venerdì 31 agosto 2012

A Cima Dodici dalla Val d'Assa

Questa grande montagna che precipita sulla Valsugana dall'altopiano di Asiago va affrontata "da dietro", cioè dalla parte veneta. escursioni_estive
Cima Dodici vista dal Bivacco Lenzi.
La salita dal versante trentino è quasi proibitiva sia per il dislivello che per la scomodità del sentiero SAT 211 che s'inerpica lungo il Vallon delle Trappole, partendo dalla Valle di Sella, presso Borgo Valsugana, sino alla doppia croce di vetta di questo monte mezzo veneto e mezzo trentino.
Inoltre d'estate il caldo non aiuta.
In attesa di tornarci in un periodo meno afoso, mi rinfresco la memoria con le foto, la relazione ed anche i mugugni di Gigi, che c'è stato da poco e al quale sono debitore.


Raggiunta Malga Galmarara nella valle omonima parcheggio e proseguo lungo la sterrata che, dopo breve, compie un paio di curve; qui il sentiero divarica, continua dritto per poi ricongiungersi, dopo non molto, con la strada bianca a quota 1.720.
Ancora questione di minuti e sbuco in un tratto pianeggiante (Busa de la Pesa) dove l'itinerario abbandona la sterrata prendendo a salire a sinistra (segnavia). Procedendo vedo alla mia destra il bivacco Tre Fontane, sovrastato dal Corno di Campo Bianco, quindi seguendo i saliscendi del sentiero, attraverso i Granari di Galmarara con i suoi mughi (questi mi accompagneranno fino a poche decine di metri dalla vetta di Cima Dodici) e giungo al Bivio Italia, dove ritrovo la sterrata militare (qui battezzata Kaiser Karl Strasse).
Seguo la strada austro-ungarica, perdendo quota e oltrepassando dei ruderi del 14’/18’ (Comando 12ª Brigata di Fanteria austroungarica) e poco dopo giungo a un bivio a 1.985 metri. Qui il sentiero abbandona la sterrata per puntare sicuramente verso la visibile Cima Dodici. Attraversando un terreno dalle caratteristiche carsiche e da intricati mugheti, arrivo al bivio con il sentiero 208 proveniente da Porta Kempel e inizio la ripida, ma non troppo lunga, salita che mi porta a Cima Dodici sfregiata dalla presenza di ben due croci; viva l’abbondanza!
Il panorama è assai vasto, spaziando dallo smog della pianura veneta alle Alpi Venoste, dall’Adamello-Presanella alle Pale di s. Martino con tutto quel che ci sta in mezzo.
Lascio la vetta e scendo rapidamente verso est e il visibile bivacco Ruggero Lenzi alla Busa de le Dodese ricongiungendomi con il sentiero proveniente da Porta Kempel.
Dopo un breve riposo, lascio il bel bivacco e salgo in direzione sud, seguendo dei visibili ometti di sassi e poi un sentiero non segnato. Imbocco una valletta tenendomi a sinistra, mentre a destra un altro sentiero si allontana – ambedue vanno a sbucare sulla Kaiser Karl Strasse. Superato un tratto dove il mio sentiero tende, dispettosamente, a sparire ritrovo una buona traccia e raggiungo senza altri problemi la strada del Kaiser nei pressi del Baito Cuvolin (ridotto ancora peggio del baito del Bivio Italia, con ciò è detto tutto). Proseguo fino alla Busa del Cavallo, dove trovo accampati dei militari stranieri! Continuo la marcia lungo l’imperiale sterrato arrivando al Bivio Italia accolto dalla nebbia che risale la Val Galmarara. Seguo l’itinerario fatto la mattina fino al bivio con il sentiero che porta al bivacco Tre Fontane che raggiungo dopo circa un quarto d’ora.
Mi fermo al bivacco il tempo necessario per rifocillarmi quindi riprendo il cammino e, dopo una breve, ripida discesa su terreno sconnesso ritrovo la strada sterrata (Busa de le Prese) che taglio seguendo un visibile sentiero. Ritornato sulla strada bianca, la seguo tornando al parcheggio presso Malga Galmarara.


Quote, dislivelli e tempi:
Malga Galmarara                    m 1.614
Bivio Italia                               m 1.987
Bivio 835 Kaiser Karl Strasse m 1.985
Cima Dodici                            m 2.336
Bivacco Lenzi                         m 2.100
Baito del Cuvolin                     m 2.020
Bivacco Tre Fontane               m 1.875
Dislivello totale in salita: circa 900 metri.

Note a margine di un'uscita poco fortunata:
Volendo passare due giorni in montagna in solitudine, approfitto di due giorni feriali liberi dal lavoro e di una zona poco battuta, purtroppo però niente beata solitudine. Parto da Malga Galmarara di buon mattino, contento del fresco e del silenzio. Non faccio in tempo ad arrivare alla Busa della Pesa che sono assordato dal rumore di un grosso elicottero militare a due rotori che, con i suoi svolazzi, mi accompagnerà, ospite affatto gradito, per buona parte della giornata. Salendo a Cima Dodici incontro degli escursionisti che scendono, mentre altri mi raggiungono sulla Cima; ma quanta gente c’è che non lavora il martedì? Mi butto giù verso il visibile bivacco Lenzi e quando arrivo, trovo un secondo orso come me che mi saluta con un cenno del capo. Una rapida occhiata dentro il bivacco e capisco subito che ha intenzione di pernottare anche lui qui. A questo punto tiro fuori la mia razione di grappa e ne offro all’occasionale compagno, così rompiamo il ghiaccio e chiacchierando scopriamo di essere, per l’appunto, due solitari amanti della montagna. Dopo circa mezz’ora ecco arrivare tre escursionisti veneti, giovani e chiassosi, proprio quello che ci voleva! Parlando con compare Orso avevo chiesto alcune informazioni che ora mi tornano utili, infatti, raccolto la mia roba e salutato l’amico plantigrado, decido di andare a pernottare al piccolo Baito Bordiglion, domani potrei fare una puntata sull’Ortigara e poi tornare a Trento. Dopo poco mi fermo a controllare il terreno e sento un rumore, mi volto ed ecco compare Orso! Mi raggiunge, si ferma e, facendo un gesto in direzione del bivacco Lenzi, sentenzia: “Troppo casino, scendo al bivacco Tre Fontane!”.
Proseguiamo ognuno il suo cammino e dopo non molto, eccomi sulla strada del Kaiser Carlo. Dirigo verso la Busa del Cavallo sperando di trovare la mia tana per la notte e sono superato da due ciclisti scampanellanti che mi sfiorano, credendo di trovarsi su di un circuito da corsa; li mando in malora e proseguo arrivando alla Busa del Cavallo, dove trovo … una decina di militari stranieri (forse olandesi o giù di lì) accampati a bordo strada. O cribbio! Ecco il perché dell’elicottero; esercitazioni militari.
Giunto a questo punto mi faccio due conti, quindi decido di proseguire il cammino, ormai sono incavolato, meno male che siamo fuori stagione, in un giorno lavorativo e a Cima Dodici, se andavo in Dolomiti, trovavo schiere fantozziane di comitive in gita aziendale e tutte le forze Nato! Quando arrivo al Bivio Italia ecco la nebbia; bene ci mancava anche questa, che bello. Arrivo al bivacco Tre Fontane dove trovo l’amico Orso, impegnato nella cottura di una bella costata; quando mi vede, mi chiede che ci faccio lì e, dopo aver sentito la mia risposta un poco nervosetta, ride offrendomi un bicchiere di vino. Tiro fuori i miei viveri e ceniamo insieme, dopodiché lo saluto e torno a Malga Galmarara dove arrivo ormai all’imbrunire. Salgo sulla mia fedele Poderosa (panda 4x4) e torno a Trento maledicendo militari, elicotteri, ciclisti, escursionisti casinisti e chi più ne ha più ne metta!

domenica 26 agosto 2012

Sotto vetro per l'inverno

L'estate, periodo di raccolta dei peperoni, è il tempo giusto per mangiarli crudi in insalata, ma anche per metterli sotto vetro.
verdure sotto vetro
I più adatti sono quelli gialli e rossi; quelli verdi sono un po' troppo duri.
Li metto via in agrodolce, cioè sotto sale e zucchero, ma evito di scottarli o bollirli perchè crudi mi sembrano più ruspanti.
Procedura: tagliare a pezzetti irregolari, mettere in una terrina e cospargere con sale grosso, badando a non esagerare. Coprire e lasciar lavorare una notte. Il giorno dopo scolare il liquido di governo, metterlo in una tazza, dove si allunga con aceto bianco; aggiungere zucchero in quantità pari al sale messo il giorno prima. Aggiungere pepe nero macinato, un cucchiaino da caffè per ogni cucchiaio da cucina di sale/zucchero. Nel frattempo tritare alcune foglie di mentuccia, che vanno aggiunte alla terrina ormai scolata; si mescola e si lascia riposare. Invasare e aggiungere il liquido di governo pepato e zuccherato.

giovedì 23 agosto 2012

Il Sentiero dei Mille Gradini in Val Venosta

E' il tratto dell'Alta Via Meranese che va dal maso  Giggelberg (sopra Parcines) al maso Unterstell (sopra Naturno). escursioni_estive
Entrambe le località sono raggiungibili in funivia: con la Texel Bahn da Parcines e con la Unterstell Bahn da Naturno.
Abbiamo fatto il classico giro ad anello con ritorno in autobus da Naturno al parcheggio di Parcines.
Il sentiero è facile e si svolge per lunghi tratti in piano, con qualche perdita di quota (-150 metri) e qualche risalita (in totale +360 metri) e richiede tre ore e mezzo di cammino (i gradini sono parecchi: 987).


Ricalca un vecchio sentiero di collegamento fra i masi che costellano il versante meridionale del Monte Sole-Sonnengerg, tra i 1.000 e i 1.500 metri di quota. Quasi tutti sono stati trasformati in Jausenstation, punti di appoggio che a volte si limitano al servizio bar-trattoria, altre volte sono delle locande alpine con possibilità di pernottamento, altre volte dei veri e propri alberghi, seppur di montagna.
Lungo il percorso incontriamo dapprima la trattoria Hochforch a 1.555 metri, poi il grande albergo alpino Pirch Hof, situato a 1.445 metri, per citare quelli dove ci siamo fermati. Prima di arrivare al Galmein Hof si attraversa un ponte sospeso di una certa lunghezza e poi, sempre in discesa, si guadagna la stazione a monte della funivia che sale da Naturno. Vedi e scarica la traccia GPS.

domenica 19 agosto 2012

Sul Vioz dalla Val di Peio, per il vecchio sentiero

Una meta alpinistica ambita, ben sopra la cifra magica dei 3.000 metri ma con la sicurezza di un rifugio posto un quarto d'ora più in basso. E' una situazione che richiama quella della Capanna Margherita sul Monte Rosa. escursioni_estive
Vioz, Palon de la Mare, Cevedale e Zufall ripresi da Cima Nera (sopra il Rif. Larcher)
Dal Vioz passa lo storico percorso alpinistico su ghiaccio delle Tredici Cime, una cavalcata senza fine dal Passo di Gavia alla doppia cima del Cevedale, e scusate se è poco. Ma ad ogni modo, per gli escursionisti senza pretese, qui si arriva partendo da Peio Fonti, aiutati dagli impianti di risalita, come racconta Gigi che ci ha messo le foto, la relazione sul percorso e i calcoli di quote e dislivelli.

Da Péio Fonti con la cabinovia si sale a Tarlenta. Usciti dalla stazione a monte, occorre scendere lungo una pista da sci arrivando a un impianto di risalita e quindi a una seconda seggiovia con cui raggiungiamo il Pian di Larèt al Dos dei Gembri (€ 14,00 andata e ritorno agosto 2012).
Scesi al Rifugio Dos dei Gembri lo lasciamo alle spalle, dirigendo verso la Val della Mite (siamo sul sentiero 138 che qui è una strada sterrata) e il vicino bivio con il sentiero 139. Il sentiero sale con un paio di tornanti e un lungo traverso fino a 2.480 metri, dove incontra il sentiero 105, proveniente da Péio (m 1.579), nei pressi della Cima Vioz. Ora il nostro percorso prende a salire il lungo crinale SE del Monte Vioz, taglia il fianco E del Dente del Vioz, prosegue lungo il tratto chiamato “Restèl “ e giunge con un tratto attrezzato al caratteristico passaggio del Brick. Le funi, ottimamente fissate, non servono a un escursionista esperto, possono però essere d’aiuto ai meno sicuri per via dell’esposizione.
Dopo il Brick, il sentiero cambia versante, si abbassa di qualche metro e trova il bivio con il sentiero che prima scende al fondo della Val della Mite, poi risale il versante opposto e raggiunge la visibile stazione a monte della funivia di Péio 3000. Proseguendo si sale ancora per affrontare, infine, il tratto più ripido del percorso. Il sentiero, ben tracciato sempre, aiuta con numerosi tornanti a macinare dislivello, ma certamente la quota si fa sentire, infatti, ormai abbiamo superato i 3.200 metri.
Infine appare il Rifugio Mantova, ma non fatevi prendere dell’euforia. Mantenete un passo regolare e cadenzato, eviterete fiatone e inutile fatica, infatti, il rifugio ha fatto capolino ma non è lì a due passi. Raggiunto il grande rifugio Mantova, si può decidere per una pausa, anche se personalmente vi consiglio di continuare la salita fino a raggiungere un’invasiva croce sull’anticima e la vicina vetta del Monte Vioz visualizzata da un discreto cippo topografico, al contrario della croce precedente.
Se siete più fortunati del sottoscritto, è avete dalla vostra condizioni meteorologiche favorevoli, godrete di un panorama davvero smisurato! Come c’è da aspettarsi da una vetta di 3.644 metri. Bellissima la vista su Palon de la Mare, Monte Cevedale e Zufallspitze, ma anche verso SE non si scherza con la successione di vette che culminano nella Punta di S. Matteo m 3.678.
Tutto ciò non può però far passare in secondo piano una tragica realtà: il ghiaccio si sta squagliando a tutta velocità a causa dei veloci cambiamenti climatici per darvi un’idea ho aggiunto tre foto scattate nel 1982 che possono dare un’idea precisa meglio di tante parole. In quell’anno, con l’amico Fausto, si passò dal Vioz per proseguire fino al bivacco Colombo al Monte Rosole per il pernottamento. Il giorno dopo concludemmo il giro, salendo le due vette del Cevedale per poi scendere al Rifugio Larcher e da lì tornare a Cogolo. È stata anche l’unica volta, delle quattro salite al Monte Vioz, che ho preso belle giornate!
Tornati al Rifugio, si può fare una beve sosta ristoratrice, tenendo presente che il tempo è tiranno, o meglio lo sono gli orari della seggiovia del Dos dei Gembri che chiude alle 17! Orari da turisti stanchi che si alzano tardi e tornano a valle presto e di certo non salgono al Monte Vioz. Buon cammino!

Quote ▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬
Péio Fonti                                    m 1.380
Loc. Tarlenta                               m 2.000
Dos dei Gembri (Pian di Larèt)    m 2.313
Rif. Dos dei Gembri                     m 2.300
Bivio 138/139                              m 2.375
Bivio sent. 139/105                      m 2.480
Cima Vioz                                    m 2.504
Dente del Vioz                              m 2.901
Tratto attrezzato del Brick             m 3.206
Rif. Mantova                                 m 3.535
Monte Vioz                                  m 3.644
Dislivello totale:                             m. 1.344

Tempi ▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬
Pian di Larèt – Monte Vioz 4:00 ore
Monte Vioz – Pian di Larèt 3:15 ore
Totale                                 7:15 ore


Note ▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬
Prima di scendere ho bevuto una birra al rif. Dos dei Gembri e, parlando con il gestore, ho accennato al fatto degli orari. Il gestore mi ha risposto che hanno provato più volte a chiedere di prolungare le corse dell’impianto di risalita, ma senza ottenere alcun risultato. Evidentemente la politica della proprietà degli impianti preferisce spellare i turisti stanchi e risparmiare sui costi e al diavolo tutti.
Scesi dalla cabinovia per accedere alla seggiovia occorre scendere, come illustrato nella relazione; sono circa 25/30 metri di dislivello che, al ritorno, si sommano a quelli già fatti in giornata nonostante l’esborso di 14 €!
Naturalmente, per chi può permettersi la spesa, sarebbe meno faticoso salire al rif. Mantova nel pomeriggio, pernottare e l’indomani salire alla vetta (di solito è più facile avere bel tempo la mattina), quindi affrontare la lunga discesa con tutta calma, senza patemi di orari.

venerdì 17 agosto 2012

Che sia ora di rottamare il GPS?

A noi escursionisti i pochi metri di errore sul terreno e sulla quota non danno fastidio. Per le nostre esigenze è una precisione sufficiente.
Il mio GPS cartografico Garmin Map60CSx
candidato alla rottamazione.
Conta di più la durata delle batterie perchè nessuno si diverte a portarsi dietro manciate di pile di ricambio. E' altrettanto importante che si tratti di batterie facilmente reperibili, tipo quelle a stilo da un volt e mezzo.
Fino a un paio d'anni fa non c'era storia. Il GPS dello smartphone bruciava la batteria in meno di un'ora. Ma ultimamente le cose sono cambiate e i telefonini smartphone con GPS incorporato stanno diventando un'alternativa concreta, i produttori di cartografia digitale se ne sono accorti e stanno sfornando programmi e mappe con prezzo e prestazioni interessanti, cioè bassi in paragone a quanto succedeva qualche anno fa.
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Col mio vecchio Garmin Map60CSx e due stilo ricaricabili usate più e più volte ci faccio 8-10 ore, con le alcaline  non ricaricabili non saprei, ma certo molto di più (la casa dichiara 18 ore). Avendo l'accortezza di spegnere il GPS nelle soste più lunghe, quelle 8-10 ore aumentano in proporzione. Se sto via due giorni mi porto dietro una coppia di pile di scorta. In caso di emergenza posso comprarle in qualsiasi supermercato di qualsiasi paesino, da Trieste a Ventimiglia. Così da cinque anni. Ma, volendo migrare?
Ho cercato di capire quale accoppiata sistema operativo-software cartografico andava meglio per uno che abita in Trentino.
Sono stato indeciso fra Android+CompeGPS TwoNav dalla parte Windows e iPhone+Avenza PDF Maps dall'altra. Ce n'è qualche altra ma, oltre a non essere un esperto, non intendevo svolgere indagini di mercato.
Ho optato per l'Android perchè da sempre uso PC con Windows (anche se dopo aver visto girare su iPhone le cartografie Avenza del Trentino un pensierino al Mac ce l'avevo fatto).
Così mi sono bruciato un bel po' di Euro e ho comprato uno smartphone Samsung Galaxy SII. L'ho scelto su consiglio di Loredana, che ne sa, e mi sono fidato. Comincio le prove e faccio qualche post!

giovedì 16 agosto 2012

Sciroppo alla menta per ferragosto

Il famoso "caldo beco" si può combattere con uno sciroppo rinfrescante a base di menta, ossia mentuccia, l'erba infestante che molti hanno in giardino.
menta mentuccia
Se ne prendono duecento foglie (in pratica un bel ciuffo tagliato alla base) e si gettano in un litro d'acqua portato all'ebollizione, si aggiunge un chilo di zucchero, si toglie dal fuoco e si lascia riposare.
Poi si aggiungono 40 grammi di acido citrico, che sono circa due cucchiai da cucina.
L'intruglio si può conservare a lungo in frigo, e non ha la concentrazione di Cesio 137 dello sciroppo di sambuco (Chernobyl docet). Mezzo dito in un bicchierone d'acqua di rubinetto (l'acqua del sindèch).
Mentre lo preparavo in questo mio giorno di compleanno, ascoltavo Willy Deville in una interpretazione superba di "Hey Joe", di Jimi Hendrix. Tonificante.

Poca neve sul Vioz (trent'anni dopo)

Me n'ero accorto anch'io, l'estate scorsa. Ora è Gigi a mandarmi qualche scatto che mette a confronto la situazione odierna con quanto lui ed io avevamo visto in un lontano 1982.

martedì 14 agosto 2012

Dal Rif. Gardeccia al Rif. Antermoia per il Sentiero delle Scalette

Nel Catinaccio centrale sotto ferragosto, quando il percorso classico che passa dal Rif. Vajolet è veramente troppo affollato. escursioni_estive
La conca del Gardeccia vista dal sentiero SAT 583: da sinistra le Coronelle,
 la Cresta di Davoi e il partetone di Cima Catinaccio.
D'estate la piana del Gardeccia si può raggiungere via strada solo con il bus-navetta che parte da Pera di Fassa. Arrivati al Rif. Antermoia, si riguadagna la Val di Fassa con una bella discesa lungo la Val Duron (dal Rif. Micheluzzi fino a Campitello si può usufruire di un servizio-taxi in Land Rover.
Foto, dati e descrizione del percorso sono di Gigi.
Salendo al Passo delle Scalette.
Dal Passo verso il Lago Secco.
Il tracciato dell'escursione.

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Dal Rifugio Gardeccia si scende verso valle lungo la strada sterrata fino a un corto ponte oltre cui si trova il sentiero SAT 583, denominato anche “sentiero delle scalette”. Dopo una breve salita, il sentiero svolta a destra e prosegue in costa con dei leggeri saliscendi; a destra i Mugoni e le Pale Rabbiose, davanti l’intaglio della Val di Fassa sovrastata dal gruppo della Vallaccia e dei Monzoni. Si prosegue il cammino tra i mughi quindi, attraversato un ghiaione toccando quota 1.935, si prende a salire dolcemente. A quota 1.950 si supera un tratto di terreno franoso vicino alle pareti rocciose dei Dirupi del Larséch, quindi il sentiero comincia a girare portandoci in vista della Val di S. Nicolò con la Catena di Costabella, Cima Uomo e il Col Ombèrt. Il sentiero costeggia una parete di roccia friabile e strapiombante e sale con buona pendenza, entrando tra alberi sparsi e mughi, quindi riduce la pendenza raggiungendo quota 1.990, dove ricomincia a traversare con leggera salita. Usciti dal rado bosco, si attraversa una zona scoscesa ed erosa dall’acqua in alcuni punti. Ora si sale con un paio di tornanti, seguiti da un breve tratto di piano con cui arriviamo a una curva; svoltiamo a sinistra trovandoci davanti ad un canale roccioso, unico varco tra le pareti di roccia. Arrivati a 2.260 metri, s’inizia a salire lungo il canale, dove il terreno è smosso e un poco infido; dietro di noi lo sguardo arriva a parte del Lagorài preceduto dalla Catena di Bocche. A quota 2.280 circa troviamo l’inizio del cavo metallico che ci permette di proseguire più agevolmente fino a circa 2.310 metri dove le attrezzature metalliche terminano. Continuiamo a guadagnare metri ed eccoci al Passo delle Scalette a 2.416 metri. Le difficoltà sono terminate e ora il sentiero si avvia in diagonale, prima in piano poi in leggera discesa, arrivando a una curva dove si trovano i segnavia per il Passo di Làusa e il Rif. Antermóia; subito dopo si sbuca di fronte al Lago Secco.
Scesi al lago ci si sposta sulla destra dello specchio d’acqua continuando con il sentiero 583 che s’inerpica superando un breve tratto di roccette (cavo metallico) per proseguire con comodo lungo la Val di Làusa. Traversata una zona pianeggiante, giunti a circa 2.450 metri, il sentiero comincia a salire con buona pendenza per poi farsi ripido. Raggiunta quota 2.590 la pendenza diminuisce mentre attraversiamo una pietraia, un luogo abbastanza desolato, poi la salita aumenta di nuovo e ci porta al Passo di Lùsia a 2.710 metri.
      Ora cominciamo a scendere con comodo seguendo ometti di sassi e segnavia mentre alla nostra destra si vede il gruppo del Sassolungo con una parte della Val Durón. La discesa, con un lungo giro, ci porta al Rif. Antermóia.

Quote dei punti salienti:

Rif. Gardéccia           1.949 m
Ponte                        1.936 m
Inizio ferrata              2.280 m
Fine ferrata                2.310 m
Passo delle Scalette   2.416 m
Lago Secco               2.363 m
Passo di Làusa          2.710 m
Rif. Antermóia           2.496 m

sabato 11 agosto 2012

Georeferenziare le foto

Sono poche le macchine fotografiche dotate di un GPS interno che con l'immagine salva anche la latitudine e la longitudine.
Lavora anche sui file RAW.
Chi, come me, gira con un GPS separato può facilmente ovviare. Basta avere l'accortezza di sincronizzare data e ora della fotocamera con quella del GPS. A casa si scaricano le foto e la traccia nella stessa directory. Il software Gpicsync si incarica di confrontare l'orario di ciascuna foto con i punti della traccia. Risale così alle coordinate geografiche del momento dello scatto e salva il dato nella foto che diventa "georeferenziata". Se la mettiamo in Panoramio, Google Earth e compagnia cantante non dobbiamo nemmeno mapparla. Il software è gratuito e fa parte della "big family" di Google. Lo uso da anni.

giovedì 9 agosto 2012

Sono impermeabili le nuove cartine della 4Land

La mano setosa (a base di argilla - brevetto francese) le fa sembrare di morbida carta ma in realtà sono di plastica, e quindi water-resistant.
Le nuove cartine in plastica nella classica scala escursionistica 1:25.000.
Non mi lamento del prezzo un po' alto (9,90 euro) perchè so che in caso di necessità potrò usarle per riparare lo zaino dai temporali improvvisi e che la loro resistenza ai piegamenti e al vento vale, almeno per me, la spesa. Per ora il nuovo standard interessa tre new-entry in scala 1:25.000 (che è quella giusta) e cioè  Trento e Monte Bondone, Valle dei Laghi e alto Garda, Pale di San Martino e Vanoi.
Per l'occasione la 4Land di Trento ha introdotto una novità molto attesa dagli escursionisti più attenti: le tonalità del rilievo hanno ora una sfumatura più morbida che migliora la leggibilità generale della mappa, cosa che non guasta.

martedì 7 agosto 2012

Il nido dei merli

Brutta sorpresa, dopo l'ennesimo colpo di vento di questa estate stramba.
A terra il nido dei merli con l'uovo non schiuso.
Gli altri stanno svolazzando da un pezzo, sempre alla ricerca di vermi.
Mi seguono quando uso la falciatrice, hanno capito che spiano loro il terreno...

domenica 5 agosto 2012

Sul Cristallo di Mezzo a Cortina d'Ampezzo

Dal rifugio Guido Lorenzi alla cima ci sono solo 200 metri di dislivello, serviti da una ferrata aerea e panoramica. escursioni_estive
Il Rif. Lorenzi a Forcella Staunies, da dove parte la ferrata.
Da fare però senza sottovalutarla, l'impegno è superiore al previsto, un po' per la quota, un po' per i saliscendi...
Ci sono tornato dopo tanti e tanti anni, basti dire che il ripido canalino ghiaioso poco dopo la partenza, che un tempo era innevato e pericoloso, ora è secco e dispone di un suo robusto cordino da ferrata e si trova ben cinque metri più in basso...
In rifugio siamo in 14, solo noi due siamo italiani, la maggioranza viene dai paesi dell'est, giovani e anziani, perlopiù entusiasti.
Il percorso della ferrata Marino Bianchi è descritto qui, nel bel sito delle ferrate italiane. E insisto: la mia impressione è che l'impegno reale sia ben superiore al dislivello da superare (solo 200 metri). Ma è solo un parere, certo.

venerdì 3 agosto 2012

Il rifugio "Guido Lorenzi" al Cristallo

A tremila metri, nel bel mezzo della blasonata conca di Cortina. Siamo in Veneto e quindi una certa disattenzione all'ambiente è di rigore, perfino nella patria degli Scoiattoli.
Il rifugio visto dalla ferrata Marino Bianchi con
la grande croce che lo sovrasta. A sinistra la
stazione dell'ovovia che sale da Son Forca.
Tutto ci parla di una grandezza perduta; la bidonvia che arriva alla forcella è arrugginita, stazzonata e quasi cadente: come una Soyuz sovietica è tenuta in piedi da ribattini e lamierini di alluminio. Ma qualcuno, anzichè sistemare, ha voluto impiantare sopra il rifugio una croce di acciaio inox che da sola è alta più del rifugio: cosa voleva dimostrare? Un pugno nell'occhio che in caso di frana infilzerà il rifugio stesso, con buona pace di tutti i simpaticoni che l'anno voluta.
Quello che a Foircella Staunies c'è di bello e apprezzabile sembra lì per caso, al risparmio, sopravvissuto a spinte che, potendo, avrebbero scelto più cemento e più sfascio.
Il rifugio finora si è salvato dai colpi di testa, non è stato ampliato ed ha mantenuto, oltre all'aspetto esterno, anche tutti gli arredi. E' privato e gestito con buon senso, e senso del limite. Una strafottente guida francese, che aveva mandato indietro il rosso da pasto, si è sentito rispondere: "Il vino è questo. Se preferisce abbiamo anche del bianco". Sì, penso proprio che ci tornerò. Alle pareti diverse foto in bianco e nero di Guido Lorenzi, giovane rocciatore attivo negli anni Cinquanta.
Dal rifugio Lorenzi (m 2.932) presso Forcella Staunies partono la lunga via ferrata Ivano Dibona verso Ospitale, e
la 
ferrata Marino Bianchi verso la Cima di Mezzo del Cristallo (m 3.154). Il rifugio Lorenzi può essere raggiunto usufruendo dell'impianto che parte dai pressi del ristorante Rio Gere (strada 48 delle dolomiti, per il passo Tre Croci) e raggiunge il Rif. Son Forca. Da qui una ovovia raggiunge il Rifugio Lorenzi.