venerdì 21 luglio 2017

Le costine alla griglia...

E' una portata semplice e classica, facile da fare perchè meno condimenti ci sono e meglio è. Basta aspettare che il pomeriggio ceda il posto alla sera perchè, in questi giorni, l'unico vero problema è il caldo.
costine di maiale
L'attesa si può ingannare all'ombra con qualche chiacchiera magari preceduta da
qualche buona lettura...
Quello che conta è la qualità della carne, ma su questa cosa il web non può certo aiutare.
Anche per il rosmarino e per la salvia è meglio se arrivano direttamente dall'orto, ma non facciamo i difficili.
Per il sale si può lasciar fare al dopo cottura.
Ma insomma, per il sale che ognuno che ognuno faccia come preferisce: direi che prima della griglia solo una leggera spruzzata, ma anche no.
Perfino di luglio, con il solleone e con l'afa quasi padana, riesce bene.
costine di maiale
Forse un po' troppo cotta, mi pare...

giovedì 20 luglio 2017

Lo Schöpsernes tirolese (il brasato di montone)

E' un arrosto contadino ormai del tutto sparito dal Sudtirolo contemporaneo, che sembra vergognarsi delle proprie radici più autentiche. Questo montone arrosto testimonia che capre e pecore erano parte integrante dell'alimentazione delle genti di montagna.
Schöpsernes brasato di montone
Questo "arrosto di caprone con canederli e insalata di crauti - 14 Euro" è quanto di più simile al vecchio Schöpsernes tirolese io abbia incontrato in anni di frequentazioni sudtirolesi.

Schöpsernes brasato di montone
Lungo il percorso che dall'alta Val Senales porta al Giogo di Tasca e al suo bivacco
si passa per il ristoro Bergalm, dove ho incontrato questo "arrosto di caprone con
canederli" che tenta di riportare sulla tavola un protagonista dimenticato dai più.

Oggi riuscire a trovarlo in una delle infinite trattorie "tipiche" è semplicemente impossibile.
I nonni sono morti da tempo, i padri si preparano a farlo e comunque la memoria è sempre più corta.
Un tempo sulle Alpi le pecore non venivano allevate solo per la lana e le capre non solo per il latte... alla fine finivano in pentola entrambe.
Oggi fanno la stessa fine solo i capretti e gli agnelli: solo i maschi però, perchè le femmine vengono cresciute per dare il latte dei formaggi ovini e caprini, che per fortuna diventano sempre sempre più di moda.
Schöpsernes brasato di montone
A proposito di parole e di cucina: il termine "Schöpsernes" può significare sia Hammelfleisch (carne di castrato o di montone) che Schaffleisch, ossia carne di pecora (Schaf significa infatti pecora). Ricordando che in italiano il maschio della pecora è il "becco" mentre il caprone è il maschio della capra, in tedesco "caprone" suona "Schnabel". Siamo qui anni luce lontani dalla cultura della pastorizia semi-brada delle isole adriatiche.

venerdì 14 luglio 2017

Lungo la cresta del Sass Ciapèl

Il sentiero di cresta sale e scende sopra l'antico percorso del Viel dal Pan, via traffichina che da Passo Pordoi scendeva in Veneto.
Sass Ciapel
Dal sentiero di cresta si gode sempre di un doppio affaccio: verso Nord numerosi fra i più bei gruppi dolomitici sembrano proprio a portata di mano: qui vediamo il Sassolungo sulla sinistra e l'intero massiccio del Sella con il cono sommitale del Piz Boè.
Sass Ciapel
Verso Sud e altrettanto vicini, la Marmolada e il Gran Vernel. Il Viel dal Pan corre
un centinaio i metri più in basso, e viene percorso al rientro.
Vedi le altre foto in Google Photo.
E' un'aerea passeggiata in quota, non impegnativa e molto panoramica, che percorre il su e giù della nera cresta vulcanica che divide la Marmolada dal massiccio del Sella.
Il ritorno avviene lungo il celebre Viel del Pan ("Via del Pane") l'antico percorso che tagliava e taglia il versante meridionale della cresta di roccia vulcanica. Percorso che iniziava dal passo Pordoi e e scendeva in Veneto passando dal Lago della Fedaia.
GPS Sass Ciapel
Scarica la traccia GPS da Wikiloc.
Il Viel dal Pan si mantiene in quota attorno ai 2.400 metri, era percorso un tempo dalle carovane che trasportavano le merci dalla Val di Fassa alla Val Cordevole ed era considerato più sicuro del fondovalle. Abbandonato, è stato recuperato nei primi anni del '900 dall'alpinista tedesco Karl Bindel e con il nome "Bindelweg" è ancora oggi conosciuto nel mondo tedesco.

Quote e dislivelli (dati del GPS):
Quota di partenza/arrivo: m 2.245 (parcheggio)
Quota massima raggiunta: m 2.257
Dislivello assoluto: m 312
Dislivello cumulativo in salita: m 537
Dislivello cumulativo in discesa: m 537
Lunghezza con altitudini: km 8,9
Tempo totale netto: ore 3:15 AR
Difficoltà: E

Descrizione del percorso: la traccia GPS toglie ogni problema di orientamento e rende superflua la descrizione dettagliata. Arrivati sotto il roccione sommitale del Sass Ciapèl conviene prendere la prima traccia che si stacca dalla traccia principale perchè la seconda, poco più avanti, ha un passaggio di roccia sbifido, soprattutto in caso di pioggia.

Come arrivare: si lascia l'auto ai parcheggi di Passo Pordoi.
Sass Ciapel
Dalla cima del Sass Ciapel si abbraccia l'intero massiccio del Sella. Alla sua sinistra il gruppo del Sassolungo-Sassopiatto.

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Sass Ciapel
In bianconero dalla cima del Col dal Cuc, guardando verso il Veneto. Dietro il Sass Ciapel la seghettata catena del Padon, con il lago di Fedaia sulla destra. All'estremo orizzonte i profili delle tre Tofane e della Civetta.

martedì 11 luglio 2017

Siamo proprio sicuri che certi fine settimana non sia meglio passarli nell'orto o sul balcone di casa?

Quando il termometro tocca i trentatrè gradi e alle otto di mattina la foschia riduce i Lagorai a un incerto confine fra il bianco del cielo e la bollitura del fondovalle... non è che allora sia forse meglio starsene a casa?
insalata trentina
Le insalatine dell'orto mentre fanno tranquillamente
il loro dovere, nel bel mezzo dell'afa estiva.
Scendo nell'orto dove l'erba e le ombre attenuano i catastrofici bollettini meteo e subito realizzo che qui si sta almeno dieci volte meglio che dentro casa. Come sarà 'sta storia?
Laura Conti (ecologista ante-litteram che militava nel vecchio PCI di Berlinguer e delle sue "riforme di struttura") ai suoi tempi aveva già fatto notare che fra il paesaggio urbano (cemento e asfalto) e quello rurale (erba, alberi, coltivazioni e case sparse) c'erano ben cinque gradi di differenza, che non sono pochi...
...e di mio ci aggiungo, mentre armeggio attorno al barbecue, che un conto è cucinare in casa, e un conto all'aperto, dove per male che vada qualche bava d'aria c'è sempre...
Ed è da qui che prende forma l'idea blasfema: siamo proprio sicuri che d'estate non sia meglio starsene fermi a casa?
Più esplicitamente: non è che in luglio e agosto sia meglio lasciar perdere le Dolomiti, mitiche mete talmente magnificate dai media da essere ormai infrequentabili, proprio come accade per Piazza San Marco a Venezia, per il Campanile di Giotto a Firenze o per i Fori Imperiali a Roma?
barbecue nell'orto
Sulla Vigolana il profilo del nuovo bivacco "Alla Madonnina" che ha sostituito la precedente struttura del tipo "Apollonio" in queste giornate afose si confonde con le foschie e con le nebbie della Valsugana. Intanto, all'ombra delle piante di casa si preparano insalate e stuzzichini estivi: bruschette al pomodoro, insalate di pomodori e porri, cippollotti di Tropea...

domenica 9 luglio 2017

Zuppone di patate in campana

In campana nel senso che è stato cucinato sotto la campana di ferro battuto, a fuoco molto lento.
zuppone di patate alla dalmata
Patate e cipolle arrostite molto lentamente con la sola aggiunta di salvia e rosma-
rino. Un filo d'olio per evitare che attacchino sul fondo, e niente sale: ciascuno lo
aggiungerà a piacere nel proprio piatto.
Semplice e basico per gli ingredienti: patate, cipolle, salvia e rosmarino, un filo di olio di oliva. E nessuna fretta, perchè più cuoce lento e meglio è.
L'importante è che venga cotto sia per di sopra che per di sotto: è a questo che serve la campana appena portata dalla costa dalmata.
I puristi obbietterebbero, con ragione, che questo metodo di cottura richiede le braci del camino. Ma vedo che funziona abbastanza bene anche sulla piastra del barbecue, con la campana semplicemente appoggiata sopra, a far da coperchio.

Peka dalmata
Il coperchio di ferro sulla piastra del barbecue scimmiotta la tradizionale peka dalmata, un metodo di cottura a fuoco lento sotto le braci del camino di casa che si ritrova in molte culture, dal Mediterraneo della classicità ai paesi del Nord e a quelli dell'Africa nera...



martedì 4 luglio 2017

Il giro del Weisshorn/Corno Bianco, al Passo di Oclini

Una bella sgambata sopra Cavalese, con un bell'affaccio sull'altipiano di Aldein/Aldino, sulla forra del Bletterbach e sul santuario di Pietralba (oltre a tutto quello che anima l'orizzonte, naturalmente).
Weisshorn Corno Bianco
Dalla cima dello Weisshorn guardando verso Sud: a sinistra la Pala di Santa e a destra il Corno Nero. Sullo sfondo le creste della lunga catena dei Lagorai.
Weisshorn Corno Bianco
Dalla parte del "cratere" del Bletterbach il Weisshorn prende un aspetto inconsueto.
Il Weisshorn è il primo affioramento dolomitico nel compatto granito rosso della piattaforma porfirica atesina; segna perciò l'inizio della zona geografica dolomitica e le sue rocce chiare spiccano sulle vicine presenze porfiriche.
Il colore bianco (weiss) si riverbera anche nel nome del sottostante santuario di Weissenstein (sasso bianco) enfaticamente tradotto in Pietralba (in latino "bianco" è appunto "albus") dall'immaginifico fascista roveretano Ettore Tolomei, zelante
GPS Weisshorn Corno Bianco
Scarica la traccia GPS da Wikiloc.
sostenitore della missione "italianizzatrice" in queste terre tedescofone.
Il dislivello è modesto, adatto ad una giornata dal tempo ballerino, ma la scelta di optare per il giro ad anello lungo il cratere del canyon del Bletterbach si rivela vincente; sono saltati fuori scorci del tutto nuovi per me, che pure sono stato quassù un sacco di volte, sia d'estate che d'inverno.

Quote e dislivelli (dati del GPS):

mercoledì 28 giugno 2017

Al Rifugio Casa del Valico, sopra Merano

E' sempre stato un importante punto d'appoggio lungo l'impegnativa Alta Via Meranese, ma può anche essere la meta di una facile gita domenicale: basta partire da Velloi e salire con la vecchia "cestovia" fino alla Leiter Alm.
Hochganghaus Rifugio Casa del Valico
A sinistra l'edificio vecchio e a destra quello recente. Da qui in poi l'escursione si svolge in discesa fino al parcheggio di Vellau/Velloi.
Hochganghaus Rifugio Casa del Valico
L'escursione si svolge lungo le pendici della Mutspitz/Cima Mutta, con bella vista su
Merano e la bassa Venosta. Qui la conca meranese e la valle d'Adige con Bolzano.
Dopo aver lasciato la macchina a Vellau/Velloi (più una rustica località che un abitato) si prende l'ovovia per la malga Leiteralm e si viene trasportati dentro un rustico cesto metallico degli anni Sessanta che, ancora in funzione, sale con la giusta lentezza sfiorando gli alberi del bosco. Il cesto ci scarica appena sotto la Leiter Alm, che da tempo da malga si è trasformata in una Jausenstation, cioè in un punto di ristoro alpino.
Un comodo sentiero nel bosco ci collega con lo storico rifugio.
Scarica la traccia GPS da Wikiloc.
L'ampio spiazzo con tavoli introduce il nuovo corpo di fabbrica, un edificio di taglio moderno che però non stona col paesaggio. Più a sinistra, l'edificio sassoso del vecchio e dismesso rifugio si nota appena.
Bisogna avvicinarsi per apprezzarne i dettagli fuori dal tempo, mentre tutto attorno le ruspe non hanno ancora terminato il loro lavoro.

Quote e dislivelli (dati del GPS):