La riconversione della Caproni dopo la WW2: dagli aerei da guerra alle motociclette leggere negli anni della ricostruzione post-bellica.
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| L'articolo di Piero Monti comparso su "Sport-Moto" del 1952. Montava un motore monocilindrico verticale a quattro tempi, con distribuzione a valvole a camme in testa e un cambio a quattro marce. |
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| Pubblicità del Capriolo sulla stampa d'epoca. |
Dal 1937 fino al termine della WW2 uscirono dalle officine della "Aero Caproni" oltre mille apparecchi di almeno 30 tipi diversi con una manodopera di oltre 1500 persone; alla fine del conflitto era praticamente agonizzante.
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Un Capriolo "Cento 50" prodotto nel 1955. Aveva un'impostazione meccanica mol- to originale, con la distribuzione ad albero verticale e coppie coniche, una vera raf- finatezza tecnica mutuata dall'esperienza aeronautica. |
La ricostruzione aveva un compito: quello di dar lavoro a più gente possibile. Inizialmente l'azienda continuò a funzionare come officina per la manutenzione e riparazione di velivoli e si ricercarono commesse di lavoro nella manutenzione e nella produzione per altri settori meccanici come il tranviario. Per garantire un flusso di lavoro minimo utilizzando le competenze meccaniche specializzate delle maestranze. Si pensò anche a un aereo-taxi o velivolo d'affari a cinque posti (Ca. 193) e a un ambizioso progetto di transaereo per 200 passeggeri (Ca. 8000), ma infine ci si concentrò alla produzione di motoveicoli il che portò allo sviluppo di un primo motore di 48 cc nel 1950.
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Due diversi esemplari della Caproni ad un raduno di moto d'epoca: a sinistra un classico Capriole e a destra un Capriolo bicilindrico a quattro tempi da 149 cc, denominato "Cento 50", che uscì di produzione nel 1956 mentre quello classico
proseguì fino al 1962. |
La produzione in serie del Capriolo iniziò nel 1952 e proseguì fino al 1962.
👉Il Capriolo era un prodotto originale e robusto, con un motore di 75 cc a quattro marce, ed era economico (un litro di benzina per 65 chilometri). Seppur nato come mezzo per il lavoro, gareggiò nelle più importanti e famose competizioni dell’epoca (il Giro d’Italia, la Milano Taranto, la 12 ore di Imola).
👉Il 75 fino al 1957 viene prodotto nei modelli Turismo e Sport in circa 25.000 esemplari ed affiancato, nel 1953, dal Cento50 (la più piccola bicilindrica del mondo ) e quindi nel 1956 da un 125. La versione Sport differisce per la velocità raggiungibile (90 km orari), nella potenza (HP. 5,5),
nel consumo (lit/ 2,2 per ogni 100 km.), nel serbatoio, che è stato portato a una capacità di dieci litri. Ha inoltre la sella biposto, il cosiddetto «sellone». Il prezzo, malgrado le caratteristiche diverse, restò contenuto: L. 188.000.
Tabella delle caratteristiche: monocilindrico di 75 cc. di cilindrata, 4 tempi, 4 marce, valvole in testa, 6000 giri, rapporto di compressione 1:7, smontabile in ogni sua parte senza bisogno di particolari attrezzi. Distribuzione rotativa con cammes a tazza unica brevettata. Cambio a 4 marce, razionalmente studiato e rapportato per una buona prestazione, anche per le salite più ripide. Comando a pedale con leva a bilanciere. Trasmissione a catena, rinforzata con ottimo inviluppo anche sul pignone motore, avviamento a pedale, lubrificazione forzata con pompa pistone incorporata nel motore, frizione in blocco a dischi multipli, metallici, lavorati in bagno. Forcella anteriore di tipo telescopico, con molle a spirale convenientemente tarate, ruote 24x1¼. I cerchi in acciaio cromato, pneumatici rinforzati, telaio in lamiera stampata, molleggio con forcella oscillante, lavorante su perno di grandi dimensioni e bronzine ad alta resistenza; ammortizzatori sistemati sotto il motore funzionanti con molle a spirale e tamponi in gomma.
Successivamente la cilindrata salì dai classici 75 cc ai 98 cc e poi a 125 cc
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