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venerdì 6 febbraio 2026

Rothaler Weinstube: l'antica osteria sotto i portici cancellata negli anni del green&trendy

Ecco un caso estremo di gentrification (sloggiare quelli che c'erano prima e sostituirli col "nuovo"). Perpetrato negli anni del green-deal.
Si vantano di aver "conservato" l'insegna "Weinstube" ma in realtà hanno falsificato pure quella, come se non non bastasse tutto il resto (oggi seguendola verso sinistra si incontra lo store che vediamo qui sotto). La foto a sinistra è del 2012 e quella a destra del 2024, fatta al ritorno da ritorno da un bel giro lungo il Waalweg di Lagundo, che ha finito per andarmi di traverso.
La storica Rothaler Weinstube è stata sostituita da un anonimo store seriale. Il misfat-
to è stato concepito e portato a compimento da una coppia bipartizan composta da due
sindaci molto diversi: il primo di sinistra in salsa verde (Paul Rösch) e l'altro di destra
in salsa destra (Dario Dal Medico). Viene da dire: questo o quello per me pari son. 
E
succede a Merano negli anni del "sindaco verde" Rösch e del suo slavato erede di cen-
tro-destra Dal Medico. Succede a Merano.

Alla sostituzione sociale della gentrification si è aggiunta al cafonal dell'affarismo stile Durnwaldner-Benko. Piena zona "intersezionale" (rubo la parola a Elly Schlein): dove la gentrificazione e il cafonal si incrociano moltiplicando l'effetto.
👉E come ciliegina si falsifica la storica freccia indicatrice del portico "Rothaler Stube". I due sindaci coinvolti: Dario Dal Medico (liste "Alleanza per Merano dal Medico Sindaco", "La Civica per Merano dal Medico Sindaco", "Think Lady Merano") e il suo predecessore, Paul Rösch (liste "Verdi, Grüne, Vërc", "Paul Rösch. Die Liste", "Team K", "Sinistra Ecosociale-Ökosoziale Linke".
La saletta interna in una foto del 2012. Lo scatto a destra lascia intravedere il bancone del bar che si affacciava direttamente sui portici, da dove prendeva luce. Chissà che fine avranno fatto gli arredi e il lampadario con le corna ricurve di uno Ziege (caprone).

mercoledì 4 settembre 2024

Il "Bar Trentino" in quel di Stivor (nella Bosnia)

Ufficialmente siamo nella "Bosnia and Herzegovina" ma qui, per evitare risse, bisogna sempre ricordarsi che Stivor fa parte della "Republica Srpska" (la autoproclamata repubblica dei serbi di Bosnia).
Tra i tanti "trentini nel mondo" sono quelli di Stivor a ritrovarsi in questo improbabile bar dove il gonfalone della Provincia Autonoma di Trento compare fianco a fianco con la bandiera della defunta Jugoslavija di Tito, che oggi qui tutti considerano "la bandiera dei serbi".

"Kako se prave puževi i polenta?", la domanda è semplice: come si cucinano le lu-
mache con la polenta
?". E' così che si chiede come fare polenta e lumazi a Stivor.

La faccenda dell'egemonia serba non è un dettaglio ma una precisazione dovuta, che si porta dietro i nomi di criminali di guerra di prima grandezza come "la tigre" Arkan, il generale Ratko Mladic, l'ideologo Radovan Karadic, nonchè tutta una masnada di trafficanti ladri e assassini che proliferarono all'ombra del nazionalista serbo Milosevic e delle "missioni di pace ONU" degli anni Novanta.
Per avere un'idea di dove si trova Stivor basta una mappa stradale.
In giallo i territori della "Republica Srpska". Stivor si trova nella parte settentrionale
che è territorialmente isolata rispetto alla "casa madre" Serbia. La sua precarietà è
tutta qui, in questo semplice dato geografico che la schiaccia fra Croazia e Bosnia.
👉Dalle parti di Stivor (territorio serbo in una pelle di leopardo mussulmana e croata) i protagonisti del sanguinoso secessionismo serbo e la loro ombra alimentano ancora oggi lo scontro etnico.
👉Se i nonni valsuganotti emigrarono per lavoro, i loro discendenti sono intrappolati in una macelleria balcanica le cui conseguenze sono destinate a durare ancora a lungo... devono schierarsi... anche se non hanno voglia di farlo...
👉I trentini di Stivor sono una piccola parte del puzzle etnico locale ma la loro vita è ancora pù complicata, visto che che hanno una storia ancor più diversa e quasi antica: roba da Cecco Beppe.
👉Il villaggio di Stivor, circa 150 abitanti, è una piccola presenza trentina nel territorio della città di Prnjavor, circa 30.000 abitanti, che è denominata “Piccola Europa” per via della presenza di numerose collettività originarie da diversi paesi europei tra cui anche quella trentina.
Il villaggio di Stivor nasce a fine '800 come colonia agricola fondata da coloni provenienti in massima parte dalla Valsugana. Oggi i pochi abitanti sono sparsi in tante piccole casette rurali e molti dei discendenti dei primi immigrati sono nuovamente partiti alla ricerca di migliori opportunità di lavoro se e ritornano alla valle di origine lo fanno grazie all'incoraggiamento della Provincia Autonoma di Trento.

mercoledì 21 agosto 2024

Ma quale Translagorai sogna la periferia urbana?

Da Quarto Oggiaro o da Torpignattara che sia, cambia poco. Il quadro é sempre quello: la montagna sognata dalla città. Va avanti così dal 1863, cioé da quando il ministro Quintino Sella fondò il Club Alpino Italiano.
La traversata dei Lagorai dalla Panarotta al Passo Rolle è un trekking alpino impegnativo per i continui dislivelli e per la lunghezza, che tocca i 80 chilometri. Sono chilometri molto diversi da quelli dei "cammini" che affollano i salotti cittadini, da Compostela in giù. Non si può affrontare alla leggera, in preda a un malinteso "desiderio di natura".           (Grazie a Agh per la mappa del percorso)
Dopo l'adesione a Dolomiti Unesco la montagna è stata ridotta a sfondo per i selfie,
e masse sempre più vaste di persone impreparate sono state incoraggiate a spin-
gersi "là dove  volano le aquile". Tanto poi il soccorso alpino arriva con l'elicottero...
Ma non bastano la fermezza di piede e l'assenza di vertigini, servono esperienza di montagna e familiarità con l'ambienta alpino. Così, alla fine sono pochi quelli che la fanno davvero, anche se la Translagorai popola i sogni di tanti turisti ed entusiasti dell'improvvisazione. Sono forse questi sogni di "persone impreparate" che spiegano il gran numero di chiamate al soccorso alpino? Sognare la montagna guardando fuori dalle finestre delle città è un'abitudine vecchia, che risale addirittura alle origini del CAI...
Tutto quasi gratis per gli imprudenti. Eppure un'ora di volo pesa fino a 8400 Euro
sulle tasche dei contribuenti, cioè su quelli che pagano le tasse.
👉Il CAI di Quintino Sella, preceduto dall'Alpine Club britannico, scopriva le Alpi conquistandone le cime, quando nei borghi di montagna non ci si dava nemmeno la briga di dar loro un nome. Per i montanari di allora il mondo civilizzato finiva al livello delle malghe, più sopra c'erano soli i crozi, che non davano erba buona per le vacche e nemmeno erba per le pecore, e neanche per le capre...
👉La storia ha i suoi tempi, i gusti della borghesia sono cambiati e la middle class vive in una bolla globalizzata. Il resto dei "cittadini" campa in una realtà mediatica, disponibile a tutto purché compaia su un display e disponga di un account.
E pensare che la "montagna da bere" era cominciata così, in maniera apparentemente spiritosa! Oggi la montagna è ridotta a sfondo plastificato per i selfie delle masse urbane in libera uscita; "semel in anno", appena prima di tornare a poltrone e sofà...

lunedì 20 marzo 2023

L'oro bianco delle genti di montagna: e se il filone fosse in esaurimento? Senza l'acqua come si farà?

Eravamo abituati a vedere l'idroelettrico come una formidabile rendita di posizione, al riparo da tutto perché rinnovabile e incastonata nella nostra inossidabile Heimat alpina, sempre automaticamente "green"...
Lago di Santa Giustina
Marzo 2023: si cammina a mezza costa nello spessore dell'acqua mancante. E' una vista attuale del lago artificiale di Santa Giustina in Val di Non, fra maggiori del Trentino. La siccità leva acqua alle centrali idroelettriche e manda a pallino le nostre certezze.
Lago di Santa Giustina
Il Lago di Santa Giustina nella primavera del 2012 col livello al suo minimo annuale.
Sono passati solo 10 anni, ma in questo zip temporale la riserva é diminuita del 25%,
così almeno dicono gli esperti. E già allora la neve in quota scarseggiava.
Insomma: la Heimat come garante della nostra estraneità ai problemi del mondo. Guardavamo alla nostra autonomia come alla saggia gestrice dell'economia circolare delle risorse alpine, dentro un futuro dove saremmo stati protagonisti di prima linea in fatto di transizione energetica.
👉Oggi misuriamo i "metri sotto il livello storico" dei bacini idroelettrici. Il "climate change" ci ha rotto le uova nel paniere e ci rammenta che dipendiamo dagli altri, dalla Padania alla Puglia, dalle Alpi al Tibet, alla faccia dell'"idillio alpino" popolato di panorami mozzafiato, caprette volanti e autonomie locali...

giovedì 22 dicembre 2022

Kalipè vs atletismo (e vs mountain bike)

Kalipè è un saluto in uso nelle zone himalayane, una formula di buon augurio rivolta a chi si incammina verso le montagne. Gli si augura di potersi muovere "sempre a passo corto e lento", il passo dell'uomo.
Transumanza Senales
Tra gli spontanei praticanti del passo lento ci sono gli abitanti delle valli alpine, i montanari e i pastori, che qui vediamo in uno scatto fatto in alta Val Senales. Lo praticano "a loro insaputa" e alla domanda "Sai cos'é il kalipè?" ci guarderebbero con tanto d'occhi.
kalipè
Il passo lento e costante dello yak sembra ispirare la filosofia del kalipè, il saluto in uso fra i montanari himalayani. Nelle vallate alpine é nato qualcosa di simile, anche se privo di nome: i nostri vecchi partivano lenti, continuavano lenti e non si fermavano mai.

Transumanza Senales
Il passo lento nella transumanza delle pecore fra la Val Senales e la Valle di Vent.
In montagna non c’è spazio per la fretta, solo il passo lento é quello giusto.
👉Lo sapevano bene i nostri vecchi che partivano lenti, continuavano lenti e non si fermavano mai. Ma imparare a camminare in montagna è un traguardo tutt’altro che facile o scontato, perchè oggi siamo troppo abituati a muoverci in fretta sempre e comunque.
👉Oggi chi va in montagna ha sempre di fronte a sé due scelte: la prima è quella dell’atletismo, della fretta, della vetta a tutti i costi, anche quando è al di là dei propri limiti; la seconda invece è quella del passo lento durante il cammino, un passo accompagnato da uno sguardo attento a ciò che vediamo, per conoscerlo e ricordarlo.

martedì 5 gennaio 2021

La prepotenza dell'Hotel Eberle a Bolzano, costruito "in deroga" alla legge e alla decenza

Questo albergo ha cancellato l'ultimo tratto della storica Promedane di Sant'Osvaldo, che dalla città saliva al colle di Santa Maddalena (quello del famoso Sankta Magdalener, tanto apprezzato dai cultori del vino).
La schifezza in puro stile craxiano che ha sfregiato la storica Promenaden bolzani-
na si è presa una bella frana in testa.
Premessa: gli anni del liberismo hanno avuto la loro "Bolzano da bere" anche se giornalisti e progressisti locali non se ne sono accorti mentre Louis Durnwalder flirtava con Mario Malossini e Bettino Craxi.
👉Ed ora la frana che giusto ieri è piombata in testa agli "intelligenti imprenditori" dell'Hotel Eberle mi spinge a dire: "La ghe stà come un fiòr sula recia" (è in dialetto trentino, e sta a dire che se la sono proprio cercata, loro e i loro complici della commissione edilizia comunale. Se chi ha cancellato un bel tratto della storica Promenade si è preso una bella frana in testa gli sta solo bene.

Thoreau e Supertramp: due miti dell'eroe in fuga che non reggono al fact-checking...

La verifica dei fatti é impietosa con il mito del ribelle in fuga dal mondo. Nessuno di loro è resistito a lungo, e il Chris "Supertramp" di "Into the wild", ci ha anche lasciato le penne.
Intendiamoci: sono comunque due letture interessanti e anche istruttive. Da "Walden, la vita nei boschi" di Thoreau al più contemporaneo "Into the Wild" dello scrittore di montagna Jon Krakauer, i due libri si sono saldamente impiantati nell'immaginario collettivo di quanti si sentono in fuga da un mondo che considerano estraneo e dal quale non si aspettano nulla.
L'elicottero imbraga e porta via il vecchio bus dove visse
i suoi ultimi giorni Chris "Supertramp", il protagonista di
"Into the wild" (il vero nome era Christopher McCandless).
👉La capanna di Thoreau a Walden adesso è un museo, come la cabin di Jack London a Dawson City, con i biglietti d’ingresso, le cartoline, le visite guidate. "Walden, la vita nei boschi" ha avuto un grande successo nella controcultura statunitense. In particolare presso la Beat Generation: Allen Ginsberg, Jack Kerouac e Gary Snyder sono solo alcuni tra gli scrittori che si rifanno espressamente a Thoreau.
👉Il vecchio autobus di Chris invece è stato portato via da un elicottero, forse per evitare che qualcun altro si faccia male.
"Questa risalita verso la sorgente è terminata con due giorni di cammino nella tundra d’Alaska, tra fango, acquitrini, guadi e sciami di zanzare, fino all’autobus riadattato a bivacco in cui Chris McCandless visse e morì nell’estate del 1992. È appunto la storia raccontata in Into the Wild, che tanto mi ha ispirato. Trovo indimenticabile l’immagine dell’elicottero militare che si porta via il Magic Bus imbragato." (Paolo Cognetti).


domenica 7 giugno 2020

Montagna e mass-media: e mò Curon Venosta si sarebbe fatta "celebre località della Valle d'Aosta"?

Altro che Jovanotti col suo "Beach Party" al Plan de Corones! La streaming-ignoranza dilaga senza vergogna.
"Il Giorno" è stato l'autorevole quotidiano dell'Italia speranzosa uscita dal dopoguerra. Tra le sue firme c'era anche quella di Giorgio Bocca e fu diretto da Italo Pietra, ammesso che qualcuno sappia ancora di chi si parla. E oggi, invece, ecco qui un garrulo Giovanni Meroni che su "Il Giorno" fa da megafono alle fake-news di bambocci ignoranti e supponenti che sproloquiano di una Curon Venosta aostana. Un'insopportabile strafalcione che arriva dopo le anemie narrative di "Io resto qui" (sempre a Graun/Curon e la buona prestazione di "Lo straniero della valle oscura" (ambientato in Val Senales).

venerdì 5 giugno 2020

Si progetta il nuovo rifugio Petrarca in alta Val Passiria. Domanda: ma non era meglio affidarsi semplicemente alle casette?

Il vecchio rifugio é stato distrutto da una slavina nel 2014. Ora la Provincia di Bolzano spende altri tre milioni per questo progetto.
In alto abbiamo due rendering del nuovo progetto, 100 posti letto a 2.875 metri di quota. Dopo la slavina erano già state realizzate, in via provvisoria, diverse casette in legno (nella foto al centro) sempre con soldi della Provincia, cioè pubblici. In basso il vecchio rifugio Petrarca/Stettiner Hütte in uno scatto del 2013.


giovedì 23 maggio 2019

Le spoglie contese di Cesare Battisti

Battisti fu allo stesso tempo un grande dirigente socialista e un irredentista convinto e irriducibile. Tanto che, da suddito austriaco, si arruolò nell'esercito italiano. E così Battisti e Mussolini si ritrovarono dalla stessa parte: socialisti, interventisti, nazionalisti, tre imbarazzanti coincidenze che nel dopoguerra il fascismo sfruttò.
cesare battisti
Il corteo celebrativo mentre passa sotto i Tre Portoni "fra due ali di folla".
Dopo la grande macelleria della WW1 il fascismo trionfante si diede da fare per farne un mito "ad una dimensione", cioè quella nazionalista, cancellando accuratamente ogni traccia di socialismo dalla biografia politica di Battisti.
Mussolini si spinse fino a costruire il monumento-sacrario che noi oggi osserviamo di sfuggita sul Doss Trento, che fino ad ad allora era stato solo uno dei tre piccoli "denti" rocciosi che avevano dato nome alla città.
👉Qui siamo al 26 maggio 1935: è la testa del corteo per la traslazione delle spoglie di Battisti dal cimitero di Trento fino al Doss Trento.
Alla solenne cerimonia partecipò anche il re Vittorio Emanuele III.
La mitografia vuole che alla cerimonia partecipasse, facendo ala, "una grande folla di cittadini e forestieri".
👉Ma la foto a lato sembra più aderente alla realtà storica, che vide le masse trentine più austriacanti che irredentiste, e più bendisposte verso la collaudata autonomia amministrativa austroungarica che verso il centralismo autoritario dello stato fascista.

venerdì 15 febbraio 2019

L'architettura della globalizzazione

Linee sghembe e spigoli taglienti, superfici piatte e levigate. Vetro, metallo e plastica, materiali compositi di fattura industriale. Sempre e tutto in nome del "bio" e del "km zero". E tutto non riciclabile.
ponte di ghiaccio
Il nuovo rifugio Edelrauthütte. Le asticelle di legno nascondono una struttura fatta
di cemento e coibentazioni industriali: una vera bomba ecologica, quando verrà il
momento di metterci mano, e un incubo per chi dovrà curarne la manutenzione. 
Sono in Val Pusteria ma mi basta chiudere gli occhi. Potrei anche essere alla stazione di servizio di Gargazzone, lungo la Me-Bo.
Oppure nel punto-ristoro di un centro commerciale o ancora dentro qualche terminal aeroportuale.
👉C'è odore di pasticceria precotta, tutto è lindo e pulito, igienizzato, sterilizzato e vagamente ansiogeno. Il personale si muove efficiente, distante e robotizzato, tra il rumore della cassa, lo sbuffo della macchina del caffè e la techno di sottofondo, di bassa fattura per non pagare la SIAE.
Il sottopasso costruito al Lago di Carezza è uguale a quelli realizzati nelle periferie urbane. Ma qual'è quello di Carezza? Potremmo essere in qualsiasi non-luogo della sterminata periferia padana o sotto qualsiasi città della globalizzazione planetaria.



monterosahütte
Il Monterosahütte col Cervino sullo sfondo. In questi posti schizzati c'è anche l'idea malata che le
acque nere (sì, i rifiuti organici che concimavano i pascoli alti) facciano male e allora ecco l'impianto
ipertecnologico di "depurazione delle acque". Sapone di Marsiglia e detergenti biodegradabili? Non
sia mai, renderebbero inutile il techno-impianto che fa tanto radical-chic e è magari pagato dall'UE.
All'Edelrautütte faccio per entrare ma vengo respinto da un muro compatto di rumore: l'eco, il frastuono e il rimbombo sono lì a dirmi che l'archistar ha cannato l'acustica, sembra di entrare dentro un woofer in distorsione. Del resto il soffitto della zona bar sarà alto sei metri...
👉No, posti così non bisogna aiutarli nemmeno coi pochi spiccioli di una birra. Seduto a bordo sentiero, strappo la linguetta della lattina. Me la sono portata fin qui dal fondovalle, subodorando il gran bidone di questi patinati posti new-age.
Il primo sorso si mischia al frusciare del vento e ai richiami dei gracchi dal becco giallo che manovrano per restare fermi nell'aria, in attesa di una briciola. Eh sì, molto meglio così: fuori dal bio-bau tutto ritorna più interessante...

sabato 9 febbraio 2019

Vivere lassù e starci tutto l'anno...

Trasferirsi in montagna e viverci per sempre: quante volte mi è capitato di sentirlo mormorare con voce trasognata da certi occasionali frequentatori di qualche paesaggio alpino?
marzia verona
Realista come al suo solito, Marzia mette in guardia dalle sirene mediatiche, dalle
favole belle veicolate da stampa e social. Lo fa con tutta l'autorevolezza che le de-
riva dall'aver fatto questa scelta già molti, molti anni fa. Da leggere.
Dal bel blog di Marzia Verona (che è anche l'autrice del vecchio "Pascolo vagante") estraggo qualche prezioso consiglio e qualche saggia riflessione rivolti a quanti, magari sull'onda del "ritorno alla montagna" ci avessero pensato davvero:
👉"Non innamoratevi di uno di questi posti in primavera con i narcisi fioriti o d’autunno con gli aceri gialli e gli aceri arancioni. Andate a visitarli quando piove, quando c’è la nebbia. Se pensate di viverci stabilmente, salite a vederli d’inverno e stateci tutto il giorno, per vedere quante sono le ore di sole."
👉"Gli aspetti da tenere presenti sono davvero tanti. Di cosa non possiamo fare a meno? Basteranno le soddisfazioni della nuova vita a compensare i disagi, le difficoltà fisiche e psicologiche? I legami con le persone che affronteranno con noi queste scelte sono sufficientemente forti?"

venerdì 1 febbraio 2019

Il progetto del nuovo Rifugio Tonini (quell'altro era andato distrutto nell'incendio del 2016)

La globalizzazione ha influito sul nostro modo di pensare l'architettura. Prima c'era una sorta di architettura regionale che aveva a che fare con faccende come il clima, gli usi e costumi, i materiali e le 
nuovo rifugio tonini
Il rendering del progetto. Due bei garage come qualsiasi villetta da periferia urbana.
abitudini locali eccetera.
Oggi a Bilbao troviamo un edificio di Frank Gehry che non ha nulla a che vedere con i materiali locali e lo stesso accade anche nelle Alpi, per esempio con il nuovissimo rifugio Monterosahütte sotto al Cervino.
👉Tutt'al più i materiali locali possono diventare oggetto di "citazione colta", qualche listello di "abete di risonanza" appoggiato sopra il cemento costa comunque meno dell'intonaco.
👉Ma dove l'estetica globalizzante non transige è nelle linee generali e nella composizione architettonica:  le scelte progettuali devono essere buone per tutti gli usi, dal distributore di benzina alla casetta middle-class, perchè devono essere impiantabili dentro qualsiasi paesaggio e addosso a qualsiasi cultura.

giovedì 17 gennaio 2019

Italo & Mauro: due nomi e un cognome per un sistema-trentino che sopravvive a sè stesso

Ci si potrebbe anche ricavare una mini-serie televisiva, su questi due imbarazzanti cloni democristiani. Di sicuro non su qualche yes-tv del
mostri democristiani
L'ultima fase del Gilmozzi-major alle elezioni del 2016, quando cavalcava Dolomiti
Unesco
, la fresca invenzione della propaganda politically correct, assieme ad una
altra incredibile bufala: "Entro il 2018 Internet a 30 Mega per tutti!".
sovvenzionato sistema mediatico locale, però.
Resta il fatto che dopo settant'anni l'inossidabile sistema trentino fatto di Provincia-Cooperative-Curia-Casse Rurali è stato mazzolato dall'ondata emotiva del qualunquismo in casacca gialloverde.
Ma il navigato Gilmozzi maggiore, dopo anni di onorato servizio in quota democristiana aveva sviluppato delle belle antenne e una sua personale strategia di sopravvivenza.
Dopo trent'anni di "chi se ne ciàva, tanto i me vota istess" aveva sgamato che era meglio puntare su qualche uomo di paglia, pronto a fare il salto della quaglia in zona Cesarini.
Ed eccoci al 2018. I due cloni ai lati (Mauro DC a sx e Italo PD a dx) con l'uomo di paglia al centro, un tipo capace di indossare senza puerili rossori la casacca dei nuovi padroni: è un tale Mario Tonina, DNA democristiano, ma senza la riconoscibilità politica dei Gilmozzi major (o minor). Annotatevi il nome: lo troveremo in tutti gli intrallazzi del Partito degli Affari trentino, è solo questione di tempo. La casacca è leghista ma l'anima democristiana.

sat translagorai
Il passaggio del testimone fra la giunta di Ugo Rossi e quella di Maurizio Fugatti è avvenuto col cosiddetto "progetto Tranlagorai", l'ideona che si lascerà alle spalle molto cemento, qualche misero affare e un unico cadavere: quello della SAT, che sin dall'inizio è stata talmente bamba da "mettersi a disposizione" (parole loro) del signor Gilmozzi. E infatti ora sono sdraiati davanti alla new-entry Tonina.

giovedì 6 dicembre 2018

Che c'azzecca il "Progetto Translagorai" con la grande traversata dei Lagorai?

Sono due cose molto diverse. Una é la montagna, l'altra industria turistica. Meglio non confonderle. La via degli escursionisti non ha nome e richiede impegno e capacità anche quando segue il percorso più "intuitivo" e le numerose varianti sono sempre più impegnative...
traversata dei Lagorai
L'alta via dei Lagorai: sono 74 chilometri di montagna vera con continui su e giù, e le creste del grafico (con minimo sui 1800 e massimo sui 2600 metri) sono lì a dircelo. Quattro soli posti dove dormire: il bivacco "Ai Mangheneti", il bivacco "Forcella di Coldosé" il bivacco "Paolo e Nicola" e il bivacco "Aldo Moro". Una sola intersezione col mondo abitato: la strada del Passo Manghen. Tutto intorno, più in basso, una infinità di altri percorsi per tutti i gusti, dal turista della domenica all'escursionista evoluto, senza farsi mancare le vie di roccia, anzi "di granito". Il tutto in un ambiente quasi vergine, dove l'economia di malga e il pascolo vagante sono ancora una realtà.
translagorai
Il progetto "Translagorai": i sette interventi di ristrutturazione edilizia del progetto "Translagorai", si concentrano su situazioni vicine a strade asfaltate o comunque già aperte al traffico. Tutti posti situati molto più in basso dei sentieri di cresta e di bocchetta che costituiscono l'anima della alta via. Insomma: quando sei alla Forcella di Valmaggiore o a quella di Cece o a Passo Sadole, non ti vien certo voglia di perdere quota e risalire. Meglio piantare la tendina e sgranocchiare qualcosa, per essere pronti al sorgere del sole, cosa che in stagione succede molto ma molto presto. Il "progetto Translagorai" c'entra poco con la traversata dei Lagorai (qui in linea rossa) ma è proprio un'altra cosa, che riguarda assessori, soldi pubblici, impiantisti e collusioni.

sabato 23 giugno 2018

La natura felina di Milo, gatto peraltro normale ed anzi affettuosissimo

Il gatto Milo, giovane e giocherellone new-entry di casa, si comporta "da gatto", ma
non lo fa solo sul divano di casa, quando gioca con noi...
Voglio incollare qui, senza alcun commento, qualche scatto preso in un pomeriggio qualsiasi nel cortile di casa,
dove Milo prosegue i suoi giochi felini, stavolta ai danni di un merlo già adulto. E' il dark side della natura felina, anche se vederselo certificato da foto "in diretta" può non piacere.
gatto cattura merlo
gatto cattura merlo
gatto cattura merlo

martedì 8 maggio 2018

Sono giusto cinquant'anni da quando Trento si lasciò alle spalle la controriforma...

Dopo ben otto secoli di dominio vescovile, un secolo di Restaurazione, vent'anni di fascismo e trenta di strapotere democristiano la "città del Concilio" buca finalmente la cappa clericale che l'avvolge da mille anni. Ma la spinta viene da fuori...
trento 1968
Maggio 1968. Nella foto di Dino Panato gli studenti di sociologia vengono rilasciati dalla polizia e sfilano in Piazza Duomo. Per Trento fu un evento inaspettato, disruttivo, un vero punto di non ritorno. Da allora nulla fu più come prima. Cambiò tutto, perfino il modo di andare in montagna. Su quei giorni Fabrizio de Andrè ha scritto: "E se vi siete detti non sta succedendo niente, le fabbriche riapriranno, arresteranno qualche studente convinti che fosse un gioco a cui avremmo giocato poco provate pure a credevi assolti siete lo stesso coinvolti." ("Storia di un impiegato", 1973)

giovedì 12 aprile 2018

Piccoli frutti, chilometro zero e credibilità del "sistema trentino"

E chiamamoci fortunati che la legge ha reso obbligatorie le etichette!
Arrivano al SAIT e alla COOP dopo mezzo giro del mondo. Nulla di penalmente rilevante, ma la
correttezza commerciale è un'altra cosa. Altro che "chilometro zero", soprattutto dopo che la cosa
è stata presentata così: "produzione dei soci (ovunque essi siano ubicati)".
Il presidente della trentina "Cooperativa Sant'Orsola" pensa  di cavarsela così:
«"Piccoli Frutti" è il brand per le produzioni acquistate all'estero, prevalentemente mirtilli dal Cile, lamponi e mirtilli dalla Spagna e more dal Messico, paese che sta soppiantando il Brasile. Gli acquisti di merce estera raggiungono un volume di circa 1.500 ton. La produzione dei soci (ovunque essi siano ubicati) viene invece commercializzata a marchio Sant'Orsola.»
E quindi, sempre in tema di chilometro zero, va ricordato che dietro le parole "ovunque essi siano ubicati" c'è il fatto che i piccoli frutti arrivano oltre che dal Trentino, anche dal Veneto e dalla Calabria.
Dopo anni e anni di coccole finanziarie coi soldi pubblici, c'è veramente da dire: "hanno la faccia come".

sabato 17 febbraio 2018

Conversioni da malga a bivacco: una buona pratica a Malga Cima (nei Lagorai di Valsugana)

Viene quasi da dire che senza archistar le cose riescono molto meglio (archistar che viene sempre da fuori, specialmente quando teorizza di
bivacco malga cima lagorai
La ex-Malga Cima si trova a 1.881 metri di quota nei Lagorai meridionali, e si affac-
cia sul solco della Valsugana. La via di accesso più diretta sale da Samone.
chilometro-zero).
Il legame con il territorio, la sua storia e le sue genti possono essere la polizza assicurativa contro l'invadenza dei "nuovi mostri" cresciuti nelle periferie cittadine e imitati dagli affaristi di valle.
👉I materiali e le forme tradizionali  disinnescano anche i geometri malamente ispirati dalle riviste di architettura e impediscono loro di trasportare nel paesaggio alpino l'infinita periferia dei "non luoghi".
bivacco malga cima lagorai
L'ampia cucina con camino, tavolo, panche, angolo cucina con lavandino, forna-
sela e stoviglie. A destra la scala che porta al sottotetto, dotato due stanze da letto.
Portare le periferie in quota è sul serio un obiettivo, come sosteneva il past-president veneto di Dolomiti Unesco?
👉In realtà i titoli accademici c'entrano come il due di picche; se si rispettano il paesaggio, i materiali e gli accorgimenti costruttivi del posto, le soluzioni compositive vengono da sole, non serve imitare Shangay e ancor meno serve "stupire", come nella periferia di Zagarolo.
In questo senso l'exMalga Cima - ora un meraviglioso bivacco in splendida posizione panoramica - rappresenta un esempio da seguire.

Qualche notizia storica:
bivacco malga cima lagorai
A destra della scala per il piano superiore s'apre la porta della stanza di una stanza
da letto con due letti a castello 3+3 posti.
Malga Tisson di Sopra, metri 1.881, è riportata con questo nome e questa quota nella cartografia dell'Istituto Geografico Militare di Firenze, nella sua serie di tavolette 1:25.000 e con lo stesso nome compariva nel repertorio Trentinointavola.it (ora dismesso) secondo il quale è stata "Abbandonata nel 1959" dopo essere stata "una cascina per 23 bovini e 60 capre di proprietà del comune di Samone".

lunedì 8 gennaio 2018

La malattia camalla delle Cinque Terre

Questo brutto cancro, interamente ligure, sembra proprio incapace di riformarsi e votato all'autodistruzione.
Per la seconda volta in tre anni i miei parenti australiani hanno inutilmente tentato
di percorrere i due sentieri più belli delle Cinque Terre: la Via dell'Amore e il tratto
Manarola-Corniglia. Sono venuti dall'altra parte della terra, fidandosi della pubbli-
cità farlocca finanziata dalle diverse amministrazioni pubbliche.
E pensare che i camalli 2.0, questi partigiani del privilegio corporativo, erano nati
nel porto di Genova come scaricatori, facchini, proletariato di mare che si guada-
gnava la giornata con il sudore della propria fronte. Con gli anni hanno cambiato
pelle e sono diventati come le cozze che s'incollano allo scafo, rischiando di farlo
affondare. Che differenza coi sentieri e malghe curati da SAT, Alpini e volontari!
camalli 2.0 sono inchiodati alla scrivania, ai capricci corporativi e al lamento continuo e così stanno proprio distruggendo il loro paesaggio e la loro cultura.
Succede puntualmente, pioggia dopo pioggia, frana dopo frana, anno dopo anno. Accade puntualmente e, secondo loro, sempre a loro insaputa.
In Liguria i verbali e le cartacce delle riunioni intasano gli archivi e non risolvono niente.
👉Se si guarda alla sproporzione tra la modestia degli interventi necessari e il volume di carte prodotte dai camalli 2.0 la mente corre ai "sindacati" della Reggia di Caserta, incazzati col nuovo direttore perchè - minchia! - "lavorava troppo".
I vecchi muretti a secco hanno tenuto per secoli e se ce l'hanno fatta è solo perchè i piccoli e piccolissimi interventi venivano fatti mese dopo mese, stagione dopo stagione.
Quando serviva si faceva, provvedevano le persone del posto, le uniche che conoscevano la propria terra.
Figli e nipoti siedono oggi dietro le scrivanie.
Grazie a loro il paesaggio delle Cinque Terre, con le vigne cresciute su fazzoletti di terra tenuti sù dai muri a secco sta andando a remengo.