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mercoledì 25 luglio 2012

La strada dell'Assietta

Di antica origine militare, questa strada bianca corre in quota lungo lo spartiacque fra l'alta Valle di Susa e la Val Chisone.
Il percorso detto "Strada dell'Assietta" è sottoposto a regolamentazione del
traffico. Prima di avventurarsi con veicoli a motore informarsi!
In ogni caso da evitare in piena stagione.
I monti compresi tra il Colle del Sestriere e il Colle delle Finestre sono conosciuti con il nome di dorsale dell'Assietta. Una delle sue più importanti, sebbene non vistosa, elevazioni è la Testa dell'Assietta (m 2.556) dove sorge l'obelisco che ricorda la battaglia dell'Assietta, combattuta il 19 luglio 1747 tra i francesi e i sabaudo-austriaci. Uno scontro avvenuto nell'ambito della Guerra di successione austriaca, che sconvolse l'Europa a metà '700.

Il tratto più conosciuto del sistema stradale militare dell'Assietta corre tra il Sestriere e il Piano dell'Alpe (posto sotto il Colle delle Finestre, versante Val Chisone). Io però l'ho percorsa partendo dal Rif. Selleries, dove abbiamo pernottato, fino al Sestriere, un posto brutto quanto basta. Nota: da quest'estate la ex-cantoniera dell'Assietta è stata trasformata in rifugio con 18 posti-letto.

lunedì 2 luglio 2012

Al Rifugio Selleries nella Val Chisone

La conca del rifugio con il sovrastante Monte Pelvo. Sulla sinistra la
strada bianca che sale dalla località Pracatinat.
Il Rifugio Selleries è situato nella conca dell'alpeggio Selleries a 2.030 metri di quota, nell'alta Val Chisone.
Siamo nelle valli valdesi del Piemonte, un mondo protestante dove si parla un idioma patois provenzale-occitano.
Sullo sfondo delle montagne pinerolesi. Si distingue, in distanza,
la vetta del Monviso che sporge dai monti della Val Pellice. 
Valli e montagne molto diverse da quelle a cui siamo abituati qui in Trentino.
L'abbandono della montagna raccontato da Nuto Revelli ha colpito molto più duro che da noi, ha fatto terra bruciata e da queste parti il turismo è concentrato in pochi e brutti posti: il Sestriere, innanzitutto.
Ma per il resto gli spazi sono ampi e la tranquillità non manca.
● Il Selleries è di proprietà della Regione Piemonte, che ne ha effettuato la ristrutturazione a partire dal 2003.
La chiesetta del rifugio, testimonianza cattolica in un mondo protestante.
Sulla destra l'edificio originario del rifugio, con la scala esterna per l'inverno.
Il suo aspetto attuale risale al 2006. E' composto da diversi edifici e gli spazi interni sono insospettabilmente ampi.
La sua storia e tutte le informazioni su come raggiungerlo sono nel sito www.ghironda.com.
I giovani che lo gestiscono hanno un loro sito web (piuttosto retrò) ed anche un profilo Facebook (che invece viene tenuto aggiornato).
L'ampia sala da pranzo del rifugio è spesso usata per eventi  culturali. 
● Si raggiunge anche in auto per strada bianca da Pracatinat, una località situata lungo la strada del Colle delle Finestre, che a sua volta collega la Val Chisone alla Val di Susa.
A Pracadinat si può arrivare direttamente dalla Val Chisone salendo su stradina asfaltata dai pressi di Fenestrelle.
Le escursioni nei dintorni portano sulle cime del Monte Pelvo, del Monte Orsiera e di Punta Cristalliera.
La vista si apre a meridione, sulle montagne del pinerolese.
Ma il bello è che rimane aperto tutto l'anno e quindi può essere raggiunto anche con le ciaspole.


lunedì 31 ottobre 2011

Il Rifugio "Camillo Scarfiotti" in Val di Susa

Il Rifugio "Camillo Scarfiotti" alle Granges du Fond.
In zona è conosciuto per la sua buona cucina, per il fatto che ci si può arrivare in auto e perchè è da qui (m 2.165) che i mountain-bikers salgono fino al Col du Sommeiller (m 3.000) per la temibile strada bianca, soprattutto nei fine settimana della stagione estiva, quando il transito è opportunamente chiuso ai veicoli a motore.
E' situato al termine del Vallone di Rochemolles (Bardonecchia) in una conca pianeggiante dove, tra cascate e praterie alpine, c'è l'antico alpeggio delle Granges du Fond.
Da sinistra: il rifugio, la sala da pranzo, una delle stanze-dormitorio, il rifugio visto dai tornanti della strada per il colle.






Ci abbiamo fatto tappa fuori stagione proveniendo dalla Strada dell'Assietta e diretti al Colle con la piccola Suzukina. Fuori stagione per non disturbare troppo.
Il posto, tranquillo e ben gestito, è raggiungibile in auto e ci è sembrato più una locanda di montagna che un vero rifugio alpino; ma d'altronde da queste parti le distanze a piedi sono veramente proibitive, gli escursionisti e più ancora gli alpinisti devono fare i conti con tempi e fatiche ben diversi da quelli a cui siamo abituati noi "dolomitici".

sabato 29 ottobre 2011

Rochemolles, non "Roccie Molli"!

Nelle valli del torinese si parla il patois, in pratica una lingua franco-occitana, ma non c'è isteria sulla toponomastica e men che mai nella segnaletica.
All'inizio non capivo cosa, ma c'era qualcosa di diverso.
E poi ho capito: un solo cartello per ogni toponimo, di volta
in volta con grafia italiana, francese, locale, etc.
Anche qui, come accade in Sudtirolo con i "tedeschi", non tutti sono o si sentono francesi o occitani. Anche qui, come in Sudtirolo, siamo in Italia. Solo che qui, a differenza di quanto accade nel Sudtirolo della "convivenza", a nessuno è venuta in mente l'idea cervellotica di mettere tre cartelli invece di uno: italiano, francese, patois. Da noi, invece italiano, tedesco e ladino stanno su tutti i cartelli.
Nel dopoguerra era stato il lascito - duro a morire - dello scalcagnato operato di Ettore Tolomei, solerte ed ignorante esecutore della politica fascista. In seguito è arrivata l'esalta- zione delle radici etniche (o folcloristiche?). E per fortuna che nessuno finora s'è alzato a sostenere che siccome l'idioma sudtirolese è tutt'altro che hochdeutsch (tanto è vero che un germanico di Hannover stenta a capirlo) anch'esso andrebbe, a ben vedere, aggiunto!

giovedì 27 ottobre 2011

Trattoria 'l Fouie a Rochemolles

Salendo da Bardonecchia verso il rifugio Scarfiotti avevo intravisto, oltre un ponticello sulla sinistra, un piccolo borgo in pietra.
La chiesetta di San Pietro.
Al ritorno mi ci sono fermato, tipo due passi e un boccone. Rochemolles (m 1.620), è tutta arrocata intorno alla Chiesa di San Pietro, che risale ai primi del '400 ed è stata dichiarata Monumento Nazionale.
Pare che gli abitanti siano solo 11 (undici), e c'è da crederci. Negli ultimi anni, dopo quello dell'abbandono, è però giunto il tempo del recupero e del restauro per l'uso estivo.
Quasi tutti gli edifici sono stati tirati a nuovo rispettando materiali e tecniche originali.
C'è anche un mulino-museo (funzionante fino al 1960). In un'antica casa del paese, oltre ad un piccolo residence, c'è anche la trattoria "'l Fouie" (dall'altra parte della via sorge la vecchia trattoria "Aquila Nera", che però ho trovato chiusa).
I piatti sono "di montagna" e son fatti seguendo ricette "della nonna" con prodotti della zona. Diversamente da quanto accade in altre zone più modaiole e sguaiate, qui si mangia tranquilli fra persone educate, senza musica techno e senza squilli di telefonino (forse non c'è campo?). Piatti saporiti, prezzi abbordabili e atmosfera rilassata. Che resti così!

domenica 23 ottobre 2011

Al Col du Sommeiller in Val di Susa

Forse la più alta strada d'Europa. Inaffrontabile con un'auto normale, è in grado di far sudare anche l'agile Rospetto. Sale dal Rif. Scarfiotti fino a 3.000 metri.
Il Col du Sommeiller è un valico alpino situato nelle Alpi Cozie lungo la linea di confine tra l'Italia e la Francia, nell'alta Val di Susa. Si trova tra la Punta Sommeiller e la Rognosa d'Etiache e congiunge la città di Bardonecchia (provincia di Torino) con il comune di Bramans, nel dipartimento francese della Savoia.
Più notizie nel sito laboratoriovalsusa.it.
👉Il nome Sommeiller dato al ghiacciaio, al lago, alla cima e al passo risale a poco più di un secolo fa. Il nome originario era Ambin. La strada venne costruita nel 1961 per portare i turisti a fare lo sci estivo sul ghiacciaio, che ora non c'è più. I relativi impianti ed albergo sono stati demoliti a spese della Regione Piemonte, che ha riportato i luoghi allo stato originario.

Qualche altra notizia
La strada del Sommeiller: l'accesso dal versante italiano inizia da Bardonecchia (m 1.312) con
Profilo da Rochemolles al Colle.
strada asfaltata fino a  Rochemolles  (m 1.619) e sterrata fino al rifugio Scarfiotti e poi al Colle. Questa è la strada più alta dell'intera catena delle Alpi; secondo alcuni 3.009 metri. Il mio Garmin ha segnato 2.993 nel punto dove c'è lo steccato in legno. E' a fondo sterrato, e il tratto dopo il rifugio (m 2.165) richiede un mezzo alto da terra, meglio se con le ridotte. E' percorribile per intero solo tra luglio ed agosto.
La strada è stata aperta nel 1962 per raggiungere gli impianti di risalita per lo sci estivo costruiti sul ghiacciaio del Sommeiller. Tali impianti sono stati chiusi nel 1980 a causa dell'arretramento del ghiacciaio stesso e alla sempre difficile percorribilità della strada. Dal versante francese non esistono strade carrozzabili che raggiungano il colle. Sul colle era presente il Rifugio Ambin, demolito nel 2004.

Il ghiacciao del Sommeiller: fino a venti anni fa, in cima alla Valle di Rochemolles in
territorio francese, esisteva un piccolo centro di sci estivo sul Ghiacciaio del Sommeiller. Era raggiungibile attraverso la lunga strada che, dai 1.300 metri di Bardonecchia giungeva ai 3.009 metri del Colle del Sommeiller, sul confine italo-francese. Sul colle esisteva un albergo e un rifugio chiamato Ambin. Lo sci estivo del Sommeiller ha avuto due o tre skilift a seconda dei periodi della sua storia. L’ultima disposizione prima della chiusura comprendeva due skilift nella parte più alta del ghiacciaio. I tre skilift si chiamavano: “Sommeiller” 2.850-3.200, “Niblè” 3.000-3.150, “Ambin” 2.800-2.950. Attualmente il ghiacciaio è praticamente scomparso, tanto che risulta inverosimile immaginare che ci fossero degli skilift su quella che è ormai solo una lingua di nevaio. Lo skilift più recente era del 1976 ed era stato costruito dalla sudtirolese Leitner. Oggi i residui di questa maldestra speculazione sono stati rimossi a spese della Regione Piemonte, che ha ripristinato la situazione ambientale. 

Il lago artificiale di Rochemolles: la diga che lo forma è stata realizzata dalle Ferrovie dello Stato
nel 1930 secondo il tipo detto "a gravità" facendo largo uso di massicciate in calcestruzzo. Misura 60 metri in altezza, circa 200 metri in larghezza e ha uno spessore di 45 metri alla baseche diventano 5 alla sommità.
Il bacino ha una capacità di 3.900.000 metri cubi e serve a due condotte forzate che, con un salto di 657 metri, alimentano la centrale di Bardonecchia, realizzata tra il 1918 ed il 1923 dalle Ferrovie dello Stato e poi ceduta all'Enel nel 1968. Il materiale necessario alla costruzione è stato prelevato al Plan du Fond, dove si trova il rifugio Scarfiotti. Oggi, al posto della cave, ci sono tre laghetti.

domenica 2 ottobre 2011

Ferrera di Cenisio sulla Via Regia

La storia di questo piccolo villaggio è indissolubilmente legata a quella del valico del Moncenisio, per secoli delicato passaggio di uomini, merci, e bestiame tra Italia e Francia.
Una paese fatto interamente di sasso, perchè qui c'è un solo materiale di costruzione: la pietra locale. L'ascesa e il declino di questo piccole centro segue le stesse dinamiche di altri paesi di montagna situati presso i confini: fa venire in mente Primolano in Valsugana.
Vedi le altre foto in Google Foto.

I transiti vennero favoriti anche con la costruzione di luoghi d'accoglienza, come l'Ospizio del Moncenisio, fondato tra l'814 e l'815 d.C.
Dal Cinquecento in poi, con un picco massimo a cavallo dell'Ottocento, la cittadina prosperò proprio in questa veste di ultimo centro italiano prima dei territori francesi. Offriva ristoro e un letto caldo ai viaggiatori.
I suoi abitanti fungevano da guide e portatori. Finchè non venne costruita da Napoleone la nuova strada che lo tagliava completamente fuori. Nell'Ottocento cominciò il suo declino.
👉Oggi, svuotato dall'emigrazione, sopravvive grazie al turismo e alla pastorizia e, con i suoi 50 residenti ufficiali è il più piccolo comune del Piemonte e uno dei più piccoli d'Italia.
👉Può essere raggiunto salendo dalla Novalesa lungo la vecchia Via Regia, stretta ma asfaltata, che solo qualche chilometro dopo il paese confluisce nell'attuale statale del Moncenisio.

Notizie e curiosità su Ferrera e dintorni:
La Ferrovia Fell: ancora oggi, percorrendo la S.S. 25 del Moncenisio, si possono vedere a lato della strada alcune gallerie paravalanghe costruite nella seconda metà dell'Ottocento nell'ambito della realizzazione di una linea ferroviaria provvisoria che collegava, attraverso il valico del Moncenisio, Susa a St. Michel de Maurienne.
La Ferrovia Fell, il cui tracciato seguiva quello della Route Imperiale, era dotata di un particolare sistema d'incremento artificiale dell'aderenza ruota-rotaia per poter superare le forti pendenze e le curve molto strette, senza pericolo di deragliamento.
Il treno, trainato dalla speciale locomotiva, era composto da tre vagoni passeggeri e da tre vagoni merci. La ferrovia rimase in attività dal 1868 al 1871, anno in cui fu terminato il Traforo del Frejus.


Cartoline dal Moncenisio: merita una  visita la sezione dedicata alle vecchie cartoline in bianco e nero del sito www.moncenisio.com.

Dalle Alpi alla capitale: un simpatico sito web che ripercorre brevemente la storia della Valle di Susa dall'Età Romana all'Alto Medioevo attraverso le illustrazioni di Bruno Tordolo Orsello. Le stesse immagini che fanno da corredo, "smontate" e animate, ai filmati del nostro portale.





Re Cozio: Susa ha origini molto antiche; si ritiene fondata, intorno al 500 a.c., dai Celti ossia dai Galli (così come viene descritto da Giulio Cesare nel suo De Bello Gallico: “la Gallia è divisa in tre parti: la prima la abitano ..... la terza quelli che nella loro lingua prendono il nome di Celti e nella nostra di Galli”). Si può ritenere che la storia di Susa abbia inizio col regno di Re Donno che fu il sovrano delle 16 tribù celtiche stanziate nell’alta val di Susa in epoca romana. Nel 61 a.c., probabilmente, stipulò un patto con Cesare diretto in Spagna, consentendogli il transito sul valico del Monginevro.Risulta che Cozio I°, figlio di Donno, nel 12 o 10 a.c., stipula un patto di allaeanza volontaria e definitiva con i romani. Susa prende il nome di Segusium (vedasi il fregio scolpito sull’arco di Augusto costruito nel 9-8 a.c. per celebrare l'alleanza) e Cozio viene nominato Prefetto.Il regno coziano rappresentò un periodo d'oro per Susa che ebbe il massimo splendore fra il 10 a.c. ed il 30 d.c.
E' di questo periodo la costruzione di una vera strada che dalla bassa valle, passando per Susa e il valico del Monginevro, consentiva di raggiungere facilmente la Gallia alle legioni romane e sviluppare anche i commerci.

Susa nel Medioevo: dopo i secoli di oblio del primo medioevo che videro Susa devastata dai Barbari e dai Saraceni, si assiste ad una rinascita a partire dal sec.VIII sotto il dominio dei Franchi.
Fu il primo territorio ad essere sottomesso ai conti di Morgana nel Sec.XI e anche sotto i Savoia seguì i destini del ducato.
Per quanto conosciuto e praticato fin dai tempi più antichi, è solo da questo periodo che si ritrovano le prime evidenti notizie sul passo del Moncenisio che acquista notevole rilievo nel passaggio fra Italia e Francia. Del periodo (secc.IX-XI) sotto gli Arduini particolare importanza ha il personaggio Adelaide di Susa (Torino 1016 – Usseglio 1091). Fra i suoi meriti sono da ascrivere: la fondazione di chiostri e monasteri (che dovevano raccogliere e trasmettere patrimoni di studi e di storia) in particolare: il monastero di Novalesa, quello dei Benedettini a Susa e la restaurazione dell’antica chiesa di Santa Maria Maggiore sempre a Susa; la fortificazione dei borghi di Exilles e Bardonecchia. Divenne un idolo per la gente dell’epoca che la chiamavano la marchesa delle Alpi Cozie e degli italiani.
Susa fu devastata ed incendiata da Federico Barbarossa nel 1176 e probabilmente al ricordo di tale evento fa riferimento il motto sullo stemma della città "in flammis probatus amor". La via “Francigena” (anticamente via Francesca o Romea): che proveniente da Canterbury attraverso la Francia, valicato il Colle del Moncenisio discendeva a Susa e attraverso la Valle fino a Torino e poi a Roma; rappresentava uno dei più importanti “camini del cielo”. Così erano chiamati gli itinerari che nel Medioevo i pellegrini percorrevano lungo tutta l’Europa per raggiungere i luoghi sacri di Roma, San Giacomo di Compostela, Gerusalemme ed altri.


L'Abbazia di Novalesa: assolutamente da vedere, l'Abbazia di Novalesa meriterebbe una visita a parte. Fu fondata nel 726 da Abbone e tra queste mura dormì anche Carlo Magno, che fece sosta sulla Via Francigena, prima di attaccare i Longobardi. Metto qui solo una paio di link: quello del sito ufficiale, quello alla pagina del Comune di Novalesa e quello al sito di www.inalto.org.

Susa in età moderna: la storia di Susa nell'epoca moderna non presenta peculiari e significativi avvenimenti avendo seguito sempre le vicissitudini storiche legate ai Savoia ed ai loro possedimenti. Subì le dominazioni francesi del 1536, 1559 e 1796. Napoleone, fra il 1803 e 1810 fece costruire l'attuale strada del Moncenisio (SS25) e le conferì il titolo di città. Dopo l’unità d’Italia, nel sec. XIX, fu elevata al rango di capoluogo di provincia (provincia di Susa), mentre negli anni '900 fu conglobata in quella di Torino.


Il frassino che affianca la chiesa di Ferrera Cenisio ha più di 300 anni e la sua circonferenza alla base e di ben 5,70 metri. E' considerato albero monumentale in virtù delle sue eccezionali caratteristiche in rapporto alla specie ed è sotto protezione a cura della Regione Piemonte.



mercoledì 10 novembre 2010

Col Rospetto lungo la strada militare Tenda-Monesi, nelle Alpi Liguri

Impegnativo percorso fuori strada (spesso chiuso).
Poco sopra il Passo di Tenda. Sullo sfondo in secondo piano il Monviso.
Sapevo da tempo dell'esistenza di questa vecchia strada militare di confine che attraversa in quota un bel tratto delle Alpi Liguri, ma non mi aspettavo che fosse così lunga ed anche così impegnativa.
Serve un 4x4 con le marce ridotte e che sia ben alta da terra perchè specialmente nel tratto francese la manutenzione è approssimativa: fondo dissestato, piccole frane, massi affioranti e grossi sassi in mezzo alla strada.
Il tratto più impegnativo del percorso si trova in territorio francese.
👉Arrivando dal versante italiano e prima di salire al Passo di Tenda è bene fare rifornimento a Limone Piemonte ed assicurarsi che il mezzo sia in perfetta efficienza.
E' inoltre indispensabile informarsi sulla percorribilità della strada e soprattutto verificare che il tratto francese sia aperto al transito.
Se è tutto OK si può partire.
Dal Passo di Tenda in poi è bene inserire le ridotte.
👉Il grafico a fianco riporta i nomi dei diversi passi (localmente detti "colli") che si incontrano lungo il percorso e fornisce un'idea dei dislivelli affrontati durante il lungo sali & scendi che sembra non finire mai e che infine ci porta al Colle dei Signori (m. 2112), a poca distanza dal Rifugio  Don Barbera (m. 2070). La principale elevazione delle Alpi Liguri, Punta Marguareis, è poco lontana e varrebbe una digressione escursionistica.
👉Dal Colle dei Signori in poi la strada si snoda in quota perdendo poco dislivello, infine rientra nel bosco e scende - con percorso piuttosto monotono - fino alle pendici del Monte Saccarello, oggi turisticizzato e dotato di impianti sciistici.
Alternando tratti bianchi con altri asfaltati la strada lascia la zona sciistica del Saccarello per scendere al paese di Monesi, dove ci si reimmette sui circuiti stradali normali.
👉A proposito: "Rospetto" è il nome d'arte della Suzuki Jimny.