lunedì 8 gennaio 2018

La malattia camalla delle Cinque Terre

Questo brutto cancro, interamente ligure, sembra proprio incapace di riformarsi e votato all'autodistruzione.
Per la seconda volta in tre anni i miei parenti australiani hanno inutilmente tentato
di percorrere i due sentieri più belli delle Cinque Terre: la Via dell'Amore e il tratto
Manarola-Corniglia. Sono venuti dall'altra parte della terra, fidandosi della pubbli-
cità farlocca finanziata dalle diverse amministrazioni pubbliche.
E pensare che i camalli 2.0, questi partigiani del privilegio corporativo, erano nati
nel porto di Genova come scaricatori, facchini, proletariato di mare che si guada-
gnava la giornata con il sudore della propria fronte. Con gli anni hanno cambiato
pelle e sono diventati come le cozze che s'incollano allo scafo, rischiando di farlo
affondare. Che differenza coi sentieri e malghe curati da SAT, Alpini e volontari!
camalli 2.0 sono inchiodati alla scrivania, ai capricci corporativi e al lamento continuo e così stanno proprio distruggendo il loro paesaggio e la loro cultura.
Succede puntualmente, pioggia dopo pioggia, frana dopo frana, anno dopo anno. Accade puntualmente e, secondo loro, sempre a loro insaputa.
In Liguria i verbali e le cartacce delle riunioni intasano gli archivi e non risolvono niente.
Se si guarda alla sproporzione tra la modestia degli interventi necessari e il volume di carte prodotte dai camalli 2.0 la mente corre ai "sindacati" della Reggia di Caserta, che se la prendevano col nuovo direttore perchè - minchia! - "lavorava troppo".
I vecchi muretti a secco hanno tenuto per secoli e se ce l'hanno fatta è solo perchè i piccoli e piccolissimi interventi venivano fatti mese dopo mese, stagione dopo stagione.
Quando serviva si faceva, provvedevano le persone del posto, le uniche che conoscevano la propria terra.
Figli e nipoti siedono oggi dietro le scrivanie.
Grazie a loro il paesaggio delle Cinque Terre, con le vigne cresciute su fazzoletti di terra tenuti sù dai muri a secco sta andando a remengo.

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