La Palla Bianca (3.738 m), che domina la valle, era fra le mete dell'alpinismo ottocentesco. Le prime guide accompagnavano le élite della Mitteleuropa nel loro "turismo esplorativo". Si trova tutt'ora al centro del borgo di Matsch/Mazia, accanto al negozio del paese.  |
| Con lo sviluppo dell'alpinismo ottocentesco nelle Alpi Venoste e la costruzione dei primi rifugi (come la storica Karlsbader Hütte del 1883, poi divenuta Höllerhütte e oggi sostituita dalla Oberetteshütte), la locanda fu una tappa obbligata per le guide alpine e gli scalatori diretti al ghiacciaio della Palla Bianca. Solo nel 1893 comparve il Weisskugelhütte, nel versante Langtauferer Tal/Vallelunga. |
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| (*) Molti resoconti di quel periodo d'oro hanno fatto epoca e sono stati recentemente ristampati. E' il caso di "Le Alpi italiane" di Douglas Freshfield, "Il Tirolo dal Glockner all'Ortles e dal Lago di Garda al Lago di Costanza" di August Lewald, "Holidays" in Tirol" di Walter White, "Vette inviolate e valli sconosciute" di Amelia Edwards, "Le montagne dolomitiche" di Josiah Gilbert e George Churchill, e tanti altri. A parte segnalo una sintesi (limitata ai gran protagonisti inglesi) è l'antologia "Pioneers - alpinisti britannici sulle dolomiti dell'ottocento" di Mirco Gasparetto. |
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| L'atmosfera della Gasthaus Weisskugel in una immagine di fantasia creata dalla IA. |
A fine Ottocento, i facoltosi che arrivavano in una locanda come la "Gasthaus Weisskugel" non rinunciavano a quel comfort d'ordinanza e fascino discreto che la
Belle Époque conferiva alle locande d'alta quota. Il pianoforte che fa ancora bella mostra di sè all'ingresso è il manifesto di questa precisa filosofia turistica del passato. Vederlo ancora lì, in una valle che ha fatto del silenzio il suo punto di forza, è il
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| Ancora un'immagine di fantasia: il momento della partenza verso la Passa Bianca. |
segno di una distinzione raffinata che resiste al tempo e alle betoniere.
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| Si studiava il percorso sulle mappe militari dell'epoca. |
👉Il tetto mansardato con abbaini, la doppia pendenza delle falde (la parte superiore è molto inclinata, quasi verticale, e quella inferiore ha una pendenza molto più dolce) è il tratto distintivo della edilizia borghese di città e il termine "mansarda" viene dal nome dell'architetto francese François Mansart, che la rese celebre già nel XVII secolo. Una soluzione che sfrutta al massimo il sottotetto ricavando stanze con altezze confortevoli e finestre verticali grazie agli abbaini. E' uno stilema urbano nato nell'area franco-tedesca, estraneo all'edilizia rurale delle terre alte, dove questa soluzione si è episodicamente arrampicata dai fondovalle investiti dal "liberty" legato al cosmopolita turismo abbiente di fine Ottocento. Anche la copertura parla la stessa lingua: si tratta di lastre romboidali in fibrocemento, un materiale che nelle città ha sostituito la pietra naturale a partire dal Novecento poiché ne imita la resa estetica ma pesa infinitamente meno.
👉Chi oggi osserva con attenzione questo raffinato albergo di montagna finisce col pensare: "Nella Val di Mazia c'è una capsula del tempo...".
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| Ci si intratteneva con la musica suonata al pianoforte della locanda. |
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Nei resoconti di viaggio (*) e nelle guide alpine dell'Ottocento e dei primi del Novecento, questa locanda viene spesso descritta come l'ultimo avamposto di civiltà prima di avventurarsi verso i ghiacciai. Theodor Petersen, uno dei grandi esploratori delle Alpi Venoste descrive così l'accoglienza ricevuta:
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All'epoca gli scarponi di cuoio, vestiti di lana, corda di canapa, piccozze e Alpen- stock di semplice legno e zaini di tela e cuoio. E se si veniva sorpresi dal buio si poteva fare affidamento solo sulla fioca luce delle lanterne. |
"A Mazia, la locanda 'Weißkugel' offre al viaggiatore un rifugio rustico ma estremamente gradito. L'oste, che funge spesso anche da guida per le vette circostanti, accoglie i forestieri con quella sincera e genuina ospitalità tirolese che fa dimenticare la fatica del lungo cammino risalendo la valle. Qui non si cerchino i lussi delle grandi città, ma piuttosto un buon letto di paglia pulita, del pane di segale e del latte eccellente.". E la rivista del club alpino austro-germanico cosi ne parlava nel 1894:
"Chi desidera scalare la maestosa Palla Bianca partendo da ovest troverà nel villaggio di Matsch, presso l'osteria Weißkugel, un punto di sosta raccomandabile. Sebbene l'alloggio sia semplice, la cordialità dei proprietari e la cucina genuina — dominata da piatti a base di uova, burro di malga e carne affumicata — preparano al meglio l'alpinista per le fatiche del giorno successivo sul ghiacciaio.". Un viaggiatore inglese così annota nei suoi appunti a fine XIX secolo:
"Raggiunta la selvaggia Matscher Thal, l'unica locanda del villaggio, che porta il nome della grande montagna di ghiaccio, la Weißkugel, si presenta come un'oasi di calore in una valle altrimenti severa. Abbiamo cenato nella Stube rivestita di legno, riscaldata da una grande stufa in maiolica, mentre fuori il vento fischiava giù dalle vette. È l'essenza stessa della vita alpina più autentica.". E spesso in questi vecchi diari l'oste della Weißkugel viene menzionato non solo come locandiere, ma come figura chiave che aiutava gli alpinisti a ingaggiare i portatori locali e a reperire informazioni sulle condizioni della neve e dei crepacci prima della salita.
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