venerdì 14 dicembre 2018

Il panino nello zaino: crauti e formaggio

Inconsueta accoppiata fra i classici crauti e il formaggio Emmental. Secondo l'autore la piccola baguette va avvolta nella carta stagnola, stivata nello zaino e lasciata lì a frollare per bene durante la salita...
L'autore-estimatore a Malga Lagorai, durante una recente uscita autunnale.

lunedì 10 dicembre 2018

"Il Tirolo dal Glockner all'Ortles e dal Lago di Garda al Lago di Costanza"

August Lewald, "Tyrol, von Glockner zum Orteles, und vom Garda zum Bodensee",
 Il Sommolago, Arco (TN), 1995, pag. 87. [traduzione dall'originale del 1835 della
sola parte riguardante il Tirolo italiano] .
Descrive il Trentino di inizio Ottocento e lo fa con gli occhi di un viaggiatore della buona borghesia prussiana.
Il testo completo è parecchio più ampio; l'estratto che ci interessa (e di cui vediamo la copertina qui a fianco) si limita alla terza e alla quarta sezione dell'opera originale, cioè  a quelle parti che riguardano il territorio trentino.
E' stato pubblicato dalla rivista d'arte, storia e cultura dell'Alto Garda “Il Sommolago”, diversi anni or sono, rivista che ne ha pure curato la traduzione in lingua italiana.
L'estratto si limita alle parti che riguardano la città di Trento, Rovereto e la Val Lagarina, l'Alto Garda con Riva ed Arco, la Valsugana, la Vale di Non e la Val di Sole, e finisce così col coprire l'intero territorio della nostra provincia.
Il fascicoletto (di sole 87 pagine) è probabilmente reperibile soltanto nelle biblioteche pubbliche ma se ci si accontenta della versione tedesca, ma integrale, che copre anche gli attuali territori del Tirolo austriaco e del Sudtirolo atesino, esiste la preziosa copia anastatica scansionata da Google Books, che é liberamente consultabile in rete.

giovedì 6 dicembre 2018

Che c'azzecca il "Progetto Translagorai" con la grande traversata dei Lagorai?

Sono due cose molto diverse. Una si chiama montagna e l'altra industria turistica. Meglio non confonderle. La via battuta dagli escursionisti non ha un nome preciso e richiede impegno e capacità anche quando segue il percorso più "facile", perchè le numerose varianti sono ancora più impegnative...
traversata dei Lagorai
L'alta via dei Lagorai: sono 74 chilometri di montagna vera con continui su e giù, e le creste del grafico (con minimo sui 1800 e massimo sui 2600 metri) sono lì a dircelo. Quattro soli posti dove dormire: il bivacco "Ai Mangheneti", il bivacco "Forcella di Coldosé" il bivacco "Paolo e Nicola" e il bivacco "Aldo Moro". Una sola intersezione col mondo abitato: la strada del Passo Manghen. Tutto intorno, più in basso, una infinità di altri percorsi per tutti i gusti, dal turista della domenica all'escursionista evoluto, senza farsi mancare le vie di roccia, anzi "di granito". Il tutto in un ambiente quasi vergine, dove l'economia di malga e il pascolo vagante sono ancora una realtà.
translagorai
Il progetto "Translagorai": i sette interventi di ristrutturazione edilizia del progetto "Translagorai", si concentrano su situazioni vicine a strade asfaltate o comunque già aperte al traffico. Tutti posti situati molto più in basso dei sentieri di cresta e di bocchetta che costituiscono l'anima della alta via. Insomma: quando sei alla Forcella di Valmaggiore o a quella di Cece o a Passo Sadole, non ti vien certo voglia di perdere quota e risalire. Meglio piantare la tendina e sgranocchiare qualcosa, per essere pronti al sorgere del sole, cosa che in stagione succede molto ma molto presto. Il "progetto Translagorai" c'entra poco con la traversata dei Lagorai (qui in linea rossa) ma è proprio un'altra cosa, che riguarda assessori, soldi pubblici, impiantisti e collusioni.

venerdì 30 novembre 2018

Il lago, la diga e il campanile di Curon

Il campanile che emerge dal lago di Resia, in altissima Val Venosta, in una foto del 13 agosto del 1953, prima del turismo dello sci.
lago di Curon Venosta
Anni Cinquanta: sul nuovo lago artificiale vennero organizzate nei primi anni Cin-
quanta diverse competizioni veliche. Erano intenzionate a sostenere l'immagine del
nuovo specchio lacustre e poterono contare anche sulla la partecipazione del cam-
pione olimpionico Agostino Straulino (Keystone/Getty Images).
Nel 1950 due dei tre laghetti della zona (quello di Resia e quello di Curon) furono "unificati" con la costruzione di una grande diga.
Le 163 case del paese di Graun im Vinschgau/Curon Venosta vennero fatte saltare e sommerse dall’acqua, ma il campanile venne risparmiato.
Il paese fu ricostruito qualche metro più a monte, e il nuovo bacino prese ad alimentare la grande centrale idroelettrica di Sluderno.
L'operato della premiata ditta Montecatini venne molto contestato dai sempliciotti abitanti del luogo, che nella loro beata ingenuità andarono perfino a Roma per chiedere, inutilmente, l’intercessione del papa.
Graun in Vinschgau Curon Venosta
Prima del lago artificiale: questo era il paese prima della costruzione dell'invaso artificiale. L'attuale strada statale corre alle spalle del grosso edificio sulla destra, che era sede di una caserma e si infila in galleria sotto la chiesetta sulla collinetta di St. Anna. A parte il campanile, tutti gli edifici visibili sono stati fatti saltare con la dinamite. Il nuovo paese sorge sul pendio fuori campo a destra della caserma.
Graun in Vinschgau Curon Venosta
Gli ultimi giorni: mentre il livello delle acque sale giorno dopo giorno, vengono evacuate anche le ultime case.
Graun in Vinschgau Curon Venosta
Il nuovo paese: questo era l'aspetto del paese appena ricostruito, con la nuova chiesa, e il lago artificiale che lambiva la statale. Rimase così fino agli anni Ottanta del Novecento, quando l'ENEL consentì il reinterramento di una "fascia lago" che ha modificato ancora una volta il paesaggio, dandogli l'aspetto attuale. La vicenda del paese di Graun im Vinschgau/Curon Venosta è diventata oggetto del romanzo storico "Resto qui", di Marco Balzano.

martedì 27 novembre 2018

"Resto qui", storia romanzata del campanile che emerge dal lago

resto qui
Il titolo evoca il termine Dableiber, usato in Sudtirolo per indicare coloro che, al tempo
delle "opzioni" concordate fra Hitler e Mussolini, rifiutarono di trasferirsi in Germania.
Marco Balzano, "Resto qui", Giulio Einaudi Editore, Milano, 2016
La disgraziata epopea del villaggio di Graun im Vinschgau/Curon Venosta, scacciato da una "grande opera".
Il romanzo racconta l'impatto devastante del fascismo (prima) e del lago artificiale (poi) sulla piccola comunità di Graun in Vinschgau, al confine fra Sudtirolo e Austria.
Pochi piccoli contadini di montagna molto cattolici, tradizionalisti e conservatori, del tutto disarmati e inermi di fronte alle pressioni del mondo esterno.
👉Lo schizzo storico di Marco Balzano ruota attorno alla vicenda famigliare di Trina, giovane critica e ribelle ma la figura più interessante è per me quella del  reverendo Alfred Rieper, figura storica realmente esistita, che fu ostile al fascismo e al nazismo e che poi, nel dopoguerra, animò la sfortunata opposizione dei suoi paesani ai progetti idroelettrici della Montecatini.
👉Don Alfred Rieper è stato parroco di Graun im Vinschgau per ben 50 anni, dal 1939 al 1996, anno della sua morte. Era nato a Vandoies, in Val Pusteria, nel 1913.

sabato 24 novembre 2018

A spasso fra le malghe del Roen (Val di Non)

Si parte e si arriva dalla Malga di Romeno (raggiungibile in auto). Il resto è un facile giro ad anello che passa dalla cima del Monte Roen e ritorna alla Malga di Romeno (con pernottamento alla Malga di Don).
monte Roen
Gli ampi pascoli alti sulla piatta sommità dell'ampio Monte Roen, che digrada lentamente verso Ovest fino alle distese di meleti della Val di Non, mentre invece verso Est precipita verticale sulla Val d'Adige con un salto di 1.900 metri.
monte Roen
La cima del Roen vista dall'anticima meridionale. Sullo sfondo a destra si distin-
guono i tralicci vicini al belvedere del Monte Penegal, in basso a destra si intrav-
vede il "Sentiero dei Camosci", che costeggia la parete rocciosa rivolta alla Val
d'Adige e collega la Testa Nera col Rifugio Oltradige.
Vedi le altre foto in Google Photo.
Noi montagnini edonisti e goderecci ce la siamo presa molto comoda: abbiamo fatto una prima tappa alla Malga di Smarano e Sfruz per l'aperitivo, poi una seconda tappa a Malga Sanzeno (per preparare il pranzo e fare la siesta) ed infine un'altra (per la cena e il pernottamento) al bel bivacco ospitato alla Malga di Don.
GPS malghe del roen
Scarica la traccia GPS da Wikiloc.
Molte malghe del Roen sono diventate di fatto dei bivacchi, completi di tutto quel che serve all'escursionista ma sempre in grado di far storcere il naso a chi si aspetta bagno, doccia e lenzuola in montagna: ed in fondo è meglio così...
Escursionismo e turismo sono cose infatti diverse, con "pubblici"
diversi, aspettative, stili e comportamenti molto diversi; per questo è bene che i due "pubblici" continuino a mantenersi separati.

Quote e dislivelli (dati del GPS ):
Quota di partenza/arrivo: m 1.760 (parcheggio Malga di Romeno)
Quota massima raggiunta: m 2.095 (Monte Roen)
Dislivello assoluto: m 335
Dislivello cumulativo in salita: m 570 circa
Dislivello cumulativo in discesa: m 570 circa
Lunghezza con altitudini: km 10 circa
Tempo totale netto: ore 3:00
Difficoltà: E

Descrizione del percorso: la traccia GPS toglie ogni problema di orientamento e rende superflua la descrizione dettagliata.

Come arrivare: da Mezzolombardo si risale la Val di Non fino al bivio di Dermulo. Prendere a destra e proseguire fino a Romeno. Qui si lascia la strada principale e si prende per Amblar, da dove si individua la stradina alpestre che porta al parcheggio di Malga di Romeno, dove si lascia l'auto.
malghe del monte roen
Dall'alto e in senso orario: la Malga di Romeno è affiancata da un rifugio-agritur, quella di Smarano e Sfruz è in grado di offrire qualche birra, quella di Sanzeno dispone di un'ampia cucina attrezzata e di numerosi posti letto spartani, quella di Don ha una confortevole cucina ottimamente arredata e attrezzata e anche tre spartani posti letto, infine la Malga di Amblar che dispone solo di un tavolato per dormire, ma al piano terra ha un'ampia cucina attrezzata. 

giovedì 22 novembre 2018

Le "paprike impinide" cucinate nel dutch oven, il "forno di Tex Willer"

La versatilità del dutch oven vien fuori anche con questo classico piatto balcanico, le paprike (peperoni) imbottite di carne macinata e riso, che vanno cucinate lentamente  in un bel brodo di pomodoro.
papriche impinide
Ecco una paprika impinida cotta, aperta e pronta per essere portata in tavola. Il nome può variare, ma sono sempre loro, sia che si chiamino paprike impinide (come in Istria), che papriche en tecia (come a Trieste) o anche punjene paprike (come in Dalmazia).
paprike impinide
Le papriche ripiene in piena cottura nel dutch oven del barbecue di casa.
Le paprike sono diffuse (magari con nomi diversi) in tutta l'area danubiana, lungo quell'asse terracqueo e culturale indagato da Claudio Magris nel suo magistrale "Danubio".
Le paprike vi si trovano in naturale compagnia della sarma, dove al posto del peperone ci sono le larghe foglie del cavolo cappuccio.
Ma soprattutto le paprike si trovano bene in quell'area culturale illirica e dalmatica, dove le isole calcinate dal sole non scordano i legami ancestrali che le legano alle pianure danubiane del selvatico interno continentale.
peperoni ripieni paprike ripiene o impinide
Le papriche en tecia sul tavolo di casa. Per  quanto riguarda la preparazione di questo piatto quattrostagioni i consigli sono qui.