venerdì 5 giugno 2020

Si progetta il nuovo rifugio Petrarca in alta Val Passiria. Domanda: ma non era meglio affidarsi semplicemente alle casette?

Il vecchio rifugio é stato distrutto da una slavina nel 2014. Ora la Provincia di Bolzano spende altri tre milioni per questo progetto.
In alto abbiamo due rendering del nuovo progetto, 100 posti letto a 2.875 metri di quota. Dopo la slavina erano già state realizzate, in via provvisoria, diverse casette in legno (nella foto al centro) sempre con soldi della Provincia, cioè pubblici. In basso il vecchio rifugio Petrarca/Stettiner Hütte in uno scatto del 2013.


mercoledì 3 giugno 2020

Il Sentiero dei Bersaglieri a Borgo Valsugana

Un po' più di una passeggiata urbana e un po' meno di una escursione. Insomma, un breve anello da fare nei ritagli di tempo.
Il centro abitato di Borgo e l'imbocco della piccola Valle di Sella, con la sua boscosa dorsale dell'Armentera che la separa dall'ampio solco principale della Valsugana e che comprende l'eremo di San Lorenzo e la Cima Armentera vera e propria.
Il convento delle Clarisse, situato lungo la vecchia via cittadina che dal Borgo si ar-
rampicava a Castel Telvana.
Vedi le altre foto in Google Foto.
E' un breve trekking urbano con partenza e arrivo nel centro di Borgo e che si snoda ad anello tra il centro storico e Castel Telvana.
👉Il tracciato è stato risistemato di recente e sale fino a Castel Telvana, appollaiato duecento metri più in alto, tagliando nel bosco e con panorama aperto sulla Valsugana, con qualche strappo e qualche gradino.
👉Il nome richiama la “Battaglia di Borgo Valsugana” combattuta nel luglio del 1866 durante la III Guerra d’Indipendenza.
Scarica la traccia GPS da Wikiloc.
Attorno a Castel Telvana si distinsero i bersaglieri del XXIII Battaglione (da cui il nome “Castel di Borgo”), reparto che aveva già partecipato alla campagna del 1860-1861 e alla campagna del Veneto del 1866, ricevendo una Medaglia d'argento al valor militare.

Quote e dislivelli (dati del GPS):
Quota di partenza/arrivo: m 414 (cancelletto in Corso Vicenza)
Quota massima raggiunta: m 599
Dislivello assoluto: m 185

sabato 30 maggio 2020

I bruscitt con la polenta, un secondo piatto che ho conosciuto nelle vecchie trattorie dei Navigli...

I bruscìtt (briciole) sono un secondo della cucina popolare milanese a base di carne di manzo tagliata finemente e cotta per lungo tempo.
Questa è la mia versione veloce e casalinga, fatta partendo da
carne macinata. Comunque dà l'idea.
Sono dei semplici straccetti di polpa di manzo rosolati in padella in un soffritto fatto con burro e lardo o pancetta, cipolla, aglio, semi di finocchio e vino rosso.
E' un secondo della tradizione lombarda che però risale ad una ricetta messa a punto a Busto Arsizio.
👉Il nome bruscitt (briciole) indica l’origine contadina di questo piatto fatto con tagli di carne di scarto e più duri, che necessitavano di una più lunga cottura..
Oggi li troviamo all'"Osteria del Treno", a Milano, dove tra il resto è nato Slow Food.
👉Le vere trattorie popolari sono ormai scomparse e con loro sono scomparsi anche tanti piatti economici e gustosi della tradizione popolare meneghina: oltre ai bruscitt con la polenta sempre più rari sono il risotto con la luganiga, lo stufato con le verze, la gallina lessa, la cassoeula, i mondeghili, la trippa in umido, eccetera.
Un tempo la si trovava in tutte le trattorie lombarde, specie quelle del quartiere Ticinese-Genova.
Tutto l'occorrente per fare i bruscitt a casa propria. Carne e cipolla da sminuzzare con la mezzaluna. Semi di finocchio e vino rosso. 

martedì 26 maggio 2020

I più svegli si stanno già attrezzando e giocano d'anticipo sulle burocrazie del Belpaese

E' il caso di Malga "Monte Foraoro", nelle primissime prealpi venete, ed è solo un esempio (mentre altri disquisiscono in punta di diritto...).
La "Malga Foraoro" (altipiano di Asiago) ci manda qualche segnale di concretezza positiva. Ne abbiamo tanto bisogno per affacciarci al domani. (foto originale di Graziella Toffanin, che ringrazio)

venerdì 22 maggio 2020

Frittata primaverile di uova e di ortiche

Sia i germogli che le foglie si prestano a diversi piatti sfiziosi come frittelle, sformati, risotti e... frittate. E non dimenticare a casa i guanti.
frittata ortiche
La frittata di ortiche, un tempo certo più conosciuta e praticata di oggi.
Comunque, é meglio raccoglierli prima della fioritura, quando sono ancora teneri.
Le foglie vanno separate dal gambo fibroso (che va gettato) e sbollentate per qualche minuto perchè la cottura riesce ad addomesticare i peli urticanti.
E' un metodo che funziona sempre, perfino con l'ortica tardiva, quella estiva, che ha le foglie grandi e gli steli più legnosi.
👉Una volta strizzate, basta metterle in una padella unta con un filo d'olio d'oliva e spaccarci sopra le uova. Bisogna rompere i tuorli e rimescolare grossolanamente e in più, mentre la cottura procede, spolverare con pepe nero.
frittata alle ortiche
Il "processo di produzione" spiegato per immagini.

lunedì 18 maggio 2020

Tra i baiti del Monte Agnello, con salita al Cornon (Latemar)

Giro tecnicamente elementare ma piuttosto lungo, che transita dal Baito Armentagiola e dal Baito di Val Sossoi e sale anche al monte Cornòn, bel punto panoramico.
Il Baito di Armentagiola (m 2.130) è uno dei due da cui si transita e in cui è pos-
sibile fare tappa.
Vedi le altre foto in Google Foto.
L'escursione si svolge interamente in quota, in quanto ci si avvale  della seggiovia del Monte Agnello, passa da due vecchi e interessanti baiti di montagna, sopravvissuti al dilagare del turismo di massa, e sale al modesto (ma panoramico) monte Cornon.
I dati e la descrizione del percorso sono di Gigi, che ci è stato nell'estate 2019, e che ringrazio (i suoi suggerimenti si rivelano sempre buoni sul terreno, mentre sulle cartine paiono banali).
Gruppo: Latemàr
Sottogruppo: M. Agnello
Sentieri: senza numero e Sat n 509 – 529 – 513 – 518
Difficoltà: E

Dislivello: + 492 m
Tempi.
La cartina dell'escursione in scala 1:25000. Le tre mete del giro sono evidenziate col pennarello arancio.
Seggiovia M. Agnello–Valico la Porta: h 0,20
Valico la Porta–Valico e Baito la Bassa: h 0,20
Valico la Bassa–Baito Armentagiola: h 0,30
Baito Armentagiola–Baito Val Sossoi: h 0,30
Baito Val Sossoi–Bivio Sent. 513/ex cava onice: h 0,25
Bivio Sent. 513/ex cava onice–Ex cava onice: h 0,20
Ex cava onice–Bivio sent. 513/ex cava onice: h 0,15
Bivio Sent. 513/ex cava onice – Baito Armentagiola: h 0,10
Baito Armentagiola-Valico Armentagiola: h 0,10
Valico Armentagiola–Cornón: h 0,15
Cornón–Baito Armentagiola: h 0,15
Baito Armentagiola–Valico e Baito la Bassa: h 0 35
Valico e Baito la Bassa–Seggiovia M. Agnello: h 0 45
Tempo totale: h 4,50

Quote.
Seggiovia M. Agnello: m 2180
Valico La Porta: m 2155
I Censi: m 2215
Valico e Baito La Bassa: m 2160
Baito Armentagiola: m 2130
Baito Val Sossoi: m 1880
Bivio ex cava onice: m 2125 circa
Ex cava onice: m 2145
Valico Armentagiola: m 2152
Cornón o Cornacci: m 2189

Note.
Il dislivello aumenta a circa 550 m tenendo conto di alcune contropendenze presenti nel giro.
I tempi sono calcolati, come ovvio, al netto delle soste. Sicuramente è bene preventivare almeno sette ore considerando che la seggiovia del M. Agnello apre alle 8,30 e chiude alle 17,30. Occorre tener presente di essere al valico della Bassa almeno entro le 16,30 per essere sicuri di prendere la seggiovia, dopo vorrebbe dire scendere a Pampeago sorbendosi altri 400 m di discesa su sterrata in parte monotona.

giovedì 14 maggio 2020

Italia-Germania 4-3 (la partita del secolo vista da un Catinaccio appena uscito dalle nevi invernali)

Fu uno spettacolo al cardiopalma la partita dei mondiali di Città del Messico che si disputò il 17 giugno 1970: si concluse con la vittoria dell'Italia sul filo di lana per 4 a 3, dopo i tempi supplementari.
La conca del Gardeccia in una cartolina d'epoca: "In questo gruppo dolomitico ci
sono più rifugi che pulci su di un cane randagio; non solo, spesso sono costruiti a
ciuffi come al Ciampedìe, o nella conca di Gardéccia"
scriveva l'autore.
Gigi, che è tutto tranne che appassionato di calcio, ne fu solo casualmente sfiorato, ma se la ricorda ancora. Così ce l'ha raccontata nella sua antologia di storie montagnine "Racconti minimi":
"Eccomi a Vigo di Fassa, appena sceso dalla corriera. Salutato il simpatico autista, con il quale ho conversato piacevolmente, raggiungo la funivia. Sbarcato al Ciampedìe mi allontano il più velocemente possibile; il posto è molto bello ma invaso da orde di turisti, molti con radiolina incorporata. Par quasi d’essere a Milano Marittima!
Un fotogramma della partita in questione (nel 1970 la TV era in bianco e nero).
Racconto breve tratto da: Luigi Faggiani, "Racconti minimi", Euredit, Trento 2003.
Lascio la zona scendendo lungo
una specie d'autostrada sterrata, una pista da sci. Giunto ad un bivio prendo a sinistra passando in uno squarcio della montagna, in questo modo stuprata per permettere all’homo turisticus i suoi bambineschi giochi invernali. Proseguo ancora per un tratto sulla ferita causata dalla pista da sci, poi arrivo, finalmente, dove comincia il sentiero. Costeggio una parete di roccia friabile sotto le Pale Rabbiose ammirando la caratteristica Torre Finestra (in lingua Ladina: Crep de Sènt’Uiana).