Lo strato di libri alle pareti dello studio mostra insospettate proprietà termoisolanti, come gli "scuri" inclinati delle "persiane", la magìa orientale che pur lasciando passare l'aria impedisce l'effetto serra...
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| In una edizione aggiornata che raccoglie tutti i racconti/reportage in un unico volume e che rappresenta uno dei lavori più illuminanti sui Balcani e sull'Est Europa. |
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| Primavera 2001: dieci anni dopo i fatti raccontati da Rumiz trovai e fotografai questa maschera antigas. Si trovava tra i resti di una fabbrica cannoneggiata dalla guerra e dall'operazione Oluja. Lungo la strada per la krajna della Lika, tra Obrovac e Gospic, nei monti della catena del Velebit (una delle ribelli krajne serbe di Croazia). E quando Rumiz parla di "quelli della montagna" sia riferisce sia ai serbi delle krajne che ai me- no noti croati della Erzegovina. |
Ed ora una citazione al miele e qualcun'altra al vetriolo:
"Profumo di salvia e agnello allo spiedo, rivendite di vino, rakija, pecorino, miele." (p.147)
"Seljaci contro gradjani, contadini contro borghesi, eterna dinamica dei Balcani." (p.237)
"Eppure queste macerie erano lì da mesi, con tanto di firma autenticata. A dire chiaro all’Occidente che dopo la Croazia le cavallette si sarebbero spostate sulla Bosnia." (p.168)
"Di ogni tonnellata di aiuti che atterrano all’aeroporto di Ilidža, tre quintali vanno subito agli assedianti serbi. È la tangente che l’Onu paga per assicurarsi l’incolumità e il proseguimento dei voli umanitari." (p.205)
"È uno scontro tra montagna e città. La città era il simbolo del successo, di tutto ciò che manca alle terre più povere. Per questo gli assedianti si sono accaniti contro università, biblioteche, teatri, musei. Dietro a questa distruzione insensata sta la rivalsa storica e inconscia nei confronti della cultura urbana." (pp.176-77)
"Quelli della montagna hanno razziato tutto, dalle barche a vela ai centralini telefonici, hanno rubato rubinetterie, termosifoni, cucine, persino i parquet delle case." (p.162)


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