Era l'estate del 1968 quando un imberbe Gigi si trovò per la prima volta al cospetto della Regina delle Dolomiti: la Marmolada. Il suo racconto ci restituisce l'atmosfera di quegli anni lontani.
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| Il vecchio "Rifugio "Ettore Castiglioni" alla Fedaia disponeva anche di uno spazioso ingresso con tanto di angolo reception e si distingueva per gli arredi di squisita eleganza. Davvero non temeva confronti. |
"Estate 1968: insieme all’amico Giorgio scendiamo al capolinea della corriera a Pian Trevisàn nei pressi della Villetta Maria. Imboccato il sentiero si comincia a salire, tenendo alla nostra destra la magnifica Marmolada. Seguo l’amico pensando alle leggende raccolte da Carlo Felice Wolf; la mia fantasia regala pensieri leggeri diminuendo la fatica del procedere. Arriviamo ad una piccola costruzione dove troviamo un bar, gestito da un marcantonio con una folta e lunga barba ed un bel grembiule blu, più montanaro di così! Aspettando l’ordinazione guardo in giro, ammirando alcuni bellissimi cristalli in bella mostra dentro ad una piccola vetrina. Bevo con piacere un bicchiere di latte, chiacchierando con il proprietario. Ad un muro del locale sta appesa una lunghissima piccozza, un vero pezzo da museo. Chiedo al nostro anfitrione se la usa ancora ed egli risponde di sì; anzi, dice «non la cambierei mai con una di quelle moderne» e lancia uno sguardo scettico alle nostre piccozze legate agli zaini. Si vede che gli siamo simpatici perché siede accanto a noi e racconta dei suoi cristalli; dice di trovarli in lunghe e faticose giornate di marcia. Stiamo per lasciare l’ospitale ed improbabile barista quando dal locale adiacente il rumore di stoviglie s’interrompe, esce una giovane donna, la moglie del simpatico montanaro, chiaramente incinta ed un po’ pallida.







