martedì 25 agosto 2026

Ancora Rumiz, tra libri isolanti e persiane passive

Lo strato di libri alle pareti dello studio mostra insospettate proprietà termoisolanti, come gli "scuri" inclinati delle "persiane", la magìa orientale che pur lasciando passare l'aria impedisce l'effetto serra...
In una edizione aggiornata che raccoglie tutti i racconti/reportage in un unico volume
e che rappresenta uno dei lavori più illuminanti sui Balcani e sull'Est Europa.
...e rende sopportabile questa "estate più torrida di sempre" (in realtà solo l'ultima di una serie, dopo quella del lontano 2003). Da allora la stagione delle escursioni s'è spostata sempre più avanti, lasciando luglio e agosto (ma ormai anche settembre) ai vacanzieri. Non sospettavo, all'epoca, che si sarebbe chiamato "overtourism".
Primavera 2001: dieci anni dopo i fatti raccontati da Rumiz trovai e fotografai questa
maschera antigas. Si trovava tra i resti di una fabbrica cannoneggiata dalla guerra e
dall'operazione Oluja. Lungo la strada per la krajna della Lika, tra Obrovac  e Gospic,
nei monti della catena del Velebit (una delle ribelli krajne serbe di Croazia). E quando
Rumiz parla  di "quelli della montagna" sia riferisce sia ai serbi delle krajne che ai me-
no noti croati della Erzegovina.
Tra poco smetteranno di chiedermi se sono stato in vacanza (no), se sono stato all'estero (no). Di questi tempi preferisco leggere che viaggiare, preparare piccole mete a portata di mano, ignote al formicaio mobile dei forzati delle vacanze. Nemmeno l'estate mi ha aiutato ad accorciare la chilometrica lista lista dei classici di viaggio da riesaminare. C'è una pila di Chatwin, Tubron, Fermor, Rumiz da setacciare, che senso avrebbe partire per poi starsene a letto in una camera d'albergo a leggere? Una comoda stanzialità suscita nei vacanzieri una malcelata insofferenza, intessuta di muti rimproveri, quasi una accusa silenziosa: mentre io coltivo le mie curiosità culturali e scopro piccole perle nascoste, loro, tra bivacchi urbani, stazioni, autostrade e tramezzini, passano il tempo arrostendo in fila, dagli Uffizi ai tornelli delle Odle. Tutto per un selfie.
Ed ora una citazione al miele e qualcun'altra al vetriolo:

"Profumo di salvia e agnello allo spiedo, rivendite di vino, rakija, pecorino, miele." (p.147)

" [le Alpi Dinariche], la dorsale dove si affacciano le Krajine ribelli, e l’Erzegovina, quel mondo tribale e feroce che ha dato alla guerra la sua carica di fondamentalismo e la sua manovalanza armata. [...] " (p.120 e p.148)

"Seljaci contro gradjani, contadini contro borghesi, eterna dinamica dei Balcani." (p.237)

"Eppure queste macerie erano lì da mesi, con tanto di firma autenticata. A dire chiaro all’Occidente che dopo la Croazia le cavallette si sarebbero spostate sulla Bosnia." (p.168)

"Di ogni tonnellata di aiuti che atterrano all’aeroporto di Ilidža, tre quintali vanno subito agli assedianti serbi. È la tangente che l’Onu paga per assicurarsi l’incolumità e il proseguimento dei voli umanitari." (p.205)

"È uno scontro tra montagna e città. La città era il simbolo del successo, di tutto ciò che manca alle terre più povere. Per questo gli assedianti si sono accaniti contro università, biblioteche, teatri, musei. Dietro a questa distruzione insensata sta la rivalsa storica e inconscia nei confronti della cultura urbana." (pp.176-77)

"Quelli della montagna hanno razziato tutto, dalle barche a vela ai centralini telefonici, hanno rubato rubinetterie, termosifoni, cucine, persino i parquet delle case." (p.162)

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