domenica 19 agosto 2012

Sul Vioz dalla Val di Peio, per il vecchio sentiero

Una meta alpinistica ambita, ben sopra la cifra magica dei 3.000 metri ma con la sicurezza di un rifugio posto un quarto d'ora più in basso. E' una situazione che richiama quella della Capanna Margherita sul Monte Rosa. escursioni_estive
Vioz, Palon de la Mare, Cevedale e Zufall ripresi da Cima Nera (sopra il Rif. Larcher)
Dal Vioz passa lo storico percorso alpinistico su ghiaccio delle Tredici Cime, una cavalcata senza fine dal Passo di Gavia alla doppia cima del Cevedale, e scusate se è poco. Ma ad ogni modo, per gli escursionisti senza pretese, qui si arriva partendo da Peio Fonti, aiutati dagli impianti di risalita, come racconta Gigi che ci ha messo le foto, la relazione sul percorso e i calcoli di quote e dislivelli.

Da Péio Fonti con la cabinovia si sale a Tarlenta. Usciti dalla stazione a monte, occorre scendere lungo una pista da sci arrivando a un impianto di risalita e quindi a una seconda seggiovia con cui raggiungiamo il Pian di Larèt al Dos dei Gembri (€ 14,00 andata e ritorno agosto 2012).
Scesi al Rifugio Dos dei Gembri lo lasciamo alle spalle, dirigendo verso la Val della Mite (siamo sul sentiero 138 che qui è una strada sterrata) e il vicino bivio con il sentiero 139. Il sentiero sale con un paio di tornanti e un lungo traverso fino a 2.480 metri, dove incontra il sentiero 105, proveniente da Péio (m 1.579), nei pressi della Cima Vioz. Ora il nostro percorso prende a salire il lungo crinale SE del Monte Vioz, taglia il fianco E del Dente del Vioz, prosegue lungo il tratto chiamato “Restèl “ e giunge con un tratto attrezzato al caratteristico passaggio del Brick. Le funi, ottimamente fissate, non servono a un escursionista esperto, possono però essere d’aiuto ai meno sicuri per via dell’esposizione.
Dopo il Brick, il sentiero cambia versante, si abbassa di qualche metro e trova il bivio con il sentiero che prima scende al fondo della Val della Mite, poi risale il versante opposto e raggiunge la visibile stazione a monte della funivia di Péio 3000. Proseguendo si sale ancora per affrontare, infine, il tratto più ripido del percorso. Il sentiero, ben tracciato sempre, aiuta con numerosi tornanti a macinare dislivello, ma certamente la quota si fa sentire, infatti, ormai abbiamo superato i 3.200 metri.
Infine appare il Rifugio Mantova, ma non fatevi prendere dell’euforia. Mantenete un passo regolare e cadenzato, eviterete fiatone e inutile fatica, infatti, il rifugio ha fatto capolino ma non è lì a due passi. Raggiunto il grande rifugio Mantova, si può decidere per una pausa, anche se personalmente vi consiglio di continuare la salita fino a raggiungere un’invasiva croce sull’anticima e la vicina vetta del Monte Vioz visualizzata da un discreto cippo topografico, al contrario della croce precedente.
Se siete più fortunati del sottoscritto, è avete dalla vostra condizioni meteorologiche favorevoli, godrete di un panorama davvero smisurato! Come c’è da aspettarsi da una vetta di 3.644 metri. Bellissima la vista su Palon de la Mare, Monte Cevedale e Zufallspitze, ma anche verso SE non si scherza con la successione di vette che culminano nella Punta di S. Matteo m 3.678.
Tutto ciò non può però far passare in secondo piano una tragica realtà: il ghiaccio si sta squagliando a tutta velocità a causa dei veloci cambiamenti climatici per darvi un’idea ho aggiunto tre foto scattate nel 1982 che possono dare un’idea precisa meglio di tante parole. In quell’anno, con l’amico Fausto, si passò dal Vioz per proseguire fino al bivacco Colombo al Monte Rosole per il pernottamento. Il giorno dopo concludemmo il giro, salendo le due vette del Cevedale per poi scendere al Rifugio Larcher e da lì tornare a Cogolo. È stata anche l’unica volta, delle quattro salite al Monte Vioz, che ho preso belle giornate!
Tornati al Rifugio, si può fare una beve sosta ristoratrice, tenendo presente che il tempo è tiranno, o meglio lo sono gli orari della seggiovia del Dos dei Gembri che chiude alle 17! Orari da turisti stanchi che si alzano tardi e tornano a valle presto e di certo non salgono al Monte Vioz. Buon cammino!

Quote ▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬
Péio Fonti                                    m 1.380
Loc. Tarlenta                               m 2.000
Dos dei Gembri (Pian di Larèt)    m 2.313
Rif. Dos dei Gembri                     m 2.300
Bivio 138/139                              m 2.375
Bivio sent. 139/105                      m 2.480
Cima Vioz                                    m 2.504
Dente del Vioz                              m 2.901
Tratto attrezzato del Brick             m 3.206
Rif. Mantova                                 m 3.535
Monte Vioz                                  m 3.644
Dislivello totale:                             m. 1.344

Tempi ▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬
Pian di Larèt – Monte Vioz 4:00 ore
Monte Vioz – Pian di Larèt 3:15 ore
Totale                                 7:15 ore


Note ▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬
Prima di scendere ho bevuto una birra al rif. Dos dei Gembri e, parlando con il gestore, ho accennato al fatto degli orari. Il gestore mi ha risposto che hanno provato più volte a chiedere di prolungare le corse dell’impianto di risalita, ma senza ottenere alcun risultato. Evidentemente la politica della proprietà degli impianti preferisce spellare i turisti stanchi e risparmiare sui costi e al diavolo tutti.
Scesi dalla cabinovia per accedere alla seggiovia occorre scendere, come illustrato nella relazione; sono circa 25/30 metri di dislivello che, al ritorno, si sommano a quelli già fatti in giornata nonostante l’esborso di 14 €!
Naturalmente, per chi può permettersi la spesa, sarebbe meno faticoso salire al rif. Mantova nel pomeriggio, pernottare e l’indomani salire alla vetta (di solito è più facile avere bel tempo la mattina), quindi affrontare la lunga discesa con tutta calma, senza patemi di orari.

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