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venerdì 17 novembre 2017

La guerra, le valli e i traffichini. Pecunia non olet, soprattutto in questi anni senza memoria.

Certe fortune del dopoguerra e degli "anni del boom" hanno avuto una dubbia origine. E' il caso - ma è solo un esempio - di una grande catena di supermercati trentina. Tutto iniziò dal nonno borsanerista che batteva le valli... La Val di Cembra soprattutto...
borsaneristi
"La campagna era piena di sfollati: le stalle, i fienili, le capanne, ospitavano le famiglie
degli impiegati, degli operai, dei borghesi, e i contadini accrescevano il loro guadagno
trafficando con le uova, la farina, il lardo, il latte, il vino, le patate, la carne dei vitelli
di proprietà padronale, accusando poi i tedeschi di averli razziati."

(AA.VV, "Storie della Resistenza", Sellerio
Editore, Palermo, 2013, pag. 71)
Nelle valli oltre ai contadini c'erano i borsaneristi. Proliferavano gli avvoltoi che approfittavano della situazione, gente che anticipava i tempi nostri, popolati da ridanciani affaristi che (per esempio) quando sanno del terremoto dell'Aquila sghignazzano sui morti e si fregano le mani in vista degli affari imminenti.
I furbetti di valle e di paese replicano in piccolo la grande storia di Ferdinand Porsche, l'entusiasta socio industriale di Hitler che oggi nessuno si sogna di associare ai campi di concentramento. O degli eredi del dott. Mengele, la cui fabbrica di trattori messa su nel dopoguerra alla periferia di Lana (Merano) non è mai stata contestata. Pecunia non olet, e figuriamoci se non è stato così nel nostro Trentino, patria della Controriforma, dove il confessionale ripulisce ogni colpa molto più che altrove.

giovedì 8 dicembre 2016

Cima Alta/Palon da Malga Campo (cresta Bondone-Stivo)

Il Cornetto del Bondone e il Monte Stivo sono collegati da una lunga, aerea e accidentata cresta. Da un lato la Val d'Adige, dall'altro la Valle dei Laghi, più esattamente la Val di Cavedine.
cresta Bondone Stivo
Dalla Cima Alta/Palon verso Nord: proprio al centro c'è il Cornetto del Bondone, da dove inizia la lunga linea di cresta che si spinge fino al Monte Stivo. In questo punto ci troviamo più o meno a metà strada. Anche la vista verso Sud merita: il Pasubio, le Piccole Dolomiti, l'altipiano dei monti Lessini, la catena del Baldo con l'Altissimo di Nago e la piccola protuberanza del Corno della Paura che si affaccia verso Rovereto.
cresta Bondone Stivo
La spianata delle malghe: Malga Campo di Drena (sulla destra) e Malga Campo
di Arco (sulla sinistra). Per chi non vuole camminare troppo forse da qui l'escur-
sione più remunerativa è la salita al Monte Stivo.
Vedi le altre foto in Google Photo.
Ci-sono dei bei saliscendi e farsi tutta la cresta dall'inizio (Cornetto del Bondone) alla fine (Monte Stivo) non è un'impresa da sottovalutare; è vero che non ci sono difficoltà tecniche ma la lunghezza e il dislivello che s'accumula la rendono tosta.
E' un po' troppo per noi, anche perchè bisognerebbe organiz-zarsi con due macchine: una alle Viotte e una a Passo Bordala, che non sono proprio a due passi.
Nota: la vicina anticima sud-orientale si chiama Cima Alta ed è di qualche metro
più alta del Palon. Scarica la traccia GPS da Wikiloc.
Scarica la traccia GPS da Wikiloc.
La nostra uscita odierna si limita ad una modesta puntatina: un semplice mordi e fuggi fino alla sua elevazione centrale: la cimetta Palon (che naturalmente non ha niente a che fare col Palon del Bondone) e che in realtà è di 2 o 3 metri più basso della sua modesta anticima affacciata sulla Val d'Adige (mentre il Palon si affaccia sulla Valle dei Laghi). Bazzecole, visto che i due punti trigonometrici distano solo una cinquantina di metri in linea d'aria, ma bazzecole che possono indurre in confusione fra i due "Paloni": quello "vero" del Bondone e questo qui, situato a metà della cresta e

domenica 20 novembre 2016

I tre baiti della Valsorda sopra Forno (Latemar)

Tra sentieri spazzati via, piedi bagnati e baiti essenziali, lungo la stretta Valsorda che col suo Canal de le Bore portava da Forno all'anfiteatro del Latemar.
Bivacco Malga Valsorda
Il bivacco Malga Valsorda è dotato di fontana esterna, legna e punto fuoco all'interno, tavolo e panca. Ha però ha un unico posto su tavolato senza materasso nè coperte. Il sottostante bivacco Baita Valsorda è dotato di acqua esterna, tavolo con panche, fornasela e quattro posti letto su tavolato senza materassi, il punto fuoco è posto in un gabbiotto separato che funge anche da legnaia. Infine il Baito di Praconè, ha due posti letto su tavolato senza materassi, punto fuoco interno con tavolo e panche e niente acqua.

Bivacco Malga Valsorda
Le intemperanze del Rio Valsorda hanno trasformato lo stretto intaglio della valletta
e spazzato via gran parte dell'antico Canal de le Bore. Per arrivare al bivacco Malga
Valsorda si sono resi necessari ben 4 guadi (in primavera saranno peggiori).
Vedi le altre foto in Google Photo.
Stretta e impervia, la Valsorda si incunea nell'an-fiteatro del Latemar risalendola da Sud. E' il percorso obbligato per chi vuole salire all'anfiteatro del Latemar dalla Val di Fiemme e non si fa fa spaventare dai dislivelli "tutti in un colpo". Quello di oggi è solo un giro esplorativo: vogliamo capire se i tre baiti forestali della Magnifica Comunità di Fiemme individuati sulla carta sono "dormibili" e "cucinabili" oppure no.
GPS Bivacco Malga Valsorda
Scarica la traccia GPS da Wikiloc.
Ben presto, appena sopra il parcheggio ricavato dopo l'ultima casa di Forno, ci accorgiamo che le botte d'acqua delle ultime stagioni hanno pesantemente segnato lo stretto fondovalle, provocando smottamenti importanti e cadute di grossi massi, addirittura cambiandone in alcuni tratti la conformazione.Hanno distrutto anche uno degli ultimi "canai de le bore" le canalette selciate che guidavano a valle i tronchi comportandosi come piste da bob. Questo arrivava fino alle porte di Forni.
Ne sono sopravvissuti solo

mercoledì 16 novembre 2016

Cima Mughera (Alpi Ledrensi)

Facile e panoramica escursione con breve e panoramico anello in quota sopra la sponda bresciana del Lago di Garda.
Cima Mughera
Da Cima Mughera il Lago di Garda sembra quasi un fiordo norvegese, ma clima e atmosfere sono mediterranee. Sulla sinistra la lunga catena del Baldo, a destra le Alpi di Ledro, che nascondono mete e cime fuori mano ma molto remunerative: tra le altre il Monte Misone, il Corno di Pichea, Cima Parì, Cima Nara e le altre cime sopra Pregasina, Cima Rocca sopra Riva.
Cima Mughera
Dal Passo di Guil inizia un simpatico e rilassante anello panoramico che si
muove in quota, sempre in falso piano sul filo dei 1.200 metri.
Vedi le altre foto in Google Photo.
Abbiamo preferito farcela a piedi, pestando sul cemento della forestale che sale da Prè di Ledro fino all'antico insediamento di Sant'Antonio, uno slargo prativo molto appartato e poco conosciuto, un tempo certamente più abitato e vivo di oggi.
Ma questo pezzo si può anche saltare - come fanno i locali - salire in macchina e affidarci agli scarponi solo da Sant'Antonio in sù.Si risparmiano 400 metri di disli-vello ma ci si perde un bosco
GPS Cima Mughera
Scarica la traccia GPS da Wikiloc.
di faggio veramente suggestivo.
Comunque, una volta conquistato(si fa per dire) il Passo di Guil, l'atmosfera cambia e dal Trentino minore, paesano, marginale e dimenticato, si scollina sui panorami del "Gardasee" che fanno impazzire i teutonici.
Siamo a mille metri sulle acque, con temperature e sensazioni mediterranee.
D'autunno e d'inverno qui ci sono solo loro, non i cugini sudtirolesi, ma gli hochdeutsch che sembrano cercare qui, nel terso millennio del biker, surfer e climber, lo stesso

sabato 17 settembre 2016

Dal Bar Rosna al Passo Brocon (Lagorai)

Farsela a piedi: scarpinata nei boschi lungo le dimenticate vie pedonali. Sui fianchi del Monte Coppolo (un mondo dimenticato tra il Vanoi e Lamon, il paese dei fagioli).
Val Rosna Pugnai Bellotti
Partiti dalla forra dello Schener, si transita da due piccoli insediamenti non più abitati stabilmente. Sono le case dei Pugnai e quelle dei Bellotti (qui sopra al centro): due piccole frazioni del comune di Lamon (provincia di Belluno) che sembrano fluttuare nel silenzio di un mondo lontano, nascosto nei fianchi scoscesi del Monte Coppolo e confinato in un cuneo di boschi inselvatichiti e ripidi fra i torrenti Vanoi e Cismon. Un mondo a parte, dove i collegamenti sono da sempre affidati solo agli scarponi e agli zoccoli dei muli.



frazione Pugnai
Il primo dei due paesini collegati al mondo solo da mulattiere e sentieri è costituito
dalle case dei Pugnai, oggi frequentate saltuariamente quasi solo nel periodo estivo.



Lunga camminata lungo i fianchi del Monte Coppolo, dal torrente Cismon fino al Passo Brocon, passando per i paesini abbandonati di Pugnai e Bellotti, collegati al mondo solo da mulattiere e sentieri.
Si parte dalla forra torrente Cismon, dove nel breve spiazzo tra una galleria e l'altra sopravvive il vecchio Bar Rosna, che un tempo era sicuramente più frequentato di oggi.
GPS Pugnai Bellotti Lamon
Il percorso ricalca pressochè fedelmente la via seguita dai partigiani del Battaglione
Gherlenda
durante la marcia di trasferimento dalle Vette Feltrine a Cima d'Asta nel-
l'agosto del 1944.
Scarica la traccia GPS da Wikiloc.
👉Si trovava infatti in una posizione parecchio frequentata, allo sbocco della stretta e ripida Val Rosna, una valletta che scendeva dall'antica strada principale Sopramonte-Primiero e in più era anche proprio sopra il ponticello che scavalcava il Cismon per portare, con un percorso solo pedonale, all'abitato dei Pugnai, nei boschi un duecento metri sopra la gola dello Schener.
👉Ma gli anni d'oro per la locanda vennero quando fu aperta la statale "nuova", con gallerie e tratti "a capanna" scavati nella roccia. Si veniva a trovare al centro di un comodo quadrivio all'incrocio delle direttrici Fonzaso-Primiero e Sopramonte-Vanoi.

martedì 30 agosto 2016

Finalmente sul Turrion Basso! (Brenta)

Questo isolato sperone roccioso accende la fantasia di chi risale la Val Flavona puntando al Brenta centrale: sembra tratto da una tavola di Galeppini, l'insuperato illustratore di Tex Willer.
Turrion Basso
Dopo anni di rinvii, finalmente ho ficcato il naso su questa evocativa cima di roccia stratificata, un ferro da stiro appoggiato sulle verdi praterie dell'alta Val S.Maria Flavona, proprio al centro delle Dolomiti di Brenta. Cambia aspetto a seconda del lato da cui ci si avvicina: a volte prua rocciosa, a volte sperone, a volte ardito torrione, a volte lama di coltello. Sempre troppo vicina per i larghi giri nel Brenta e sempre troppo lontana per le rapide uscite vicino a casa. E oggi, finalmente...
Turrion Basso
E' un affilato montozzo che si erge isolato nelle vaste praterie comprese tra il Gro-
stè, Malga Flavona e il Passo della Gaiarda. Si sale dalla parete Ovest, quella rivol-
ta verso il Grostè (al mattino è in ombra).
Vedi le altre foto in Google Photo.
La sua modesta altezza non ha mai suscitato l'attenzione degli alpinisti, anche perchè lo scenario dolomitico che lo circonda è veramente imponente.
L'escursionista ha una sola chance: il canalino che collega il vasto ghiaione accumulatosi alla base della lunga e verticale facciata Ovest con il pianoro di vetta. E' la parete che guarda verso il passo del Grostè, quella  meno scenografica.
Ed è appunto da lì che "saliamo".
GPS Turrion Basso
Per rimontare il ghiaione è consigliabile scegliere un percorso abbastanza diretto,
come il ramo più in alto della traccia arancione, che noi, invece, abbiamo percorso
scendendo.
Scarica la traccia GPS da Wikiloc.
Abbiamo infatti scelto la via più breve e facile: la stazione a monte della funivia è più o meno alla stessa quota del Turrion e i 600 metri di saliscendi che s'accumulano lungo il percorso sono perlopiù su comodo sentiero.
Solo il ghiaione "rompe": sassi troppo piccoli per sostenerti ma troppo grossi per piantarci il piede. In pratica, un continuo gioco di equilibrio finchè non s'arriva all'imbuto roccioso che dopo qualche metro di facile roccia sbuca sul vasto pianoro sommitale: un tavolato piatto che s'inclina in salita verso Sud, dove - a 2.384 metri - c'è l'ometto di vetta.

venerdì 12 agosto 2016

Sul Colbricon da Passo Rolle (Lagorai)

I Lagorai orientali hanno termine a Passo Rolle, celebre valico alpino che li divide dal grande gruppo dolomitico delle Pale di San Martino.
Colbricon
E' l'ultima cima grande dei Lagorai; tra il Colbricon e il vicino Passo Rolle c'è solo la piccola, ma anch'essa assai bella, cima Cavallazza (non visibile nella foto) che può essere scelta come bella meta di un giro a sè stante. A sinistra, in secondo piano, la Marmolada e a destra il Cimon della Pala con, leggermente staccato sulla sinistra, il Monte Mulaz.
Colbricon
Sull'altro lato, verso Ovest, s'allunga la distesa di cime selvagge dei Lagorai.
Vedi le altre foto in Google Photo.
Quello di oggi è un giro molto vario e interessante, che inizia con una passeggiatina nel bosco, transita dai suggestivi laghetti di Cobricon e termina (dopo un tratto quasi alpinistico) su una cima panoramica isolata con vista a 360°.
GPS Colbricon
Scarica la traccia GPS da Wikiloc.
Dalla cima appare chiaro che siamo al confine fra due mondi: la vasta area wilderness dei porfirici Lagorai e il celebre gruppo dolomitico delle Pale, che fu teatro del turismo di esplorazione ottocentesco e dell'alpinismo di punta di inizio Novecento. Oggi l'area delle Pale è sottoposta a flussi turistici usuranti e a fortissime pressioni speculative. Diciamo che non è candidata ad un futuro sereno.
Quote e dislivelli (dati del GPS):
Quota di partenza/arrivo: m 1.900 (parcheggio)
Quota massima raggiunta: m 2.512
Dislivello assoluto: m 612
Dislivello cumulativo in salita: m 894
Dislivello cumulativo in discesa: m 898

giovedì 21 luglio 2016

Sul Monte Fregasoga da Malga Sass (Lagorai)

Largo giro ad anello con salita ad una delle cime più panoramiche (ma anche più fuori mano) dei Lagorai occidentali.
monte fregasoga da malga sass
Cima isolata e poco frequentata, servita da pochi e non sempre agevoli sentieri, con vasto panorama aperto a 360 gradi. La salita da Malga Sass è certamente la più agevole. Da occidente il Fregasoga può essere raggiunto dal bivacco di Malga Valletta Alta, salendo prima fino al Passo di Fregasoga e da lì rimontando al contrario lo stesso stretto sentierino che abbiamo percorso oggi in discesa.
monte fregasoga da malga sass
Scendendo al Passo Fregasoga e poi ai ruderi di Malga Caserine. Sullo sfondo
si vede il Monte Croce, altra bella cima di questa parte dei Lagorai.
Vedi le altre foto in Google Foto.
D'estate si può arrivare in auto fino all'agritur Malga Sass (la vecchia "Malga le Buse del Sasso" ristrutturata e trasformata in rifugio) ma attenzione: la strada è sì asfaltata, ma con tornanti stretti e pendenze sempre molto sostenute: vietato distrarsi.
GPS monte fregasoga da malga sass
Scarica la traccia GPS da Wikiloc.
👉Il percorso di rientro avviene dal Passo Fregasoga e non va proprio sottovalutato perchè la traccia è poco evidente e si svolge su terreno infido: pietraie instabili dapprima, poi erba alta che nasconde le insidie per le caviglie ma sempre in ambiente alpino grandioso e solitario.
Al ritorno si transita da Malga Vasoni Alta; in un suo capanno di servizio è ricavato un bivacco, piuttosto spartano e invia di degrado (vedi sotto).

Quote e dislivelli (dati del GPS):
Quota di partenza/arrivo: m 1.905 (parcheggio agritur MalgaSass)
Quota massima raggiunta: m 2.423 (Monte Fregasoga)
Dislivello assoluto: m 518

giovedì 14 luglio 2016

Il Fravort da Malga Masi

Giro ad anello con salita alla cima della montagna che divide/unisce la Val dei Mocheni e la Valsugana.
Monte Fravort
Questo è quello che si vede dal Fravort se si guarda verso Trento. In primo piano il verde Oscivart, in pratica la sua gemellina occidentale. Dietro di lei c'è la prima cortina di monti boscosi: il Dosso di Costalta sulla destra, le scure propaggini della Panarotta a sinistra. Più indietro abbiamo la Marzola (a sinistra) con il piccolo cono del Celva.Ingrandendo la foto si individueranno il Bondone (molto vasto, visto da qui) e la lunga costiera Paganella-Canfedin-Gazza, dietro cui occhieggiano le cime del Brenta. Ma l'elenco sarebbe molto più lungo...
Fravort e Gronlait
Scendendo alla Forcella Fravort. A sinistra il Gronlait, a destra le creste del Monte
Hoabonti. Sullo sfondo a destra le rocce di Cima d'Asta.
Vedi altre foto in Picasa Web Album.
Il valico de "la Bassa" sopra Levico faceva parte della "Festung Trient", l'imponente anello di fortificazioni che gli austroungarici avevano costruito a difesa della città di Trento: i suoi cannoni erano puntati verso Borgo e a loro era affidata l'estrema difesa contro gli eventuali "regnicoli" provenienti da Primolano.
Il valico - però - era conosciuto, usato e apprezzato da tempo, come via alta di collegamento fra la Val dei Mocheni e i masi sparsi sopra Roncegno. Proprio lì, infatti, si erano insediati coloni mocheni, sul versante orientale del Fravort e quindi ormai in Valsugana. Le tracce di queste "migrazioni alte" sono ben presenti nella toponomastica e nei cognomi degli attuali abitanti: Puecher, Hueller, ed altri suoni tedeschizzanti costituiscono una robusta presenza sui versanti del Montibeller di Roncegno.

GPS Monte Fravort
Scarica la traccia GPS da Wikiloc.
Quote e dislivelli (quote del GPS):
Quota di partenza/arrivo: m 1.730 (parcheggio agritur Malga Masi.)
Quota massima raggiunta: m 2.390 (Monte Fravort. Nota: continua anche stavolta la sospetta serie di discrepanze fra le quote ufficiali IGM e quelle della "saponetta" GPS (che comunque non è uno strumento professionale).
Dislivello assoluto: m 660
Dislivello cumulativo in salita: m 692

giovedì 30 giugno 2016

Giro attorno a Cima Trenta (nelle Maddalene)

Largo anello in quota nelle Maddalene, la lunga catena che segna il confine linguistico tra il mondo germanico e quello latino.
Cima Trenta nelle Maddalene
Il passaggio alto fra la trentina Val di Bresimo e la sudtirolese Ultental è il Passo Alplahner/Alplahner Scharte, una suggestiva forcella che ospita l'omonimo laghetto alpino. Arrivando dal versante trentino la vista si apre sulle cime che separano la Val d'Ultimo dalla Val Venosta.
Cima Trenta nelle Maddalene
Cima Trenta/Walscher Berg: una lunga cresta rocciosa fra due mondi che restano
lontani fra loro. Gigi sulle ultime roccette dopo i tre ometti di cresta, con i monti
della Ultental/Val d'Ultimo a far da sfondo. Insomma, pare che questa sia la cima.
Vedi le altre foto in Google Foto.
In lingua tedesca welsch significa "meridionale" e quindi Welscher Berg andrebbe tradotto con Monte Meridionale.
GPS Cima Trenta nelle Maddalene
Un pezzo del tracciato GPS si svolge su traccia non segnata, al di fuori delle
cartografie ordinarie. E' il pezzo che traversa dall'ovile Hinter Die Mahder fino
al Passo di Val Clapa. Fa risparmiare 180 metri di perdita di quota e di successi-
va risalita. Ho inserito il tratto nella sentieristica OpenStreetMap classificando-
lo come "traccia", un gradino più in basso di "sentiero non segnato" e due sotto
"sentiero generico".
Scarica la traccia GPS da Wikiloc.
Senonchè il toponimo usato dai locali (Walscher Berg anzichè Welscher Berg) è davvero illuminante perchè se nelle aule universitarie il Welscher è colui che si esprime in un idioma infarcito di parole straniere, nelle osterie venostane e della Ultental/Val d'Ultimo il dialettale Walscher (o Waltscher) diventa subito, più rudemente, il terrone: "Du bi a Walsch" anzichè "Du bist ein Walscher".

Quote e dislivelli (dati del GPS):
Quota di partenza/arrivo: m 1.817 (parcheggio a Malga Bordolona di Sotto)
Quota massima raggiunta: m 2.604
Dislivello assoluto: m 787
Dislivello cumulativo in salita: m 962
Dislivello cumulativo in discesa: m 961
Lunghezza con altitudini: km 10,8
Tempo totale netto: ore 5:00
Difficoltà: EE

Descrizione del percorso: dal parcheggio della Bordolona di Sotto (m 1.817) si imbocca il sentiero SAT 136 e lo si segue fra i prati 

domenica 12 giugno 2016

Giro del Palughet (Primiero)

Campionessa dell'anonimato, troppo banale per risvegliare l'attenzione, troppo bassotta per incuriosire. Ma è perfetta per stare in pace a ferragosto, la piccola Cima Palughet.
Palughet
I prati della boscosa Cima Palughet si affacciano sulla Val Giasinozza, che punta in direzione delle Vette Feltrine (si distingue bene la piramide verde del Monte Pavione). Sulla destra, sempre in fondo, la lunga cresta del Monte Coppolo sovrastata dalle nubi.
Cima Palughet
Salendo al Palughet: vista sui Lagorai orientali. Il breve giro ad anello parte da Mal-
ga Fossetta, in basso nella foto.
Vedi le altre foto in Google Foto.
Troppo ripido per i turisti e troppo banale per gli escursionisti. E' questo lo scudo bifronte che salva Cima Palughet dall'affollamento estivo e che - viceversa - attira l'attenzione di quel popolo minoritario sempre in cerca d'angoli e scorci lontani dai riflettori.
E' una piccola cima che appartiene ad un gruppo dolomitico poco frequentato, le montagne del Cimonega, le quali si sono mantenute integre forse perchè troppo vicine alle Pale di San Martino, così vicine da non poter
GPS Cima Palughet
Scarica la traccia GPS da Wikiloc.
vivere di luce propria.
Si sono salvate dalle attenzioni degli inquieti e volubili consumatori delle Dolomiti, sempre pronti a trapiantare la betoniera nelle terre alte. Si è fermato un poco più in basso, a Passo Cereda, e non è affatto un bel vedere.
Il sentiero che parte poco prima di Malga Fossetta va cercato con attenzione (il GPS aiuta) perchè l'erba se l'è mangiato e poi ci sono due ripidi canalini dove si può scivolare (uno in salita e l'altro

venerdì 20 maggio 2016

Traversata in quota da Malga Cere a Malga Valsolero di Sopra (Lagorai)

Ariosa sgambata di primavera, favorita dalla giornata di sole e dall'esposizione del percorso, quasi interamente rivolto a sud, verso la Valsugana.
Malga Cere e Malga Valsolero
Dalla Cima del Bortolo si vede la prima metà del percorso: sulla sinistra abbiamo la cresta rotta di Cima Valpiana con la Herta Miller Haus, un po' più in basso a destra il Monte Setole che sovrasta i prati delle due vecchie malghe: Malga Valpiana e Malga Cere. Sullo sfondo il largo nodo innevato di Cima d'Asta.
Malga Cere
Alla ex-Malga Cere gli edifici sono stati ristrutturati e ora ospitano un agritur (chiuso
al momento) e un posto-tappa della fantomatica "Ippovia del Trentino" Orientale".
Sullo sfondo, al centro della Val Calamento, il Monte Croce.
Vedi le altre foto in Google Foto.
Dallo spiazzo dei tronchi parte un bel sentiero "di antica origine" che rimonta il bosco fino a sbucare nei prati di Malga Cere. E' il sentiero SAT 398, ottimamente tracciato e in perfette condizioni, un morbido nastro di aghi d'abete che sale zigzagando senza far sentire la fatica e che scodella il viandante nei grandi prati di Malga Cere.
GPS Malga Cere
Scarica la traccia GPS da Wikiloc.
Da qui proseguo la mia escursione solitaria puntando a Nord,verso la forcella Maddalena, una insellatura fra il Monte Setole e Cima Valpiana, per il resto deciderò poi.
Cielo sereno, tempo bello, terreno pulito e venticello teso spingono a proseguire: transito dall'"Herta Miller Haus" (appena rifatta è già mezza in rovina) e raggiungo la vicina Cima del Bortolo evitandogli accumuli di neve.
👉L'idea è scendere a Malga Ziolera e da lì chiudere l'anello scendendo al ristorante Malga Baessa. Senonchè il sentiero - sinora ben segnato e sempre evidente - sparisce nel nulla, complici le grandi macchie di neve che complicano tutto.
Comunque (grazie al GPS e

giovedì 12 maggio 2016

Sgambata di primavera sulla Marzola (Monti di Trento)

Anello che parte dal rifugio Maranza e passa dal bivacco Bailoni, dalle due cime della Marzola e infine dal bivacco di Malga Nova.
Anello della Marzola
Per avere un'idea di quante cose si vedono dalla Marzola bisogna cucire assieme tre foto fatte col grandangolo e questa è solo la metà settentrionale dell'orizzonte. A destra spicca il Lago di Caldonazzo, a sinistra si vede Trento e al centro spicca Pergine. Poi, se si ingrandisce l'immagine si possono individuare le diverse cime.
Anello della Marzola
Sulla via del ritorno lungo il "sentiero delle pegore" che scende a Malga Nova.
Vedi le altre foto in Google Foto.
La Marzola è tra le prime montagne a liberarsi dalla neve e diventa perciò una classica meta di primavera nelle settimane in cui il Bondone e la Vigolana nascondono ancora qualche insidia.
GPS Marzola
Scarica la traccia GPS da Wikiloc.
Quella di oggi è una camminata ad anello molto varia:un rifugio (il Maranza), due bivacchi (Bailoni e Malga Nova), una bella cresta con due cimette (le due "Marzole"), qualche passaggio aereo (Doss dei Corvi), bei traversi nel bosco e nella faggeta e due panorami double fase:lato Valsugana e lato Val d'Adige.
xxx
Quote e dislivelli:
Quota di partenza/arrivo: m 1.050 (parcheggio)
Quota massima raggiunta: m 1.738
Dislivello assoluto: m 688
Dislivello cumulativo in salita: m 773
Dislivello cumulativo in discesa: m 782
Lunghezza con altitudini: km 11,7
Tempo totale netto: ore 4:00
Difficoltà: E

lunedì 2 maggio 2016

Monte Prato del Re (Salorno)

Semplice passeggiata di primavera sul confine linguistico. Dalle parti di Gfrill/Cauria, appena sopra Salorno, tra la Val d'Adige e la Val di Cembra.
Königswiese Monte Prato del Re
Con la giornata un po' così,  l'allenamento un po' così e poca voglia di ciaspole su neve marcia optiamo per una breve gita sui bassi monti boscosi che separano le genti trentine da quelle tedesche. E' una zona di ristorantini e facili mete escursionistiche; tra le più gettonate c'è di sicuro il Fichtenhof di Gfrill (strapieno) mentre quello più frequentato dai domenicali è la Speck Stube Perkeo (sì, un bel terrazzo aperto sulla Bassa Atesina, ma è l'unica cosa degna di nota).
Königswiese Monte Prato del Re
I prati del Maso Drei Fichten Hof, da dove si parte per raggiungere la tondeggiante
Königswiese/Monte Prato del Re, qui ben visibile con la sua coltre di conifere.
Vedi le altre foto in Google Foto.
Un facile giro nel bosco a bassa quota, senza storia ma rilassante, che è quello che conta se in alto c'è troppa neve e in basso devono ancora arrivare le foglie. La meta è una bassa cima tondeggiante, la Königswiese/Monte Prato del Re, sulle montagne di Salorno.
Il giro è breve e all'ora di pranzo siamo già di ritorno. Districarsi tra i localini del posto non è facile, specialmente la domenica pomeriggio. Dopo aver dribblato i due più frequentati
GPS Königswiese Monte Prato del Re
Scarica la traccia GPS da Wikiloc.
della zona, finalmente atterriamo ai tavoli esterni di quello storico, l'unico che era già aperto a Pochi di Salorno prima che l'asfalto arrivasse anche quassù.
Siamo al confine linguistico, fatto reso plasticamente evidente dai vicini di tavolo: uno col grembiule blu e la faccia rossa, l'altro con la giacca e le scarpe della domenica anni Settanta, vero archetipo del "bacàn taliàn" e della sua idea di eleganza. I due dialetti si compenetrano e, complice l'alcol, si slitta continuamente dal trentino

sabato 9 aprile 2016

Artesella Sentiero Natura, un giretto del disimpegno che aiuta tutti a non pensare (in Valsugana)

Una valletta secondaria che dalla Valsugana si incunea verso l'alto-piano di Asiago. Qui aveva il suo buen retiro il più democristiano di tutti, Alcide De Gasperi, che fu "anticomunista viscerale" prima ancora che il termine venisse coniato.
Arte Sella Sentiero Natura
Oggi la Val di Sella s'è conquistata un certa notorietà come sede della mostra permanente "Arte Sella". La visita a questa originale mostra-installazione si divide in due, la prima parte è il Percorso Natura, immerso nel bosco, gratuito e descritto in questo post, che è possibile vedere in tutte le stagioni. C'è poi la parte a pagamento, con la biglietteria presso la ex-malga Costa, dove termina la strada asfaltata, sui cui periodi di apertura è bene informarsi.
Arte Sella Sentiero Natura
Non mancano le composizioni figurative, come questa "Wolves" (lupi), di Sally Mat-
thews, 2001-2013. I curatori insistono sul fatto che tutto è realizzato con materiali
vegetali, destinati a dissolversi in tempi relativamente brevi e a non lasciare traccia.
Vedi le altre foto in Google Foto.
L'uomo era conservatore, cattolico e austriacante epperò mille miglia sopra gli impuniti sacrestani che in suo nome governarono il Trentino nel dopoguerra, anni - sia detto fra parentesi - alluvionati dai soldi procurati da lui.
GPS Arte Sella Sentiero Natura
In Trentino la piccola Val di Sella è conosciuta per la lunga frequentazione che ne
fece lo statista Alcide Degasperi che qui trascorreva con la famiglia i periodi di va-
canza. Tra le escursioni possibili c'è la salita all'Eremo di San Lorenzo e alla pano-
ramica piccola Cima dell'Armentera o la più impegnativa traversata della dorsale
dell'Armentera, che separa la vallecola dalla Valsugana. Non mancano i ristoranti;
per chi non ama i posti modaioli segnalo il Ristorante Cima 12 perchè è un posto de-
cisamente fuori dal coro.
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Soldi in gran parte inaspettati e piovuti dal cielo. Già, perchè tendiamo a dimenticare che la autonomia speciale del Trentino la dobbiamo esclusivamente a lui, che s'attaccò al carro sudtirolese con un notevolissimo colpo di teatro ("Nel prendere la parola... sento che tutto mi è contro, tranne la vostra personale cortesia...").
In realtà, se non ci fosse stata la Resistenza partigiana al Nord, l'Alcide (che nel periodo cruciale stava in Vaticano) non avrebbe avuto uno straccio d'argomento da gettare sul tavolo delle trattative di pace, meno che meno per il Trentino, il cui colpevole collaborazionismo, che rimane anche oggi sconosciuto ai più, era però ben noto a chi all'epoca decideva.
Storie lontane che poco interessano alla massa dei frequentatori, anche se il sentiero parte poco

mercoledì 20 gennaio 2016

Il giro del Lago di Tovel (Val di Non)

Questo anello attorno all'ormai ex Lago Rosso è adatto a tutti. Un omaggio al lago che nonostante tutto rimane (fra i "pari grado" di queste parti) il meno rovinato.
Lago di Tovel
Gli anni del leggendario glenodinium sanguineum (in realtà si trattava della Tovellia Sanguinea, ma poco importa), il microorganismo che d'estate colorava di rosso le sue acque, sono ormai lontani. Dal 1964 il fenomeno non si è più ripetuto e forse è stato meglio così; chissà a quale pressione mediatica e commerciale sarebbe stato sottoposto! Invece tutto sommato il più noto specchio d'acqua del Trentino è riuscito a farla franca, non è stato cancellato da un'alluvio-ne di cemento e marketing come invece è accaduto al "cuginetto" sudtirolese, il Lago di Carezza, devastato assieme ai suoi dintorni dalla speculazione in grande stile sostenuta dall'ente pubblico.
Lago di Tovel
Il giro del lago si può fare anche d'inverno, basta munirsi di ciaspole o ramponcelli.
Qui in un'inquadratura estiva, presa nei giorni di ferragosto, la mattina presto.
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Nonostante l'assalto degli anni Sessanta, lo sfascio dei Settanta, le polemiche degli Ottanta e l'assedio dei Novanta, nonostante la strada asfaltata e regolamentata, le nuove strade "di servizio", le sculturine new-age, fantasy e in stile cartoon, i tre ristorantini tre in metri duecento, nonostante le tristi citazioni bio-bau, il traliccio zincato "son qua che controllo l'ambiente per te".
Insomma, nonostante tutte le mediocrità e i cedimenti, siamo comunque un buon miglio sopra
GPS Lago di Tovel
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l'esaltata indecenza dei sudtirolesi trend&brand, gente capace di concepire e realizzare l'ecomostro di Carezza (per restare in tema di laghi) e che ha spianato colla ruspa interi centri storici della tanto esaltata Heimat.
Per questo mi sento di raccomandare la breve escursione circolare che si snoda lungo sue le rive. Una dritta: arrivando la mattina presto ci si risparmia l'affollamento estivo di chi in montagna si alza tardi e si ammucchia

martedì 5 gennaio 2016

Cima Pari, coi laghi da una parte e i ghiacci dall'altra (Alpi di Ledro)

Gran bella escursione fatta di lunghe creste erbose sospese sulle nebbie autunnali e di ariosi traversi orizzontali che bucano i boschi di faggio e tagliano le steppe autunnali.
Cima Parì
Si procede fra le onnipresenti testimonianze della WW1: alloggiamenti, trincee, fortificazioni, depositi, perchè qui passava il confine fra il Regno d'Italia e l'Impero Austroungarico e proprio qui correva la prima linea dei due schieramenti. Le creste erbose lunghe e affilate fanno corona alla Val Concei dal Monte Cadria al Corno di Pichea; sullo sfondo il bianco dei ghiacci dell'Adamello-Presanella, a destra la nebbia della Valle dei Laghi con le gobbe marroni del Paganella-Gazza.
Cima Parì
Lo scatto precedente è rivolto a Nord, questo guarda a meridione. Dalla striscia
bianca centrale, che nasconde l'acqua del Lago di Garda, spunta la lunga dorsale
del Baldo, che inizia l'Altissimo di Nago e prosegue verso Sud fino a perdersi nel-
le nebbie padane.
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Camminare alti sui laghi e la pianura nel silenzio che precede l'inverno: è il fascino stagionale delle Alpi di Ledro, l'articolato gruppo prealpino che fa da cuscinetto fra le limonaie del Garda e le alte creste dell'Adamello, il paesaggi dell'ulivo da un lato e quello delle nevi perenni dall'altro.
Sono gli sfondi ideali per nostre uscite autunnali, nelle settimane che alternano le comode nottate davanti al fuoco dei bivacchi alle tranquille camminate lontane dai centri più famosi e frequentati (quei posti sempre congestionati d'estate e così tristi fuori stagione).
GPS Cima Parì
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Quote e dislivelli:
Quota di partenza/arrivo: m 1.460 circa (parcheggio sotto Malga Trat)
Quota massima raggiunta: m 1.988 (Cima Parì)
Dislivello assoluto: m 528
Dislivello cumulativo in salita: m 972
Dislivello cumulativo in discesa: m 1.015
Lunghezza con altitudini: km 10,4
Tempo totale netto: ore 3:45
Difficoltà: E

sabato 19 dicembre 2015

Il bivacco Stalon de Bon in Valpiana (Presanella)

E' un bivacco anomalo, piacevolmente diverso dagli altri e profondamente rintanato in una stretta valletta secondaria che dalla Val di Sole s'incunea nel massiccio della Presanella: la Valpiana.

E' forse la migliore definizione per questa bella e forse unica nuova realizzazione destinata ai Bergwagabunden, razza ibrida di girovaghi urbani e cacciatori di paese, persone che dovrebbero imparare ad apprezzarsi più di quanto oggi non sia e che farebbero bene ad allearsi anziché a polemizzare. Queste propaggini secondarie della Presanella sono dei posti da lupi un tempo frequentati dai malgari, che ci portavano le manzette, le leggere "ragazze" che non rischiavano di schiantarsi al primo tornante come le più mature e pesanti vacche da latte. Il Blog di Umberto è in grado di dirci qualcosa di più su questo mondo scomparso...
bivacco Stalon de bon
I versanti ravvicinati e scoscesi della Valpiana limitano il panorama ad una fettina
del gruppo Vegaia-Tremenesca. In basso la Valpiana, con la stradina che da Ossa-
na sale ai parcheggi e poi, chiusa al traffico, fino a Malga Valpiana.
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GPS bivacco Stalon de Bon
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Un'altro nuovo bivacco? Ancora da inaugurare? Subito dopo quello in Val Calamento? Messo sull'avviso dal post di Umberto parto con Gigi, andiamo anche se sappiamo che troveremo un posto molto freddo perchè la Valpiana è "a rovescio"; infatti procediamo sempre all'ombra, in un paesaggio reso livido dal freddo, lungo un sentiero indurito dal gelo che fiancheggia un torrente immobilizzato dal ghiaccio. E' un paesaggio nordico, bluastro e brinato, con poca luce ma decisa mente affascinante.
Il bivacco è situato in un ambiente severo e decisamente alpino che le brevi giornate di questo dicembre siccitoso sottolineano con forza.
Sorge dalle robuste mura che furono dello "Stalon de Bon" (la stalla risalente a un’ottantina di anni fa, da tempo dismessa e caduta in rovina, che in tempi ormai lontani ospitava il bestiame "asciutto" all’alpeggio tra "Bon" e "Venezia").
Bivacco Stalon de Bon
C'è un'aria di frontiera, da Fort Alamo, con quel grosso muro in pietra che sembra
delimitare un nucleo civilizzato da proteggere da un esterno selvaggio e ostile.
La vecchia antica pavimentazione dello stallone è l'unico spazio piano in questa
valletta stretta, ripida e repulsiva, dove il sole s'affaccia appena. E figuriamoci
oggi, che è il 10 dicembre, uno dei giorni più corti dell'anno...
Oggi le sue mura diroccate circondano il nuovo bivacco, assieme al suo andito robusto e bello fatto in travi di larice, alla fontana, al tavolone rustico con grandi panche, all'angolo barbeque e forse qualcos'altro ancora, che ho sicuramente dimenticato. 
Quote e dislivelli:
Quota di partenza/arrivo: m
Bivacco Stalon de Bon
L'edificio del bivacco si sviluppa su due piani, è provvisto di cucina economica, di-
spone di tanta legna asciutta stivata all’esterno, ha una tavola con panche e una
credenza con stoviglie. Per finire ci sono otto comodi posti letto con materassi e
coperte, più altri materassi di scorta, illuminazione elettrica, acqua e servizi igieni-
ci all’esterno, possibilità di barbecue all’aperto in un'angolo della vecchia pavimen-
tazione della stalla. Per cucinare ci sono piatti e stoviglie (c'era anche un bottiglia di
"amaro della casa"). PS: nelle foto non compare l'angolo con la cucina economica
(fornasèla) che rimane sulla destra della scala che porta su.
1.216 (parcheggio Valpiana)
Quota massima raggiunta: m 1.850 (bivacco)
Dislivello assoluto: m 634
Dislivello cumulativo in salita: m 730
Dislivello cumulativo in discesa: m 720
Lunghezza con altitudini: km 11,0
Tempo totale netto: ore 4:30
Difficoltà: E

Descrizione del percorso: dal parcheggio (m 1.216) si infila la forestale che punta la testata di valle e che è anche il sentiero SAT 216. Si lascia la forestale all'evidente bivio (m 1.235) da dove essa sale verso destra; noi proseguiamo diritti. Il sentiero 216 si inoltra nel bosco sempre ben evidente e senza possibilità di errore sino alla località Anziana (m 1.600 circa, tabella) e alle successiva croce in ferro. Sempre nel bosco si raggiunge infine la testata della Valpiana dove il sentiero spiana e traversa il torrente (tabella indicante l'ex-baito di Bon). Qui si lascia sullasinistrail sentiero SAT 217 mantenendosi sul SAT 216 che s'inerpica verso destra entrando nella vallecola Val di Bon. Superato un ripido salto boscoso il bivacco compare all'improvviso, in località impervia a quota 1.848.

Come arrivare: si lascia la A22 a San Michele all'Adige proseguendo per Cles, Malè, e Passo del Tonale. Giunti ad Ossana si entra in paese cercando l'indicazione per Valpiana, che si raggiunge su stradina asfaltatata (ampi parcheggi).