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martedì 14 aprile 2026

I sottopassi pedonali dentro i portici di Bolzano

Le strette scorciatoie ricavate nel compatto tessuto edilizio medioevale sbucavano direttamente sulla Laubengasse, la "via commerciale".
Le scorciatoie pedonali traforate nel denso tessuto edilizio medioevale vengono ancor oggi usate dagli abitanti e mettono in comunicazioni la centralissima arteria porticata con le vie sul retro. Tre esempi fra via Portici e la retrostante via Dottor Streiter.


La plastigrafia generata da Google AI fa capire com'era fatta la cellula di base della
cittadina urbana del Nord-Europa, dove lo spazio era poco, d'inverno nevicava e co-
munque i frigoriferi erano di là da venire. Case alte, strette, addossate, botteghe sul
fronte strada e gli indispensabili orti sul retro.
Il "modulo gotico" è una specifica unità edilizia e urbanistica che ha definito il volto di moltissime città europee tra il XII e il XIV secolo.
Bolzano nel medioevo: una pianta schematica con la Laubengasse al centro.
👉Il modulo-base ha una pianta stretta e profonda, insomma "a striscia". La striscia ha il fronte stretto: la facciata sulla strada è solitamente molto limitata (tra i 4 e i 6 metri). Questo perché le tasse e il valore del terreno venivano calcolati in base all'affaccio sulla via pubblica. Viceversa, si sviluppa molto in profondità: l'edificio fronte strada si estende molto all'indietro, raggiungendo anche i 20-30 metri, e termina spesso in una corte interna o un piccolo orto. Per compensare la mancanza di larghezza, le case si alzavano su 3 o 4 piani con a piano terra la bottega o il laboratorio artigianale e ai piani superiori la abitazione della famiglia proprietaria e gli alloggi per gli apprendisti.
La Laubengasse oggi. Alle spalle di ogni arco si apriva il fronte strada della bottega,
l'unica presa di luce del lungo compendio edilizio che si sviluppava verso l'interno e
che sfociava negli orti retrostanti (oggi completamente saturati da costruzioni).

Le unità sono adiacenti le une alle altre, condividendo i muri laterali per risparmiare materiale e calore.
👉Ma quando è nato questo modello insediativo così stretto, così lungo, così alto e così buio? Nel Medioevo, dopo la svolta dell'anno 1000, il crescere della popolazione agricola e la rinascita dei commerci portò a un'esplosione demografica delle città. Dato che lo spazio all'interno delle mura era finito e prezioso, il modulo gotico permetteva di: garantire a quanti più mercanti possibile un accesso diretto alla strada principale, creare un tessuto urbano denso ma funzionale.
In molte città tedesche, polacche o anseatiche (come Danzica o Cracovia), questo sistema si mostra con maggiore evidenza: le case hanno tetti a spiovente molto ripidi rivolti verso la strada, creando quel profilo alto e seghettato tipico dello skyline medievale nordeuropeo.

mercoledì 30 aprile 2025

Primavere ballerine e asparagi che arrancano

Per tradizione a Pasqua si mangiavano gli asparagi con le uova (sparzi coi ovi). Però quest'anno, come spesso anche negli ultimi anni...
asparagi
Gli asparagi di Zambana con le uova sode. Normalmente erano pronti a Pasqua, ma quest'anno siamo ormai al Primo Maggio. Mi torna in mente un post del 2013, parecchio tempo fa, dove lamentavo la stessa cosa: "Primavera piovosa, asparagi in ritardo".
asparagi
Asparagi, uova sode e salsa Maggi. E siamo ormai arrivati al Primo Maggio.
Da Zambana, capitale morale degli asparagi trentini, mio fratello mi fa sapere che quest'anno gli asparagi sono in ritardo.
E' colpa delle stagioni ballerine forse causate dal climate change, che a volte inzuppano il terreno ed altre volte prosciugano le acque dell'Adige, tanto da impedire alla pompa di mio fratello di "pescare" per irrigare le file di sparagi piantati nella sabbia degli argini.
👉Sono già passati dodici anni da quando lamentavo la "primavera piovosa, asparagi in ritardo".

giovedì 20 febbraio 2025

Dicembre in Valsugana, sul monte e in fondovalle

In quota la neve è più alta, ma anche nel fondovalle l'erba è coperta dal bianco. E dopo la sosta per la notte sfila dietro casa l'ultimo gregge che dai Lagorai è sceso in transumanza per  svernare nella pianura veneta.
L'ultimo gregge del 2024 si prepara a lasciare l'accampamento dietro casa, ancora qualche tappa e le pecore trascorreranno l'inverno al caldo in qualche capannone veneto. Dietro ai furgoni dei pastori anche le cime più basse dei Lagorai sono coperte di neve e sul versante del Monte Toraro si intravvedono due bivacchi escursionistici: "Malga Cima" (a sx) e "Argentino Vanin" (a dx).


Ogni anno i passaggi in fondovalle si fanno più stretti e più difficoltosi, tra nuove strade, nuove costruzioni, nuovi divieti. La transumanza fatica, ma per ora tiene botta anche in Valsugana.

lunedì 5 febbraio 2024

Dalla casa di Lucia&Arturo, poco sotto i Bindesi

Gennaio 2024, era del riscaldamento globale. Una giornata in controtendenza nella conca di Trento.
Dal balcone di Lucia e Arturo guardando verso Sud, in una mattinata dei giorni scorsi. Siamo a due passi dallo storico Rifugio Bindesi che si trova alle pendici della popolarissima Marzola, la seconda montagna di Trento, subito dopo il più blasonato Bondone.

mercoledì 16 agosto 2023

Che brutto guaio se la ciclabile snatura la natura!

C'é un imbarazzante effetto collaterale dell'ottimismo legato al nostro "wellness" verde, ed é una faccenda che riguarda le piste ciclabili.
Questo é solo un esempio fra i tanti: fino ad alcuni anni fa ad Ossana c'era una stretta carrareccia, il “sentiero del Sant”, una stradina che ora è stata allargata e asfaltata per farne un tratto della pista ciclabile che sale a Vermiglio. Intento nobile e "verde", ma che produce a cascata effetti indesiderati e che via via usurano il paesaggio. (le foto sono dal blog "4passiinvaldisole")
E' come se sulle nostre montagne stesse lavorando la stessa macina che si é lentamente ingoiati, digeriti e sputati posti che erano unici come Isola Capo Rizzuto, le Cinqueterre, Stintino, il Lago di Carezza... E questo é solo un esempio: stavolta siamo in alta Val di Sole, sopra Ossana, nella località Bacheta.

lunedì 20 marzo 2023

L'oro bianco delle genti di montagna: e se il filone fosse in esaurimento? Senza l'acqua come si farà?

Eravamo abituati a vedere l'idroelettrico come una formidabile rendita di posizione, al riparo da tutto perché rinnovabile e incastonata nella nostra inossidabile Heimat alpina, sempre automaticamente "green"...
Lago di Santa Giustina
Marzo 2023: si cammina a mezza costa nello spessore dell'acqua mancante. E' una vista attuale del lago artificiale di Santa Giustina in Val di Non, fra maggiori del Trentino. La siccità leva acqua alle centrali idroelettriche e manda a pallino le nostre certezze.
Lago di Santa Giustina
Il Lago di Santa Giustina nella primavera del 2012 col livello al suo minimo annuale.
Sono passati solo 10 anni, ma in questo zip temporale la riserva é diminuita del 25%,
così almeno dicono gli esperti. E già allora la neve in quota scarseggiava.
Insomma: la Heimat come garante della nostra estraneità ai problemi del mondo. Guardavamo alla nostra autonomia come alla saggia gestrice dell'economia circolare delle risorse alpine, dentro un futuro dove saremmo stati protagonisti di prima linea in fatto di transizione energetica.
👉Oggi misuriamo i "metri sotto il livello storico" dei bacini idroelettrici. Il "climate change" ci ha rotto le uova nel paniere e ci rammenta che dipendiamo dagli altri, dalla Padania alla Puglia, dalle Alpi al Tibet, alla faccia dell'"idillio alpino" popolato di panorami mozzafiato, caprette volanti e autonomie locali...

domenica 15 gennaio 2023

La montagna che piace agli archistar di città

Quello che hanno già fatto è il loro biglietto da visita, ed è più che sufficiente. Non serve altro, grazie.
arkitettura di montagna
Sembrano ignorare che la gente viene fin quassù proprio perchè ci sono le case in legno con i gerani alle finestre. Sempre smaniosi di "lasciare il segno", paiono convinti che quanti non apprezzano la loro estetica cittadina siano degli incolti ignoranti, ottusi e passatisti. A proposito: il cilindro in alto a sinistra è il Bivacco Gervasutti, nel gruppo del Monte Bianco.


lunedì 7 novembre 2022

La neo-lingua in azione a Punta Helbronner

Gli squadristi del paesaggio parlano quella neo-lingua che tanto piace ai vipparoli del politicamente corretto. Anche a 3.446 metri di quota.
brutture di montagna
Marzo 2022: "Da oggi è possibile non solo ammirare uno dei panorami più mozzafiato del mondo dalla cima dello Skyway Monte Bianco ma anche sorseggiare un caffè, e non solo, seduti al tavolo del bar più alto d’Italia, green e completamente trasparente."
brutture di montagna
Ed eccoli in azione nel fondovalle, lungo il Waalweg di Marlengo.
La neo-lingua sorprende per il suo rovesciamento dei significati e pare ispirarsi al "1984" di Orwell. Nella neo-lingua la stazione "appare come un fiore raro cresciuto nel ghiaccio e, all’interno, le pareti rivestite di larice valdostano trasmettono una sensazione di calda prossimità, vicinanza, contatto permanente col paesaggio delle nevi perenni" e gli affaristi sono presentati come "due realtà accomunate dalla medesima visione etica: entrambe credono che la bellezza vada promossa nell’assoluto rispetto dell’ambiente in cui essa si esprime e che, anzi, l’ambiente debba essere lasciato libero di raccontarsi attraverso la sua propria energia."

mercoledì 19 ottobre 2022

La Montagna dei Balocchi del delirio sudtirolese

Da qualche anno il Sudtirolo/Alto Adige s'è perso in un suo delirio urbanistico; é la colorata sfrontatezza della Montagna dei Balocchi.
brutture di montagna
La rottamazione della tutela del paesaggio procede indisturbata, mano a mano che i ghiacciai si sciolgono, la neve è sempre più poca e i rifugi alpini si trasformano in alberghi. E' la Montagna dei Balocchi, il parco giochi degli adulti (nella foto vediamo l'Hotel Hubertus, in Val Pusteria, la valle di Louis Durnwaldner, lo "sdoganatore" dell'assalto al paesaggio che ha tradotto in tedesco il berlusconismo).

martedì 20 settembre 2022

Lo sciagurato raduno ferrarista in Val di Genova

Proseguono nel silenzio delle istituzioni trentine i lavori per un evento talmente assurdo che é perfino difficile da credere. Ma è tutto vero.
In zona i lavori di preparazione sono stati portati avanti in un silenzio che sa tanto di omertà diffusa. L'evento-clou - il più esclusivo - si terrà nel prato di Malga Genova, all'altezza di Ponte Maria, e la clandestinità è tale che una ricerca in Google non ha dato risultati; una iniziativa da comitato ristretto del Partito degli Affari, da mantenere sotto traccia e tenere lontano dai riflettori (foto martedì 20 settembre, pomeriggio). La passerella in alluminio reticolare da Malga Genova a Ponte Maria è già stata stesa.
Marmitte, coppe dell'olio e pancia delle "rosse di Maranello" non avrebbero retto alla
strada forestale: ed ecco la tecno-soluzione: pannelli di alluminio a nido d'ape.
Sembrerebbe trattarsi di un esclusivo raduno di auto Ferrari in Val di Genova, cuore e simbolo stesso del Parco Naturale Adamello-Brenta.
👉La diserzione delle istituzioni che dovrebbero tutelare l'integrità della montagna di fronte a queste violazioni è completa: la Provincia Autonoma di Trento, l'Ente Parco Adamello-Brenta, la Comunità di Valle, i Comuni limitrofi, l'Azienda di Promozione Turistica. Tutti colpiti da afasia e tutti impegnati nel gioco dello scaricabarile: "non è di mia competenza, non è compito mio". E siamo a martedì 20 settembre...
Se in Val di Genova tutto sembra svolgersi "sotto copertura" a Pinzolo si dà invece fiato alle trombe: qui i giochi saranno aperti anche ai ferraristi "pezzenti"; quelli che ne possiedono meno di dieci o sono semplicemente degli appassionati d'auto d'epoca.


venerdì 11 febbraio 2022

Il villaggio operaio di Campione del Garda (Alpi Ledrensi)

O meglio, ciò che ne resta, dopo la disgraziata speculazione edilizia. Un goffo tentativo di gentrification malamente abortito...
campione del garda
Prima della disgraziata speculazione immobiliare. Le scritte in giallo sono quelle immaginate dai promotori... Da Campione parte un ardito sentiero in roccia che si dirama verso il Santuario di Montecastello, i soprastanti borghi del Tignale ed anche fino a Tremosine.
campione del garda
Rendering del progetto speculativo. I vecchi edifici sono stati abbattuti senza moti-
vo ed oggi restano solo i rottami.
A fine ‘800, quando Campione era raggiungibile quasi solo via lago (non c’era ancora la strada statale Gardesana Occidentale) l'industriale milanese Giacomo Feltrinelli nel 1896 creò qui quasi dal nulla un grosso cotonificio, rilevato in seguito da un industriale del tessile, Vittorio Olcese.
👉Si trattava di un insediamento integrato dove gli stabilimenti industriale, alimentati da una propria centrale idroelettrica, erano affiancati da un villaggio operaio destinato ai dipendenti completo di tutto, dalla scuola alla chiesa, come si usava allora negli ambienti più illuminati dell'imprenditoria capitalistica.
I capannoni del cotonificio sono stati interamente rasi al suolo. Il sindaco di Tremosi-
ne é stato condannato per abuso edilizio. Il degrado avanza.
👉Il paese nacque quindi un moderno villaggio operaio abitato dalle famiglie delle maestranze del nuovo stabilimento ed era completo di piazza, negozio, bar, chiesa, trattoria, eccetera.
I resti dei capannoni industriali del cotonificio. L'insediamento avrebbe meritato di es-
sere tutelato come patrimonio storico di archeologia industriale, come Crespi d'Adda.
👉Il cotonificio venne chiuso definitivamente nel 1981 e da allora il paese è rimasto così com’era, in attesa che la nuova proprietà desse il via al faraonico e fallimentare progetto immobiliare: "(85.000 metri cubi destinati a residenziale, a commerciale 21.000, direzionale 3.500, beauty farm 15.000, produttivo 3.000, turistico ricettivo 27.000, oltre ad attrezzature per 5.000 metri e alberghiero in appartamenti, per 5.500 metri cubi. Il porto sorgerà nella zona sud - per 150 posti barca - e il centro velico a nord. Nel complesso, l’operazione porterà a 166.000 metri cubi, corrispondenti a 55.000 metri quadri. A Campione sorgeranno 340 nuove unità abitative, divise in tre comparti, che andranno ad aggiungersi alle 70 esistenti. I parcheggi saranno 1.450 quasi tutti interrati)".
👉Ora restano i rottami edilizi della disgraziata speculazione, e un senso generale di squallore e di perdita.

martedì 5 gennaio 2021

La prepotenza dell'Hotel Eberle a Bolzano, costruito "in deroga" alla legge e alla decenza

Questo albergo ha cancellato l'ultimo tratto della storica Promedane di Sant'Osvaldo, che dalla città saliva al colle di Santa Maddalena (quello del famoso Sankta Magdalener, tanto apprezzato dai cultori del vino).
La schifezza in puro stile craxiano che ha sfregiato la storica Promenaden bolzani-
na si è presa una bella frana in testa.
Premessa: gli anni del liberismo hanno avuto la loro "Bolzano da bere" anche se giornalisti e progressisti locali non se ne sono accorti mentre Louis Durnwalder flirtava con Mario Malossini e Bettino Craxi.
👉Ed ora la frana che giusto ieri è piombata in testa agli "intelligenti imprenditori" dell'Hotel Eberle mi spinge a dire: "La ghe stà come un fiòr sula recia" (è in dialetto trentino, e sta a dire che se la sono proprio cercata, loro e i loro complici della commissione edilizia comunale. Se chi ha cancellato un bel tratto della storica Promenade si è preso una bella frana in testa gli sta solo bene.

giovedì 29 ottobre 2020

La cima del Monte Tomba (Lessini)

Non si trattano così le montagne. Eh no, non ci sono scusanti per una accozzaglia di rottami e cemento come quella che incrosta il cocuzzolo erboso del Monte Tomba. Nei Lessini veronesi, a quota 1.766.
E' stata un'azione proseguita negli anni e condotta, diciamo così, "all'interno di un unico disegno criminoso". Con il beneplacito delle diverse amministrazioni che si sono date il cambio nel comune di Bosco Chiesanuova (Verona).
E nel web si trovano quasi solamente immagini edulcorate. Persino Torquato Accetto (*), il fariseo tanto amato da Francesco Cossiga, avrebbe qualche difficoltà nel cercare una scusa buona a giustificare lo jato fra le foto pubblicate nel web e la realtà sul terreno, qui sulla cima del Monte Tomba e del suo antico rifugio dell'anteguerra.
(*) "Della dissimulazione onesta": è il titolo di un saggio morale scritto da Torquato Accetto. Meditando sull'ipocrisia della società del suo tempo, l'autore si interroga su quale possa essere la risposta dell'uomo intellettualmente onesto.


sabato 27 giugno 2020

Tra le vittime fatte da Vaia il 28 ottobre 2018 ci sono anche gli "alberi monumentali"

Ci vorranno vent'anni per cicatrizzare le ferite di quella nottata, e poi si potrà iniziare a parlare di ricrescita del bosco. Ci sarà da aspettare...
Lungo la strada del Manghen, dal Passo verso Molin di Fiemme.
Tra i danni collaterali della gran sventata di un'anno e mezzo fa ci sono anche i "giganti", le conifere secolari che erano state anche censite dalle comunità ambientaliste.
Alcuni di loro sono caduti, per lo più nell'indifferenza generata da un disastro più grande, un po' come si può pensare dell'anziano nonno morto di Coronavirus.
👉Uno è l'abete  chiamato "Torre di Pisa" che era cresciuto al bordo della strada che da Passo Manghen scende a Molina di Fiemme.
Zoom  su un versante della Val Cadino preso da un colpo di vento di Vaia.

venerdì 17 aprile 2020

La frenesia e l'aria tersa

L'alpinismo globalizzato, l'inquinamento, il Coronavirus e poi il lock-down che ripulisce l'aria: tout se tient, come dicono i francesi.
Dal nord-ovest dell’India si vedono di nuovo le cime dell’Himalaya ed è la prima volta dopo 30 anni. Gli abitatati di Sialkot (Punjab) dicono di non aver mai visto così bene prima d’ora le cime del Kashmir, distanti più di 150 chilometri (nella foto). E' quel che accade guardando le Alpi da Venezia (il Cimon della Pala dista circa 100 chilometri) dopo un temporale battente che ha ripulito l'aria.
Come al supermercato: tutti in coda sulla via normale all'Everest.
Per quanto riguarda l'arco alpino e la Val Padana, questa è la mappa dell'inquinamento pre e post Coronavirus.


martedì 28 gennaio 2020

Al Lago di Braies? Andiamoci solo fuori stagione!

D'estate è quasi impossibile arrivarci, circondato com'è da ettari di parcheggi pieni di turisti frettolosi in cerca di gadget e di selfie.  
Lago di Braies
Negli anni dorati della "belle epoque" la cornice incantata di Braies ospitò monarchi
e possidenti da tutta l'Europa. D'estate è infrequentabile (e tentare d'inverno?).
C'è un bellissimo sentiero che corre tutt'attorno allo specchio d'acqua, rimanendo quasi sempre a pelo d'acqua: è il giro del Lago di Braies.
Solo che d'estate arrivarci è una corsa ad ostacoli.
👉Sarebbero quasi tutti in grado di camminarci, ma le mandrie di turisti-guardoni scesi dai bus e dalle auto intasano la valle fin dal primo mattino e fanno proprio passare la voglia.
👉La massa desiderante si imbuca soprattutto alla falsa baita sull'acqua del Terence Hill della fiction "Tre metri dal cielo" ma ignora bellamente o storico Hotel Lago di Braies, protagonista di ben altra storia, poco fiction e molto reale, una storia che si è dipanata nel Terzo Reich della "caduta degli dei" quando Hitler e compagni sgamavano di avere ormai i giorni contati.
Lago di Braies
Fino agli anni Novanta c'era solo la baracchetta del noleggio barche. Poi è arrivata la febbre della serie televisiva "Un passo dal cielo" con il Mario Girotti (il Terence Hill degli spaghetti-western) nelle vesti di guardia forestale. La foto è autunnale perchè qui, d'estate, è impossibile muoversi, c'è un pellegrinaggio mediatico che neanche quello religioso di Medjugorje...
Hotel Lago di Braies
Qui fece tappa la carovana dei "preziosi ostaggi" che i caporioni nazisti speravano di scambiare con condizioni di resa migliori: dall'ex-presidente austriaco Suschnigg a Nina Schenk, la vedova di Von Stauffenberg, l'eroico protagonista del tentativo di rovesciare Hitler. Nella carovana c'era anche un esponente della resistenza italiana che riuscì, appoggiandosi alla Wehrmacht, a sottrarre gli ostaggi alle SS il 30 aprile 1945, per poi consegnarli all’albergatrice Emma Heiss-Hellensteiner, che nel clima di fuggi-fuggi generale ne decretò la liberazione. Altri tempi.

lunedì 23 dicembre 2019

giovedì 5 dicembre 2019

Stagioni diverse a Malga Lagorai

Sono parecchi anni che le mucche non ci vanno più e negli ultimi anni la malga veniva utilizzata solo come punto d'appoggio dai pastori dei greggi di pecore. La botta finale è arrivata dalla tempesta Vaia.
malga lagorai
Fino al 2018 non era ancora entrata nel mirino del Partito degli Affari. Specialmente
di notte rimaneva il regno del silenzio, della pace e del rispetto.
"Fino agli anni Settanta-Ottanta del Novecento ci stavano invece più di un centinaio di mucche ma poi, anche per via dell'obbligo di portare il latte al casello di Cavalese e non poterlo più lavorare in loco, il tutto è andato calando.
Ora dopo anni il pascolo utile per i bovini si è ridotto per il rimboschimento spontaneo.
Malga Lagorai è stata lasciata perdere dopo che è stata costruita malga Pampeago, più comoda, più accessibile, pascoli più estesi ed erbe migliori.
Per alcuni anni è stata tenuta con manze e vitelli poi il pascolo ridotto hanno indotto la società malga e pascoli di Tesero a spostare manze e vitelli alla Bassa sul monte Cornon e Agnello.
La Magnifica Comunità vista la povertà della cotica erbosa e i molti sassi aveva utilizzato una "macchina martellante" per interrare i sassi, con una vangatrice per zappare il terreno e seminare foraggere più produttive.
malga lagorai
Il pascolo vagante ha nei Lagorai uno dei suoi ultimi presidi. D'estate sono qui e d'in-
verno in pianura, secondo le leggi non scritte della transumanza stagionale. Assieme
alle greggi ci sono gli asini, che sono la logistica dei pastori delle terre alte.
Per un anno e rimasta ferma più hanno portato capre, che però è più conveniente lasciarle sulla montagna di Santa in val di Stava. Mi diceva un contadino che anni 20 secolo scorso c'erano dai 90 ai 120 proprietari di bestie che in un giorno pulivano e sistemavano la valle di lagorai.
Poi si è rimboschita, ma già allora sottolineava la povertà del pascolo.
Nel frattempo il bosco ha ripreso spazio, 20, 30 ettari solo al Fraton, dove è caduta la stalla, la stalla delle manze e hanno ripristinato solo la Casera.
Per inciso a Bombasel uno stallone e stato abbattuto dalla valanga periodica del To della Trappola e due ricoveri abbastanza grandi a diverse altezze sono rimasti ruderi. La ci portavano manze è vitelli. Bombasel è di Tesero!
malga lagorai
Le belle idee della trentinissima SAT a "trazione Facchini" sono riuscite a sbattere fuori
dai Lagorai perfino l'antica malga legata al suo nome. Mentre le le Coop vendono "for-
rmaggelle trentine di ovino" e "formaggi dei Lagorai" gli impiantisti ringraziano.
Le piste a Pampeago hanno ampliato di diversi ettari i pascoli presenti, facendo così perdere interesse a malga Lagorai. Con 100 vacche lavori 20 quintali di latte al giorno circa, ti ci vuole una sala mungitura attrezzata, un caseificio ben attrezzato casari sul posto.
A guardare i costi solo di questo arriviamo vicini a quanto stanziato per malga Lagorai! Il punto è che non ti sei chiesta come mai i Petoli tuoi vicini non mandano in montagna le vacche da latte e le tengono in stalla anche l'estate?
Così fanno altri allevatori, perché calano di produzione ad andare all, 'alpeggio, calano in peso e ci mettono diversi mesi a riprendersi. È un problema metterci le bestie.
Così rimangono le pecore che producono solo agnelli. Prima Il Paco pace all'anima sua, poi il Marco Scota, stava così bene al Fedaia, (posto da Fede en ladin=. Bese) peccato che sia venuto il lupo a pasteggiare con pecore e agnelli così è andato a Lagorai.
Comunque più che impianti di risalita sul Lagorai, solo righe su delle mappe! Era stato fatto uno studio approfondito sulla produzione idroelettrica utilizzando il Lago di Lagorai, la zona di Bombasel e i laghi delle Aie, il salto era di 900 metri con due centrali una buona produzione sarebbe stata!
Che dire della ricerche anni 60 dell'allora Edison su che minerali aveva rilevato sul lagorai, affioramenti di fluorite qua e là e sotto il lago... Sarebbe interessante andare a vedere negli archivi Montedison.... Ma questa è un altra storia...".
(Testo di Cristina Canal, tratto dal gruppo Facebook "Giù le mani dai Lagorai")

venerdì 15 novembre 2019

Novembre 2019: alla faccia dell'estate di San Martino!

L'estate di San Martino dovrebbe durare all'incirca tre giorni, nella prima metà del mese di novembre, dopo i primi freddi. Ed invece quest'anno le nevicate sono state precocissime.
Villanderer Alm
Mattina del 13 novembre: le Dolomiti viste dalla Villanderer Alm/Alpe di Villandro, il bell'altipiano erboso fra Val d'Isarco e Val Sarentino. Da sinistra: la Plose, le Odle di Eores, le Odle. San Martino cade l’11 di novembre ed è una importante ricorrenza legata all’apertura delle botti di vino novello (in Sudtirolo sopravvive l'usanza dei Törggelen). Nei giorni di San Martino, secondo le tradizioni agricole, venivano rinnovati i contratti agricoli annuali: il detto "fare San Martino", cioè traslocare, viene proprio da qui.

mercoledì 19 giugno 2019

La transumanza delle pecore in Val Senales

Le pecore pernottano nei luoghi di raduno predisposti nell'alta valle a Maso Corto e a Vernago. Seguono poi due percorsi, quello del Giogo Basso (che passa dal Similaun Hütte/Rif. Similaun) e quello del Giogo Alto (che passa dalla Schutzhaus Schöne Aussicht/Rif. Bella Vista).
transumanza val senales
L'avanguardia parte col buio. Poi segue il grosso, che qui vediamo impegnato a circa 2.800 metri di quota, un centinaio di metri sotto al rifugio "Bella Vista". Il più grande gregge della giornata ha ormai assunto il suo assetto di marcia e procede in automatico. I pastori sono lì solo per fare fronte a qualche emergenza, e anche i cani sono rilassati.
transumanza val senales
I cani sono pochi, perchè non ne servono di più: il sentiero é uno...
Io ho seguito la via che passa dal Giogo Alto. In ogni caso la meta è costituita dai pascoli alti che si trovano al dilà del crinale alpino, oggi in territorio austriaco. Un tempo appartenevano al maso Gurschler, il più vasto del Sudtirolo... Ma questa è tutta un'altra storia.
Oltre alle foto posto qui qualche nota rubacchiata qua e là nel Web.
Tra i più resistenti e "salterini" sono da segnalare gli agnelli, specie quelli più pic-
coli: sono in gradio di alzarsi - con un sol balzo - di quasi un metro da fermo.
transumanza val senales
Certi passaggi sono interamente scavati nella neve...

Transumanza in val Senales
La transumanza in val Senales è un’antichissima tradizione che ogni anno si rinnova, quando sulle malghe dell’arco alpino si è disciolta la neve. Migliaia di pecore attraversano il Giogo Tasca, il Giogo Alto e il Giogo Basso, partendo dalla val Venosta e da Senales alla volta dei pascoli austriaci dell’Otztal, ancora di proprietà dei contadini di Senales. A metà giugno, inizia per le pecore la lunga marcia che le vede per tre giorni percorrere circa 45 km, con un dislivello complessivo di 5.000 metri. Le pecore, insieme ai loro pastori e ai cani, ripercorrono le tracce dei primi esploratori della valle.

Inizia il lungo viaggio
La grande migrazione inizia da Lasa (m 868), lungo il percorso si aggiungono le pecore del Montesole di Corces e di Silandro; dopo una prima tappa alla malga di Corces (m1.987), le pecore riprendono il cammino transitando vicino al lago di Corces e al laghetto Nero. Giunti al Giogo Tasca, (m 2.772) i gruppi si dividono, quelli diretti nel Rofental imboccano il Giogo Occidentale e discendono verso Maso Corto (m 2.011), mentre quelli diretti nel Niedertal passano per il Giogo Orientale e raggiungano Vernago (m 1.711). A Maso Corto e Vernago, dove si uniscono a gruppi provenienti da altre località, le pecore, all’interno dei recinti, formano un miscuglio di colori, perché ogni esemplare ha dei segni di riconoscimento. Con grande abilità i pastori scelgono e
transumanza val senales
E si avvalgono della guida sicura del pastore.
 separano gli animali; le pecore più robuste e più esperte vengono individuate e isolate: sono loro a guidare il gruppo, a spingere con l’esempio le compagne recalcitranti. Infatti, durante la transumanza, ogni esitazione può essere fatale per animali e pastori; sono molte le storie che raccontano di tragedie legate a questa attività.

Il duro cammino attraverso i passi
Code autostradali sotto il rifugio "Bella Vista" al Giogo Basso.
E’ il momento della partenza che rende questo evento unico e spettacolare senza privarlo del profondo significato umano: la fatica, il dolore, l’imprevisto e a volte anche la morte sono compagni di viaggio di chiunque intraprenda queste imprese, uomini o animali. Alle prime luci dell’alba, tutto è pronto per iniziare l’ultima giornata di fatica, bisogna attraversare il Giogo Alto (m 2.842) e il Giogo Basso (m 3.019). Da Maso Corto, come da Vernago, i pastori si preparano a partire; il gregge viene diviso in gruppi, il primo ha il compito di verificare che il percorso sia agibile, mentre l’ultimo è composto dalle femmine gravide, dai capi più vecchi e dagli ultimi nati. In quota la neve è abbondante, le pecore si arrestano, bisogna tirarle e prendere in braccio gli agnelli fino a quando la pista non è tracciata.
Giunti ai rifugi Bellavista e Similaun, il peggio è passato; da qui, in poche ore, dopo avere attraversato i ghiacciai, le pecore giungono ai pascoli austriaci dell’Otzal, dove rimarranno per circa tre mesi. Riprenderanno la strada del ritorno a metà Settembre, prima che la neve renda impraticabile il cammino.

Un viaggio anche spirituale
L’evento della transumanza può essere osservato dal punto di vista antropologico per quanto riguarda lo studio delle antiche popolazioni di queste valli e dal punto di vista etologico per quanto riguarda il comportamento relazionale degli animali e dei loro pastori durante l’esodo. In questa circostanza i pastori garantiscono una relazione di cura e protezione con il loro bestiame a dir poco esemplare. Osservata da un angolazione più spirituale questa lunga processione di pecore appare come l’accorato rosario di una lunga veglia.