martedì 16 febbraio 2016

Tita Piaz nelle grinfie naziste

Era chiamato "il diavolo delle Dolomiti" per l'arditezza di molte sue imprese in roccia ma anche per il suo carattere esuberante e tutt'altro che arrendevole, che faceva da scorza ad una personalità passionale e sincera, laica e progressista, di sicuro poco incline a chinare il capo.
Tita Piaz
Tita Piaz, "A tu per tu con le crode", Licinio Cappelli Edi-
tore, 1952 (il testo del Capitolo 18°, intitolato "Nelle grinfie
fie della S.S" è disponibile qui in formato PDF).
Durante il periodo fascista venne più volte arrestato come oppositore del regime.
Nel 1930 venne arrestato nel suo albergo al Passo Pordoi con l'accusa di essere un sovversivo, venne imprigionato a Trento ma pochi giorni dopo fu rilasciato grazie a un deputato di Cavalese.
Nel 1944, sotto l'amministrazione nazista dell'Alpen-vorland, fu imprigionato dai nazisti per nove mesi, che trascorse prima nelle carceri di Cavalese e poi in quelle di Bolzano.
I ricordi dei mesi trascorsi nelle galere naziste furono poi affidati al 18° capitolo del suo "A tu per tu con le crode" dove - appunto - non si parla solo di alpinismo (e sì che Piaz, che condivideva con Hans Dülfer l'invenzione della tecnica di discesa a corda doppia, fu certamente fra le star di quegli anni).
Nell'immediato dopoguerra fu anche sindaco di Pera di Fassa, suo paese natale. Nato nel 1879, rimase fedele al socialismo trentino di Cesare Battisti.
"Tita Piaz fu un atleta generoso e di cuore, sincero e rude, esuberante e sentimentale, spesso ribelle e paradossale." (Dall'introduzione di Antonio Berti)

Nessun commento:

Posta un commento