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mercoledì 12 giugno 2024

Il poligono di tiro, con l'annessa birreria-trattoria

Il paesaggio umano tirolese era costellato di "Bar al Tirassegno" e di "Trattoria al Bersaglio", vere istituzioni nella vita sociale dell'epoca.
A Merano ne resta traccia a Maia Alta ("Ristorante pizzeria il poligono") mentre il prestigioso Treff-Punkt "Al Bersaglio" vicino alla stazione ferroviaria (Ristorante Bersaglio, via Lido 2) è purtroppo scomparso. Questo dipinto, invece, ritrae un bersaglio bolzanino.
Un poligono di tiro alla periferia di Bolzano, dipinto in occasione dei cinquantesimo
anno di regno dell'Imperatore austro-ungarico Francesco Giuseppe. Da  un quadro 

dell'artista locale Albert Stolz (1875 - 1947). Tutto in puro clima Biergarten.

I Schießstand (tirassegno) sono stati a lungo un importante luogo di aggregazione in tutto il Tirolo storico il quale, non dimentichiamolo, godeva fin dal Cinquecento del privilegio imperiale di provvedere in proprio alla difesa militare territoriale: con i famosi Schützen ("coloro che proteggono") reclutati sul posto.
Il cinquantesimo del 1898 (giubileo imperiale) venne poi ciclicamente ricordato ne-
gli anni successivi, come in questa cartolina del 1908.
👉Sempre in bilico tra popolarismo e chiusura etnica nonchè forte elemento identitario per le popolazioni locali, gli Schützen erano un tutt'uno con la installazione paesana, destinata al tiro al bersaglio: il Schießstand. Un luogo dove i cacciatori, gli abitanti e gli Schützen si incontravano e mischiavano fra di loro perchè alla fine la stessa persona era spesso tutte e tre le cose contemporaneamente.
👉I tondi bersagli in legno dipinto a colori vivaci facevano la loro parte anche nell'arredo delle trattorie di paese e la parola schiessen (tirare, sparare), compariva nelle insegne accanto a "al cervo" o "al gallo cedrone" o all'immancabile "aquila nera". Era un mondo rurale e alpino, chiuso e orgoglioso, che non si vergognava delle proprie convinzioni.

giovedì 10 agosto 2023

A Sankt Jakob in Kastelaz (a Tramin/Termeno)

E' una passeggiata urbano-rurale che dalla piazza di Termeno sulla strada del vino sale alla chiesetta medioevale di Skt. Jakob in Kastelaz.
L'interno affrescato, finalmente riportato alla luce. Risale al dodicesimo secolo.

La chiesetta del Kastelaz con la parrocchiale del paese sullo sfondo, nel paesaggio
saggio vitato della Bassa Atesina. Per una veduta d'insieme della Bassa c'é un po-
sto magico: la Rotwand/Parete Rossa presso il laghetto Göllersee di Aldein/Aldino.
Si tratta di un comodo e breve anello che dalla piazza del paese sale nel bosco aggirando un cocuzzolo coltivato a vigna fino a sbucare sul sagrato della piccola chiesa medioevale. Il ritorno avviene dal sentiero selciato e scalinato chiamato "Kirchenweg" (la via della chiesa), l'accesso diretto dalla piazza del paese.
Le decorazione a motivi geometrici policromi dietro l'altare si affiancano ad altre, a
tema più squisitamente medioevale, con i loro bravi demoni e la paura dell'inferno.
👉La medioevale St. Jakob in Kastelaz risale al XII secolo. Fu costruita su un preesistente luogo di culto pagano. La chiesa rimane chiusa nei giorni feriali, la domenica invece l'abbiamo trovata aperta.
Nel 1441 tutti gli affreschi vennero ricoperti con la calce e solo alla fine del XIX se-
colo gli affreschi furono resi nuovamente visibili.
👉La chiesa romanica di St. Jakob in Kastelaz contiene uno dei cicli di affreschi più antichi del mondo di lingua tedesca. Si dice che i muri di fondazione risalgano a un tempio romano di Iside. L'abside della navata romanica sinistra presenta affreschi di grande interesse, in particolare il ciclo inferiore con i singolari "bestiari" (esseri umani-animali), sopra i 12 apostoli nella volta, il Cristo in trono con i quattro evangelisti, dipinto probabilmente intorno al 1250. La navata destra è gotica con affreschi di Ambrosius, assistente del maestro Johannes von Bruneck.
La tradizionale formula "Christus mansionem benedicat" tracciata col gesso per la
benedizione degli edifici Epifania sugli ingressi alla chiesa e al campanile.
Vedi le altre foto in Google Foto.
👉Vedi anche il Sentiero Kastelaz da Termeno a Cortaccia nel sito turistico del Lago di Caldaro. Nelle vicinanze da vedere la suggestiva gola col sentiero nella gola Rastenbach, è nascosta dalle pieghe del terreno e dai boschi che coprono il terreno sopra il lago di Caldaro.

Quote e dislivelli:
Scarica la traccia GPS da Wikiloc.
Quota di partenza: m 276 (piazza di Termeno).
Quota massima raggiunta: m 394.
Dislivello assoluto: m 118.
Dislivello cumulativo in salita: m 118.
Dislivello cumulativo in discesa: m 118.
Lunghezza con altitudini: km 1,97.
Tempo totale netto: ore 1:00 AR.
Difficoltà: T.

Descrizione del percorso: la traccia GPS toglie ogni problema di orientamento e rende superflua la descrizione dettagliata.

Come arrivare: da Bolzano imboccare la strada del vino (SS42 poi SP 14) in direzione sud mentre da Trento dirigersi verso Nord sulla statale o sull’autostrada ed uscire a Termeno (parcheggi in paese).
Particolari degli affreschi. In basso a destra: dettaglio dell'affresco con la leggenda "del pollo" che narra "del figlio di una coppia in pellegrinaggio a Santiago di Compostela fu ingiustamente accusato di furto e condannato a morte. Un'intera settimana dopo, i genitori trovarono vivo l'impiccato, San Giacomo lo trattenne (si vede nella parte superiore dell'affresco). Lo hanno riferito al giudice, il quale ha affermato che il figlio era morto come il pollo nel suo piatto. Ma poi il pollo si è alzato ed è volato via!".


mercoledì 19 giugno 2019

La transumanza delle pecore in Val Senales

Le pecore pernottano nei luoghi di raduno predisposti nell'alta valle a Maso Corto e a Vernago. Seguono poi due percorsi, quello del Giogo Basso (che passa dal Similaun Hütte/Rif. Similaun) e quello del Giogo Alto (che passa dalla Schutzhaus Schöne Aussicht/Rif. Bella Vista).
transumanza val senales
L'avanguardia parte col buio. Poi segue il grosso, che qui vediamo impegnato a circa 2.800 metri di quota, un centinaio di metri sotto al rifugio "Bella Vista". Il più grande gregge della giornata ha ormai assunto il suo assetto di marcia e procede in automatico. I pastori sono lì solo per fare fronte a qualche emergenza, e anche i cani sono rilassati.
transumanza val senales
I cani sono pochi, perchè non ne servono di più: il sentiero é uno...
Io ho seguito la via che passa dal Giogo Alto. In ogni caso la meta è costituita dai pascoli alti che si trovano al dilà del crinale alpino, oggi in territorio austriaco. Un tempo appartenevano al maso Gurschler, il più vasto del Sudtirolo... Ma questa è tutta un'altra storia.
Oltre alle foto posto qui qualche nota rubacchiata qua e là nel Web.
Tra i più resistenti e "salterini" sono da segnalare gli agnelli, specie quelli più pic-
coli: sono in gradio di alzarsi - con un sol balzo - di quasi un metro da fermo.
transumanza val senales
Certi passaggi sono interamente scavati nella neve...

Transumanza in val Senales
La transumanza in val Senales è un’antichissima tradizione che ogni anno si rinnova, quando sulle malghe dell’arco alpino si è disciolta la neve. Migliaia di pecore attraversano il Giogo Tasca, il Giogo Alto e il Giogo Basso, partendo dalla val Venosta e da Senales alla volta dei pascoli austriaci dell’Otztal, ancora di proprietà dei contadini di Senales. A metà giugno, inizia per le pecore la lunga marcia che le vede per tre giorni percorrere circa 45 km, con un dislivello complessivo di 5.000 metri. Le pecore, insieme ai loro pastori e ai cani, ripercorrono le tracce dei primi esploratori della valle.

Inizia il lungo viaggio
La grande migrazione inizia da Lasa (m 868), lungo il percorso si aggiungono le pecore del Montesole di Corces e di Silandro; dopo una prima tappa alla malga di Corces (m1.987), le pecore riprendono il cammino transitando vicino al lago di Corces e al laghetto Nero. Giunti al Giogo Tasca, (m 2.772) i gruppi si dividono, quelli diretti nel Rofental imboccano il Giogo Occidentale e discendono verso Maso Corto (m 2.011), mentre quelli diretti nel Niedertal passano per il Giogo Orientale e raggiungano Vernago (m 1.711). A Maso Corto e Vernago, dove si uniscono a gruppi provenienti da altre località, le pecore, all’interno dei recinti, formano un miscuglio di colori, perché ogni esemplare ha dei segni di riconoscimento. Con grande abilità i pastori scelgono e
transumanza val senales
E si avvalgono della guida sicura del pastore.
 separano gli animali; le pecore più robuste e più esperte vengono individuate e isolate: sono loro a guidare il gruppo, a spingere con l’esempio le compagne recalcitranti. Infatti, durante la transumanza, ogni esitazione può essere fatale per animali e pastori; sono molte le storie che raccontano di tragedie legate a questa attività.

Il duro cammino attraverso i passi
Code autostradali sotto il rifugio "Bella Vista" al Giogo Basso.
E’ il momento della partenza che rende questo evento unico e spettacolare senza privarlo del profondo significato umano: la fatica, il dolore, l’imprevisto e a volte anche la morte sono compagni di viaggio di chiunque intraprenda queste imprese, uomini o animali. Alle prime luci dell’alba, tutto è pronto per iniziare l’ultima giornata di fatica, bisogna attraversare il Giogo Alto (m 2.842) e il Giogo Basso (m 3.019). Da Maso Corto, come da Vernago, i pastori si preparano a partire; il gregge viene diviso in gruppi, il primo ha il compito di verificare che il percorso sia agibile, mentre l’ultimo è composto dalle femmine gravide, dai capi più vecchi e dagli ultimi nati. In quota la neve è abbondante, le pecore si arrestano, bisogna tirarle e prendere in braccio gli agnelli fino a quando la pista non è tracciata.
Giunti ai rifugi Bellavista e Similaun, il peggio è passato; da qui, in poche ore, dopo avere attraversato i ghiacciai, le pecore giungono ai pascoli austriaci dell’Otzal, dove rimarranno per circa tre mesi. Riprenderanno la strada del ritorno a metà Settembre, prima che la neve renda impraticabile il cammino.

Un viaggio anche spirituale
L’evento della transumanza può essere osservato dal punto di vista antropologico per quanto riguarda lo studio delle antiche popolazioni di queste valli e dal punto di vista etologico per quanto riguarda il comportamento relazionale degli animali e dei loro pastori durante l’esodo. In questa circostanza i pastori garantiscono una relazione di cura e protezione con il loro bestiame a dir poco esemplare. Osservata da un angolazione più spirituale questa lunga processione di pecore appare come l’accorato rosario di una lunga veglia.

mercoledì 1 marzo 2017

La funicolare del Guncina che portava all'Hotel Reichrieglerhof (sopra Bolzano)

La funicolare del Guncina (in tedesco Guntschnabahn) era un impianto che dal 1912 al 1963 ha unito la cittadina di Gries (attualmente un quartiere di Bolzano) con l'albergo Reichrieglerhof (Castel Guncina). E' stata rottamata dall'ideologia del cemento e della gomma.
funicolare del Guncina
La stazione a valle era vicina alla fermata della tranvia urbana di cui
all'epoca Bolzano era dotata ed è stata ingoiata dallo sviluppo edili-
zio di Via Defregger. Oggi la stazione a valle è stata sostituita dalla
piscina di un banale condominio urbano.
La funicolare, voluta e finanziata da Elisa Überbacher-Minatti, venne inaugurata il 12 ago-agosto 1912,
La breve linea superava un dislivello di 186 metri e aveva una pendenza massima del 67%. Per il dimensionamento non si badò a spese, in ognuna delle due direzioni l'impianto poteva trasportare fino a 300 persone l'ora ed era mosso da un motore elettrico.
l treno faceva esercizio tutto l'anno dalle 19:00 fino alle 21.30 ad intervalli di 15 o 30 minuti. Il viaggio durava solo quattro minuti.
L'impianto fu chiuso il 31 marzo 1963: attualmente solo una parte del percorso è ancora visibile dalla passeggiata del Guncina.
👉Il Reichrieglerhof (in italiano Castel Guncina) era un hotel molto elegante.
Fu inaugurato il 24 dicembre 1910 in pompa magna, era il gioiello della località termale di Gries, allora frequentata dalle celebrità e dalla nobiltà di Germania, Austria, Russia e Ungheria e attirava molti "Prominenten" di Bolzano.
Vi si tenevano serate danzanti ed eventi di gala anche perchè l'hotel offriva una straordinaria veduta sulla città.
reichrieglerhof guncina
La funicolare serviva il Il Reichrieglerhof (in italiano Castel Guncina) che era un
bellissimo hotel affacciato sulla conca bolzanina. E' stato distrutto dagli attuali
proprietari che l'hanno inserito in una colata di cemento chiamata "Residence
Castel Guncina - Reichrieglerhof". Chi percorre la passeggiata del Guncina
può prendere atto dello scempio con brevissima digressione (5 minuti).
Il Reichrieglerhof era anche il punto di arrivo della Guntschnapromenade, oggi anch'essa interrotta e svillaneggiata dall'asfalto e dal cemento in più punti.
Negli anni del secondo dopoguerra la Südtiroler Volkspartei di Magnago ha tenuto qui diversi dei suoi incontri politici annuali.
Prima della sua chiusura nel 1996, l'hotel ha cambiato di mano diverse volte.
Nel 1998 l'antico albergo è stato quasi completamente demolito, ricostruito e ampliato come Mansion House (una pura e semplice operazione speculativa di basso livello: vedere per credere).
Il 15 febbraio 1997 nella struttura, che apparteneva della sua famiglia, l'esponente dei Freiheitlichen (un partito filo-nazista locale) Christian Waldner fu assassinato.
Ad ammazzarlo era stato Peter Paul Rainer (ideologo degli Schützen ed ex fidanzato di Waldner) che venne condannato a diversi anni di galera. Ma di questo vizietto si sapeva fin dai tempi delle S.A. di Ernst Röhm e delle S.S. di Hitler...
reichrieglerhof guncina
Lo sfascio del 1998 è solo in parte intuibile dall'immagine a sinistra, che non mostra il retro. Il giovane ideologo dei cattolicissimi "cappelli piumati" sudtirolesi Paul Reiner (in alto) se la faceva con l'irreprensibile consigliere provinciale Christian Waldner, un uomo - come si dice - tutto di un pezzo. Per una imbarazzante questione di gelosia gay gli sparò con un fucile. Il fattaccio coincide, con una simbolica casualità, col definitivo oblio del vecchio e glorioso  Reichrieglerhof  del Waldner.



La funicolare del Guncina in una cartolina d'epoca.
Il "Reichrieglerhof " in una foto d'epoca, dove il complesso è chiamato "Castello e Hotel Guncina".

martedì 31 gennaio 2017

Le cinque passeggiate di Merano città

Le Promenaden sono passeggiate quattrostagioni buone per tutte le età, eleganti camminate che avvolgono l'abitato in un abbraccio di insuperata bellezza. Questi percorsi pedonali che si muovono fra palazzi e giardini che sono stati ideati,
Meraner Promenaden
Le Promenaden sono percorsi urbani, cittadini, che nascono e finiscono dentro la
città, il suo fiume e i suoi scorci: Passeggiata Lungopassirio, Passeggiata  d'estate,
Passeggiata d'Inverno, Passeggiata Gilf, Passeggiata Tappeiner. Lo stesso stile mit-
teleuropeo che ritroviamo nella Küstenland istriana, dal Sentiero Rilke alla straordi-
naria passeggiata a mare che da Laurana porta fino a Volosca. Le passeggiate mera-
nesi possono essere variamente concatenate fra loro.
finanziati e creati "motu proprio" dalla borghesia fien de secle, quella della belle époque mitteleuropea, che parlava francese e viaggiava a tutta velocità verso il disastro epo-cale della Grande Guerra (dopo essersi spartita il globo negli anni del Colonialismo).
Una borghesia trionfante che a casa propria era però ancora capace di esprimere il meglio, anche in termini di valori e comportamenti personali.
Delle cinque passeggiate solamente la Tappeiner si avventura negli immediati dintorni cittadini, altrimenti riservati agli escursionisti: lo fa costeggiando la collina collina di Tirolo, muovendosi in cornice appena sopra il centro storico medioevale, ad altezza di campanile, nulla di più.

mercoledì 19 ottobre 2016

Gli ariosi Biergarten delle birrerie asburgiche

Una birreria degna di questo nome aveva sempre un suo Biergarten, un "giardino della birra", uno spazio all'aperto e sotto gli alberi, con i suoi bravi tavolini ombreggiati, dove sorseggiare la birra al fresco.
Biergarten Forst Merano
Uno delle poche birrerie cittadine a mantenere un Biergarten interno è la Forst di
 Merano
. Qui si servono anche i famosi Meranerwurst, di derivazione viennese.
L'usanza nasce in Baviera a fine Ottocento nelle birrerie situate sugli argini dell'Isar, il fiume austro-bavarese che nasce fra i monti del Karwendel.
👉Gli stabilimenti accanto al fiume avevano scavato grandi cantine dentro e sotto gli argini e per tenere ancora più bassa la temperatura delle cantine, gli argini furono coperti di ghiaia e vennero piantati dei castagni che con le loro folte chiome contribuivano a tenere bassa la temperatura.
Birreria Pedavena Trento
Oggi i Biergarten stanno scomparendo anche nelle birrerie che enfatizzano il
loro rapporto con la tradizione. Per esempio a Trento la birreria Pedavena s'è
mangiata il cortile interno coprendolo con una struttura in stile Las Vegas.
👉In seguito lo spazio ombreggiato sopra le cantine venne usato anche per bere la birra seduti ai tavolini riparati dai raggi diretti del sole.
I locali del centro perdevano clienti,fecero lobby e ottennero per legge il divieto di servire anche pietanze nei Biergarten: i bevitori dovevano portarsi il cibo da casa. Di ciò resta un'eco lontana nel Bayerische Biergarten-verordnung (Decreto bavarese sui Biergarten): tutt'ora dovrebbero permettere ai loro clienti di portarsi le cibarie da casa.

venerdì 14 ottobre 2016

Una camminata ai piedi delle Odle (Dolomiti)

Questa è solo una fra le molte varianti  delle passeggiate sotto le Odle, versante Reinhold Messner (ossia Val di Funes, l'altro versante dà invece sulla Val Gardena).
Alta Val di Funes
La catena delle Odle vista dalle praterie dell'alta Val di Funes. E' forse l'unica valle ad aver detto "no" alla monocoltura economica dello sci: niente impianti, cemento, pilastri e distruzione ambientale; niente greggi di clienti globalizzati e caciaroni. Le forcelle e i passi qui sono liberi da impianti di risalita, sia vecchi che nuovi e la differenza si vede
Alta Val di Funes
I prati attorno al Rif.Genova si affacciano sulle Odle (nella foto), ma con poca fatica
(essendo già in quota) è possibile anche portarsi fino al Sass da Putia, una delle più
facili e remunerative tra le cime importanti della zona.
Vedi altre foto in Google Photo.
Questo è un giro che "merita" perchè alterna panorami e scorci molto diversi fra loro (e anche i gradi di impegno sono diversificati). E' vero, le Odle sono fin troppo conosciute e anche molto frequentate però è anche vero che questo versante mantiene intatte le sue attrattive naturali.
Il giro è piuttosto lungo ma è privo di difficoltà tecniche e i sentieri sono sempre
ben tracciati e ben mantenuti.
Scarica la traccia GPS da Wikiloc.
Sarà per la varietà degli ambienti che si attraversano, ma l'escursione "omologata" si è rivelata una bella raccolta di "diversità paesaggistiche": l'ascensione dal bosco di Malga Zannes ai prati alti del Rifugio Genova, il comodo sentiero in quota ai piedi delle guglie con la successiva discesa ghiaionata (ma assistita da un impeccabile sentiero), la passeggiata nel bosco che porta alle infinite malghe che punteggiano le praterie alte (ahem... diciamo ex-malghe: ora sono tutti punti di ristoro). E d'altronde: se ci lamentiamo di questo allora vuol dire che siamo proprio malmessi... Ma forse lo siamo?

Quote e dislivelli (dati del GPS):
Quota di partenza/arrivo: m 1.714

domenica 25 settembre 2016

Alla malga Zielalm, sopra Parcines (Merano)

Avrebbe dovuto essere un ampio giro ad anello dentro il Gruppo di Tessa, ma il maltempo...
Malga Zielalm
Il maso Giggelberg, dove arriva la funivia, si trova lungo la Meraner Hohenweg (Alta Via Meranese). L'alta via è il lunghissimo sentiero AVS 24 che correndo sempre in quota circonda ad anello il Gruppo di Tessa, con partenza e arrivo dai masi Hochmut, il grumo di masi sotto la Mutspitz, che dai suoi 2.300 metri guarda Merano dall'alto. Tornando a bomba: dalla stazione di Giggelberg il ramo venostano dell'AVS 24 si dirige verso Naturno, mantenendosi sempre in quota fino alla stazione a monte della Funivia Unterstell. L'Alta Via, invece, si inoltra nella valle di Parcines, la lunga e solitaria Zieltal, e la risale fino al rifugio Stettiner Hütte/Rifugio Petrarca passando prima dal rifugio Nassereit/Nasseret, la malga Zielalm e il rifugio Lodner Hütte/Rifugio Cima Fiammante. Ma la pioggia ci ha sorpresi alla malga e così la gita s'è interrotta davanti a un piatto di Spiegel Eier...
Malga Zielalm
La rampa che sale alla Gingl Alm, dove inizia il pianoro vicini della grande malga
Zielalm, che ospita un punto di ristoro.
Vedi le altre foto in Google Photo.
Insomma, è stato un bell'assaggio per un giro da fare in futuro. La funivia Texelbahn parte dai meleti della Val Venosta e ci porta di colpo ai 1.500 metri dei masi alti del Giggelberg, lo spigolo prativo fra la Val Venosta e l'ultimo tratto della lunga e selvaggia Zieltal, che si addentra in profondità nel Texelgruppe/Gruppo di Tessa.

Quote e dislivelli (dati del GPS):
GPS Malga Zielalm
L'itinerario si addentra nella lunga valle alpina a Nord di Parcines. E' un tratto
del lungo e impegnativo anello in quota che circumnaviga il Gruppo di Tessa e
che va percorso a tappe dormendo nei rifugi.
Scarica la traccia GPS da Wikiloc.
Quota di partenza/arrivo: m 1.520 (stazione a monte della funivia Texelbahn).
Quota massima raggiunta: m 2.220 (malga Zielalm)
Dislivello assoluto: m 700
Dislivello cumulativo in salita: m 1.686
Dislivello cumulativo in discesa: m 1.659
Lunghezza con altitudini: km 16,6
Tempo totale netto: ore 6:00 AR
Difficoltà: E

Descrizione del percorso: la traccia GPS toglie ogni problema di orientamento e rende

mercoledì 27 luglio 2016

Il nuovo rifugio Edelrauthütte (Alpi Aurine)

Il nuovo Edelrauthütte/Rifugio Ponte di Ghiaccio si raggiunge agevolmente dal Lago di Neves con un facile sentiero escursionistico. Sostituisce il precedente edificio storico, che è stato abbattuto come una vacca a fine corsa.
Rifugio ponte d ghiaccio Edelrauthütte
Qui sopra a sinistra: il vallone che dal Lago di Neves sale fino al Rifugio Ponte di Ghiaccio. Da lassù in poi si apriranno i passaggi per i veri amanti della montagna, che punteranno all'Hochfeiler/Gran Pilastro lasciandosi alle spalle le storditaggini dell'ideologia bio-bau (a loro volta drogate dai finanziamenti pubblici). Bagnati se piove e bolliti se c'è il sole: il regionalismo architettonico è un concetto bellamente ignorato dagli architetti bio-bau che si atteggiano ad ambientalisti.
Rifugio ponte d ghiaccio Edelrauthütte
Il vecchio rifugio in alcuni scatti degli anni Duemila.
Vedi le altre foto in Google Foto.
L'edificio esibisce quelle linee bio-bau tanto di moda ma così poco adatte all'ambiente alpino.
Un tetto senza falde, vetrine da supermercato, un interno poco funzionale ma "arredato" come il bar trendy del distributore di benzina sulla Me-Bo.
Tanta estetica e poco funzionalità. 
👉Quando ci sono, i materiali del posto vengono "citati" come in qualsiasi tesina di laurea, con un effetto lipstick-on-pig che sconcerta.
GPS Rifugio ponte d ghiaccio Edelrauthütte
Scarica la traccia GPS da Wikiloc.
Sembra pensato da un geometra in cerca di visibilità ma mai stato in montagna.
👉Ci prendiamo la pioggia perchè non ci sono le falde, non si può entrare perchè il locale (che è affollato) rimbomba peggio di una discoteca. Un'acustica handicappata per un progetto sbagliato in nuce.
👉Piove ma ce ne andiamo lo stesso, è sicuramente il male minore. Scendendo penso al personale di servizio che ogni mattina dovrà ripulire a mano i grandi vetri dell'esibizionismo bio-bau.

giovedì 30 giugno 2016

Giro attorno a Cima Trenta (nelle Maddalene)

Largo anello in quota nelle Maddalene, la lunga catena che segna il confine linguistico tra il mondo germanico e quello latino.
Cima Trenta nelle Maddalene
Il passaggio alto fra la trentina Val di Bresimo e la sudtirolese Ultental è il Passo Alplahner/Alplahner Scharte, una suggestiva forcella che ospita l'omonimo laghetto alpino. Arrivando dal versante trentino la vista si apre sulle cime che separano la Val d'Ultimo dalla Val Venosta.
Cima Trenta nelle Maddalene
Cima Trenta/Walscher Berg: una lunga cresta rocciosa fra due mondi che restano
lontani fra loro. Gigi sulle ultime roccette dopo i tre ometti di cresta, con i monti
della Ultental/Val d'Ultimo a far da sfondo. Insomma, pare che questa sia la cima.
Vedi le altre foto in Google Foto.
In lingua tedesca welsch significa "meridionale" e quindi Welscher Berg andrebbe tradotto con Monte Meridionale.
GPS Cima Trenta nelle Maddalene
Un pezzo del tracciato GPS si svolge su traccia non segnata, al di fuori delle
cartografie ordinarie. E' il pezzo che traversa dall'ovile Hinter Die Mahder fino
al Passo di Val Clapa. Fa risparmiare 180 metri di perdita di quota e di successi-
va risalita. Ho inserito il tratto nella sentieristica OpenStreetMap classificando-
lo come "traccia", un gradino più in basso di "sentiero non segnato" e due sotto
"sentiero generico".
Scarica la traccia GPS da Wikiloc.
Senonchè il toponimo usato dai locali (Walscher Berg anzichè Welscher Berg) è davvero illuminante perchè se nelle aule universitarie il Welscher è colui che si esprime in un idioma infarcito di parole straniere, nelle osterie venostane e della Ultental/Val d'Ultimo il dialettale Walscher (o Waltscher) diventa subito, più rudemente, il terrone: "Du bi a Walsch" anzichè "Du bist ein Walscher".

Quote e dislivelli (dati del GPS):
Quota di partenza/arrivo: m 1.817 (parcheggio a Malga Bordolona di Sotto)
Quota massima raggiunta: m 2.604
Dislivello assoluto: m 787
Dislivello cumulativo in salita: m 962
Dislivello cumulativo in discesa: m 961
Lunghezza con altitudini: km 10,8
Tempo totale netto: ore 5:00
Difficoltà: EE

Descrizione del percorso: dal parcheggio della Bordolona di Sotto (m 1.817) si imbocca il sentiero SAT 136 e lo si segue fra i prati 

domenica 5 giugno 2016

Il Grosser Mittager meranese (Sarentini)

Vista sulle cartine questa montagna tondeggiante che si trova tra gli impianti sciistici di Merano 2000 e la Val Sarentino passa inosservata e dice poco, anche perchè appare avviluppata da una ragnatela di impianti di risalita, strade e stradelle, baite e costruzioni varie, baretti e finti rifugi.
Grosse Mittager Monte Catino
La neve deve ancora andarsene ma le ciaspole non sono più necessarie. Dalla Kesselberg Scharte (m 2.264) l'Ifinger/Picco Ivigna, sulla sinistra, mostra un profilo inconsueto. Le cime delle Platten/Lastoni di Verdins si prendono il centro della scena. Sulla destra la Kesselberghütte, che non è un rifugio ma un ristorante al servizio di un impianto di risalita per lo sci. 
Grosse Mittager Monte Catino
Merano vanta dintorni spettacolari: trai Waale e le Promenaden, le cime rocciose
e le alte vie c'è solo l'imbarazzo della scelta. Questa grossa gobba erbosa non è fra
le più blasonate ma quando ci arriviamo restiamo sorpresi dall'apertura del panora-
ma: le vicine Villanderer e Kassian Spitze, l'Ifinger e i Sarentini.
Ma se ci si arriva quando la neve ormai se n'è andata ma le frotte estive devono ancora arrivare, ecco che le cose cambiano.
In questo tempo sospeso panorami e aria fina la vincono sugli sfregi al paesaggio e al buon gusto e sull'ampia cima del Mittager, che si rivela un gran balcone panoramico. si respira un'atmosfera decisamente alpina.

Quote e dislivelli:
Quota di partenza/arrivo: m 1.910 (cabinovia Falzeben-
Piffing)
Quota massima raggiunta: m 2.442 (Grosse Mittager/MonteCatino)
GPS Grosse Mittager Monte Catino
Scarica la traccia GPS da Wikiloc.
Dislivello assoluto: m 532
Dislivello cumulativo in salita: m 922
Dislivello cumulativo in discesa: m 910
Lunghezza con altitudini: km 14,2
Tempo totale netto: ore 4:45
Difficoltà: E

Descrizione del percorso: dalla stazione a monte della cabinovia proveniente da Falzeben (m 1.910) si segue la larga strada bianca che si dirige a Nord-Est, penetrando

lunedì 9 maggio 2016

Il giro del Monte Cislon (Trodena)

Nel Parco Naturale del Monte Corno, tra Anterivo e Trodena. Facile passeggiata nel bosco di questi monti minori tra la Val di Fiemme la Val d'Adige e la Val di Cembra.
Giro del Monte Cislon
Questa primavera con le sue ripetute nevicate in quota costringe a restare bassi. Battendo i percorsi di mezza montagna  si scoprono scorci e angoli che altrimenti non si andrebbero mai a scovare.  E' un po' come succede coi giretti invernali nei dintorni di Bolzano.
Giro del Monte Cislon
Il belvedere che s'affaccia ad Ovest proprio di fronte alla catena Roen-Mendola-
Macaion offre un ampio panorama sulla Bassa Atesina e la conca di Bolzano.
Vedi le altre foto in Google Foto.
Ci sono tre buone ragioni per affrontare questa passeggiata nei boschi del Monte Cislon: il breve passaggio aereo della Hochwand che s'affaccia verso l'altopiano di Aldino, il bel punto panoramico sulla Bassa Atesina, con la catena Roen-Mendola-Macaion in primo piano ed infine il vasto lariceto che si attraversa interamente prima di scendere al punto di ristoro di Malga Cislon.

Quote e dislivelli:
Quota di partenza/arrivo: m 1.222
GPS Giro del Monte Cislon
Scarica la traccia GPS da Wikiloc.
(parcheggio).
Quota massima raggiunta: m 1.441
Dislivello assoluto: m 219
Dislivello cumulativo in salita: m 768
Dislivello cumulativo in discesa: m 779
Lunghezza con altitudini: km 9,9
Tempo totale netto: ore 3:15
Difficoltà: F

Descrizione del percorso: dal parcheggio (m 1.222) si segue il sentiero AVS 2 che sale nel bosco sino a transitare lungo la parete

giovedì 11 febbraio 2016

L'ultima salita al vecchio rifugio Schwarzenstein (Valle Aurina)

Il vecchio rifugio Schwarzenstein è arrivato al capolinea. Il gobal-warming lo sta sgretolando, divora il permafrost che lo sosteneva e i suoi giorni sono ormai contati. Ho avuto il privilegio di dormire qui per un'ultima volta. E' un pezzo di mondo che se ne va.
Schwarzensteinhütte Rifugio Vittorio Veneto
Il nuovo rifugio sarà costruito all'altezza del cornetto roccioso al centro dell'inquadratura. La foto è stata scattata dall'attuale "Rifugio Vittorio Veneto al Sasso Nero" (denominazione ufficiale dello Schwarzensteinhütte) il cui profilo quadrato fa capolino dall'ombra in basso a sinistra. Con l'eccezione della parete verticale dello Schwarzenstein (a sinistra), ancora negli anni Ottanta l'intera zona era coperta da ghiaccio e neve perenne.
Schwarzensteinhütte Rifugio Vittorio Veneto
Costruito nel 1894 dalla sezione di Lipsia del DuÖeAV (Deutscher und Österreichi-
scher Alpenverein
) e dopo le vicende belliche venne dato in gestione al CAI di Bru-
nico. Dispone di circa 40 posti letto ed è base di partenza per le escursioni al Sasso
Nero. L'alta via Stabeler lo collega, passando però più in basso (alla base della fer-
rata), al Rifugio Giovanni Porro, un percorso molto lungo.
Il progetto del nuovo rifugio hi-tech è già esecutivo, hanno già picchettato il terreno un centinaio di metri più a monte, ormai sul filo del confine austriaco, dove il ghiaccio resiste ancora. Quello attuale sarà fatto saltare, e il sito bonificato.
La giovane e allegra guida alpina targata "La Sportiva" con le sue braghe gialle e la sua giacca rossa ci sarà ancora, e racconterà di quando il rifugio stava cento metri più in basso, ed era fatto di sassi intonacati a calce come le vecchie case del fondovalle.
Schwarzensteinhütte Rifugio Vittorio Veneto
La saletta da pranzo a piano terra, una foto da conservare, visto che a breve...
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Lui è già proiettato in avanti e sprizza entusiasmo, sembra dare appuntamento ai clienti riuniti attorno al tavolo; tra loro c'è anche un ragazzo, l'unico italiano, dall'aria spaesata e timorosa.
👉Cerco di rassicurarlo: arrivato alla neve, dove il percorso spiana e s'allarga, troverà un bel ghiacciaio facile, tipo il Pian di Neve e proprio come sull'Adamello a quel punto mancherà solo l'ultima erta finale per guadagnare i 3.369 metri dello Schwarzenstein.
Rivado all'ultima volta che sono sta-
GPS Schwarzensteinhütte Rifugio Vittorio Veneto al Sasso Nero
Scarica la traccia GPS da Wikiloc.
to qui.
La neve perenne arrivava molto più in basso.
👉Ho fatto bene a salire leggero, pedule estive e basta: è un'ottima scusa per non zupparmi 450 metri saccagnati dal ritiro e dal riscaldamento, preferisco il ricordo.
👉All'interno il rifugio è sempre uguale a sè stesso, legno e menù unico, non c'è l'imbarazzo della scelta e la sola variazione riguarda le bevande: vino o birra?

domenica 7 febbraio 2016

C'è un solo vero "mercatino tipico" a Bolzano

La stazioncina davanti casa mia ha due soli binari. Uno porta a Venezia, l'altro a Trento. E alle sei di mattina passa un convoglio che mi scodella direttamente a Bolzano, senza cambi.
Mercatini di Bolzano.
D'inverno i banchetti di Piazza delle Erbe aprono quando c'è ancora buio. Fu Mainar-
do II° che nel 1277 fece abbattere le mura della città e ricoprì il fossato, creò questa
stretta  e lunga piazza che divenne il centro economico della parte sottoposta alla
sua diretta sovranità, mentre Piazza del Grano rimaneva centro del potere vescovile.
Sbarco davanti alla Fontana delle Rane che non è ancora giorno fatto, mentre la città si sta mettendo in moto. Per una volta non ho una stramaledetta auto da parcheggiare (che figata, questa città è strozzata dal traffico).
👉Lo faccio spesso (muovermi in treno) anche e soprattutto d'inverno, quando a quest'ora nel fondovalle il sole deve ancora superare il profilo dei monti e le viuzze del centro si trovano ancora nella penombra.
Mercatini di Bolzano
Il mercato di Piazza delle Erbe è al centro di una rete di localini e negozi uno più interessante dell'altro. A partire da due storiche trattorie: la Franziskaner Stube, che prende il nome dall'attigua chiesa dei Francescani e la osteria-birreria Hopfen & Co. coi tavolini addossati ai banchetti della frutta e verdura. Sempre in piazza ci sono parecchie gran belle panetterie, salumerie e birrerie (qui vediamo la Forst). Ma per le trattorie è l'intero centro storico a porre problemi di scelta, dalla medio-evale Ca' de Bezzi (nata come osteria dei Cavalieri Teutonici) al noto Vögele, ritrovo della borghesia bolzanina, al vecchio albergo-trattoria al Cavallino Bianco.