Anche il Trentino ha avuto la sua big famine, quasi un anticipo della devastante carestia che 30 anni più tardi colpirà le patate d'Irlanda e che diede il via alle grandi emigrazioni europee verso le Americhe.
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| Quel “sedici”, in dialetto trentino “sédese”, inaugurò un periodo difficile, punteggiato da carestie, avversità climatiche e crisi agricole che spinse la popolazione in una spirale di impoverimento. Nella foto l'interno di una filanda di Lavis (la malattia del baco da seta scompaginò la coltivazione del baco da seta nel Trentino e nel Lombardo-Veneto, mettendo in crisi anche l'industria serica). |
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| La carestia del 1816 fu uno dei fattori che accelerò l'introduzione della patata nel- l’alimentazione umana anche in Trentino, dove in realtà era arrivata già negli anni delle guerre napoleoniche. |
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La patata, una coltivazione già sperimentata qualche anno prima dagli abitanti del Tesino che tornavano dalle loro emigrazioni stagionali in Europa, contribuì a lenire gli effetti più a lungo termine della "grande fame" trentina. |
dell’uva e del grano fu pessimo e la mancanza di pane fece esplodere la rabbia della gente, già provata dalle drammatiche condizioni conseguenti alle guerre napoleoniche. Per mancanza di foraggio si macellarono in gran quantità maiali ma, spariti quelli, si cominciò a mangiare di tutto: il muschio, i gatti, i cani. A ciò seguì la carestia del 1817, considerata la peggiore del XIX secolo." (Soffiati e Grandi, "La cucina italiana non esiste. Bugie e falsi miti sui prodotti e i piatti cosiddetti tipici", Ed Mondadori, Edizione del Kindle, pag 122).



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