giovedì 10 luglio 2014

Al Rifugio Sesvenna in alta Venosta

Si trova alla testata della Schlinigtal/Valle di Slingia, piccola ed isolata valletta alpina che mette in comunicazione diretta la Val Venosta con l'Engadina.
Il rifugio Sesvenna Hütte (m 2.258) si trova alla testata della valle di Schlinig/Slingia. Sulla destra si intuisce la traccia che porta allo Schlinig Pass (m 2.309) e al vicino confine svizzero, da dove un ardito percorso tagliato nella roccia della gola Uinaschlucht scende in Engadina.
Il rifugio Sesvennahütte fu costruito nel 1980 dall'AVS perchè l'edificio del
vecchio rifugio Pforzheimer Hütte (in primo piano), pur già distrutto da un
incendio nel 1960 e inutilizzato, rimaneva di proprietà dello Stato italiano.
Vedi le altre foto in Picasa Web Album.
Siamo sullo spartiacque fra Adige ed Inn, dove corrono altri confini invisibili, politici (Italia-Svizzera), religiosi (cattolici-protestanti) e identitari (tirolesi-grigioni).
La valle e i suoi pascoli rimasero a lungo monopolio dell'Abbazia di Montemaria che sotto l'impero asburgico vi esercitò anche l'amministrazione della giustizia fino al 1875.
Scarica la traccia GPS.
Fu il turismo alpinistico di fine ottocento a romperne il secolare isolamento Portò dapprima alla costruzione del rifugio Pforzheimer Hütte (1901) e successivamente all'apertura di un'ampia e ardita mulattiera che tagliava le rocce della gola Uina salendo dall'Engadina (1910).
Il periodo felice dell'Austria Felix si interruppe nel 1918. Con il passaggio del Sudtirolo al Regno d'Italia la valle divenne zona di confine e venne dimenticata da tutti, ma non dai contrabbandieri e dalla nostra Guardia di Finanza che trasformò il rifugio in base anti-contrabbando. Più recentemente il turismo l'ha riscoperta, tanto che oggi vi si tengono
anche dei campionati di biathlon.
Il paesaggio è invitante è l'escursione ad anello che dal piccolo capoluogo sale all'odierno rifugio Sesvenna Hütte e ritorna snodandosi in quota fra pascoli aperti su panorami "svizzeri" è alla portata di tutti.

Quote e dislivelli:
Quota di partenza/arrivo: m 1.720 (parcheggio)
Quota massima raggiunta: m 2.258 (Rif. Sesvenna)
Dislivello assoluto: m 538
Dislivello cumulativo in salita: m 730
Dislivello cumulativo in discesa: m 714
Lunghezza con altitudini: km 12,4
Tempo totale netto: ore 3:30 AR
Difficoltà: T

Descrizione del percorso:
Dal parcheggio (m 1.720) si segue la stradina bianca che risale dolcemente l'alta valle transitando dal posto di ristoro Alp Planbell (m 1.868) e supera impennandosi il salto della Schwarzwand/Croda Nera (m 2.160) raggiungendo così l'ampia prateria pensile che ospita gli edifici dei due rifugi (m 2.250). Il ritorno a valle avviene per il sentiero AVS 8/8A che taglia in quota le praterie alpine con bella vista sul Piz Sesvenna (invisibile sia dal fondovalle che dal rifugio) e cala con ripide serpentine sino al parcheggio.

Come arrivare:
Dalla conca di Glurns/Glorenza e Mals/Malles ci si porta in due-tre chilometri a Burgeis/Burgusio per imboccare la ripida stradina asfaltata per la Schlinigtal/Valle di Slingia. Il parcheggio si trova 7 chilometri più avanti, nel paesino-capoluogo.

Nota storica sull'ex-rifugio Rasass.
Il vecchio Pforzheimerhütte in una foto d'epoca pescata nel web.
Fu realizzato nel periodo 1899-1901 dalla sezione di Pforzheim del DuOeAV e venne inaugurato il 16 luglio 1901. L'edificio dall'aspetto un po' insipido, era però particolarmente accogliente al suo interno. Al piano terra si trovano gli spazi cucina-pranzo, al piano superiore e nel sottotetto c'erano 6 camere con 12 posti letto e un dormitorio. L'edificio era dotato di acqua corrente, l'impianto era alimentato dalla vicina sorgente.
Dopo la prima guerra mondiale la capanna passò alle competenze della sezione di Milano del CAI, che ne mutò il nome in "Rifugio Rasass" e che però sembrava non avere alcun interesse a gestirlo.
Nel secondo dopoguerra il rifugio venne espropriato e inizialmente utilizzato come base per le guardie di frontiera italiana e doganieri come base occasionale nelle operazioni anti-contrabbando.
Infine, nel 1960, l'edificio fu distrutto da un incendio. Nel 1970 il Club Alpino in Alto Adige si decise alla costruzione di un nuovo rifugio - il Sesvennahütte - nelle immediate vicinanze, perchè entrare in possesso della vecchia capanna era considerato improbabile.
Solo a cose fatte, nel 1998, il governo italiano decise di trasferirne i resti - insieme a numerosi altri immobili in Alto Adige - alla provincia autonoma. Sorse allora una fondazione (la "Cunfin") che aveva lo scopo di riparare e gestire l'edificio Pforzheim-Rasass. Nel 2009 fu classificato dalla Provincia Autonoma di Bolzano come "interessante esempio di sistema di rifugio alpino del Novecento".

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