martedì 24 marzo 2015

Il Teroldego rotaliano e i frati agostiniani

L'antico monastero agostiniano di San Michele all'Adige è legatissimo al vino principe del Trentino.
Monastero di San Michele all'Adige
I chiostri di conventi ed abbazie erano a pianta quadrata ma quello di San Michele
fa eccezione: è triangolare. Il monastero fu fondato nel 1144-45 dai conti di Ap-
piano in favore dei "canonici regolari" agostiniani, parallelamente all'istituzione
dei conventi dei canonici regolari di Novacella presso Bressanone e di S. Maria
in der Au presso Bolzano.
Non c'è da stupirsene poichè nei tempi andati dove c'erano i frati c'era anche il buon vino.
Naturalmente anche gli Agostiniani di San Michele avranno conosciuto l'arte del vino retico, da queste parti la vite era coltivata fin dal tempo dei romani ma non esistono prove che il vitigno sia stato "inventato" o "scoperto" dai monaci.
Museodi San Michele all'Adige
Secolarizzato nel turbine napoleonico, passò all'amministrazione austriaca che
nel 1874 vi attivò una scuola agraria con annessa stazione sperimentale per fare
rinascere l'agricoltura del Trentino, allora in grave crisi. Oggi l'antico monastero
ospita il benemerito Museo degli Usi e Costumi della Gente Trentina.
 

L'incertezza sull'origine non trattiene i divulgatori locali dal fare affermazioni apodittiche, come quella di Elio Fox (tratta dal suo "Storia delle osterie trentine", Editrice Innocenti, Trento, 1974, pag. 3): "Verso il 1145 furono i monaci agostiniani a curare amorevolmente la vite, e da un vitigno particolare che cresceva sulle colline nei pressi dell'Abazia di San Michele all'Adige, fecero un vino eccezionale: il Teroldego."
In ogni caso questa vigna è veramente autoctona e di antica origine, visto che nel basso medioevo il Teroldego era già conosciuto, come attestano atti notarile del tempo (anche se la datazione rimane incerta: 1383
Teroldego
Dal Monte di Mezzocorona la cannibalizzazione dei terreni agricoli incentivata
dalle lungimiranti amministrazioni del dopoguerra è drammaticamente evidente.
Capannoni e edilizia "Padania Classics" si sono bevuta 1/2 "patria del Teroldego".
oppure 1480?).
Nemmeno sull'origine del nome ci sono notizie certe; mentre alcuni ticordano correttamente un Teroldeghe toponimo locale, secondo altri sarebbe una deformazione del termine Tirodola, vitigno diffuso nell’alto Garda che prende il nome dalla tipologia di allevamento a tutore vivo, le cosiddette tirelle. Secondo altri il Teroldego altro non sarebbe che il Tyrolergold, vitigno "già conosciuto in Germania in epoca tardo-medioevale". Nel tentativo di retrodatare le nobili ascendenze le citazioni "ad minchiam" si sprecano: "In realtà si parla di questo vitigno già ai tempi del Concilio di Trento, ne parlò poi Paolo Diacono" (ma il Concilio si tenne dopo, dal 1545 al 1563, e il longobardo Paolo Diacono visse prima, dal 720 al 799 d.C.) Ancora: "il nome lo diede per la prima volta per scritto Paolo Diacono, alla fine dell’VIII secolo, raccontando nella sua Historia Langobardorum una cruciale battaglia tra i Longobardi e i Franchi per il controllo della via del Brennero" quando una veloce verifica mostra che la ricerca per lemmi nel testo originale latino ha esito negativo).

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