calcestruzzo, è composto da due corpi su differenti livelli, dei quali uno era dotato di cupola corazzata girevole d’acciaio con due cannoni e aveva una guarnigione di 4 ufficiali e 134 soldati. Dopo l’annessione del Trentino all’Italia, il forte fino al 1990 circa era ancora occupato dall’esercito italiano che lo utilizzava come polveriera, in seguito fu dato in affitto a un privato che lo usava come ricovero per gli animali.
Delle tre punte della Tridentum romana il Dosso di San Rocco occupa il quadrante meridionale. Verso Bolzano abbiamo invece il Doos Trento e verso Venezia il Dosso di Sant'Agata. Tre punti, tre denti: "Tridentum". L'accampamento stava al bivio fra la Via Caludia Augusta "ab flumine Pado" e la valsuganotta "altinate".
Questa é una lunga zoomata sul Doss Trento osservato dal Dosso di San Rocco.
Vedi le altre foto in Google Foto.
Quote e dislivelli (dati IGM):
Quota di partenza/arrivo: m 385 (parcheggio)
Quota massima raggiunta: m 463
Dislivello assoluto: un centinaio di metri
Tempo totale netto: ore 1:50
Difficoltà: T

Come arrivare: da Trento si prende la strada che porta a Vigolo Vattaro (SS 349) e la si percorre fino alla località San Rocco. L’imbocco della stradina che porta al parcheggio rimane sulla destra di Via San Rocco, subito dopo una passerella che scavalca la strada. A brevissima

venerdì 5 febbraio 2021

Il vecchio albergo Fugatti che stava alle Vaneze del Bondone: c'é qualcuno che se lo ricorda?

C'era una volta, alle Vaneze del Bondone, un albergo che si chiamava semplicemente "Albergo Ristorante Fugatti".
Una rara cartolina d'epoca che ritrae (siamo nel 1930) l'albergo-ristorante Fugatti, viene citato come "villa Livia".
Le Vaneze del Bondone in una cartolina viaggiata negli anni Cinquanta, con l'albergo Fugatti al centro e il Brenta dietro.
Qui é in alto a sinistra, con la Paganella sullo sfondo.

domenica 1 marzo 2020

Monte Creino, monte di guerra (cresta Bondone-Stivo)

Piccolo ma strategico sperone roccioso situato all'estremità Sud della catena Bondone-Stivo. Essendo esattamente di fronte alla prima linea italiana, che era attestata sul monte Altissimo, fu un punto chiave dello schieramento militare austriaco.
Monte Creino
La spianata coltivata della sommità del Creino termina con uno sperone roccioso (m 1.280) affacciato sul Garda. Era un punto-chiave dello schieramento militare austriaco durante la WW1.
Monte Creino
La finestrella dell'osservatorio austriaco inquadra il Monte Altissimo di Nago, occu-
pato dall'esercito italiano il primo giorno e tenuto fino al termine delle ostilità.
Vedi le altre foto in Google Foto.
Un accurato lavoro di ripristino permette di leggere anche oggi, ad un secolo di distanza, l'andamento dei trinceramenti, la posizione dei punti di osservazione nonchè delle altre opere di guerra scavate nella roccia viva dall'esercito austriaco.
👉Dal Passo di Santa Barbara, dove si lascia l'auto, il Monte Creino appare come il mero prolungamento dei campi coltivati a patate e cavoli, che hanno reso famosa la Val di Gresta.
GPS Monte Creino
Scarica la traccia GPS da Wikiloc.
Ma la spianata dissodata e coltivata culmina in una piccola gibbosità che, una volta raggiunta, si rivela essere un ardito sperone roccioso a picco sul Garda.
👉E' una comoda passeggiata turistica, semplice ma appagante per i panorami apertissimi che sa offrire e per la su marginalità rispetto ai grandi flussi del turismo di massa.
Nei giorni feriali possiamo approfittarne per fare scorta di ottima verdura, siamo infatti nella zona della Val di Gresta, riconosciuta patria del cavolo, della patata ed in genere della verdura da campo.

Quote e dislivelli (dati del GPS):
Quota di partenza/arrivo: m 1.173 (parcheggio)
Quota massima raggiunta: m 1.288

lunedì 24 luglio 2017

Il nuovo bivacco "Alla Madonnina" sulla Vigolana (monti di Trento)

Questo è il nuovo bivacco "Alla Madonnina". Ero curioso di vederlo.
bivacco alla madonnina in vigolana
Soprattutto con i 33° che abbiamo trovato sabato 24 giugno l'ultima parte del sentiero SAT 444 che sale dai Frisanchi, con quelle rampe sempre esposte al sole... Ma una volta arrivati ci siamo riconciliati col mondo (succede lo stesso per la vicina Marzola, con le sue tre cime). A sinistra la vecchia struttura ricavata da una baracca ANAS, che era in servizio dal 1966. La foto a destra è di AlpStudio. Il bivacco è affidato in gestione alla sezione SAT di Caldonazzo.
bivacco alla madonnina in vigolana
L'aspetto del nuovo edificio, che dal settembre del 2016 sostituisce la precedente
struttura in lamiera rossa, molto simile ai classici bivacchi alpinistici "Apollonio".
Vedi le altre foto in Google Photo.
La SAT ha sostituito il vecchio (e ancora efficiente) bivacco con una costruzione più "adeguata ai tempi". Non intendo discutere delle priorità d'intervento dello storico sodalizio trentino, soprattutto perchè i volontari che hanno prestato la loro forza-lavoro gratuitamente meritano rispetto incondizionato anche perchè meno "visibile" di quello dei vertici, spesso impegnati in lunghe discussioni con mamma Provincia sui "contributi" e sulle "competenze".
bivacco alla madonnina in vigolana
Scarica la traccia GPS da Wikiloc.
Il nuovo bivacco ha un disegno sconcertante ed un interno luminoso, ampio e comodo, che si apre sull'esterno con ben cinque superfici vetrate.
Impegna in pianta un'area più piccola del precedente, ma vanta un'abitabilità di gran lunga superiore. Com'è possibile?
Probabilmente proprio grazie al suo disegno sconcertante, che si apre verso l'alto, come un tronco di piramide rovesciato e poi poggiato a terra.
Ecco allora che i suoi "piedi" poggiati sul terreno sono meno

mercoledì 18 gennaio 2017

Ai laghetti di Lamar (monti di Trento)

Un giro ad anello appena sopra Trento, da Cadine ai Laghi di Lamar, sempre nei boschi.
Laghi di Lamar da Cadine
Sembra strano, ma fra le zone più amate dall'orso trentino ci sono queste: vuoi vedere che ama i capannoni? Sa muoversi in una rete di stradelle e sentieri molto battuti nei secoli passati quando la gente scendeva da Terlago a Zambana per la via più breve. Piste che oggi sono note solo ai locali e, a quanto sembra, al povero orso reintrodotto a forza per farne un gadget turi-stico, ma sempre più spaesato fra capannoni e strani forestali che lo marcano stretto.
Laghi di Lamar da Cadine
A parte la ripida rampa sopra Bocca Paloni, tutto il resto è nel bosco ceduo.
Vedi le altre foto in Google Photo.
I due laghetti di Lamar si trovano ai piedi della Paganella, sopra Terlago e sopra Zambana insieme, in una zona di bassa montagna snobbata dagli alpinisti e escursionisti ma attraversata da una ragnatela di strade, sentieri e antichi percorsi che ci parlano di frequentazioni e passaggi antichi e che creano problemi di orientamento a chi non è del luogo.
GPS Laghi di Lamar da Cadine
Scarica la traccia GPS da Wikiloc.
Di solito ci si va d'estate e in macchina, per fare una nuotata. In questo inverno secco e polveroso ci arriviamo da Cadine dopo aver lasciato l'auto nel parcheggio appena fuori paese, sotto la bassa elevazione del Soprasasso.
E' in sostanza un giro nei boschi attorno a Trento, dettato più che altro dalla curiosità di vedere posti che, pur essendo "nel cortile di casa"...
Siamo a bassa quota, qualche centinaio di metri sopra la periferia nord di Trento, quasi a quota capannone eppure non incontriamo anima viva.
Sopra Bocca Paloni c'è uno

giovedì 29 dicembre 2016

Il Bosco Caproni di Arco

Questo giro giro a bassa quota nella "busa" di Arco è facile e vario. Nel bosco mediterraneo si incontrano falesie di arrampicata, vecchie cave di pietra, coltivazioni di ulivo, muretti a secco, trincee di guerra...
Bosco Caproni ad Arco
I bassi rilievi ai fianchi della valle sono segnati da una rete di antichi percorsi, vie che risalgano a quando il fondovalle era ancora paludoso e impraticabile. La stradella lastricata seguita al ritorno ha questa proprio questa natura ma l'attrazione del giro odierno sono senz'altro le cave di pietra"oolite", che vennero aperte negli anni della Rivoluzione Industriale e del decollo turistico di Arco. E poi c'è il sentiero che ripercorre la cintura delle trincee di Massone che controllavano Arco (la cui rocca è sulla sinistra della foto).
Cave di Monte Patone ad Arco
Dentro le Cave Basse, scavate nella roccia del dosso di Patone. Nel 1853 fu aperto
un altro fronte estrattivo poco più sopra, le Cave Alte.
Vedi le altre foto in Google Photo.
Si sale alle cave attraverso un roccioso paesaggio agricolo ad olivo, messo a coltura nella seconda metà dell'Ottocento dal proprietario di cave Giovanni Meneguzzi e caratterizzato dai muretti a secco che delimitavano gli appezzamenti e allo stesso tempo "spietravano" il terreno sassoso.
A fine carriera, le cave di pietra del Monte Patone erano usate soprattutto per ricavarne condotte e tubazione idrauliche. L'impiego per farne lavatoi e tubazioni pubbliche ebbe il suo massimo sviluppo nel
GPS Bosco Caproni
A sinistra l'anello delle trincee, a destra l'anello di visita alle cave con ritorno per la
antica stradella fra terrazzi ("fratte") e muretti a secco di stampo mediterraneo.
Scarica la traccia GPS da Wikiloc.
corso dell'Ottocento, poi l'attività entrò in crisi con l'avvento delle tubazioni in metallo.
Oggi i vuoti lasciati dalle cave vengono usate anche dagli arrampicatori che frequentano la sottostante falesia di Policromuro e sono scaglionate in due gruppi ("Basse" e "Alte") lungo la mulattiera di servizio che sale verso il belvedere posto alla sommità del dosso di quota 230, dov'era posta la casetta dei minatori e dove il proprietario costruì anche il suo "buen retiro" una volta cessata l'attività.

giovedì 8 dicembre 2016

Cima Alta/Palon da Malga Campo (cresta Bondone-Stivo)

Il Cornetto del Bondone e il Monte Stivo sono collegati da una lunga, aerea e accidentata cresta. Da un lato la Val d'Adige, dall'altro la Valle dei Laghi, più esattamente la Val di Cavedine.
cresta Bondone Stivo
Dalla Cima Alta/Palon verso Nord: proprio al centro c'è il Cornetto del Bondone, da dove inizia la lunga linea di cresta che si spinge fino al Monte Stivo. In questo punto ci troviamo più o meno a metà strada. Anche la vista verso Sud merita: il Pasubio, le Piccole Dolomiti, l'altipiano dei monti Lessini, la catena del Baldo con l'Altissimo di Nago e la piccola protuberanza del Corno della Paura che si affaccia verso Rovereto.
cresta Bondone Stivo
La spianata delle malghe: Malga Campo di Drena (sulla destra) e Malga Campo
di Arco (sulla sinistra). Per chi non vuole camminare troppo forse da qui l'escur-
sione più remunerativa è la salita al Monte Stivo.
Vedi le altre foto in Google Photo.
Ci-sono dei bei saliscendi e farsi tutta la cresta dall'inizio (Cornetto del Bondone) alla fine (Monte Stivo) non è un'impresa da sottovalutare; è vero che non ci sono difficoltà tecniche ma la lunghezza e il dislivello che s'accumula la rendono tosta.
E' un po' troppo per noi, anche perchè bisognerebbe organiz-zarsi con due macchine: una alle Viotte e una a Passo Bordala, che non sono proprio a due passi.
Nota: la vicina anticima sud-orientale si chiama Cima Alta ed è di qualche metro
più alta del Palon. Scarica la traccia GPS da Wikiloc.
Scarica la traccia GPS da Wikiloc.
La nostra uscita odierna si limita ad una modesta puntatina: un semplice mordi e fuggi fino alla sua elevazione centrale: la cimetta Palon (che naturalmente non ha niente a che fare col Palon del Bondone) e che in realtà è di 2 o 3 metri più basso della sua modesta anticima affacciata sulla Val d'Adige (mentre il Palon si affaccia sulla Valle dei Laghi). Bazzecole, visto che i due punti trigonometrici distano solo una cinquantina di metri in linea d'aria, ma bazzecole che possono indurre in confusione fra i due "Paloni": quello "vero" del Bondone e questo qui, situato a metà della cresta e

giovedì 12 maggio 2016

Sgambata di primavera sulla Marzola (Monti di Trento)

Anello che parte dal rifugio Maranza e passa dal bivacco Bailoni, dalle due cime della Marzola e infine dal bivacco di Malga Nova.
Anello della Marzola
Per avere un'idea di quante cose si vedono dalla Marzola bisogna cucire assieme tre foto fatte col grandangolo e questa è solo la metà settentrionale dell'orizzonte. A destra spicca il Lago di Caldonazzo, a sinistra si vede Trento e al centro spicca Pergine. Poi, se si ingrandisce l'immagine si possono individuare le diverse cime.
Anello della Marzola
Sulla via del ritorno lungo il "sentiero delle pegore" che scende a Malga Nova.
Vedi le altre foto in Google Foto.
La Marzola è tra le prime montagne a liberarsi dalla neve e diventa perciò una classica meta di primavera nelle settimane in cui il Bondone e la Vigolana nascondono ancora qualche insidia.
GPS Marzola
Scarica la traccia GPS da Wikiloc.
Quella di oggi è una camminata ad anello molto varia:un rifugio (il Maranza), due bivacchi (Bailoni e Malga Nova), una bella cresta con due cimette (le due "Marzole"), qualche passaggio aereo (Doss dei Corvi), bei traversi nel bosco e nella faggeta e due panorami double fase:lato Valsugana e lato Val d'Adige.
xxx
Quote e dislivelli:
Quota di partenza/arrivo: m 1.050 (parcheggio)
Quota massima raggiunta: m 1.738
Dislivello assoluto: m 688
Dislivello cumulativo in salita: m 773
Dislivello cumulativo in discesa: m 782
Lunghezza con altitudini: km 11,7
Tempo totale netto: ore 4:00
Difficoltà: E

venerdì 29 maggio 2015

monte pavione

Un breve giro ad anello sulla montagna di Trento, con salita attrezzata e ritorno dai boschi del Passo del Cimirlo.
Gran bella passeggiata di sgranchimento primaverile ai piedi della Marzola: sentiero ripido a scaloni, attrezzatura da ferrata (scale, fittoni, cordino ben tirato) e panorama aperto sulla conca tridentina con i suoi "monti di Trento". Se fosse sereno, oggi ci sarebbe anche una corona di cime sullo sfondo, ma c'è nebbia bassa, quella che mica sempre "bòn temp la làssa"....
Per i mughi della Marzola è la stagione della fioritura. La scala ferrata assomiglia
a quelle delle Bocchette ma per il resto qui è tutto molto più user-friendly, siamo
quasi in città, e le varianti possibili sono tante...
Due ore in tutto, con una salita piuttosto atletica e una discesa molto rilassante fra le fronde di un bosco che per toni e luci sembra imparentato con la foresta di Sherwood (anche se i nomi sono molto trentini: Spiàz de le Patate, Colmi Brusàdi, Spiàz del Stelàr...).
Il posto è da gita domenicale ma quando c'è sereno il panorama, una volta arrivati al termine della ferrata, invoglia ad un giro più ampio: sarebbe bello arrivare fino alla sottile cresta della Marzola, che si affaccia di qua sulla conca di Trento e di là guarda la Valsugana, il grande solco che separa

lunedì 16 dicembre 2013

Sul Monte Canfedin (al posto della Paganella)

Questa prima camminata invernale fra la Paganella e il Monte Gazza l'abbiamo fatta per "ritrovare il panorama perduto".
La veduta verso il Brenta dalla cima della Paganella è ora disturbata dalla presenza invadente delle piste da sci, con relativi annessi e connessi. Per riassaporare la magia dei vecchi scatti dei fratelli Pedrotti ci siamo dovuti spostare poco lontano, fra il Passo di Sant'Antonio e il Passo di San Giacomo, sul Monte Canfedin (m 2.039), che è anche dotato di un suo osservatorio.
Dalla cima del Canfedin verso la martoriata Paganella.
Vedi le altre foto in Picasa Web Album.
Il panorama in questione è quello immortalato dai celebri  scatti dei fotografi Frateli Pedrotti di Trento, scatti che fissavano il profilo del Gruppo di Brenta e che sono diventati giustamente famosi come "biglietto da visita" del gruppo.
Oggi è disturbato (io direi impedito) da cemento, plastica, piloni, antenne, rottami edilizi, cibi precotti e finte baite, grappette alla fragola e musichette, più tutto il resto che impesta ciò che resta di Cima Paganella dopo l'assalto dello sci.
Scarica la traccia GPS da Every Trail.
E' diventato un postaccio, vera bestemmia pesaggistica e ambientale targata "cinque comuni": Zambana, Fai della Paganella, Andalo, Molveno e Terlago sono le amministrazioni locali che condividono la responsabilità dello sfascio che ha mandato a pallino il "biglietto da visita".
Sempre pronti a litigare e a farsi le scarpe l'un l'altro per una lira, ma sempre d'accordo quando si tratta di massacrare e svendere l'ambiente.
Pensieri negativi, mentre saliamo da Andalo su un impianto pagato con soldi pubblici, pensieri che mi sforzo