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mercoledì 16 luglio 2025

Claudia Particella, l'amante del Cardinale

Questo romanzo giovanile di Benito Mussolini fu pubblicato a puntate come fumettone d'appendice su "Il popolo", il quotidiano dei socialisti trentini fondato e diretto da Cesare Battisti (e ne risollevò le vendite).
Fece scandalo perché la trama si basava su fatti realmente accaduti ma da sempre tenuti nascosti dal sonnacchioso e clericale establishment trentino. Subito dopo giunse un altro suo scritto al vetriolo: "Il Trentino veduto da un socialista".

Per farsi un'idea della scrittura mussoliniana, Google Libri mette a disposizione la
anteprima gratuita di alcune pagine. Vedi anche nel PDF uno studio del Disertori.
Il giovane Mussolini scoperchiò la pentola ricostruendo la scandalosa vicenda del rapporto tra il principe-vescovo Emanuele Madruzzo e una tale Claudia Particella, figlia di un suo consigliere, nel Trentino secentesco.
👉Emanuele era stato il più discusso dei Madruzzo sia per la sua fuga durante la pestilenza del 1630, sia per la sua storia con la Particella.
👉L'establishment locale mal digerì il fatto che il fumettone andasse a ruba, ma il capo dei socialisti trentini Cesare Battisti lo accolse invece come una manna dal cielo, perché risollevò le stanche vendite del quotidiano da lui diretto.
La rivista mensile "Historia" rievocò il fumettone trentino di Mussolini (pubblicato nel 1910) con un ampio servizio nel suo numero di agosto del 1968.

lunedì 5 agosto 2024

Scritti imbarazzanti: "Il Trentino veduto da un socialista" (eh sì: l'autore era Benito Mussolini)

Sui trascorsi trentini del giovane Mussolini si sa quasi tutto e molto é stato scritto (anche da lui stesso). E fra quanto lui stesso ha prodotto c'è anche questo "Il Trentino veduto da un socialista" (uscito nel 1911).
mussolini a trento
Dopo la sua espulsione dall'Impero Austroungarico del 1909, Mussolini tornò a Trento il 31 agosto 1935 come duce del fascismo (qui al suo arrivo al mausoleo di Cesare Battisti sul Doss Trento). Il fascismo si diede molto da fare per "pompare" la dimensione irredentista di Battisti tentando di appropriarsi della sua memoria storica e glissava sui trascorsi socialisti del "Duce" in Trentino.
mussolini a trento
"Qui il clericalismo non è adulterato o mascherato dalla religione o da vernici modernistiche: è
genuino. [...] 
La scuola quando non è diretta da un prete, è sempre dipendente dalla sacrestia."

(Benito Mussolini, "Il Trentino veduto da un Socialista", pag. 47-49)
Lo ha scritto durante il suo periodo di permanenza a Trento, come giovane e focoso giornalista del giornale di Cesare Battisti e come funzionario del Partito Socialista Italiano (Battisti lo aveva nominato segretario alle questioni del lavoro). Mussolini venne espulso dal Trentino nel 1909 e questo suo testo é qui nella edizione fiorentina del 1911.
👉E' lo stesso uomo che solo 10 anni dopo darà vita al movimento fascista e instaurerà la dittatura in Italia: e questa cosa, anche se ha dell'incredibile, non è una fake news: Vien da dire che il trasformismo alligna gagliardo nel Bel Paese "dove fioriscono i limoni" e che i trasformisti vengono sempre accolti a braccia aperte nel nuovo campo...

Sempre per la serie "scritti imbarazzanti": la lettera di Cesare Battisti a Benito Mussolini, quando
il futuro Duce aveva da poco lasciato il Partito Socialista Italiano, era diventato interventista ed
aveva appena aperto il suo giornale "Il popolo d'Italia".
"A Trento si respira ancora l'aria del Concilio. All' ingresso della città sta il grande palazzo del Vaticano trentino, cogli uffici di due banche, di due giornali, di una libreria. Il quotidiano supera in tiratura tutti gli altri del Trentino — la tipografìa dispone di tre linotype e di una rotativa. Il giornale è passivo, poiché delle 7000 copie molte son distribuite gratis. Cosi dicasi del settimanale che tira ben 14.000 copie. Ma i passivi della stampa e della propaganda sono compensati dall'attivo delle banche cattoliche, mischiate a tutte le speculazioni capitalistiche italiane e austriache." (Benito Mussolini, "Il Trentino veduto da un Socialista", edizioni La Rinascita del Libro, Firenze, 1911, pag. 48)

venerdì 31 maggio 2024

La "moglie trentina" di Mussolini, che lui fece internare a Pergine e poi a Venezia, dove morì

L'ignobile trattamento inflitto dal Duce a Ida Dalser, prima internata nel manicomio di Pergine e poi fatta morire in quello di Venezia.
L'isola di San Servolo a Venezia, che all'epoca ospitava un manicomio. "Mussolini in realtà aveva ammesso di avere avuto una relazione con la Dalser, riconobbe pure di essere il padre del bambino e si offrì di provvedere al suo mantenimento versando alla madre la somma di lire 200 mensili (non poco, per quel tempo)." Ma la Dalser rifiutò...     [dal libro di M. Zeni "La moglie di Mussolini"]
 Marco Zeni "La moglie di Mussolini" Trento, Effe e Erre, 2005.
Il tutto avvenne con la collaborazione attiva degli ineffabili parenti trentini di Sopramonte - sempre disponibili con i potenti - che si diedero da fare prima per spedire in Cina il figlio Benitino e poi per riservare a Benitino la stessa sorte della madre.
👉La povera Ida Irene Dalser (Trento, 25 agosto 1880 – Venezia, 3 dicembre 1937) è stata una delle compagne di Benito Mussolini. Spremuta come un limone e buttata via come un cencio dal Duce del fascismo, che per silenziarla si avvalse della collaborazione attiva dei di lei parenti trentini... una storia ignobile terminata con l'assassinio per procura del figliolo Benitino, morto anche lui dopo essere stato sotterrato in un manicomio (morì nel 1942, cinque anni dopo la madre).
Ida Dalser, morta nel manicomio di Venezia nel 1937, e di suo figlio Benito nito Al-
bino, morto nel manicomio di Mombello (Milano) nel 1942.
👉Figlia del borgomastro di Sopramonte  Albino Dalser (Trento era allora provincia austriaca), Ida si diplomò a Parigi come estetista e aprì un salone di bellezza a Milano. Qui conobbe Mussolini nel 1913, quando lui era direttore dell’"Avanti!", organo ufficiale del Partito Socialista Italiano. Il 16 novembre 1915 Ida diede alla luce un bambino, cui impose i nomi dell’amante e padre. Mussolini lo riconosce come suo figlio naturale in una dichiarazione firmata dinnanzi al notaio Buffoli di Monza, l’8 aprile 1916. Ma Mussolini nel frattempo si era già “accasato” con la ragazza di Predappio, Rachele Guidi, dalla quale, nel 1910, aveva avuto la prima figlia, Edda. E, appena un mese dopo la nascita del piccolo Benito Albino, Mussolini sposò con rito civile, all’ospedale di Treviglio (dov’era ricoverato per le ferite riportate al fronte, durante la Grande Guerra), proprio Rachele, che da quel momento si trasferì a vivere con lui e con la piccola Edda a Milano, in via Castelmorrone.
Il sunto della incredibile storia, quando la farsa non si era ancora volta in tragedia.
👉Poiché l’atto di nozze tra Mussolini e la Dalser non è mai stato trovato, bisogna ricorrere alle testimonianze. Nel suo libro, Marco Zeni scrive che un prete di Sopramonte, don Luigi Pedrolli, avrebbe confessato, negli anni Cinquanta, ad Antonio Zieger, bibliotecario del Comune di Trento, che l’annotazione dell’atto di matrimonio, nella parrocchia di Sopramonte, a margine dell’atto di nascita di Ida Dalser, sarebbe stata «strappata nel 1925 da gente interessata». E' automatico dedurne che il Papa e la Chiesa intera, nel 1925, si sarebbero resi complici di un sacrilegio, poiché è impossibile che un parroco non informi i superiori di una simile iniziativa coinvolgente, tra l’altro, il capo del governo in carica. Si dà però il caso che Ida Dalser non sia mai stata sposata con Benito Mussolini, come risulta dalla sentenza pronunciata dal Tribunale di Milano, presidente Giovanni Maria Antonioli, giudici Vincenzo Porro e Luigi Serra, nella causa promossa il 19 maggio 1916 da Ida Dalser, proprietaria di un salone di bellezza, contro Benito Mussolini, giornalista, per essere stata «sedotta e resa madre con promessa di matrimonio non mantenuta».
I tre protagonisti della triste vicenda. Nel fotomontaggio non compaiono i "collabo-
ratori di Sopramonte, parenti della Dalser, tipo il Podestà di Sopramonte.
👉Durante il processo Mussolini ammise di avere avuto una relazione con la Dalser, riconobbe di essere il padre del bambino e si offrì di provvedere al suo mantenimento versando alla madre la somma di lire 200 mensili (non poco, per quel tempo). Il tribunale accolse la proposta. In precedenza, e precisamente il 2 maggio 1914, Ida Dalser, sempre assistita dal suo avvocato, aveva promosso analoga causa nei confronti del professor Giuseppe Brambilla, altro frequentatore del suo salone di bellezza, chiedendogli un risarcimento di lire 100mila «per

venerdì 26 aprile 2024

"Ai tre garofani", la più antica trattoria di Trento

La trattoria "Ai Tre Garofani" di Via Mazzini è stata attiva per più di sette secoli e sempre con lo stesso nome (ma ha chiuso nel 2020).
L'ingresso alla vigilia della chiusura, avvenuta nel 2020. Quella porta racchiude un pezzo importante della storia cittadina, visto che era in attività fin dal lontanissimo 1275. Ma la trattoria è nota perchè la frequentava Mussolini durante i suo soggiorno trentino, quando viveva in un modesto appartamento al primo tornante di Via della Cervara, dietro al Castello del Buonconsiglio.
Mussolini rimase a Trento per quasi tutto l’anno 1909, fino alla sua espul-
sione decretata dalle autorità austriache; qui è ritratto alla barra confinaria
di Borghetto, mentre saluta i compagni (notare la tabella che segnalava lo
ingresso nei territori della monarchia, presente a tutti i posti di confine).
E' stata in assoluto una delle trattorie più longeve della città, avendo aperto nel lontanissimo 1275 quando debuttò come locanda (trattoria+alloggio). Citata ancora nel '400 per la sicurezza dei suoi alloggi e per gli spazi dedicati al ricovero dei cavalli, quando carrozze e stallieri sostavano in città, nei viaggi tra nord e sud delle Alpi. Masnade di viandanti, a quei tempi, ma anche congreghe di cospiratori, borghesi e prelati. Senza mai perdere il suo imprinting vivace e popolaresco.
La trattoria "Ai tre garofani" poco prima della definitiva chiusura.
👉Ma è nota soprattutto perchè vi si recava quotidianamente Benito Mussolino, chiamato in città nel febbraio del 1909 da Cesare Battisti, che lo impiegò come giornalista nel giornale dei socialisti trentini "Il popolo" e che lo nominò anche responsabile della segreteria del lavoro del PSI locale. Nonostante la giovane età (26 anni da poco compiuti) aveva già alle spalle una certa attività di pubblicista. Aveva già collaborato nel 1902 con “L’Avvenire del lavoratore” di Losanna, alla direzione del periodico “La Lima” di Oneglia, alla collaborazione a “Pagine Libere” di Angelo Oliviero Olivetti e al “Pensiero romagnolo” di Gaudenzi.
👉Nel 1947 il ristorante fu acquistato e valorizzato dalla famiglia Linardi e nell'anno duemila Giovanna Linardi l’ha ereditato dal padre e lanciato assieme al marito Niko. l’Antica Locanda “Ai Tre Garofoni” crebbe fino a diventare un buon ristorante segnalato già dal 2004 con due forchette nella guida Michelin. Ha chiuso nel 2020 dopo una plurisecolare carriera nella storia della città. Oggi questa storica trattoria è stata sostituita da un B&B.