lunedì 27 maggio 2024

Le ciuighe del Banale cucinate con i crauti

Le ciuighe (quelle salsicce trentine con le rape dentro) cotte nei crauti.
La ciuiga è una luganega anomala dato che il suo impasto viene "diluito" con le rape bianche. Una stranezza che aveva il suo perché: è stata inventata al tempo delle ristrettezze e della povertà che tormentarono il Trentino-Welschtirol nel secondo Ottocento.
La rapa è legata a situazioni di austerità alimentare: in Trentino abbiamo le ciuìghe
(salsicce "diluite" con le rape) e in Friuli abbiamo la brovàda, cioè i crauti fatti con
le rape
. PS: recentemente questa storia dei crauti fatti con le rape ha avuto un ritor-
no di fiamma anche in Sudtirolo
. Nella foto le rape bianche del Banale trentino.

In quel periodo nel Welschtirol (la parte trentina del più ampio Südtirol, che comprendeva anche l'attuale Alto Adige) era in atto una pesante crisi agricola, che mordeva fin dentro le valli.

Viene insaccata in budello previa aggiunta di sale fino, pepe nero e aglio tritato. La
produzione inizia a ottobre e continua fino ad aprile essendo strettamente legata al-
la stagionalità delle rape. 
Rispetto ad allora nelle ciuìghe attuali la quantità di rape
aggiunte all'impasto di maiale è scesa fino al 40% dell'originale (meno della metà).
Le origini: si racconta che nel 1875 tale Palmo Donati, macellaio del paese di San Lorenzo in Banale, decise di adoperare le parti meno nobili del maiale, quelle che non potevano essere vendute, macinandole e amalgamandole con un ingrediente locale allora assai diffuso in tutte le famiglie, la rapa. Era, anche per l'epoca, un cibo molto povero: all’80% di rape e a quel poco di carne che restava dalla lavorazione del maiale, venivano aggiunti sale, aglio e pepe nero e il sangue che conferiva il colore rosa scuro.
Gli abbinamenti: prodotto tipicamente autunnale, si può consumare subito dopo l'affumicatura, mentre è ancora fresca. La sua preparazione è semplicissima: si fa bollire in acqua per circa 15/20 minuti dopo averla bucherellata. Nella tradizione locale è abbinata alla patata lessa e cicoria tagliata molto finemente. Altri abbinamenti possibili quelli con la polenta o con i capusi crudi tagliati sottili o con i crauti (come in questo caso).

giovedì 23 maggio 2024

La birreria Hopfen & Co. di P.za Erbe a Bolzano

Nella centralissima Piazza Erbe l'antica birreria che fa angolo con Via Argentieri porta oggi come insegna un detto popolare: "Hopfen und Malz, Gott erhalt‘s" ("luppolo e malto, che Dio li preservi").
Nelle vicinanze della birreria Hopfen & Co troviamo i chioschi dei salumi (versioni ruspanti delle "boutique del salame" tirolesi) e gli antichi "banchi del pesce" in pietra, il Cavallino Bianco ed anche la Ca' de Bezzi, che è nata come osteria dei Cavalieri Teutonici.


La sua parte migliore rimane la Stube interna, che non è stata toccata dalla adozio-
ne del marchio modaiolo "Hopfen & Co" e dove 
arredi e atmosfera restano integri.


In realtà si tratta di un gioco di parole, una parodia del più noto auspicio  “Bayern und Pfalz, Gott erhalt”, ovvero “Dio salvi la Baviera e il Palatinato”, che erano le due parti (non collegate) del regno bavarese.
La Piazza delle Erbe di Bolzano in una vecchia foto (probabilmente ricolorata).
👉La birreria di Piazza Erbe, dopo la ristrutturazione modaiola di inizio secolo, ha sostituito queste due parole con i due ingredienti principali della birra (luppolo e malto). Uno slogan modaiolo molto ammiccante, che auspica siano sempre disponibili, poiché sono così importanti per la bevanda che con la sua forza primigenia tiene unita la Baviera.
👉L'ordinanza della Dieta bavarese del 1516 sembra essere la più antica legge sugli alimenti ancora in vigore tanto che ancora oggi, in Germania, la birra deve essere prodotta esclusivamente con malto, luppolo, orzo e acqua. Il principio per rendere la qualità della birra "giusta" risale a un'ordinanza legislativa della città di Augusta nel 1156. Nella "Justitia Civitatis Augustensis", le infrazioni relative alla qualità della birra erano punite con una multa e, se ripetute, con il ritiro della licenza di fabbricazione.

venerdì 17 maggio 2024

Il rosso coltellino svizzero dovrà perdere la lama?

Per evitare che possa essere considerato un'arma da taglio verranno prodotti modelli senza lama: è il paradosso del politicamente corretto.
Questo è il coltellino rosso che più si avvicina alle versioni originarie (quelle in dotazione all'esercito elvetico fra il 1891 e il 1897). E' la copia della versione destinata agli ufficiali, che aveva anche un cavatappi poichè il vino in bottiglia non veniva distribuito alla truppa.
Uno degli schemi progettuali del modello 1897, quello destinato agli ufficiali. Nella
sua versione definitiva comparve anche un piccola lama secondaria, più piccola.
Il primo modello di coltellino svizzero fu creato da Karl Elsener I, titolare di un’azienda di strumenti chirurgici svizzera, che lo produsse per i soldati svizzeri nel 1891, più di 130 anni fa. 👉Aveva in dotazione un coltellino, un cacciavite-levatappi per tappi-corona, un alesatore-nettapipe per rifinire o ripulire i fori e un apriscatole destinato alle lattine di cibi industriali.
Prima del coltellino prodotto da Karl Elsener l'esercito elvetico aveva avuto in dota-
zione il “Modell 1890” prodotto dalla Wester & Co., una compagnia tedesca di So-
lingen, la città famosa per l'acciaio da coltelleria.
👉Un secondo modello, per gli ufficiali, venne prodotto nel 1897 con l’aggiunta di un cavatappi e di una seconda lama, più piccola.
Nel 1909 l’azienda produttrice fu chiamata Victoria, in memoria della madre di Elsener morta da poco; nel 1921 aggiunse poi il suffisso “inox” in riferimento all’acciaio usato nei coltellini. La fornitura all’esercito fu garantita anche dall'azienda del coltellinaio Theodore Wenger. Sembra che tra le due società, Victorinox e Wenger, non ci sia mai stata una vera rivalità, quanto piuttosto un’amichevole concorrenza, anche perché l’esercito ha sempre voluto dividere equamente gli ordini. Nel 2005 la ditta di Wenger è stata acquisita dalla Victorinox.
Il coltellino svizzero "per ufficiali" a confronto con un classico temperino Opinel nel numero 6 (che ha una lama di 7 centimetri).

lunedì 13 maggio 2024

Il Grand Hotel Toblach, costruito a servizio della potente "Ferrovia Meridionale" austroungarica

Fu ideato e realizzato per attrarre viaggiatori sul ramo pusterese della Südbahn (la Ferrovia Meridionale austriaca) seguendo il modello "ferrovia + turismo d'elite" in uso nella belle époque austroungarica.
L'aspetto curato dell'edificio del Grand Hotel Dobbiaco oggi. E' uno dei pochi ad essere stato risparmiato dalle modifiche cafonal intervenute negli anni. In questo può essere considerato il corrispondente "cittadino" del Rifugio Genova nel gruppo delle Odle.
Le foto sono di Giancarlo Pulitanò (Canon 5D mark III con obiet-
tivo zoom 24-70@28mm; ISO 100, f/8, 1/125).
Ha fatto la storia di Dobbiaco e del turismo in Val Pusteria, come altri grandi alberghi di lusso in gran voga negli anni ruggenti di quella fine-inizio secolo allegra e spensierata durante i quali si bollivano in pentola i cataclismi geopolitici del Secolo Breve.
👉Nel 1871 la Società delle Ferrovie Meridionali austriaca, la cosiddetta Südbahn, inaugurò una sua linea ferroviaria attraverso la Val Pusteria (la rete della Südbahn nacque sulla direttrice Vienna-Trieste ma si articolò in numerose diramazioni, tra cui la Kufstein-Brennero-Trento). Tra i finanziatori annoverava la famiglia Rotschild, il che spiega la larghezza dei mezzi impiegati.
👉Tuttavia, la fruizione della linea risultò essere scarsa, cosicché si decise di darle slancio costruendo dei grandi alberghi lungo la linea. Il Grand Hotel Dobbiaco fu progettato dall'architetto della società ferroviaria, Wilhelm Ritter von Flattich, e edificato tra il 1877 e il 1878 nelle immediate vicinanze della stazione ferroviaria di Dobbiaco.
👉Dal 1999 l'ampia e articolata struttura funge da centro culturale e ostello della gioventù.

giovedì 9 maggio 2024

Sulle strade della WW1 fra il Matajur e il Kolovrat

Un week-end auto+scarponi lungo le creste della WW1 dove il tenente Erwin Rommel sfondò il 24 ottobre del 1917. Una piccola falla che si trasformò fin da subito nella disastrosa e tragica ritirata di Caporetto.
Nei  punti-chiave della rotta di Caporetto. Con partenza e arrivo da Cividale del Friuli. Kappa=Rif. Casoni Solarie sotto al Kolovrat. Emme= Rifugio Guglielmo Pelizzo al Matajur. Ci: paese di Caporetto oggi Kobarid. Esse: valico di Stupizza oggi Robic, nella Valle del Natisone, lungo la quale il grosso delle forze tedesche scese e dilagò nella pianura friulana.
L'illustrazione pubblicata dal Corriere della Sera mostra la zona dello sfondamento
austro-tedesco a Caporetto. Il Monte Matjur è quello che si vede fra le due scritte
Caporetto-IV° Corpo.  Tra il Matajur e il Kolovrat s'infiltrarono le avanguardie dello
sfondamento, sei compagnie di Sturmtruppen germaniche comandate dal giovane
tenente Erwin Rommel, la futura "volpe del deserto" della WW2.
E' un giro da fare in due giorni: prima puntando al Kolovrat (dove avvenne il primo sfondamento austriaco) e poi al Matajur (da dove Erwin Rommel dilagò verso la pianura), con brevi su e giù di collegamento fra le tante Valli del Natisone.
Il Rifugio Casoni Solarie (m 956).
👉Con partenza e arrivo da Cividale. Il tratto Cividale- Rif. Solarie è di 39 km. Dopo il pernotto al Solarie e l'escursione a piedi che transita dal Passo Zanuso (conquistato dal distaccamento dell'allora giovane tenente Erwin Rommel) al termine della giornata si prosegue in auto per strada alta verso Livek e poi al Rif. Pelizzo al Matajur, per complessivi 33 km, e lì si pernotta. Il mattino dopo si sale al Monte Matajur (300 metri di dislivello) dalla cui cima (anch'essa conquistata da Rommel) si gode un ampio panorama sulle Alpi Giulie e sulla valle dell’Isonzo a levante, sulle Dolomiti Clautane e Zoldane a ponente. Al rientro si riparte in auto scendendo a Kobarid/Caporetto, da dove si svolta a Nord per passar dal Valico di Stupizza e scendere lungo la Valle del Natisone fino a Cividale chiudendo così il cerchio.

Punti di appoggio da utilizzare:
Al Rifugio Pelizzo (m 1.320) fanno anche il Toc en Braida e il frico.
Il Rifugio Casoni Solarie (m 956) presso Passo Solarie, a fianco della strada e con parcheggio.
Il Bivacco Zanuso (m 1.116) panche, tavolo e stufa ma niente letti.
Il Rifugio Guglielmo Pelizzo (m. 1.320) al Matajur , con parcheggio.

👉Per la parte a piedi vedi la competente descrizione datane in "Il Mont Kuk e e le trincee del Kolovrat" a cura della Società Alpina delle Giulie (sezione di Trieste del CAI). Con partenza e arrivo da Passo Solarie (m 956) e dislivello complessivo di 400 metri su 9 km.


domenica 5 maggio 2024

La passeggiata di Sant'Osvaldo a primavera

La primavera e l'autunno sono la morte sua, per questione di gradi e di colori. E' molto vicina al centro storico e alla stazione: si arriva a piedi.
Le Promenaden sono le passeggiate urbane, uno dei più bei lasciti della belle époque austroungarica. Una elegante mezza via fra il parco pubblico, la curiosità botanica, l'arredo urbano.

La cornice metallica punta sull'hotel Reichrieglerhof, che è stato una meta della co-
smopolita borghesia austroungarica e che negli anni della belle époque veniva rag-
giunto anche da una funicolare urbana. Era posto lungo la Guntschna Promenade.
Le due Promenaden possono anche essere concatenate fra loro da un percorso più
impegnativo ma comunque fattibile in giornata, come descritto qui.
Vedi le altre foto in Google Foto.
Merano ne ha molte di più, sia in centro che sui pendii della prima periferia urbana. Bolzano ne esibisce solamente tre: la centrale passeggiata Lungotalvera, la Guntschna Promenade/Passeggiata del Guncina e questa  Skt. Oswald Promenade/Passeggiata di Sant'Osvaldo, ognuna ben caratterizzata e diversa dalle altre due.
Attraversando il centro storico si incontrano tra le altre cose i chioschi dei salumi,
i vecchi "banchi del pesce" in pietra, il Cavallino Bianco, la Ca' de Bezzi e la bir-
Provenendo a piedi dalla stazione ferroviaria, ho scelto di raggiungere la passeggiata salendo dalla bretella mediana, e di percorrere il tratto pianeggiante che guarda verso la Val Sarentino per ridiscendere in città nei pressi del ponte sul torrente Talvera. Il ritorno alla stazione è avvenuto percorrendo la terza Promenade bolzanina: la Wassermauer Promenade cioè  la Passeggiata Lungotalvera.
Scarica la traccia GPS da Wikiloc.
👉Il percorso GPS comincia con il tratto più scenografico (ma anche più ripido), quello che inizia dall'imbocco centrale della Sant'Osvaldo e con una bretella  sale in fretta (100 metri di dislivello circa) alla Sant'Osvaldo, prosegue in piano e poi scende in città nei pressi di Castel Sant'Antonio.
👉Si ritorna poi nel bel mezzo del centro storico utilizzando la bella passeggiata lungofiume chiamata Lungotalvera.
👉Se si vuole percorrere la Sant'Osvaldo nella sua interezza bisogna portarsi in auto nei pressi dell'Hotel Eberle e partire da lì. Volendo può anche diventare oggetto di una più impegnativa concatenazione con l'altra Promenade in quota,  la Passeggiata del Guncina.
Come tutte le Promenaden, anche la Passeggiata di Sant'Osvaldo è ben dotata di panchine, che si susseguono con regolarità ogni centinaio mdi metri, il suo tracciato è largo, ben tenuto ed ha un fondo regolare percorribile anche con i passeggini.

Quote e dislivelli (dati del GPS):
Quota di partenza: m 273

mercoledì 1 maggio 2024

Filetti di pesce globalista con i piselli e la polenta

E' davvero economica la tilapia, quel pesce plebeo figlio dei mari tropicali (cotto al cartoccio nel forno elettrico a 180° per 30 minuti).
tilapia e piselli
E' un pesce considerato plebeo ma é di sicura buona riuscita e qui é accompagnato da polenta taragna e dai "bisi" (che a Venezia da secoli venivano mescolati coi "risi" arrivati dal lontano oriente, che hanno dato vita al famoso risi e bisi).
Il gatto Milo studia il piatto della tilapia accompagnata da polenta e piselli.
E' un pesce che proviene dalle acque tropicali (sia dolci che salate) e che sicuramente fa inarcare qualche sopracciglio, comunque costa poco e si trova in tutti i supermercati.
La carne di tilapia è poco grassa, ha un sapore delicato ed é versatile: si adatta bene sia alla cottura arrosto che a quella alla griglia o al vapore.
👉Uscita dal freezer e cotta in cartoccio al forno per 30' a 180°, è finita nel piatto con dei piselli passati in padella in un soffritto di carote, sedano e cipolla e con qualche fetta di polenta taragna.