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giovedì 11 febbraio 2021

"Il Rifugio - Anni '60" (un quadretto tratto da "i racconti del geometra", come li chiamo io)

Era l'estate del 1968 quando un imberbe Gigi si trovò per la prima volta al cospetto della Regina delle Dolomiti: la Marmolada. Il suo racconto ci restituisce l'atmosfera di quegli anni lontani.
Il vecchio "Rifugio "Ettore Castiglioni" alla Fedaia disponeva anche di uno spazioso ingresso con tanto di angolo reception e si distingueva per gli arredi di squisita eleganza. Davvero non temeva confronti.
"Estate 1968: insieme all’amico Giorgio scendiamo al capolinea della corriera a Pian Trevisàn nei pressi della Villetta Maria. Imboccato il sentiero si comincia a salire, tenendo alla nostra destra la magnifica Marmolada. Seguo l’amico pensando alle leggende raccolte da Carlo Felice Wolf; la mia fantasia regala pensieri leggeri diminuendo la fatica del procedere. Arriviamo ad una piccola costruzione dove troviamo un bar, gestito da un marcantonio con una folta e lunga barba ed un bel grembiule blu, più montanaro di così! Aspettando l’ordinazione guardo in giro, ammirando alcuni bellissimi cristalli in bella mostra dentro ad una piccola vetrina. Bevo con piacere un bicchiere di latte, chiacchierando con il proprietario. Ad un muro del locale sta appesa una lunghissima piccozza, un vero pezzo da museo. Chiedo al nostro anfitrione se la usa ancora ed egli risponde di sì; anzi, dice «non la cambierei mai con una di quelle moderne» e lancia uno sguardo scettico alle nostre piccozze legate agli zaini. Si vede che gli siamo simpatici perché siede accanto a noi e racconta dei suoi cristalli; dice di trovarli in lunghe e faticose giornate di marcia. Stiamo per lasciare l’ospitale ed improbabile barista quando dal locale adiacente il rumore di stoviglie s’interrompe, esce una giovane donna, la moglie del simpatico montanaro, chiaramente incinta ed un po’ pallida.

giovedì 14 maggio 2020

Italia-Germania 4-3 (la partita del secolo vista da un Catinaccio appena uscito dalle nevi invernali)

Fu uno spettacolo al cardiopalma la partita dei mondiali di Città del Messico che si disputò il 17 giugno 1970: si concluse con la vittoria dell'Italia sul filo di lana per 4 a 3, dopo i tempi supplementari.
La conca del Gardeccia in una cartolina d'epoca: "In questo gruppo dolomitico ci
sono più rifugi che pulci su di un cane randagio; non solo, spesso sono costruiti a
ciuffi come al Ciampedìe, o nella conca di Gardéccia"
scriveva l'autore.
Gigi, che è tutto tranne che appassionato di calcio, ne fu solo casualmente sfiorato, ma se la ricorda ancora. Così ce l'ha raccontata nella sua antologia di storie montagnine "Racconti minimi":
"Eccomi a Vigo di Fassa, appena sceso dalla corriera. Salutato il simpatico autista, con il quale ho conversato piacevolmente, raggiungo la funivia. Sbarcato al Ciampedìe mi allontano il più velocemente possibile; il posto è molto bello ma invaso da orde di turisti, molti con radiolina incorporata. Par quasi d’essere a Milano Marittima!
Un fotogramma della partita in questione (nel 1970 la TV era in bianco e nero).
Racconto breve tratto da: Luigi Faggiani, "Racconti minimi", Euredit, Trento 2003.
Lascio la zona scendendo lungo
una specie d'autostrada sterrata, una pista da sci. Giunto ad un bivio prendo a sinistra passando in uno squarcio della montagna, in questo modo stuprata per permettere all’homo turisticus i suoi bambineschi giochi invernali. Proseguo ancora per un tratto sulla ferita causata dalla pista da sci, poi arrivo, finalmente, dove comincia il sentiero. Costeggio una parete di roccia friabile sotto le Pale Rabbiose ammirando la caratteristica Torre Finestra (in lingua Ladina: Crep de Sènt’Uiana).

sabato 1 ottobre 2016

Temporale sulla Palla Bianca

A proposito di toponimi farlocchi e di vizi tàliani in terra sudtirolese (dove si vede  come documentarsi nel cortile di casa non aiuta, ma spinge a prendere per buoni gli abbagli altrui).
Nel caso della Weisskugel il fantasioso Ettore Tolomei per una volta non s'era lasciato andare a traduzioni "ad minchiam". Si era attenuto ai significati letterali (Weiss=bianco, Kugel=palla). Il toponimo italiano è stato poi adottato dalla cartografia ufficiale I.G.M. e da lì è atterrato nelle attuali cartine, anche quelle in lingua tedesca.
Ma una parte della pubblicistica in lingua italiana ha successivamente accreditato la bislacca teoria secondo la quale "palla" andrebbe in realtà intesa come pala ossia come pala d'altare, cosa che (legittimamente) avviene nel caso della Pala di San Martino, ma non certo qui. Nella foto si vede lo stato della via di salita nel 1994 osservata dallo Hintereisjoch/Giogo della Vedretta (hinter=bassa).
Una guida alpinistica compilata in Trentino non è sempre affidabile quando si avventura nelle "terre incognite" sopra Salorno.
A fidarsene troppo si rischiano figuracce (è solo una bonaria tirata d'orecchie al vecchio Gigi, che per essersene troppo fidato così scriveva nel 2005):
"Il vecchio amico Fausto è riuscito a convincermi ad uscire dal Trentino, per visitare una montagna Sud Tirolese nelle Alpi Venoste di Levante (Ötztaler Alpen). Naturalmente ha scelto la più alta, infatti, vuole salire la Pala Bianca di 3.739 metri. Sulle prime ho cercato di convincerlo a scegliere qualcosa di più comodo e meno impegnativo,

giovedì 27 novembre 2014

Ilmenspitze e indigeni fracassoni

Non sono le cime più importanti che rimangono nella memoria. A lasciare il segno sono piuttosto piccoli episodi, momenti minori che si fanno ricordare anche dopo anni.

Il Bivacco Val si trova nelle Maddalene, sul versante noneso della Cima dei Olmi,
che sarebbe poi la tedesca Ilmenspitze. La sera prima della salita, mentre fumiamo
tabacco Amphora davanti al fuoco.
Ci ripenso dopo aver ricevuto una mail che parla del Bivacco Val, nelle Maddalene. Dice che ora, dopo la ristrutturazione del 2008, non c'è più la stufa, quella che faceva compagnia nelle serate invernali...
Della stufa non ho memoria, ricordo invece il camino dove abbiamo passato una notte invernale fumando la pipa.
Ciaspando nell'archivio ritrovo una vecchia foto scattata proprio davanti a quel camino. Ricordo distintamente il fuoco,  la luce, gli odori e tutto il resto, compresa

sabato 20 marzo 2010

Perdersi nel cortile di casa

Abito nel fondovalle. A nord la catena dei Lagorai, a sud l'altopiano di Asiago. Montagne conosciute. Eppure sentiamo cosa riferiva il vecchio Gigi in uno dei suoi "Racconti minimi".
Dal bivacco "Bivio Italia" verso Cima Dodici, ma senza la neve, cosicché la strada militare austriaca risulta perfettamente visibile.
Vista primaverile dl bivacco "Bivio Italia" dove abbiamo malamente pernottato.
"Dal Bivio Italia percorriamo una vecchia strada militare, la cosiddetta Kaiser Karl Strasse, ancora completamente coperta di neve giungendo nei pressi del Baito Bordignon. Notiamo un largo sentiero, l'ennesimo tracciato militare, che si allontana in direzione della visibile Cima Dodici, consultiamo la cartina scoprendone il percorso che raggiunge il bivacco. Senza indugio imbocchiamo il nuovo percorso, cercando di stringere i tempi, il buio è prossimo. Purtroppo aggirato un cocuzzolo il largo sentiero termina, la neve copre e livella gran parte del