martedì 1 novembre 2011

Il vecchio Rattazzo milanese

Inaugurato nel 1961 dal responsabile attuale, Piero Rattazzo, questo bar umile con mobili modesti è stato il più visitato in zona Ticinese e grazie al suo stile popolare lo è ancora. Prima per decenni in Corso di Porta Ticinese 83,  poi dal 2006 senza più neon e 20 metri più avanti, all'incrocio con Via Vetere, spalla a spalla con la mitica Trattoria Toscana.  L'atmosfera grezza e genuina rimane la stessa, come anche le speciali polpettine "misteriose" di Pietro Rattazzo.
Con il Sessantotto iniziò ad essere frequentato dagli studenti per poi divenire un quotidiano punto d'incontro di diversi gruppi politici extraparlamentari. Al Rattazzo si incontravano i leader di Lotta Continua, di Potere Operaio, e persino i militanti delle Brigate Rosse: quindi, Adriano Sofri, Toni Negri, Renato Curcio, ma non Mario Capanna il cui rapporto con Piazza Vetra fu sempre "difficile". Degli attuali giornalisti, venivano Gad Lerner, di Lotta Continua, e Enrico Mentana, che stava con gli anarchici del Ponte della Ghisolfa.

«Anche bretelle rosse veniva», ricorda Rattazzo riferendosi a Giuliano Ferrara. «E Renato Vallanzasca, che era un ragazzo di piazza Vetra. In realtà erano tanti, non posso ricordarli tutti. Tutta la rivoluzione milanese transitava dal Rattazzo. Tutti: i bravi, i brutti e i cattivi». «I miei ex clienti, se liberi, si fanno ancora vedere. Bompressi ogni tanto viene, Pietrostefani non può perché è in Francia, Sofri è agli arresti domiciliari. Ma tanto, appena possono, vengono a trovarci».

Negli anni '70 rimase un vivace punto di ritrovo, quando il Ticinese era considerato un quartiere «rosso», le case di ringhiera abitate dagli studenti erano un porto di mare e il quartiere era costellato da sedi di partiti, associazioni, collettivi, comitati di quartiere, nascenti centri sociali, librerie, stamperie ed editorie, piccoli studi d’arte. Rattazzo era un luogo “ecumenico”, dove non solo non si facevano risse, ma dove ci si rifugiava quando se ne creavano per strada.
Oggi le bevande sono rimaste quelle tradizionali, con un assortimento di birre e long drink e la cucina si ispira all'aperitivo milanese che è nato proprio in questa zona, il vecchio Piero prepara polpette e altri stuzzichini. «A due passi dalle Colonne Romane, il Rattzz Bar è un posto dove si mangiano due primi a pranzo per 10 euri. Poi nel pomeriggio il locale cade nel torpore. Si risveglia per le partite di scopa del tardo pomeriggio e per gli early birds dell’aperitivo. E’ chiuso la domenica. Il cibo da happy hour è servito intorno alle 19 e costa un euro al piattino, che si può comunque ricaricare a nastro. Le birre si prendono dal frigo e si pagano al banco. Fuori è uno schiamazzo unico. Tutta gioventù andata a male che non farà mai carriera» (dal sito www.milano.eu).
La storia di Piero Rattazzo
di Davide "Atomo" Tinelli
Piero Rattazzo è nato a Calosso d'Asti il giorno 8 gennaio del 1937 da famiglia contadina che coltiva un podere nel Monferrato prevalentemente a vigna.
A diciassette anni lascia il lavoro nei campi e si trasferisce a Milano. E' il 1954 e Piero trova impiego come barista presso uno dei luoghi che diverranno storia nella nostra città: la Crota Piemunteisa di Via Sacchi.
Lavora per questa catena di locali tipici per diversi anni e, divenuto direttore, girerà le varie sedi di Piazza Beccarla, Via Pontaccio, Via Rasori.
Nel 1958 apre il suo primo negozio a conduzione famigliare in Via Sabotino 14.
E' una trattoria con mescita di vino, buona parte del quale di provenienza dal podere del Monferrato, con la madre in cucina.
Nel 1962 apre il negozio di Corso di Porta Ticinese 83, le Cantine Rattazzo, dove vende vino fino al 1971 quando, allargando il locale, imposta la trattoria che conduce insieme alla moglie ed ai figli ancora oggi.
Gli anni 60 sono tempi di fermento politico e culturale ed il popolare quartiere del Ticinese diventa l'epicentro della discussione dei movimenti e dei gruppuscoli che caratterizzeranno la scena politica della città. Tra le case di ringhiera si aprono sedi di partiti, associazioni, collettivi, librerie, stamperie ed editorie, piccoli studi d'arte. La trattoria diventa il fulcro di ogni attività, luogo dove ristorarsi e dar vita ad interminabili discussioni, confronti anche accesi ma, con la sapiente regia di Piero, la saggezza dovuta alla tradizione contadina, territorio neutro, pacificato. Qui si incontrano gruppi e posizioni in contrapposizione che nelle piazze di quegli anni si trasformano spesso in atti di violenza ma che nell'extraterritorialità della trattoria riescono, seppur in cagnesco, a convivere. I nomi e le sigle sono quelle dell'epoca e vanno da Avanguardia Operaia al Movimento Studentesco, da Lotta Continua a Contro Informazione, all'Autonomia, al PCI ecc..
Nel 1972 nasce alle Cantine Rattazzo un rito tipicamente ambrosiano che nella sua evoluzione resiste tutt'oggi ed è imitato ormai in tutta Europa: happy hour ovvero, nell'epoca della globalizzazione, l'ora dell'aperitivo.
Dai 25 ai 30 kg di pane tagliati ogni sera e disposti sul bancone,a disposizione degli avventori, infarciti di acciughe, tonno, mortadella e salumi e poi uova sode e, quelle che entreranno nella storia della gastronomia meneghina, le mitiche polpette di Rattazzo.
La classica ricetta dei mondeghili milanese sapientemente lavorata.
Nella trattoria si ritrovano pittori come Baratella, Spadari, De Filippi, Amadori, Crociani, Schifano…politici come Toni Negri, Valpreda, Sofri, Bonpressi, Pietrostefani, Viale, De Aglio, Mentana, Salvini, Liguori, Ferrara, Pisapia, Cafiero, Cossutta, Russo Spena, Gay…e poi comici come Rossi, Gino e Michele…scrittori ed editori come Dazieri, De Luca, Colaprico, Capisani, Philopat, Nico Colonna e storici librai come Primo Moroni…anche uno dei banditi più famosi di Milano come Vallanzasca ha pranzato da Rattazzo.
La sua trattoria è aperta a tutti e un piatto di pasta non è mai negato a nessuno specie alle persone più indigenti e bisognose che da sempre sanno che Piero, se può e come può, aiuta chiunque.
E' da una riunione alla mensa di Piero che nasce l'agenda diario più famosa d'Italia: Smemoranda.
Nel 1999 Rattazzo sconta 20 giorni a San Vittore, esperienza tremenda che gli permette di conoscere l'ambiente carcerario e, parole sue, l'immensa umanità che vi è rinchiusa. Lì conosce Don Alberto, parroco del carcere, con il quale mantiene i contatti e rifornisce costantemente di mazzi di carte da gioco, radioline, magliette e francobolli che vengono distribuiti tra i detenuti.
Una storia, una trattoria, un'umanità lunga 43 anni nel Ticinese dove sono passate generazioni che rappresentano uno spaccato importantissimo della nostra società (dal sito www.onemoreblog.it).
Intervista a Piero Rattazzo
(Intervista ripresa dal sito www.02blog.it)

Qual è la storia della nascita del locale?
Il Bar l’ho aperto nel ‘61. Il 21 settembre del ‘61. Vendevamo solo vino. Era una modesta vineria. Importavo vino dal mio paese d’origine, Nizza di Monferrato (Asti) dove lavoravo da ragazzo. Con mio padre facevamo il vino, sono rimasto là fino a 17 anni e poi sono venuto a Milano. Era il ‘57 e sono andato a lavorare in un locale che si chiamava la Croita Piemonteisa in Brera. Dopo 4 anni, nel 61 ho rilevato questa vineria che stava in Ticinese. Avevo 21 anni e mi ero appena sposato.

Come sono stati gli inizi?
Mica troppo buoni. Ma lavorando tantissimo, io e mia moglie, siamo riusciti a tenerci in piedi. Facevamo dalle 7:30 alle 2 di notte. Ticinese non era mica un quartiere alla moda, era un quartiere popolare. I nostri clienti erano vecchi, gente popolare che veniva a bersi un bicchiere di vino dopo il lavoro. Poi i poveri li “han sfrattati” e han venduto il quartiere ai ricchi. Adesso persino Lapo (Elkann ndR) vive qui di fronte. La mattina viene da me a prendere il cappuccio. Parliamo della Juve, è simpatico.

Quand’è che le cose hanno iniziato a cambiare?
A fine anni 60, con il movimento studentesco; i giovani hanno iniziato a venire qui nel quartiere e siccome io ero uno dei pochi locali che c’erano venivano soprattutto da me. Poi hanno anche iniziato a trasferirsi nel quartiere perché all’epoca era più economico di altri; allora hanno iniziato a venire da me anche la mattina così io ho messo la macchina del caffè e ho iniziato anche a servire le colazioni. Era fine anni 60.

Quand’è che siete diventati un posto “trendy”?
Mah, dal 71. Eravamo diventato il Bar del movimento studentesco, degli intellettuali, di Capanna venivano in tantissimi. Allora un’estate vedendo che oltre che nel mio bar si radunavano al Parco Vetra pensai di piazzare un frigorifero pieno di birre da portare via a prezzi competitivi così le potevano bere al parco, fu un successo.

Quindi si può dire che quella del “bere in strada” fu una tua invenzione.
Sì, in pratica. In realtà si trattava solo di dare a un prezzo più economico della birra fresca, chi ha voglia di stare al chiuso d’estate?

C’è qualche personaggio o aneddoto di quegli anni che ricordi particolarmente?
Mah, tanti. Qui ci sono passati tutti: Sofri, Bompressi, Tobagi, Toni Negri, Pietrostefani, Curcio, Ferrara, Lerner, Mentana (che faceva l’”anarchico”). Ci veniva anche Vallanzasca che era un ragazzo che stava al Parco Vetra che all’epoca non era mica come oggi, era un ritrovo di balordi mica da niente. Una volta nel 75 o nel 76 ci fu una rissa tra la gente di Cafiero e di Bellini, vennero alle mani con delle chiavi inglesi grosse così. Mi spaccarono il locale da capo a piedi. Un ragazzo andò anche in coma perché lo colpirono in testa più volte con la chiave inglese. Ma quello fu niente, il peggio furono gli anni 80 con l’eroina. In quel periodo sì che c’era da avere paura. Qui tutto intorno era pieno. Rubavano, strappavano le collane. Da avere paura. Avevano chiuso il parco ma senza risolvere niente. Si erano spostati tutti in strada. Altro che Milano da bere. Poi per fortuna è finita.

A proposito di chiusure del parco etc…? Cosa ne pensi delle azioni della Moratti per fermare la “movida” e il degrado?
Non serve a niente. Adesso ci fanno chiudere alle 2 perché così i giovani bevono meno e vanno a casa prima. Ma vuoi sapere cosa fanno i giovani? Alle 2 meno 15 entrano da me e prendono tre cocktail invece di uno e poi dopo che ho chiuso stanno comunque qui davanti fino all’ora che vogliono, anzi a fare più casino di prima.

A proposito di giovani? E di questi giovani cosa ne pensi? Sono diversi da quelli del passato?
I giovani sono giovani. Anche i personaggi che ti ho citato prima quando venivano da me erano giovani e non è che fossero così diversi. Presi da soli i giovani son tutti più o meno dei bravi ragazzi, è quando si radunano che diventano un po’ cretini. Quindi non è che veda tutte queste differenze tra “ieri” e “oggi”. I problemi dei giovani non sono il divertimento o che, il problema è la famiglia, la scuola è lì che dovrebbero insegnarli come comportarsi. Il problema sono le madri che guardano dall’altra parte e negano la realtà. Le madri che dicono “mio figlio certe cose non le fa”. Si fidi signora, che probabilmente le fa anche suo figlio.

È vero che negli anni hai aiutato tanti ragazzi stranieri, un po’ spiantati, che cercavano di farsi una vita a Milano? Mi hanno raccontato che facevi un po’ da banca, gli prestavi qualche soldo a interessi zero, etc…
Sì, ma sono cose che preferisco non raccontare sennò poi mia moglie si incazza che non era d’accordo all’epoca in cui facevo queste cose. Ad alcuni che non avevano più niente ho anche regalato il viaggio di ritorno a casa, ma son cose che non si fanno per dirle in giro.

Da un po’ hai cambiato sede? Ti manca il vecchio Rattazzo?
Un po’ sì, del resto cosa ci vuoi fare. Quelli là (la GURU ndR) ci hanno martellato per due anni con offerte tutti i giorni perché volevano lo spazio: 5 vetrine su Corso Ticinese. Martella e martella alla fine gliel’ho venduto e mi sono preso questo che magari non è proprio la stessa cosa ma non mi ci trovo male.

Un’ultima domanda: quando andrai in pensione?
Io, in pensione? E chi me lo fa fare di andare in pensione. È tutta la vita che faccio questo lavoro e mi diverto ancora a farlo. Macché pensione, sono ancora giovane!
(Intervista ripresa dal sito www.02blog.it)

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