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martedì 22 agosto 2023

Al Bait del Vedeler dall'Ospizio di S. Bartolomeo

Al Bait del Vedeler per la via più facile, tutta più o meno in piano. Si parte dall'antico ospizio presso il Tonale ed é una andata e ritorno in quota, ma con una breve rampetta finale (in cauda venenum).
Viene mantenuto dal lavoro volontario di un'assiduo gruppo di appassionati locali; é appartato rispetto alle mete più gettonate del luogo e infatti non ci si arriva per caso. E' affidato alla buona educazione e al senso civico di chi ne usufruisce. E' facile prevedere che gli eventuali abusi porteranno alla sua inevitabile chiusura a chiave. La regola é semplice: lasciarlo esattamente come lo si é trovato.

Scattata dalla porta del baito: dalla Cima di Scarpacò a sx alla Presanella al centro
con poi il Monte Cercen e la lunga cresta di Cima Busazza più a destra.
Vedi le altre foto in Google Foto.
👉Il Bait del Vedeler (traduzione: il baito per il guardiano dei vitelli) porta nel nome la sua origine e la sua ragion d'essere. Nella civiltà delle malghe gli animali più giovani ed agili venivano portati a pascolare più in quota, perché non dovevano tornare nello stallone per essere munti come le vacche.
Questo riparo in tronchi era destinato al loro pastore ed è veramente bello e curato, stufa, legna, fontana fuori, acqua corrente all'interno, soppalco con materassini (circa 5-6 posti) e il bancone con vista sulla Presanella è veramente rilassante.
Scarica la traccia GPS da Wikiloc.

👉Quattrocento metri più in basso l'ex-Forte Strino, situato lungo la SS 42 del Tonale, si incarica di attrarre e assorbire l'impatto turistico ferragostano per sfuggire al quale abbiamo appunto scelto questo approccio certo meno diretto e più lungo, che parte dall'antico Ospizio di San Bartolomeo a Passo Tonale, si snoda a lungo per forestali in quota con qualche saliscendi e solo al momento della rampa finale (sono solo un centinaio di metri, in realtà) riserva qualche sorpresa, dovuta ai disorientamenti di sentieri e segnaletica causati dalla tempesta Vaia del 2018.
mangiare in montagna
Zuppone da bivacco trasportato nel Tupperware e prugne dell'orto. Al tavolo interno.
Volendo si potrebbe anche partire dal parcheggio appena dopo il forte di Strino lungo la statale direzione Tonale, ed arrivarci in circa un'ora e mezza, ma vuoi mettere la camminata in quota, sempre più o meno in piano e in zone molto tranquille!
👉Vedi la esauriente descrizione dei diversi percorsi di accesso nel blog Quattropassiinvaldisole.

Quote e dislivelli (dati del GPS):
Quota di partenza/arrivo: m 1.765
Quota massima raggiunta: m 1.995
Quota minima raggiunta: m 1.765
Dislivello assoluto: m 230
Dislivello cumulativo in

lunedì 3 ottobre 2022

Alla Malga di Covelano dal Maso delle Nocciole

Siamo sopra Silandro, a metà valle. Sul suo versante "a rovescio", quello in destra orografica, ghiacciato d'inverno ma più fresco d'estate.
Göflaner Alm
La Göflaner Alm/Malga di Covelano trasformata in punto di ristoro. Di fronte vediamo le montagne delle Ötztaler Alpen/Alpi Venoste con l'intaglio della valle di Silandro: a sx (sotto il Sonnenberg/Monte Sole) il verde dei masi di Silandro e sulla dx la Zerminiger Spitze.
mangiare in montagna
Gli Spiegeleier (uova al tegamino) nella loro versione arricchita con patate e carne
che va per la maggiore da queste parti, sullo sfondo gli edifici della Göflaner Alm.
Vedi le altre foto in Google Foto.
Poco più di una passeggiata, eppure già un'escursione. Che si snoda senza difficoltà tecniche tra i boschi che inframezzano i masi abbarbicati sul versante in ombra della Val Venosta, sopra Silandro.
👉Sia il punto di partenza che quello di arrivo sono attrezzati a ristoro, o ristorante che dir si voglia. Naturalmente la Göflaner Alm/Malga di Covelano, gode di maggior tranquillità, perché ci si arriva solo a piedi.
Goflaner Alm
Scarica la traccia GPS da Wikiloc.
👉Volendo, dalla malga si può salire lungo la sterrata fino alle cave del bianco "marmo di Lasa" e poi da lì compiere una vera escursione in quota che con un ampio e molto panoramico percorso circolare riconduce infine al Maso delle Nocciole.

Quote e dislivelli (dati del GPS):
Quota di partenza/arrivo: m 1.558
Quota massima raggiunta: m 1.819
Dislivello assoluto: m 260
Dislivello cumulativo in salita: m 270
Dislivello cumulativo in discesa: m 270
Lunghezza con altitudini: km 9,66
Tempo totale netto: ore 3:15 AR
Difficoltà: E

venerdì 24 settembre 2021

Al Lago di Quaira dalla Kuppelwieser Alm (Val d'Ultimo)

Chi sale verso l'impegnativa Hasenöhrl/Orecchia di Lepre si imbatte in un solitario lago "idroelettrico", cioé artificiale. Snobbato dai più...
Sulla sinistra si intuiscono i contrafforti dell'Orecchia di Lepre, la montagna più importante della Val d'Ultimo. Il lago Arzker See/Lago di Quaira si trova a 2.300 metri, mille metri più in basso della vetta, lato Val d'Ultimo. E' un lascito del Piano Marshall, diciamo così.
Aurelio e Olivia attraversano la diga di Quaira. L'industria idroelettrica ha cambiato
in profondità non solo la idrografia, ma anche il profilo economico, insediativo e pa-
esaggistico del Sudtirolo. Sul tema vedi anche il caso limite di Curon Venosta.
Vedi le altre foto in Google Foto.

L'Hasenöhrl/Orecchia di lepre é la vetta più importante della catena che separa la Val Venosta dalla Val d'Ultimo. E' larga alla base ed alta più di tremila metri, impegnativa sia d'estate che d'inverno, come meta sci-alpinistica.
Scarica la traccia GPS da Wikiloc.
👉Questa breve escursione si svolge ai suoi piedi, versante Ultental/Val d'Ultimo ed é poco più di una passeggiata estiva, raccomandabile per l'aria fresca e l'assenza di una forte antropizzazione.
👉Dalla Kuppelwieser si imbocca la sterrata che serve il personale in servizio alla diga, un invaso artificiale realizzato per la produzione di energia elettrica in cinque anni di lavoro (1957-1962) che fa parte di un più vasto intervento che ha portato alla realizzazione di altri tre invasi artificiali: il lago Fischer/Pesce e il lago Weissbrunn/Fontana Bianca, sempre nell'alta Val d'Ultimo nonché il lago Zoggler/Zoccolo e l'invaso Stallbach/Alborelo nella media valle.
👉Ormai tra gli abitanti non c'é più nessuno che ricordi com'era il paesaggio prima della WW2 e degli anni del "boom". Anche qui in Val d'Ultimo si é ripetuto quello che é successo in molte valli alpine durante

sabato 21 aprile 2018

Da Tell a Cermes con ritorno lungo il Marlinger Waalweg (un anello anomalo, sul tipo "lo famo strano")

All'andata si segue la "Marlinger Hohenweg", facile percorso su mulattiera e forestali in quota tra i boschi. Il ritorno avviene invece seguendo il "Marlinger Waalweg", appena sopra i frutteti del fondovalle meranese.
Marlinger
Il risultato è una camminata abbastanza lunga (23 chilometri) ma sempre agevole e assolutamente priva di difficoltà tecniche.
Marlinger Waalweg
Un tratto a sbalzo del Marlinger Waalweg. Il primo tratto del lungo Marlinger Waal-
weg, che va da Töll/Tell fino alla stazione ferroviaria di Marling/Marlengo, è stato
già descritto in un post precedente.
Vedi le altre foto in Google Photo.
GPS Marlinger Waalweg
Scarica la traccia GPS da Wikiloc.
E' una delle numerose gite tra le quali si può scegliere nella conca di Merano che, come si sa, è contornata da una rete di facili passeggiate che in gran parte si snodano lungo le rogge d'acqua.
Questa, in particolare, è particolarmente adatta alla primavera, quando più in alto c'è ancora la neve ma nel fondovalle si può già mangiare all'aperto.

Quote e dislivelli:
Quota di partenza: m 500 (parcheggio)
Quota di arrivo: m 500 (parcheggio)
Quota massima raggiunta: m 808
Dislivello assoluto: m 308
Dislivello cumulativo in salita: m 600 circa
Dislivello cumulativo in discesa: m 600 circa
Lunghezza con altitudini: km 22,1
Tempo totale netto: ore 6:00
Difficoltà: E

Descrizione del percorso: il percorso è un anello con andata lungo la Marlinger Hohenweg e ritorno lungo il Marlinger Waal. La

lunedì 30 ottobre 2017

Piz Umbrina, un 3.000 facile facile (Gruppo del Cevedale)

Si raggiunge agevolmente da Passo Gavia. Tuttavia non va sottovalutato perchè, nonostante il global-warming l'ambiente rimane d'alta montagna per cui gli improvvisi cambiamenti del tempo possono diventare pericolosi.
Piz Umbrina Cima di Val Ombrina
La vetta del Piz Umbrina era fortemente presidiata durante la WW1 perchè si trovava proprio in prima linea. Trincee e baraccamenti sono ancora perfettamente leggibili sul terreno, e perfino ancora in piedi. La foto è scatta dalla cima e guarda verso il San Matteo.
Piz Umbrina Cima di Val Ombrina
Dalla cima del Piz Umbrina verso il Corno dei Tre Signori. In basso a
dx si indovina il Bivacco Battaglione Ortles, 120 metri più in basso.
Vedi le altre foto in Google Photo.
Ma per fortuna solo cento metri più in basso, lungo la cresta di salita, c'è il Bivacco Battaglione Ortles, pittoresco come sanno esserlo sono i bivacchi d'un tempo, è stato ricavato riadattando alla buona i resti di un baraccamento militare della WW1.
La sua presenza consente di spezzare in due la salita da Passo Gavia (peraltro non impegnativa, sui 750 metri) ma soprattutto ci permettere di assistere al tramonto e all'alba da un punto di osservazione privilegiato.
GPS Piz Umbrina Cima di Val Ombrina
Scarica la traccia GPS da Wikiloc.
👉Dal bivacco alla cima ci sono solo 120 metri di dislivello e il passaggio fra gli ostici sfasciumi e i grossi massi è agevolato dall'ancora evidente mulattiera costruita dagli Alpini negli anni della prima guerra mondiale.
La cima del Piz Umbrina era presidiata da punti d'osservazione, trincee, reticolati e baraccamenti tutt'ora in discrete condizioni e perfettamente leggibili sul terreno.
Le due cime più vicine sono il roccioso Corno dei Tre Signori e la nevosa Punta di San Matteo ma il panorama è circolare e va

domenica 15 ottobre 2017

Al Bivacco Battaglione Ortles da Passo Gavia

E' attestato sulla cresta sud del Piz Umbrina, una cima secondaria della più nobile Punta di San Matteo, una delle 13 Cime che compongono la catena Cevedale-Pizzo Tresero e che - almeno un tempo - erano una classica traversata d'alta quota su neve e ghiaccio.
Bivacco Battaglione Ortles
Il piccolo promontorio che ospita il Bivacco Battaglione Ortles, lungo il crestone meridionale che dal Piz Umbrina (Pizzo di Vallombrina o Cima di Val Ombrina) scende a Passo Dosegù. Il bivacco si trova a 3.100 metri di quota circa e qui è visto dal sentiero di guerra che porta alle opere di guerra del Piz Umbrina (vedi prossimo post).
Bivacco Battaglione Ortles
Il bivacco è ricavato dai resti di un baraccamento di guerra posto a 3.100 metri
di quota, lungo la cresta meridionale che unisce il Piz di Val Umbrina (m. 3.220)
al Passo Dosegù. Lo si raggiunge salendo direttamente da Passo Gavia oppure,
ma con percorso più lungo, dal versante trentino. In questo caso occorre partire
dal Lago di Pian Palù, in Val di Peio.
Vedi le altre foto in Google Photo.
Oggidì il Piz Umbrina (solo 100 metri e venti minuti più in alto del bivacco) si raggiunge in scarpette da ginnastica.
Solo il San Matteo è ancora innevato, ma appare lontano, quasi appartenesse ad un altro mondo.
Siamo però parecchio in su, 3.150 metri a dirla tutta, e quando il sole va a dormire la quota si fa sentire.
👉Ma la vecchia baracca in legno, ricavata da un riparo militare italiano della WW1 risistemato, nel 1972, fa ancora il suo dovere e così, aiutati dai sacchi a pelo, ce la caviamo egregiamente: materassi e coperte per fortuna non mancano.
La sera, appena arrivati, siamo saliti al Piz Umbrina, interamente occupato
GPS Bivacco Battaglione Ortles
Scarica la traccia GPS da Wikiloc.

dai resti dei trinceramenti di guerra, del resto molto ben conservati).
Il ritorno al bivacco è stato bellissimo, col sole che tramontava, le ombre che si allungavano e la prospettiva di una bella mangiata al riparo delle raffiche gelate.

Quote e dislivelli (dati del GPS):
Quota di partenza/arrivo: m 2.615 (parcheggio)
Quota massima raggiunta: m 3.104 (bivacco)
Dislivello assoluto: m 489

giovedì 14 settembre 2017

Cima Rosa da Passo dello Stelvio

Questa è un'escursione breve e facile. Porta a un tremila poco frequentato, che si trova in una posizione invidiabile, proprio all'incrocio fra Svizzera, Lombardia e Sudtirolo: Cima Rosa in italiano, Rötlspitz in tedesco, Piz Cotschen in romancio. Panorami ampi e grandiosi.
Cima Rosa Piz Cotschen Rötlspitz
Questo è lo spicchio di panorama rivolto verso l'Ortles, qui esattamente al centro della foto. Ma da Cima Rosa la vista è circolare, senza interruzione alcuna. E individuare le singole vette verso la Svizzera è impresa impossibile, ma almeno si individuano il Bernina e il Disgrazia, grazie al bianco dei (pochi) ghiacci.
Cima Rosa Piz Cotschen Rötlspitz
La Dreisprachenspitze/Cima Garibaldi riproduce la situazione già vista sopra il
Lago di Resia, dove anche oggi su un'unica cima (la Dreiherrenspitze/Piz Lat)
convergono i confini di tre stati: in quel caso Svizzera, Austria e Italia. L'edifi-
cio merlato è il piccolo Rifugio Garibaldi.
Vedi le altre foto in Google Photo.
Prima della WW1 lungo queste creste convergevano i confini di tre stati: Confederazione Svizzera, Impero Asburgico e Regno d'Italia; durante il conflitto cime e forcelle erano fortemente presidiate, perchè si trovavano lungo il fronte di prima linea. Delle opere di guerra sono rimaste evidenti tracce, in parte anche accompagnate da tabelle esplicative.
GPS Cima Rosa Piz Cotschen Rötlspitz
Al parcheggio si arriva dopo i 48 impegnativi tornanti della strada dello Stelvio.
Scarica la traccia GPS da Wikiloc.
Il massacro edilizio provocato dallo sci a Passo dello Stevio richiederebbe un discorso a sè. Comunque, appena lasciata l'auto bisogna scappare veloci dalla grottesca congestione del Passo e salire in fretta la cinquantina di metri che ci separa dal piccolo e sovraffollato Rifugio Garibaldi.
La piccola costruzione in stile eclettico-medioevale occupa il cocuzzolo dove convergono i tre confini odierni: Svizzera, Lombardia, Sudtirolo, cocuzzolo che prende significativamente il nome di
Dreisprachenspitze (cima delle tre lingue, Piz da las Trais Linguas, in romancio) sbrigativamente tradotto in Cima Garibaldi.
Da lì in poi l'affollamento cala rapidamente, e s'azzera man mano che il sentiero prende pendenza e si inerpica lungo la

domenica 27 agosto 2017

Bivacco Malga di Campo Secco (Val di Rabbi)

Questo meraviglioso bivacco è annidato nella sconosciuta Val Cercena, una collaterale destra della Val di Rabbi. Se ne stà appollaiato alle pendici del monte Polinàr, proprio di fronte alla malghe di Monte Sole, Villar e Cercen ed è una perla di raro fascino.
Bivacco Malga di Campo Secco
Non è difficile da raggiungere ma non ci si può arrivare per caso: di fatto va considerato come la meta di una salita-discesa in partenza da Malga Stableti, sopra la località Fonti di Rabbi (un grazie a Rad per avermelo segnalato la scorsa estate).
Bivacco Malga di Campo Secco
Dal bivacco verso la il Prà di Saent, il tratto della Val di Rabbi che sale fino al
Rifugio Dorigoni.
Vedi le altre foto in Google Photo.
Un tempo qui c'era una malga alta, ora è già molto che il posto non sia stato dimenticato e abbandonato all'avanzare dei rovi e del bosco, come succede quando ci si trova ai margini dei grandi flussi turistici di origine urbana.
Da fuori sembra un rustico ricovero per malgari duri e puri, stazzonato e in progressivo abbandono.
GPS Bivacco Malga di Campo Secco
Scarica la traccia GPS da Wikiloc.
La sorpresa è tutta all'interno, sotto la metà "rifatta" del tetto a due falde, che comunque sono entrambe conservate più che bene. Ma è sotto l'altra falda della vecchia coperture in lamiera ondulata che si resta stupefatti.
👉E' uno schiaffo in faccia a tanti architetti ammalati di protagonismo e una lezione pratica nel campo del riuso dell'esistente.
Non si direbbe, ma qui c'è proprio tutto: acqua, quattro letti a castello con materassi e coperte, legna, fornaséla, stoviglie, gas e tutto il resto, e anche di più...

Quote e dislivelli (dati del GPS):
Quota di partenza/arrivo: m 1.544 (parcheggio a Malga Stableti)

domenica 14 dicembre 2014

Waalweg Brandis a Lana

Corre appena sopra la pianura di lana, tra Oberlana/Lana di Sopra e Niederlana/Lana di Sotto.
La conca di Merano con la collinetta di Tirolo. Tra il gruppo di Tessa (a sinistra) e il Picco Ivigna (dx) si intravedono i monti in fondo alla Val Passiria. Nel Burgraviato sono tutt'ora attivi una quindicina di Waale, le rogge che garantivano l'rrigazione alle coltivazioni di fondovalle. A Lana di Sotto, presso il punto d'arrivo del sentiero, si trova l'Obstbaumuseum, il museo della mela.
Veduta verso Bolzano con l'aguzzo campanile di Lana di Sotto. Una targa
ricorda l'apertura del Waal: "Auspicus Comitum de Brandis et directione
Petris de Solderer patriciorum tirolensium erecta hac acquaducta 1835".
Vedi le altre foto in Picasa Web Album.
Il Waal è stato intubato e interrato da tempo, ma il nome resiste con la complicità dell'ufficio di promozione turistica.
Quello che effettivamente c'è è una promenade completamente priva di dislivelli, larga e comoda che parte da Lana e corre qualche metro sopra lecoltivazioni di mele del fondovalle, oltrepassa Lana di Sotto e s'incunea in un boscoso intaglio roccioso fino ad arrivare ad una cascata.
Il tracciato in Google Earth.
Da qui un tempo partiva la roggia voluta dal conte Brandis nel 1835 per irrigare i suoi campi e qui oggi termina il percorso.
Il sentiero è elementare, senza un dislivello degno di nota e lungo solo 3,5 chilometri.
Anzichè tornare indietro si può chiudere il percorso ad anello scendendo nel fondovalle al minuscolo centro abitato di Brandis, ormai assorbito da Niederlana/Lana di Sotto tanto che è scomparso dalla cartografia più recente. Da Brandis si torna all'auto percorrendo le stradine locali.

giovedì 21 agosto 2014

Alla Malga di Naturno da San Vigilio

La NaturnserAlm/Malga di Naturno (m 1.910) si affaccia sul versante solatìo della bassa Venosta e permette una visione d'insieme dell'Alta Via di Merano, il lungo e formidabile tracciato in quota che rimbalza di maso in maso da Tirolo alla Val Senales. 
Al centro della foto campeggia lo Schnaltzer Leger/Alpe di Senales, il massiccio che condivide con il Texelgruppe/Gruppo di Tessa (sulla dx) la rete di percorsi dell'Alta Via Meranese. Sono sentieri facili, uno più bello e panoramico dell'altro che, un pezzo alla volta, entrano a far parte nel mio carnet di passeggiate in quota.



La Naturnser Alm/Malgadi Naturno, che i più raggiungono dal
versante venostano, salendo da Rabland(Rablà fino ai 1.600
di Aschbach/Rio di Lagundo in funivia, poi a piedi. Con
Aurelio seguiamo un approccio meno diretto, salendo dal
versante di Lana (sempre senza rinunciare alla funivia...).
Vedi le altre foto in Picasa Web Album.
Con un buon binocolo, si possono studiare i percorsi e i masi toccati dall'Alta Via di Merano stando comodamente seduti ai tavoli della Naturnser Alm.
Saliamo da Lana, periferia di Merano, portandoci in quota prima in funivia e poi con una seggiovia che ci scodella alla storica "stazione di villeggiatura" di Vigiljoch/Monte San Vigilio (m 1.814).
Scarica la traccia GPS.
Il posto, molto alla moda ai tempi della belle époque (la funivia venne aperta nel 1912, la seconda d'Europa) appare oggi un po' scaduto di tono, nonostante il tentativo bio-bau di un grosso "cinque stelle resort" costruito abbattendo il precedente hotel più tradizionale. Mezzo interrato e fuori posto, esibisce una rampa garage in stile condominiale e il "suo lato B" sembra una piccola base Nato, con l'erba sul tetto piatto ad evidenziare ciò che vorrebbe nascondere.
Le eleganti villette in legno immerse nel bosco costruite ai tempi d'oro ci sono ancora, ma appaiono stranamente vuote e trascurate anche se siamo in agosto; più in sù, a pochi metri dalla famosa chiesetta di San Vigilio, c'è un albergo e poco oltre gru e ruspe sembrano intenzionate a duplicare il metodo "bio-bau-resort" sperimentato più in basso, una formula certamente in grado di ammorbidire le commissioni edilizie comunali.
Le perplessità terminano quando, sui 2.000 metri, incomincia

lunedì 21 luglio 2014

Peilstein (Il Sasso)

C'è una lunga dorsale panoramica che si affaccia sulle Maddalene (Nonsberg per i sudtirolesi) a sud e sulle Venoste (Ötztaler Alpen)  a nord.
La lunga e articolata catena montuosa che parte da Lana (periferia meranese) e si spinge dapprima fino alla larga cima dell'Orecchia di Lepre per poi risalire in direzione del Cevedale ha in serbo passeggiate di prima scelta.
Alla vecchia malga dello Schweinsteig (=sentiero dei maiali) si sta svolgendo
la festa popolare che il paese di St. Walburg consacra (c'è anche il prete che
dice messa sull'altareda campo) all'avvenuta monticazione (le vacche sono
già da una settimana alla soprastante Marschnellalm.
Vedi le altre foto in Google Foto.
E' costellata da cime facili e remunerative, con dei bei percorsi che si snodano in quota. Il Sasso, questo il nome affibbiatogli da Ettore Tolomei, si trova sulla verticale del capoluogo e del grande lago artificiale, lo Zoggler Stausee/Lago di Zoccolo.
Lasciata l'auto ai masi di Riem (m 1.690) e vinti i 300 metri che separano dalla Schweinsteig (m 2.109), il resto del percorso si svolge su facili sentieri che prendono piacevolmente quota e consentono
Scarica la traccia GPS.
giri ad anello come quello di oggi, che al ritorno passa dal piacevole posto di ristoro della Riemergergalm (m 2.049).

Quote e dislivelli:
Quota di partenza/arrivo: m 1.690
Quota massima raggiunta: m 2.541
Dislivello assoluto: m 851
Dislivello cumulativo in salita: m 911
Dislivello cumulativo in discesa: m 937
Lunghezza con altitudini: km 12,3
Tempo totale netto: ore 4:30 AR
Difficoltà: E

Descrizione del percorso:
Dal parcheggio (m 1.690) si imbocca

lunedì 9 giugno 2014

Cimon di Bolentina

Giro arioso, facile e panoramico con pernottamento nella piccola e accogliente costruzione in pietra del Bivacco Marinelli.
La facile cima panoramica si trova alla biforcazione fra Val di Sole e Val di Rabbi, proprio sopra Malè e al punto in cui le acque del torrente Rabbies confluiscono in quelle del fiume Noce.
Fioritura di Pulsatilla Vernalis davanti al Bivacco Marinelli, con l'intero
gruppo delle Dolomiti di Brenta sullo sfondo.
Vedi le altre foto in Google Foto.
Il percorso è completamente privo di difficoltà tecniche e assolutamente elementare sia nel tratto che raggiunge il bivacco, sia in quello della salita finale al Cimon di Bolentina. Gli unici intoppi sono venuti dal meteo (tempo stabilmente coperto) e dalla stagione (l'inverno eccezionalmente nevoso ha lasciato in eredità tanta neve che non si è ancora sciolta, nonostante l'esposizione a sud-est del crestone erboso lungo cui si snoda l'elementare via di salita.
Scarica la traccia GPS.
👉Una bella sorpresa è venuta dal bivacco "Dino Marinelli" situato 200 metri sotto la cima. Si tratta di una piccola costruzione in pietra, completamente rifatta nel 1993 rispettando dimensioni e materiali originali, un vero restauro, insomma. E' arredato con tavolo, panche e tre posti letto a castello con materassi e coperte. Arredo in legno semplice e funzionale, come si può vedere dalle foto.

Quote e dislivelli (andata):
Quota di partenza: m 1.400 (parcheggio)

mercoledì 24 luglio 2013

I due Rifugi della Val Martello

L'arretramento dei ghiacci consente di affrontare l'alta Val Martello in scarpe da ginnastica.
Il rifugio Nino Corsi (oggi anche Zufallhütte) salendo alla Marteller Hütte.
Sullo sfondo il lago artificiale Zufrittsee-Gioveretto.
Un tempo i ghiacci e le nevi perenni del Cevedale scendevano dal passo della Forcola fino al rifugio Marteller Hütte, che affiorava da uno spuntone di roccia circondato dalla neve fino a stagione avanzata.
Il rifugio Marteller Hütte visto dal sentiero 37 durante il ritorno a valle.
Al centro della foto si distinguono le vette gemelle del Cevedale e della
Zufallspitze. Sullo sfondo a destra la cima del Königspitze-Gran Zebrù.
Vedi le altre foto in Picasa Web Album.
Scarica la traccia GPS da Every Trail.
Oggi davanti al rifugio passano gli escursionisti col rampichino; arrivano dal dirimpettaio Passo Madriccio (sì, quello sopra il rifugio Città di Milano, a Solda).
Più in basso, su un piatto risalto roccioso, c'è il rifugio Nino Corsi, un pezzo di storia dell'alpinismo.
Questo giretto di inizio stagione l'abbiamo fatto salendo dapprima allo storico Rif. Nino Corsi (Zufallhütte), un evergreen ben conservato. Poi dal suo pianoro roccioso abbiamo risalito, lungo un sentiero ottimamente tracciato, la costa sassosa e ripida che porta ai 2.610 metri del Rif. Martello, ormai anch'esso lontano dal fronte del ghiaccio.
Il ritorno a valle l'abbiamo fatto ad anello, lungo il sentiero numero 37, una new entry relativamente recente, che passa fra le morene che il ghiacciaio si è lasciato alle spalle da qualche anno e che infatti si chiama "sentiero glaciologico".
Il giro di rientro invita a qualche sosta prima di calare di nuovo nella zona dei parcheggi. Diciamo tre ore in tutto.
Dai parcheggi di Paradiso del Cevedale (m 2.050) fino al rifugio alto ci sono 540 metri di dislivello che si percorrono in un'ora e mezza. Con l'ampio giro di rientro il tempo totale sale a quattro ore. escursioni_estive

domenica 19 agosto 2012

Sul Vioz dalla Val di Peio, per l'antico sentiero

Una meta alpinistica ambita, ben sopra la cifra magica dei 3.000 metri ma con la sicurezza di un rifugio posto nei pressi. E' una situazione che richiama quella della Capanna Margherita sul Monte Rosa.
Vioz, Palon de la Mare, Cevedale e Zufall ripresi da Cima Nera (che si trova sopra il Rif. Larcher, sopra Malga Mare, sempre in Val di Peio). Appena sotto la vetta del Vioz, lungo la via di salita, si trova l'importante Rifugio Mantova, che è il più alto del Trentino.
Dalla vetta del Vioz: vista all'indietro verso il Rifugio Mantova, che si trova non più
di un centinaio di metri più in basso.

Dal Vioz passa lo storico percorso alpinistico su ghiaccio detto "delle Tredici Cime", una cavalcata senza fine dal Passo di Gavia alla doppia cima del Cevedale, e scusate se è poco. Ma ad ogni modo, per gli escursionisti senza pretese, qui si arriva partendo da Peio Fonti, aiutati dagli impianti di risalita, come racconta Gigi che ci ha messo le foto, la relazione sul percorso e i calcoli di quote e dislivelli (e anche la memoria dei tempi andati).

"Da Péio Fonti con la cabinovia si sale a Tarlenta. Usciti dalla stazione a monte, occorre scendere lungo una pista da sci arrivando a un impianto di risalita e quindi a una seconda seggiovia con cui raggiungiamo il Pian di Larèt al Dos dei Gembri (€ 14,00 andata e ritorno agosto 2012).
Scesi al Rifugio Dos dei Gembri lo lasciamo alle spalle, dirigendo verso la Val della Mite (siamo sul sentiero 138 che qui è una strada sterrata) e il vicino bivio con il sentiero 139. Il sentiero sale con un paio di tornanti e un lungo traverso fino a 2.480 metri, dove incontra il sentiero 105, proveniente da Péio (m 1.579), nei pressi della Cima Vioz. Ora il nostro percorso prende a salire il lungo crinale SE del Monte Vioz, taglia il fianco E del Dente del Vioz, prosegue lungo il tratto chiamato “Restèl “ e giunge con un tratto attrezzato al caratteristico passaggio del Brick. Le funi, ottimamente fissate, non servono a un escursionista esperto, possono però essere d’aiuto ai meno sicuri per via dell’esposizione.
Dopo il Brick, il sentiero cambia versante, si abbassa di qualche metro e trova il bivio con il sentiero che prima scende al fondo della Val della Mite, poi risale il versante opposto e raggiunge la visibile stazione a monte della funivia di Péio 3000. Proseguendo si sale ancora per affrontare, infine, il tratto più ripido del percorso. Il sentiero, ben tracciato sempre, aiuta con numerosi tornanti a macinare dislivello, ma certamente la quota si fa sentire, infatti, ormai abbiamo superato i 3.200 metri.
Infine appare il Rifugio Mantova, ma non fatevi prendere dell’euforia. Mantenete un passo regolare e cadenzato, eviterete fiatone e inutile fatica, infatti, il rifugio ha fatto capolino ma non è lì a due passi. Raggiunto il grande rifugio Mantova, si può decidere per una pausa, anche se personalmente vi consiglio di continuare la salita fino a raggiungere un’invasiva croce sull’anticima e la vicina vetta del Monte Vioz visualizzata da un discreto cippo topografico, al contrario della croce precedente.
Se siete più fortunati del sottoscritto, è avete dalla vostra condizioni meteorologiche favorevoli, godrete di un panorama davvero smisurato! Come c’è da aspettarsi da una vetta di 3.644 metri. Bellissima la vista su Palon de la Mare, Monte Cevedale e Zufallspitze, ma anche verso SE non si scherza con la successione di vette che culminano nella Punta di S. Matteo m 3.678.
Tutto ciò non può però far passare in secondo piano una tragica realtà: il ghiaccio si sta squagliando a tutta velocità a causa dei veloci cambiamenti climatici per darvi un’idea ho aggiunto tre foto scattate nel 1982 che possono dare un’idea precisa meglio di tante parole. In quell’anno, con l’amico Fausto, si passò dal Vioz per proseguire fino al bivacco Colombo al Monte Rosole per il pernottamento. Il giorno dopo concludemmo il giro, salendo le due vette del Cevedale per poi scendere al Rifugio Larcher e da lì tornare a Cogolo. È stata anche l’unica volta, delle quattro salite al Monte Vioz, che ho preso belle giornate!
Tornati al Rifugio, si può fare una beve sosta ristoratrice, tenendo presente che il tempo è tiranno, o meglio lo sono gli orari della seggiovia del Dos dei Gembri che chiude alle 17! Orari da turisti stanchi che si alzano tardi e tornano a valle presto e di certo non salgono al Monte Vioz. Buon cammino!

Quote
Péio Fonti                                    m 1.380
Loc. Tarlenta                               m 2.000
Dos dei Gembri (Pian di Larèt)    m 2.313
Rif. Dos dei Gembri                     m 2.300
Bivio 138/139                              m 2.375
Bivio sent. 139/105                      m 2.480
Cima Vioz                                    m 2.504
Dente del Vioz                              m 2.901
Tratto attrezzato del Brick             m 3.206
Rif. Mantova                                 m 3.535
Monte Vioz                                  m 3.644
Dislivello totale:                             m. 1.344

Tempi
Pian di Larèt – Monte Vioz 4:00 ore
Monte Vioz – Pian di Larèt 3:15 ore
Totale                                 7:15 ore


Note 
Prima di scendere ho bevuto una birra al rif. Dos dei Gembri e, parlando con il gestore, ho accennato al fatto degli orari. Il gestore mi ha risposto che hanno provato più volte a chiedere di prolungare le corse dell’impianto di risalita, ma senza ottenere alcun risultato. Evidentemente la politica della proprietà degli impianti preferisce spellare i turisti stanchi e risparmiare sui costi e al diavolo tutti.
Scesi dalla cabinovia per accedere alla seggiovia occorre scendere, come illustrato nella relazione; sono circa 25/30 metri di dislivello che, al ritorno, si sommano a quelli già fatti in giornata nonostante l’esborso di 14 €!
Naturalmente, per chi può permettersi la spesa, sarebbe meno faticoso salire al rif. Mantova nel pomeriggio, pernottare e l’indomani salire alla vetta (di solito è più facile avere bel tempo la mattina), quindi affrontare la lunga discesa con tutta calma, senza patemi di orari."

sabato 6 agosto 2011

Cima Nera, un 3000 di fronte al Cevedale

Sono 1000 metri di dislivello (da 1.983 a 3.037) passando prima per il Rifugio Larcher (m 2.608), e poi per il Lago Marmotta (m 2.704).
Da Ossana (Val di Sole) in auto prima fino a Cogolo (Val di Peio) e poi fino alla diga di Malga Mare. Dopo la sosta allo storico Rifugio Guido Larcher (m 2.607), si prende in direzione del Lago Marmotta, dai cui pressi una camminata di 45 minuti permette di raggiungere la vetta di Cima Nera, dove si trovano resti di postazioni austriache della Prima Guerra Mondiale.
Per salire a questa panoramica cima non servono i ramponi. Il sentiero non è segnato, tuttavia è ben evidente e battuto. Si svolge su detriti e sassi.
Bellissimo il panorama, che a occidente spazia sui ghiacciai del Cevedale, del Palon e del Vioz e a sud si allarga, oltre i laghi Marmotta, Lungo e Careser, fino alle Dolomiti di Brenta. A est la vista è più limitata, chiusa dai 3.330 metri della vicina Cima Marmotta. Lo stesso verso nord, dove tuttavia al di là della Forcola si vede uno spicchio del ghiacciaio che dal Cevedale scende verso la Val Martello e la slanciata piramide del Gran Zebrù.
In discesa siamo passati, seguendo un altro percorso, per il Lago Lungo (m 2.553), ritornando sul percorso della salita all'altezza del Pian Venezia.
PS: da non confondersi con l'omonima Cima Nera-Hintere Schwärze della Val Senales, che sta proprio sulla linea di confine italo-austriaco ed è alta 3.628 metri.

Descrizione del percorso e note sullo storico rifugio.
Avvicinamento in auto: Valle di Sole – Val di Pejo – Cogolo – Val de la Mare. Una lunga strada asfaltata, però stretta e un po’ malridotta, conduce, dopo l’esborso di 2 euro in località Tablà (m 1.800 circa), fino alla Centrale Elettrica della Val de la Mare (m 1.972), dove si parcheggia.
Avvicinamento a piedi: con il sentiero 102, in pochi minuti si raggiunge la vicina Malga Mare m 2.031. Si continua risalendo un bel bosco di conifere e attraversando numerosi torrentelli con vari zig zag, fino a che, dopo alcuni dossi erbosi, si esce al Pian Venezia, un ampio vallone pianeggiante creato dal movimento millenario dei ghiacciai, qui il paesaggio diventa ampio è spettacolare. In alto verso NO si può vedere il Rifugio Larcher. Quest’ultimo si raggiunge con un lungo traverso alzandosi gradualmente sulla conca di Pian Venezia dove confluiscono due torrenti: il Noce Nero e il Noce Bianco. Il primo nasce dal ghiacciaio, mentre il secondo è generato da una sorgente.
Salita alla Cima Nera: dal Rifugio Larcher si segue il sentiero 104, risalendo (15/20 minuti) un costone arrivando così al Lago delle Marmotte m 2.705. Ora si abbandona il sent. 104, imboccando una traccia, ben visibile, che costeggia il lago, tenendolo più in basso a destra, puntando all’evidente dorsale SE di Cima Nera
Il sentiero, senza segnavia ma ben tracciato in tutta la sua lunghezza, raggiunge un bivio (occorre tirare dritti ignorando il sentierino che porta sulle sponde dello specchio d’acqua), prende rapidamente quota tra sfasciumi e detriti con traversi e tornanti. Ci si avvicina così alla crinale di SE di Cima Nera che si segue senza problemi di orientamento. Si tratta di un vecchio sentiero della Prima Guerra mondiale ottimamente tracciato (alcuni muretti a secco s’incontrano lungo l’ascesa), infatti, giunti poco sotto la Cima, si trovano resti di baraccamenti con legname “argentato” dal tempo (sono passati ben 93 anni da quei macabri eventi) e delle trincee. La vetta si raggiunge subito dopo; le opere belliche testimoniano la posizione privilegiata di questa Cima che altrimenti passerebbe assolutamente inosservata.
Il panorama è grandioso e ripaga la fatica. Verso ovest svettano il Vioz 3.644 m, il Palon de la Mare 3.703 m, il Monte Rosole 3.536 m e infine il Cevedale 3.769 m. A nord ovest si scorge l’imponente piramide del Gran Zebrù 3.851 m, che svetta al di sopra di Forcella Forcola accompagnata dal più massiccio Ortles m. 3.905.
Ritorno all'auto: si torna al Lago Marmotta e al sentiero 104; si continua verso est fino al bivio con il sent. 146 che porta al bel Lago Lungo m 2.550. Costeggiando lo specchio d’acqua sul lato occidentale si cala gradualmente, sempre in ambiente severo ma rilassante, per finire scendendo più decisamente a Pian Venezia. Qui si trova il sentiero 102, percorso all’inizio dell’escursione, e con esso si torna al parcheggio sotto Malga mare.
Aggiungere la salita al Passo Vedretta Alta: giunti in vetta si può scendere lungo l’elementare cresta N, perdendo quota fino a raggiungere i tremila metri circa; da dove risalire al Hohenfernerjoch m 3.150 o Passo Vedretta alta. Si tratta di un’ampia insellatura dominante la Val Martello (si nota in basso il Rif. Martello m 2.580) con splendida vista sul Cevedale, l’impressionante, perfetta, ripida piramide del Gran Zebrù e la vicina mole dell’Ortles. Il percorso, tra neve e sfasciumi, richiede tra andata e ritorno circa un’ora e un minimo di senso “del terreno” trattandosi di cercarsi il percorso migliore a vista. Nel corso dell’escursione di cui si relaziona è risultato ottimale un percorso che si teneva sulla sinistra salendo al Passo; eventuali condizioni di neve diverse cambieranno tale scelta.
Notizie sul Rifugio Guido Larcher: è aperto da giugno a settembre, dispone di 80 letti e un locale invernale con 14 posti. Tel. gestore 0463 753.144 - tel. rifugio 0463 751.770.
Il Larcher in un'antico scatto di Giovan Battista Unterveger.
Il primo edificio fu costruito nel 1882 e chiamato Rifugio Cevedale; naturalmente era il classico “cubo” che poi, nel 1907, fu ampliato con l’aggiunta di due stanze separate (una per le signore ed un’altra per i signori). Nel 1938 il Rifugio cambia nome e viene dedicato al senatore Guido Larcher. Nel 1961 è sottoposto ad ampliamento poi, ventisette anni dopo, nel 1988, si procede ad una drastica demolizione e alla successiva ricostruzione negli anni successivi, sempre nel medesimo luogo. Il 1992 e l’anno della nuova inaugurazione.
Guido Larcher nacque a Trento, allora appartenente all’Impero asburgico. Fu sostenitore dell’annessione del Trentino al Regno d’Italia e collaborò con Cesare Battisti; insieme a quest’ultimo e Giovanni Pedrotti, nell’agosto del 1914, firmò un appello al re Vittorio Emanuele III per la liberazione delle terre irredente. Nel maggio 1915, riparò in Italia arruolandosi volontario negli alpini e combattendo contro l’esercito austriaco.
Ricoprì anche per vari mandati il ruolo di presidente della Società Alpinisti Tridentini (1902/03, 1906/09, 1919/25, 1934/37).
Collaborò con il Partito Nazionale Fascista, ricoprendo vari incarichi politici e amministrativi. Nel ‘39 fu nominato Senatore del Regno, carica vitalizia che gli fu tolta, dopo la caduta di Mussolini, in seguito al deferimento all’Alta Corte di Giustizia per le Sanzioni contro il Fascismo assieme ad altri Senatori: «… responsabili di aver mantenuto il fascismo e resa possibile la guerra sia coi loro voti, sia con azioni individuali, tra cui la propaganda esercitata fuori e dentro il Senato …». Fu riabilitato nel 1948.
Il 22 giugno 1946, approvato dal governo italiano, fu promulgata la cosiddetta “Amnistia Togliatti” dall’allora Segretario del PCI e Ministro di Grazia e Giustizia. Scopo di tale provvedimento era la pacificazione nazionale ma “l’interpretazione” fu estesa tanto che il 2 luglio 1946 Togliatti emanava la circolare n. 9796/110, raccomandando interpretazioni restrittive. Al contrario seguirono ulteriori amnistie che allargarono ulteriormente sia i termini temporali che la casistica.
Il 7 febbraio 1948 il governo varò un decreto, proposto dall’allora sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei Ministri Giulio Andreotti (un nome, una garanzia), con cui i giudizi ancora pendenti dopo l'amnistia del 1946 venivano estinti. In poche parole “chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato …”. Che dire?