venerdì 3 agosto 2012

Il rifugio "Guido Lorenzi" al Cristallo

A tremila metri, nel bel mezzo della blasonata conca di Cortina. Siamo in Veneto e quindi una certa disattenzione all'ambiente è di rigore, perfino nella patria degli Scoiattoli.
Il rifugio visto dalla ferrata Marino Bianchi con
la grande croce che lo sovrasta. A sinistra la
stazione dell'ovovia che sale da Son Forca.
Tutto ci parla di una grandezza perduta; la bidonvia che arriva alla forcella è arrugginita, stazzonata e quasi cadente: come una Soyuz sovietica è tenuta in piedi da ribattini e lamierini di alluminio.
Ma qualcuno, anzichè sistemare, ha voluto impiantare sopra il rifugio una croce di acciaio inox che da sola è alta più del rifugio: cosa voleva dimostrare? Un pugno nell'occhio che in caso di frana infilzerà il rifugio stesso, con buona pace di tutti i simpaticoni che l'anno voluta.
Quello che a Foircella Staunies c'è di bello e apprezzabile sembra lì per caso, al risparmio, sopravvissuto a spinte che, potendo, avrebbero scelto più cemento e più sfascio.
Il rifugio finora si è salvato dai colpi di testa, non è stato ampliato ed ha mantenuto, oltre all'aspetto esterno, anche tutti gli arredi.
E' privato e gestito con buon senso, e senso del limite. Una strafottente guida francese, che aveva mandato indietro il rosso da pasto, si è sentito rispondere: "Il vino è questo. Se preferisce abbiamo anche del bianco".
Sì, penso proprio che ci tornerò. Alle pareti diverse foto in bianco e nero di Guido Lorenzi, giovane rocciatore attivo negli anni Cinquanta.
Dal rifugio Lorenzi (m 2.932) presso Forcella Staunies partono la lunga via ferrata Ivano Dibona verso Ospitale, e
la ferrata Marino Bianchi verso la Cima di Mezzo del Cristallo (m 3.154). Il rifugio Lorenzi può essere raggiunto usufruendo dell'impianto che parte dai pressi del ristorante Rio Gere (strada 48 delle dolomiti, per il passo Tre Croci) e raggiunge il Rif. Son Forca. Da qui una ovovia raggiunge il Rifugio Lorenzi.


2 commenti:

  1. arrivarci senza ovovia è un bagno di sangue?

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  2. Molto ma molto peggio. Dal parcheggio di fondovalle fino alla zona Son Forca sempre in mezzo all'ambientino che sappiamo. Da lì in poi l'ovovia sovietica, che secondo me è il meglio, leva dai piedi gli schizzinosi. Il resto appartiene alla storia dimenticata e nobile, meritevole di rispetto. L'altra ferrata, quella col ponte tibetano di Schwarzernegger, è chilometrica e ti scarica alla periferia nord di Cortina.

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