lunedì 18 maggio 2026

L'occupazione dell'ex-albergo San Marco, quando il centro storico di Trento era pieno di case vuote

Era il febbraio 1979 e nel centro storico un albergo dismesso da anni venne occupato come forma di protesta militante che "tramite la lotta persegue l'obiettivo", cioè il diritto alla casa anche per i meno abbienti.
Siamo nel 2026 e sono ormai passati 47 anni e sei sindaci: Tononi (DC), Goio (DC), Dellai, Pacher, Andreatta, Ianeselli (Centrosinistra). Dopo l'occupazione la patata bollente dell'ex-albergo San Marco è stata scaricata sull'ITEA (case popolari pubbliche). E l'ITEA non è mai riuscita a riscattarlo dall'abbandono e squallore che denunciavano gli ormai vecchi occupanti di allora.
Al di là delle buone intenzioni, con il passaggio all'ITEA è iniziata una sega infinita
di chiacchiere e scaricabarile con il semplice abbandono come risultato finale.
Si occupava per il diritto alla casa e la riqualificazione edilizia del centro storico (allora in realtà ancora piuttosto degradato), lo si faceva in vista di un più generale riuso del patrimonio abitativo esistente, la lotta agli alloggi tenuti sfitti e anche per il blocco dell'edificazione in collina (cito a memoria fra gli obiettivi condivisi dalle numerose forze partecipanti).
L'albergo S. Marco agli inizi del Novecento quando il proprietario era Luigi Gregori,
originario di Tavodo (oppure i padroni erano i Chiesa di Lavarone?). Il vecchio edi-
ficio esiste a tutt'oggi e sebbene sopraelevato di un piano si regge ancora in piedi.
👉Il manifesto che annunciava la avvenuta occupazione era firmato dall'intera sinistra trentina: una sventagliata di sigle che andava da PCI e Psi ai sindacati unitari, e poi alle ACLI, ai Comitati di Quartiere (veri animatori dell'iniziativa), con Lotta Continua e gli altri gruppi della sinistra di classe in prima fila... Un ventaglio di forze veramente ampio e singolarmente concorde.
👉Praticamente l'intera sinistra di allora decise di metterci la faccia e sostenne questa forma di lotta radicale nata dai "comitati di quartiere" e dal clima  movimentista di quegli anni. Ma alla fine gli esiti...

lunedì 11 maggio 2026

I cornflakes della Val Venosta, rustici e polentosi

Nella terra del burro&Speck si può anche fare colazione coi salutisti fiocchi di mais: qui  sono più ruspanti e ricordano le groste de polenta.
Risvegliano ricordi d'infanzia, quando si sgranocchiavano "le groste" staccate dalle pareti e dal fondo paiolo dopo  aver rovesciato la polenta sul tabièl, il rotondo tagliere di legno.
I fiocchi di mais sono stati inventati alla fine del XIX secolo
dai fratelli Kellogg.
I corn-flakes che chiamo "venostini" vengono prodotti da una ditta locale, la Fuchs di Castelbello. L'azienda, già conosciuta per i suo  muesli, produce dei cornflakes di mais che sono molto più "polentosi" d'aspetto e consistenza, rispetto a quelli classici tipo Kellogs (così si chiamavano i due fratelli che li inventarono nel 1800).
E' vero che entrambi sono fatti di chicchi di mais, ma quelli venostani somigliano molto di più alle croste di polenta secche: sono più rustici e risvegliano ricordi d'infanzia, quando si sgranocchiavano le "groste de polenta".
👉Il Molino Fuchs debutta come azienda nel 1922 a Castelbello. Cento anni dopo, da piccolo molino di villaggio, il Molino Fuchs è diventato una vera azienda che esporta anche all'estero ma viene gestita sempre dalla stessa famiglia e resta sempre votata ai prodotti a base di cereali. di cui offre un’ampia scelta, tra numerosi diversi tipi di muesli come muesli al cioccolato, muesli croccanti, muesli alla frutta e molti altri. Inoltre, propone cornflakes croccanti, fiocchi d’avena, farro soffiato e fiocchi di cereali diversi per una colazione gustosa e nutriente.
Risvegliano ricordi d'infanzia, quando si sgranocchiavano "le groste" staccate dalle pareti e dal fondo del paiolo dopo  aver rovesciato la polenta sul tabièl, il rotondo tagliere di legno.

mercoledì 6 maggio 2026

Promenaden: una moda figlia della belle époque

Non erano semplici passeggiate, ma veri e propri palcoscenici urbani dove il "vedere ed essere visti" era la prima regola vigente.
Uno schizzo che evidenzia l'atmosfera che si respirava sul Lungopassirio all'altezza della Kurhaus negli anni della belle époque, dove si celebrava il rito del presenzialismo cosmopolita della borghesia europea negli anni immediatamente precedenti la WW1.
Lo schizzo in realtà non inventa nulla perchè l'ho ricavato da una fotografia d'epoca
scattata all'altezza della Kurhaus (erano ben cinque le Promenaden a disposizione).
La moda delle passeggiate urbane esplose negli anni tra la fine dell'Ottocento e il 1914 tra la cosmopolita e gaudente borghesia europea, che si avviava verso l'ammazzatoio della WW1.
Le passeggiate urbane imponevano una rigida etichetta, con tanto di dress code.
P
er le donne: era l'epoca della silhouette a "S", dei cappelli monumentali e degli
ombrellini da sole per mantenere la trama diafana dell'incarnato femminile. Un a-
bito da passeggiata era un investimento patrimoniale.
Per gli uomini: servivano un bastone da passeggio, il cilindro o almeno la bombet-
ta, e il frac o la redingote. Il bastone non serviva per appoggiarsi, ma per dare ritmo
al passo e nobilitare la figura, insomma: era solo per darsi un tono o "tirarsela", co-
me si direbbe oggi.
👉Il centro delle grandi città europee cambiò volto per ospitare il rito della Promenade. I grandi boulevard parigini progettati da Haussmann o la Ringstraße di Vienna ne diventarono i luoghi d'elezione: ampie zone pedonali, caffè con tavolini all'aperto e chioschi della musica.
Per le passeggiate fuori porta la natura veniva addomesticata: parchi come il Bois de Boulogne di Parigi o il Prater di Vienna non erano solo polmoni verdi, ma estensioni del salotto cittadino, proprio come la Tappeiner di Merano o la Sant'Oswaldo di Bolzano.
👉A Merano, che era un centro termale, la passeggiata assumeva un carattere unico: non era solo sfoggio sociale, ma un vero e proprio rituale terapeutico (un rituale minuziosamente codificato). Le Promenaden più frequentate erano tre:
Kurpromenade: la Passeggiata Lungopassirio era il centro della vita mondana, proprio davanti al Kurhaus. Qui si passeggiava tra aiuole fiorite e padiglioni della musica.
Winterpromenade: sulla sponda destra del fiume, esposta al sole e protetta dai venti. La Passeggiata d'Inverno era la preferita nei mesi freddi, con la sua Wandelhalle (il porticato coperto), dove si era al riparo dalla pioggia e dalla neve e si sorseggiavano acque termali.
Sommerpromenade: la Passeggiata d'Estate sta sulla sponda opposta, più ombrosa e fresca grazie a fitti alberi di cedro e sequoie, ideale per le calde mattine estive.

giovedì 30 aprile 2026

Frittellona di mele strapazzata, tipo Schmarren...

E' imparentata non solo con gli Schmarren ma anche con le Apfelradl, che sono le "ruote di mele" cioè le frittelle di mele tirolesi.
In pratica è una grossa frittella dolce strapazzata, cioè grossolanamente smazzata con la forchetta. Risulta molto simile agli Schmarren e Kaiserschmarren tirolesi, dai quali però si differenzia per le fettine di mele annegate nell'impasto.
Bisogna versare la pastella con le fettine di mele in una padella antiaderente unta di
burro (basta ungere il fondo, non serve far navigare l'impasto nel burro fuso).
👉Le mele vanno spellate e poi tagliate a fettine, come siamo abituati a fare per preparare lo strudel. Possiamo usare anche mele un po' appassite dalla lunga permanenza in cantina: vanno bene lo stesso.
Dopo aver spezzettato la "frittatona" durante la cottura l'aspetto è questo.
👉La pastella, che deve essere di consistenza semiliquida, ci prepara in una terrina ed è composta di farina, uova, latte, zucchero e sale. Bisogna dosare la quantità  di farina e di latte in modo da ricavarne una pastella semiliquida a cui poi aggiungere uova, zucchero e sale a piacere (poche uova = più leggera). 
👉Mescolare la pastella quindi aggiungervi le fettine di mele, tagliate come si per preparare gli strudel, e poi mescolare ancora. Il contenuto della terrina va lasciato cadere in una padella antiaderente unta col burro e la cottura avviene "a vista" continuando a rimescolare e spezzettare la frittata  aiutandosi con un forchettone di legno o teflon.
Quando è nel piatto la si può condire in base alle proprie preferenze: marmellata di ribes, di more, di albicocche, di susine, oppure semplicemente spolverandola di zucchero a velo o di cannella .

venerdì 24 aprile 2026

Quel bitter firmato D'Annunzio è tornato di moda

A Venezia è ricomparso come "Spritz Select" l'aperitivo "Select", che a suo tempo era stato tenuto a battesimo da Gabriele D'Annunzio...
La sede odierna, a Cannaregio. Il bitter "Select" fu tenuto a battesimo da D'Annunzio. Il Vate aveva grande dimestichezza con la promozione pubblicitaria, che lo vide tra i protagonisti dell'epoca: firmò marchi famosi, dai grandi magazzini La Rinascente ai liquori (Aurum, Sangue Morlacco, Montenegro, Unicum) ai profumi. Lo vendono anche nella famosa Drogheria Màscari.
Locandina pubblicitaria.
Siamo nel 1920, nel cuore di una Venezia che ritorna alla normalità dopo gli anni della Prima Guerra Mondiale. È in questa atmosfera che i fratelli Mario e Vittorio Pilla, distillatori bolognesi, danno vita ad un bitter che si propone come elegante, esclusivo.
👉La nobildonna Maria Damerini narra nelle sue memorie che Vittorio Pilla abbia ottenuto il nome Select da Gabriele D’Annunzio durante una esclusiva cena sul Canale della Giudecca per la Festa del Redentore: il Vate volle elogiare il prodotto coniando di getto il nome Select, forma tronca del latino Selectus che significa selezionato, scelto, per rimarcarne la vocazione elitaria.
Il Select è un liquido di oltre 30 erbe e spezie, tra le quali la radice di rabarbaro e le bacche di ginepro, che conferisce al questo bitter un suo equilibrio tra dolcezza e amaricante.
Due anni fa il gruppo dell'amaro Montenegro ha aperto una "Ca’ Select" nel sestiere di Cannaregio ed è impegnato nel rilancio  la ricetta del 1920 come bitter a bassa gradazione da usare nello spritz, ed in effetti sta ricomparendo nei post del "c'è spriz e spriz"...
Nella Venezia del periodo austriaco (1815-1866) si usava bere il vino allungato con l'acqua e nei nei caffè eleganti si beveva un mix di vino e acqua di Seltz (Spritz allude allo spruzzo o schizzo del sifone dell'acqua addizionata con anidride carbonica). Oggi lo spriz veneziano è fatto di prosecco, bitter (amaro a bassa gradazione come Aperol, Cynar, etc.) e soda, cioè acqua gassata.

martedì 14 aprile 2026

I sottopassi pedonali dentro i portici di Bolzano

Le strette scorciatoie ricavate nel compatto tessuto edilizio medioevale sbucavano direttamente sulla Laubengasse, la "via commerciale".
Le scorciatoie pedonali traforate nel denso tessuto edilizio medioevale vengono ancor oggi usate dagli abitanti e mettono in comunicazioni la centralissima arteria porticata con le vie sul retro. Tre esempi fra via Portici e la retrostante via Dottor Streiter.


La plastigrafia generata da Google AI fa capire com'era fatta la cellula di base della
cittadina urbana del Nord-Europa, dove lo spazio era poco, d'inverno nevicava e co-
munque i frigoriferi erano di là da venire. Case alte, strette, addossate, botteghe sul
fronte strada e gli indispensabili orti sul retro.
Il "modulo gotico" è una specifica unità edilizia e urbanistica che ha definito il volto di moltissime città europee tra il XII e il XIV secolo.
Bolzano nel medioevo: una pianta schematica con la Laubengasse al centro.
👉Il modulo-base ha una pianta stretta e profonda, insomma "a striscia". La striscia ha il fronte stretto: la facciata sulla strada è solitamente molto limitata (tra i 4 e i 6 metri). Questo perché le tasse e il valore del terreno venivano calcolati in base all'affaccio sulla via pubblica. Viceversa, si sviluppa molto in profondità: l'edificio fronte strada si estende molto all'indietro, raggiungendo anche i 20-30 metri, e termina spesso in una corte interna o un piccolo orto. Per compensare la mancanza di larghezza, le case si alzavano su 3 o 4 piani con a piano terra la bottega o il laboratorio artigianale e ai piani superiori la abitazione della famiglia proprietaria e gli alloggi per gli apprendisti.
La Laubengasse oggi. Alle spalle di ogni arco si apriva il fronte strada della bottega,
l'unica presa di luce del lungo compendio edilizio che si sviluppava verso l'interno e
che sfociava negli orti retrostanti (oggi completamente saturati da costruzioni).

Le unità sono adiacenti le une alle altre, condividendo i muri laterali per risparmiare materiale e calore.
👉Ma quando è nato questo modello insediativo così stretto, così lungo, così alto e così buio? Nel Medioevo, dopo la svolta dell'anno 1000, il crescere della popolazione agricola e la rinascita dei commerci portò a un'esplosione demografica delle città. Dato che lo spazio all'interno delle mura era finito e prezioso, il modulo gotico permetteva di: garantire a quanti più mercanti possibile un accesso diretto alla strada principale, creare un tessuto urbano denso ma funzionale.
In molte città tedesche, polacche o anseatiche (come Danzica o Cracovia), questo sistema si mostra con maggiore evidenza: le case hanno tetti a spiovente molto ripidi rivolti verso la strada, creando quel profilo alto e seghettato tipico dello skyline medievale nordeuropeo.

giovedì 9 aprile 2026

Polpette di carne schiacciate e passate in padella

Di solito le polpette sono rotonde, o meglio sferiche, ma nulla vieta di usare lo stesso impasto per cavarne dei dischi piatti tipo hamburger, così da poterle cuocere comodamente nella padella sul gas.
Polpette di manzo appiattite e cotte in una padella antiaderente senza nemmeno un filo d'olio. Messe nel piatto con semplici patate lessate. Una spolverata di prezzemolo liofilizzato (quello fresco l'avevo finito) e di aglio tritato. Niente altro, nemmeno olio o sale.
Una volta nel piatto, patate e polpette vanno ridotte in tocchetti più piccoli, che si la-
sciano amalgamare meglio dai rispettivi aromi.
L'idea della sfera schiacciata non è farina del mio sacco, mi è venuta grazie alla Macelleria Capraro di Pieve Tesino, che vende appunto delle polpette "piatte", anche già confezionate sotto vuoto per conservarle più a lungo, che mi hanno anche fatto pensare ai Pressknödel sudtirolesi  che sono dei normali canederli già cotti nel brodo e poi schiacciati e ripassati in padella, un altro preparato della vocazione risparmiosa della cucina contadina, sempre attenta al riuso degli avanzi e che perciò, più che riciclare,
E' un metodo che richiama i Pressknödel sudtirolesi, che sono dei normali canederli
in brodo, poi schiacciati e ripassati in padella. E poi magari (come nella foto) rituffati
nel brodo avanzato il  giorno prima.
semplicemente non buttava via niente.
👉L'idea è davvero basica: appiattire le polpette già pronte se si ha in mente di passarle in padella per una cosa veloce. Sempre in nome della velocità si possono accompagnare con semplici patate lesse; per le quali non scarseggiano le varianti veloci da scegliere al volo: per esempio patate lesse con la panna acida o condite con prezzemolo e artemisia.
👉Schiacciare per spadellare: si faceva per recuperare tutto e non buttare via niente, o quasi niente.