martedì 23 aprile 2013

Montagna, Resistenza e Autonomia in Trentino

Due parole con la maiuscola che dovrebbero andare d'accordo con la terza ma che invece...
battaglione gherlenda
Corrado Pontalti, partigiano combattente
del "Battaglione Gherlenda".
...hanno spesso marciato separate. E' successo una prima volta durante il lungo cinquantennio democristiano, tutto volto a negare, nascondere e sopire.
Per dimenticare la Resistenza da una parte e l'autonomismo democratico dell'Asar dall'altra.
Più tardi - negli anni di Craxi - l'autonomismo trentino ha subito un'ulteriore pesante involuzione, con le divise degli Schützen a sostituire le idee e a mimetizzare le pulsioni meno nominabili.
In quest'area, come dice il vecchio partigiano Corrado Pontalti«si è diffusa una tendenza a infangare la memoria dei partigiani, a volte anche con veri e propri atti vandalici» ed è sempre lui a chiedersi «Di che autonomia avremmo goduto se i nazifascisti non fossero stati sconfitti?».
Da notare che Pontalti inizialmente era fra i 3200 trentini arruolati dai nazisti nel corpo locale di sicurezza (CST), che avrebbero dovuto occuparsi di ordine pubblico. «Ma presto mi resi conto che il Corpo di sicurezza trentino era destinato, in realtà, ad affiancare i nazisti nei rastrellamenti e nelle rappresaglie, anche fuori provincia, perciò decisi di disertare e concordai con i partigiani il mio finto arresto».
La domanda sorge spontanea: da quale parte sarebbero stati certi esponenti dell'odierno autonomismo trentino?

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