Visualizzazione post con etichetta Valsugana. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Valsugana. Mostra tutti i post

sabato 14 marzo 2026

La macelleria Capraro di Pieve Tesino

Strano che le piccole macellerie territoriali non compaiono sulle guide Slow Food. Ma meglio così, tanto non hanno bisogno di vetrine.
Un piccolo spazio pieno di sostanza: è incredibile quanti prodotti di qualità ci stiano in quei due banconi e nelle due o tre scansie fuori inquadratura. Mi sono limitato a portare via hamburger di scottona, polpette di manzo, gulasch di manzo, gulaschsuppe e anche fagioli in tecia. I consigli su come conservarli al meglio (frigo o congelatore) sono gratis.

Anche quando provengono da abitudini alimentari "fureste" (non autoctone) i pro-
dotti sono confezionati con carni locali e con cura artigianale. In basso l'hambur-
ger di scottona
sul tavolo di casa dopo un veloce passaggio in padella antiaderen-
te senza nemmeno un filo  d'olio e con solo un po' di aglio tritato al posto del solito
pepe macinato al volo, nient'altro.
Chi entra trova la sostanza, non il minimalismo "milanese" di un concept store (forse non sarà del tutto politically correct, ma certi concetti stento a capirli). Capisco invece che ò’odore non è quello del cellophane, ma un sentore avvolgente di salumi affumicati, pepe e aria di montagna, tutto in pochi metri quadrati. Ma la minuscola macelleria territoriale ha anche un suo sito web dove mette a disposizione il servizio "ordina e ritira la tua spesa in negozio": interessante, visto che ci sono lo speck del Tesino ed i salami di cervo, capriolo, camoscio, capra e cinghiale. E anche una ampia varietà di burger artigianali, cioè confezionati in proprio.
Il negozio di questa macelleria artigianale si trova proprio al centro del paese e produce artigianalmente piccole quantità di salumi, diversi interessanti tagli di carne e ospita sugli scaffali nel negozio una bella selezione di prelibatezze.
👉Oltre ai numerosi tagli di carne bovina, suina, di tacchino e di pollo, sugli scaffali troviamo grissini friabili, la rossa salsa ajvar  e la bianca salsa di rafano della Slovenia, carne secca, strutto, rosti di patate, hamburger vari ma sempre di carni locali compreso il pollo, la pasta de luganega, la Gulaschsuppe... 
👉Complice una signora di origine bosniaca, su ordinazione telefonica la macelleria produce anche "oggi per domani" gli altrimenti da noi introvabili cevapcici di maiale-manzo, da ritirare poi sul posto. E anche il paese merita: è nell'elenco dei borghi d'Italia, e non solo per i suoi 2 musei: il Degasperi e quello degli Ambulanti.
I sostanziosi canederli cotti in brodo: poco pane e molta carne, come lasciano intendere gli anelli di grasso in superficie. Peccato non aver avuto in casa dell'erba cipollina: sarebbe stata la morte loro.


domenica 22 febbraio 2026

Una simpatica trattoria vegana sul colle di Tenna

Si chiama "Veg Point" ed è appollaiata sul colle di Tenna, fra i due laghi alpini dell'Alta Valsugana: quello di Levico e quello di Cadonazzo.
E' infrattata, quasi nascosta, nel nucleo storico del piccolo borgo di Tenna. Vi predominano certe suggestive tinte pastello (le stesse del compianto Bar Stazione di Ora). E' meglio andarci nei giorni feriali, quando è meno affollato, magari tornando da una passeggiata.

Nel riquadro la torta salata vegetale abitualmente servita come antipasto.
Il locale è conosciuto per essere un punto di riferimento per la cucina vegetariana e vegana in Valsugana, con un'impronta biologica ed etnica. Il locale è piccolo e molto frequentato anche perchè accogliente, tranquillo e curato. Nei momenti di maggior affollamento entra in funzione la dependance che si trova di fronte, sull'altro lato della strada.
👉I piatti variano con le stagioni, ricordo il falafel (molto apprezzato), chapati con salse, cous cous berbero, frittelle di miglio, pasticcio di porri e zucca. La torta vegetale salata servita come antipasto vale la serata.
Il Veg Point si affaccia sui due lati della via principale del borgo di Tenna, la gobba collinosa fra il Lago di Levico e quello di Cadonazzo, lungo il ramo altinate della strada consolare romana "Via Claudia Augusta". In foto un secondo di falafel, le polpette di farina di ceci, con un contorno di insalata condita con salse varie.


giovedì 12 febbraio 2026

Polenta e "dog bag" dell'Aquila Nera di Kamauz

Nella vaschetta ci sono coniglio al forno, crauti e luganeghe nonchè spezzatino di cervo. Di mio, a casa, ci ho messo solo la polenta taragna.
Polenta a parte, si tratta dei resti di un "secondo" servito come standard all'Aquila Nera: coniglio al forno, luganega con i crauti e pancetta, spezzatino (qui manca solo lo stinco di maiale in quanto "festeggiato" sul posto). Portati a casa e riscaldati al microonde.
L'"Albergo Aquila Nera" (Schwarzer Adler) di Kamauz (Kamoavrunt, ad essere pre-
cisi). Sul crestone occidentale del Monte Fravort, dove inizia la catena dei Lagorai.
E' un posto semplice dove la tradizione è genuina. Il locale si è conquistato una solida fama per le sue "stramangiate" ed in effetti le porzioni sono davvero esagerate.
👉Prezzi popolari, cucina locale e portate abbondanti. Non tutti ce la fanno a mangiare tutto quello che arriva in tavola e i gestori sono abituati a passarvi una vaschetta per portarvi gli avanzi a casa. Menù breve ma molto tipico: canederli, strangolapreti, cervo, stinco di maiale, luganeghe e crauti, coniglio, polenta e spezzatino, treccia mochena, etc. Si parte con la luganega da taglio e si finisce con la treccia mochena.

mercoledì 15 ottobre 2025

Il popolare Bar Alpino di Grigno in Valsugana

E' nato nei lontani anni del "boom economico", quando si affacciava sull'asfalto della vecchia statale della Valsugana, battutissima dal traffico commerciale: si trovava in una posizione davvero strategica...
Questo bar nazional-popolare è nato negli anni del "miracolo economico italiano" e più tardi, dopo che la nuova statale a quattro corsie l'aveva tagliato fuori dal grande traffico commerciale, ha saputo resistere e reinventarsi. Ed ancora in attività, in ottima forma nel suo nuovo format "paesano". 
Da anni non fa più servizio di ristorante e l'ampia sala da pranzo si risveglia solo in
occasioni particolari, ma continua a fornire panini e tramezzini fatti al volo nella cu-
cina, che c'è ancora. E' a gestione famigliare, naturalmente.

Dopo gli "anni grassi" del boom economico ha fronteggiato il drastico calo di clientela causato dall'apertura della "quattro corsie" che l'ha tagliato fuori dal traffico e l'ha trasformato in un bar a dimensione paesana.
👉Oggi la sua atmosfera tranquilla e rilassata, l'ampio parcheggio interno, i locali ampi e luminosi, il silenzio, il verde e la lontananza dal traffico sono diventati un "plus" ribaltando quello che all'epoca era sembrato un handicap fatale. E' frequentato dalla gente del posto e anche da ciclisti, da famigliole con bambini e dal turismo minore, quello lento che apprezza la calma e il "no stress". Grazie a questo mix la clientela non manca mai.

giovedì 2 ottobre 2025

Fine estate nei prati di mezza costa dei Lagorai

Il paesaggio di mezza montagna a fine estate, con le prime nevi sulle cime quando le malghe sono già vuote e in alto restano solo le pecore.
E' un paesaggio abitato e vissuto, antropizzato, cioè modificato e segnato dall'opera di generazioni, una montagna che curata con attenzione, tenuta in ordine perchè abitata e vissuta per tutto l'anno. Qui siamo a Torcegno, piccolo altipiano sopra Borgo Valsugana.

A Torcegno comincia l'autunno, le foglie sono ancora sugli alberi e ci sono ancora le mucche al pascolo. La quota è bassa e il traffico della Valsugana è a una manciata di chilometri, con l'auto appena qualche minuto, ma non c'è traccia di plastica, vetro e polistirolo. Tra baracche di legno, postazioni di caccia, vecchie piante da frutta, piccoli orti, luppolo selvaltico, noci e castagni. La periferia urbana non è ancora salita fin qui, dove però non manca nulla e i recinti elettrificati sono alimentati dai pannelli solari.

domenica 20 aprile 2025

La "Locanda Italia" di Primolano in Valsugana

Fra le case di un borgo decaduto (era cresciuto grazie alla posizione sul confine italo-austriaco) prospera oggi una piccola e stilosa locanda.
Per mezzo secolo (dal 1866 al 1918) Primolano è stato l'ultimo paese italiano prima del confine di Martincelli dove iniziavano le terre imperiali di Cecco Beppe. All'importanza come borgo di confine si aggiunse, dopo il 1910, anche quella di snodo ferroviario di rango internazionale. E poi venne la WW1. La locanda si affaccia sulla via principale, che porta verso Bassano e la pianura veneta.
Dal biglietto da visita della "Locanda Italia": Giuseppe Garibaldi, la Primavera del
Botticelli, Che Guevara, Marilyn Monroe e John Lennon. E l'ingresso col bancone.
Con l'apertura del ramo italiano della ferrovia Venezia-Trento Primolano divenne l'ultima stazione italiana prima del confine fra i due stati e anche, dopo il 24 maggio 1915, l'ultima stazione italiana prima del fronte di guerra della WW1. Di questi "antichi fasti" oggi sopravvive a stento la stazione ferroviaria, il cui fascio di binari è però largamente inutilizzato.
Il termine "locanda" segnalava il posto di ristoro per il viaggiatore, dove era possi-
bile dissetarsi e sfamarsi, ma anche riposare, cioè trascorrere la notte. La saletta
interna, due piatti esotici (chili di fagioli rossi e carne stile Tex-mex, paella iberica)
e, appunto, una stanza dove è possibile fermarsi per la notte.
👉Ma anche dopo la WW1, quando la Valsugana e l'intero Trentino passarono all'Italia, la borgata mantenne una sua importanza: una primazìa non più militare ma di snodo stradale e via turistica, visto che da qui bisognava passare per salire i tornanti della "scala di Primolano", prendere quota e salire verso Feltre e il Primiero.
👉Oggi il paese sopravvive fra i cavalcavia della superstrada costruita negli anni Settanta e poi resi inutili dalla galleria per il Primiero: muti testimoni della marginalizzazione di quello che, fino ad appena pochi anni prima, era stato un vitale snodo infrastrutturale e commerciale.
👉La Locanda è diventata, grazie all'impegno e al multiforme attivismo del suo gestore, un punto di coagulo di iniziative legate al turismo culturale e alla conoscenza del territorio.
L'Intelligenza Artificiale ha generato questo collage che riassume il passato confinario, ferroviario e militare di un borgo minore che nei secoli si è ritrovato ad essere uno snodo strategico fra la Mitteleuropa austro-tedesca e la civiltà adriatica della Serenissima.


giovedì 20 febbraio 2025

Dicembre in Valsugana, sul monte e in fondovalle

In quota la neve è più alta, ma anche nel fondovalle l'erba è coperta dal bianco. E dopo la sosta per la notte sfila dietro casa l'ultimo gregge che dai Lagorai è sceso in transumanza per  svernare nella pianura veneta.
L'ultimo gregge del 2024 si prepara a lasciare l'accampamento dietro casa, ancora qualche tappa e le pecore trascorreranno l'inverno al caldo in qualche capannone veneto. Dietro ai furgoni dei pastori anche le cime più basse dei Lagorai sono coperte di neve e sul versante del Monte Toraro si intravvedono due bivacchi escursionistici: "Malga Cima" (a sx) e "Argentino Vanin" (a dx).


Ogni anno i passaggi in fondovalle si fanno più stretti e più difficoltosi, tra nuove strade, nuove costruzioni, nuovi divieti. La transumanza fatica, ma per ora tiene botta anche in Valsugana.

domenica 1 settembre 2024

La Trattoria "Da Doro" a Solagna (in Valsugana)

L'ambiente è rustico ma ricercato, curato e levigato fin nei dettagli, quasi snob. A 100 metri dalla cementizia superstrada della Valsugana.
Trattoria Da Doro
Si trova nel minuscolo centro storico di Solagna, un piccolo borgo veneto in sinistra orografica lungo il Canale di Brenta. La comunità locale ha investito nella cura della propria identità. Ed è straordinario che sia così, a poche decine di metri dallo sfascio edilizio del dopoguerra e dal delirio fracassone della SS 47 della Valsugana. Con la foto ho cercato di rendere l'atmosfera.
Trattoria Da Doro
Il locale all'ingresso, con pochi tavoli condivisi con lo spazio del bancone-bar.
Aperta nel 1948, è ospitata in una antica residenza e si propone come locale rustico, con una parte dedicata alla mescita di vino ed una altra all'attività di ristorazione. Il tutto in un'ambientazione che crea atmosfera e che fa crescere il prezzo, ma ci stà.
Trattoria Da Doro
I titolari sono anche intenditori di vino ed un angolo del locale è ricavata una bella
selezione di bottiglie, soprattutto del Nord-est.
👉Il menù del giorno è scritto alla lavagna ed è composto di piatti tradizionali. Siccome è fatto con ingredienti della stagione cambia di mese in mese: possiamo trovare trippe, nodino di vitello, ossobuco, sformato di zucca, baccalà, bigoi con le sarde, zuppa di cipolle, aringa, trota, pasta fatta in casa (tagliatelle), lumache, anitra, tartare di manzo, roastbeef, risotto, sarde col cren, carne affumicata, tortino di zucca, pinza con la crema, sformato di melanzane, coniglio, asparagi con l'uovo, budino al cioccolato, trippe alla parmigiana, polento e funghi.
👉Ma c'è anche chi lamenta (eh, già...) un modo di presentare il pane forse "più adatto ad una collana di perle in gioielleria che a del pane in osteria". E c'è anche chi non è contento perchè "una percezione emotiva di una serata al ristorante non dovrebbe, a mio parere, condurre a produrre pareri estatici circa una proposta culinaria onestamente nella norma." Ma i più non si lamentano.

domenica 31 marzo 2024

La panchina da panino al Col Fortin in Valsugana

E' stato risistemato il sentiero che porta da Ospedaletto al vicino Col Fortin, una delle tante opere belliche tirate su durante la WW1.
Sempre attrattiva, anche nelle giornate di nuvolaglia, sembra fatta apposta per una sosta "da panino nello zaino". Ci troviamo alla base del Monte Lefre e di fronte vediamo gli stretti e repulsivi valloni che scendono dalla zona di guerra dell'Ortigara e della Caldiera.
Il sentiero si snoda in sinistra Brenta partendo dal paese di Ospedaletto. E lungo il
suo breve percorso si incontra la "panchina da panino" affacciata sul fondovalle.

L'attrattività di questo sentiero sta tutta nel suo essere breve, facile, decentrato, periferico, marginale e quindi ignorato dai flussi turistici. Ma è profondamente inserito nella storia della valle, del suo paesaggio e della sua storia locale, è stato segnato e modificato dalle vicende storiche che lo hanno scosso e attraversato.
Si tratta di una camminata molto breve, con pochissimo dislivello e completamente privo di qualsiasi difficoltà tecnica. Ultimamente è stato anche dotato di una "sparàngola" di fittoni e cavi metallici capace di rassicurare anche i più titubanti.
La rosetta del panettiere scottata e farcita di crauti del giorno prima.
👉La partenza è dal paesino di Ospedaletto e si va e si torna dallo stesso percorso ma (e solo per chi vuole) questa breve passeggiata può anche essere trasformata in una interessante escursione ad anello che si spinge fino ad includere il soprastante Ponte dell'Orco.
👉Attenzione però: non tutte le cartine riportano i sentierini "giusti", anche se fanno parte della base dati di OpenStreetMap! Io uso le mappe della applicazione cecoslovacca "Mapy.cz" basata su dati OSM, che ha un'interfaccia molto leggibile.

martedì 5 marzo 2024

Il confine di Martincelli in Valsugana (1866-1918)

Restò lì 52 anni: dal 1866 (III guerra di indipendenza, quando l'Austria perse il Lombardo-Veneto) al 1918 (WW1, quando perse il Trentino).
Il confine di Martincelli guardando in direzione Trento in una cartolina del 1918 ed oggi (Google View). In entrambe le foto si distingue la vecchia targa che l'impero austroungarico poneva ai suoi confini. Martincelli si trova tra Tezze e Primolano, in sinistra Brenta. La cartolina è del 1918 e  vi compare anche la ferrovia, che in questo tratto venne ultimata ed entrò in servizio nel 1910.
La barra confinaria austriaca, situata lungo la strada risalente all'epoca napoleoni-
ca (poi S.S. 47 della Valsugana ed infine, dopo l'apertura dei nuovi tratti allargati,
declassata a strada provinciale). Il luogo è ancora perfettamente riconoscibile.
Dopo la perdita del Veneto da parte dell'impero austriaco (1866) in Valsugana comparve un nuova linea di confine che tagliava in due la valle separando la parte trentina (che rimaneva austriaca) dal quella veneta (passata al giovane Regno d'Italia).
👉Nel fondovalle il nuovo confine incrociava la strada della Valsugana in una località minore che si trovava presso Primolano e che si chiama Martincelli, che divenne così l'ultimo nucleo abitato in territorio austriaco, mentre Primolano diventò l'ultimo centro importante in territorio italiano.
La tabella confinaria in uso nell'impero austroungarico di Cecco Beppe è stata ripristinata nel 2015. In basso vediamo i binari della ferrovia della Valsugana, che ovviamente nel 1866 non c'erano ancora.


domenica 4 dicembre 2022

I due laghi scomparsi della Valsugana di mezzo

Dopo Pergine ma prima di Borgo, in quel tratto di Valsugana stretto fra i Lagorai a nord e l'Armentera a sud, c'erano due specchi d'acqua.
Lago di Marter
Il Lago dei Masi e il Lago Morto nella cartografia di Peter Anich del 1774, meglio nota come Atlas Tyrolensis.

Torbiera di Novaledo
Operaie alla torbiera di Novaledo.
Tra gli abitati di Marter e di Roncegno, dove ora troviamo la località “Lagomorto” si estendeva con i suoi 25 acri (una dozzina di ettari) l’omonima palude, che nel nome portava il suo "programma".
👉A poca distanza c'era anche un corpo lacustre denominato “Lago dei Masi”, ben 15 ettari, situato nel territorio dell’attuale comune di Novaledo (masaroi è difatti il soprannome degli abitanti del luogo).
I due acquitrini di Marter sono stati a lungo focolaio di diverse malattie: le zanzare, portatrici della malaria, vivevano e prosperavano tra le sue
fiume Brenta
L'incanalamento e la rettifica del corso del fiume Brenta vennero fatti negli anni del
fascismo nel quadro delle molteplici opere di bonifica intraprese al regime dopo che
la "bonifica integrale" delle terre malariche era stata impostata in età giolittiana.

sponde.
Il "Lago dei Masi" venne poi prosciugato nel 1818, nel corso di una massiccia campagna di bonifiche palustri che interessò l’intero ambito territoriale valsuganotto.
👉Ma le bonifiche in valle non finiscono qui: negli anni Trenta il regime fascista incanalò il fiume Brenta tramite la costruzione di argini in muratura. Ciò permise, nei terreni bonificati, la scoperta di un vero e proprio giacimento di torba, sostanza infiammabile che all'epoca costituiva ancora un valido sostituto del sempre più scarseggiante carbone, specialmente negli anni della seconda guerra mondiale.

domenica 8 febbraio 2015

Il ristorante "Cima 12" in Valsugana

Ai piedi dell'Altipiano di Asiago, dove inizia la Val di Sella.
Ristorante Cima 12
Il "Ristorante Cima 12" si trova all'imbocco della Val di Sella, alla periferia di Borgo Valsugana, proprio in vista di Cima Dodici. Sul posto è noto come "dal Grepia" ed è anche una buona tappa per chi torna dall'Eremo di San Lorenzo o da una traversata della dorsale dell'Armentera.
Ristorante Cima 12
E' ruspante ed autentico, privo di raffinatezze, decisamente pop nell'aspetto e nella
sostanza. Forse non tutti gli ingredienti, ma il modo di cucinare e imbastire i piatti
ha un odore di "chilometro zero" che viene dagli usi e dai gusti del posto.
La scomparsa delle locande e delle trattorie s'è portata dietro la sparizione di certi piatti casalinghi diffusissimi, di pronta fattura e a basso costo.
Pietanze buone e semplici passate da una generazione all'altra sono state soppiantate da improbabili accostamenti basati più sull'aspetto che sulla sostanza, roba che non deve piacere ma "sorprendere" e "emozionare".
Ristorante Cima 12
D'estate si mangia fuori, in mezzo al verde, d'inverno nella sala da pranzo sepa-
rata dal bar. Si mangiano frittata e patate in padella, canederli in brodo, gulasch
con polenta e patate. Fa il paio col "Pozzo" di San Lorenzo, sul Carso triestino.
Ricette volatilizzate, evaporate, dimenticate, sparite come gli osti, sostituiti da "ristoratori" slegati dalle tradizioni popolari e dal tessuto locale, sparite come le cuoche soppiantate da "chef" di dubbia origine.
Nelle periferie e nei paesi, qualcosa si trova ancora. Basta chiedere agli indigeni, per esempio al pompista del distributore.
👉Al "Cima 12" si mangia quello che c'è in cucina, le scorte possono cambiare da un giorno all'altro, e questo spiega la mancanza di un menù "alla carta".
Quello che non cambia è lo stile, ci sono i primi "da camionista", le patate in padella, i canederli, il gulasch, la peperonata, le frittate di uova, insomma quei "piatti della casalinga" che riflettono un perdurante legame con le tradizione e le identità del territorio. Trovatemi un posto dove si possa ancora ordinare una frittata, come qui al Cima Dodici!
👉P.S: sembra fatto apposta per tenere lontani i bamboccioni trend&brand, che infatti lasciano recensioni desolate: "che tristezza!!!!!!!!!!!! cibo mediocre servito con nn curanza in un locale vuoto in piena stagione".

venerdì 12 dicembre 2014

Transumanza ad ostacoli in fondovalle

Fra lamiere, cemento e asfalto ogni anno il passaggio si fa più stretto.
Scendendo dai pascoli alti dei Lagorai in Valsugana, dicembre 2014.
In Valsugana la transumanza delle pecore che scendono dai Lagorai per svernare nel Veneto è, allo stesso tempo, un avvenimento radicato nella storia dell'agricoltura locale e un percorso ad ostacoli.
👉Ogni anno per i pastori diventa un po' più difficile passare. Il fondovalle è sempre più pieno di strade, guard-rail, rotonde,  recinzioni; il consumo di territorio continua, passare è difficile e la pianura diventa ogni anno un po' più lontana.

sabato 19 aprile 2014

La Birreria Cornale nel Canale di Brenta

Strizza l'occhio alla Baviera dell'Oktoberfest ma la sua natura rimane schiettamente veneta e molto nazional-popolare.
Birreria Cornale
Si trova in Valsugana, alla stretta di Forte Tombion, proprio al confine fra Veneto
 e Trentino, dall'altra parte del fiume,  lungo la ciclabile della Valsugana che per-
corre il Canale di Brenta, sfiora il Covolo di Butistone e passa vicino ai 4444
gradini della Calà del Sasso. Ai piedi dell'altipiano di Asiago e giusto sotto il forte
di Monte Lisser e al suo dirimpettaio di Cima Campo. E' stata ricavata dal signor
Cornale dai vecchi alloggi per i finanzieri in servizio al confine di Forte Tombion.
Gli striscioni di plastica annunciano una improbabile "Cucina Bavarese" che non c'è, e la birra è solo la normale Augustiner, nulla di più.
Eppure, anche se la sua anima resta di incerta collocazione, di questo locale tutto si può dire, tranne che non abbia un suo riconoscibile carattere, magari sfuggente e provvisorio ma per contro assai vitale, popolare e meticcio.
Birreria Cornale
Il posto si sforza di esibire atmosfere da pub inglese o birreria germanica. Non
mancano richiami motoristici mischiati ad echi contadini da anni Cinquanta. Uno
stile agro-industriale che Bruno Munari avrebbe definito "arabo-bergamasco".
👉Più che in Baviera, qui ci si sente piuttosto nella pianura padana, sospesi "tra la padania e il west", roba da camper e moto, con un po' meno leghismo e un po' più "lambrusco e pop-corn".
Il sito web della Birreria Cornale è ancora in costruzione. Vedi in Street View.
La birreria/pizzeria/trattoria è molto conosciuta in zona ed è meta dei cicloamatori che frequentano la ciclabile, ma si può raggiungere anche in auto direttamente dalla superstrada SS47 (per chi arriva da Trento) o dalla stradina in destra Brenta  (per chi arriva dal Veneto). Quando passo da queste parti mi fermo regolarmente, ormai è quasi un rito e non fermarsi suonerebbe bestemmia.
👉E il menù? Lasagne al forno, gnocchi, tortelloni, trotine fritte, baccalà alla vicentina, prosciutto e mozzarella, zuppa di porcini, spatzlei (anzichè spätzle), canederli, stinco, gulash (anzichè gulasch), wurstel (anzicè würstel), pizze-toast, panini, radicchio di Chioggia, spaghetti, zuppa di cipolla, carne salada con fasoi, roast-beef all'inglese, pollo e patatine, trancio di "wurstel", bigoli di Bassano, eccetera. Di certo poco bavarese, come il gestore sicuramente sa, ma è anche vero che si tratta di piatti ruspanti e quasi sempre molto mangiabili.
Birreria Cornale
E' un posto ruspante e sboccato come si usa tra il popolo dei capannoni, ma senz'altro meno angosciante di quei non-luoghi fatti di cemento e plastica che si estendono a perdita d'occhio nei territori della "padania classics" più autenticamente leghista.

lunedì 9 luglio 2012

Il Covolo di Butistone

Imboccata la Valsugana in direzione Trento e giunti alla stretta del Canale di Brenta, non si può fare a meno di notare una strana costruzione incastonata nella viva roccia, una cinquantina di metri sopra l'attuale piano stradale.
Dall'ingresso al Covolo, sopra la SS 47 della Valsugana, guardando l'ingresso per la galleria del Primiero.
La grotta naturale che ospita il Covolo di Butistone vista dalla SS 47.
Vedi le altre foto in Google Foto.

E' il medioevale Còvolo (Còvel, Kofel), storico punto forte sulla via che da Venezia portava in Germania e perciò conteso attraverso i secoli.
Noto e documentato fin dall'XI° secolo e continuamente conteso tra signori locali, Venezia e Impero, acquistò una certa stabilità con il nuovo modus vivendi fra Impero asburgico e Rebubblica di Venezia posto in essere a partire dal 1512.
👉Rimarrà in mano ai "tedeschi" pur trovandosi in territorio veneziano (il confine correva a Primolano dove c'era la fortezza de La Scala).
Il sistema di salita ad argano in una rappresentazione  del Cinquecento.
👉Il Covolo era composto da due unità: il castello superiore (quello che si vede anche oggi dalla SS 47 della Valsugana) e il castello inferiore (un piccolo sistema composto da due porte fortificate e difese da mura che sbarrava la strada alla base della parete e si spingeva fino al fiume Brenta. Attraverso il Brenta era sempre tesa una catena per impedire il libero transito delle chiatte commerciali, sottoposte a dazio.
👉La strada passava attraverso le due porte del castello inferiore mentre l'accesso alla grotta del castello superiore poteva avvenire solo facendosi issare con una corda comandata da un argano manovrato dalla grotta. Il forte superiore disponeva anche di una cisterna e di un pozzo alimentati dallo stillicidio della roccia ed era quindi virtualmente imprendibile: anche calandosi dall'alto nulla poteva essere fatto poichè si sarebbe rimasti appesi nel vuoto facili preda degli arcieri. Le rocce sopra il covolo erano infatti aggettanti.
Nei secoli del tardo medioevo, con la comparsa della polvere da sparo e delle colubrine, la situazione mutò: divenne possibile appostarsi sui rilievi dall'altra parte del fiume e da lì bombardare la guarnigione dall'alto, cosa che infatti avvenne più e più volte nel quadro delle contese europee del 1300 e 1400 che infine portarono al compromesso del 1512 fra austriaci e veneziani, già richiamato.
▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬
Presidiato da un capitano che vi risiedeva con la famiglia e da una decina di armati mantenne il suo profilo militare fino al 1700 quando il figlio riformatore di Maria Teresa d'Austria, Giuseppe II° di Asburgo lo smilitarizzò e disarmò.
Oltre al ruolo strategico-militare, il Covolo mantenne per secoli una importante funzione di centro confinario in grado di imporre dazi agli ingenti traffici commerciali che dall'impero romano in poi hanno costantemente interessato il solco della Valsugana, un aspetto certo poco noto. Il capitano del Covolo, dunque, agiva di concerto col daziere imperiale e i dazi riscossi finivano nelle casse dell'Impero.
Per chi vuole approfondire segnalo due libri editi da case locali:
● "Notizie e fonti sul Covolo di Butistone" di Pius Wassermann, Ed. La Gusella, Villa di Conte (Padova), 1992.
● "La Valsugana dei viaggiatori", Claudio Marchesoni, Curcu & Genovese Ed., Trento, 2012.

domenica 28 novembre 2010

Piccoli frutti e pastorizia (dalla finestra di casa)

Qualche giorno prima della nevicata: le ultime greggi scendono dai Lagorai e si trasferiscono in pianura.
Nel fondovalle si ripete ogni autunno la transumanaza delle greggi che dai Lagorai
si spostano verso i ripari invernali del Veneto, dove sverneranno.
L'estendendersi della coltivazione dei piccoli frutti (mirtilli, fragole, more, lamponi) restringe gli spazi di passaggio e ancor più quelli di pascolo.
👉Così spesso i pastori sono costretti a qualche acrobazia. Io spero che la convivenza tenga e continui nel tempo: non sento il bisogno di altri capannoni, distributori e car-wash, cash&carry e discount, e magari anche autostrade su cui far viaggiare TIR carichi di acqua minerale (Pejo verso sud e Rocchetta verso nord).