martedì 22 agosto 2017

Il Dutch Oven di Tex Willer, che va alla grande anche nel barbecue di casa

Il "forno olandese" è stato fra i protagonisti della corsa al West perchè faceva parte dell'attrezzatura di base del chuckwagon, il carro-cucina dei pionieri. E' tutt'ora diffuso e apprezzato fra gli amanti del barbecue di radice anglosassone: australiani, canadesi e nordamericani.
forno olandese dutch oven
Istruzioni per l'uso su come usare il dutch oven all'aperto.
Storia vuole che nel 1704 un inglese di nome Andrew Darby abbia imparato in Olanda come fabbricare queste pesanti pentole di ghisa, brevettandone poi il processo.
Nelle nuove colonie americane l'indistruttibile dutch oven entrò in uso fin dal 1710. Grazie alla sua robustezza, praticità e versatilità divenne rapidamente uno standard e poi un must.
Il forno olandese si può utilizzare sia sul ripiano di una stufa che sul fuoco diretto di un camino. Oggi questa pentola-forno è reperibile in tutte le dimensioni ma quella più utilizzabile è quella da 12 pollici (25 centimetri di diametro).
forno olandese dutch oven
Qui un Dutch Oven impiegato come pentola sul fogolaà davèrt. Il coperchio con i bordi rialzati può ospitare delle braci per cuocere anche dall'alto, e in questo ricorda da vicino la peka delle coste e isole dalmate, che però non è in ghisa di fusione, ma più semplicemente in ferro battuto. Notare, in secondo piano in basso, uno sferico bronzìn col suo bravo treppiede.

forno olandese dutch oven
Due foto dall'angolo del barbecue di casa. Nel Dutch Oven "giusto" il coperchio dispone anche tre piedini, così può essere rivoltato a testa in giù sulle braci e utilizzato come piastra di cottura, oppure solo per mantenere al caldo le pietanze già cotte., oppure ancora il coperchio, sempre a testa in giù, può diventare un piatto di portata, capace di una grande riserva di calore.

mercoledì 16 agosto 2017

Cima Loverdina (Gruppo di Brenta)

Giro tra i due bivacchi di Termon, con dormita in cuccetta e salita alla panoramica Cima Loverdina. Una due giorni nel sottogruppo della Campa.
Cima Loverdina
L'articolato sottogruppo della Campa guarda da un lato sulla Val di Non e dall'altro sulla Val di Tovel. Fa parte di quel Brenta periferico, snobbato dai turisti ma ben conosciuto e frequentato dagli abitanti del posto, che continuano, da secoli, a tenere in ordine pascoli, malghe, stalloni, casere e ricoveri, alcuni dei quali sono oggi bivacchi alpini.
Cima Loverdina
Da Cima Loverdina verso Cima degli Inferni e il Brenta centrale.
Vedi le altre foto in Google Photo.


La salita dal parcheggio di Malga Arza fino a Malga Loverdina (dove c'è il bivacco in cui abbiamo dormito) avviene nel bosco ed è priva di difficoltà.
Osservando Cima Loverdina da Malga Termoncello si intuisce la via di salita, che si snoda sul fianco nord che si avvale di successivi passaggi nei mughi. Sul terreno il sentiero - sempre evidente - si rivela ripido e faticoso, ma capace di condurci fino in vetta senza difficoltà tecniche e senza problemi di orientamento.
GPS Cima Loverdina
Scarica la traccia GPS da Wikiloc.
Il panorama è vasto: in basso si vedono il Lago di Tovel e la stessa Malga Termoncello, senza contare una grandiosa vista sulla Val di Non. Impressionanti i dirupi e i ripidi ghiaioni della Val Strangola, e guardando verso il Passo degli Inferni si scorgono la possente Cima Borcola e le altre cime ed elevazioni del sottogruppo della Campa, turisticamente marginale ma di grande bellezza.
Il rientro avviene transitando da Malga Loverdina, la cui casera è stata

mercoledì 9 agosto 2017

L'estate, stagione regina del barbecue

Di pesce o di carne che sia, la griglia, la piastra e il cartoccio ci danno quella spinta che nei mesi freddi ci accompagna in caneva o nei bivacchi.
D'estate il pesce può finalmente uscire dalla scatoletta perchè all'aperto il suo odore persistente non è più un problema come succede dentro casa, ma piuttosto un richiamo. Lo sgombro e il tonno in scatola possono cedere il posto a qualcosa di meglio e il pesce spada, così facile da fare, sembra andare d'accordo con tutto.
Per le puntine di manzo o di maiale, se la carne è veramente buona, si può fare a meno di marinarla: non serve niente. Salvia e rosmarino solo alla fine e, per il sale, che ognuno ci pensi come meglio crede. Tutto facile e semplice, anche quando il sole è nella costellazione del Leone e picchia come un fabbro ferraio.

giovedì 3 agosto 2017

L'anello del Sassolungo, un percorso classico in Dolomiti

L'ovovia che porta alla Forcella del Sassolungo è guasta. Arrivarci a piedi ci porta via un'ora, in realtà meno del previsto, specialmente in questa giornata calda e afosa.
anello del Sassolungo
Si parte e si arriva dai parcheggi di Paso Sella, Si toccando ben tre punti d'appoggio: il Toni Demettz alla Forcella del Sassolungo, il Vicenza/Langkofelhütte al centro del gruppo Sassolungo-Sassopiattoe l'Emilio Comici tra i prati vicino alla "città dei sassi". Nella foto la discesa al Vicenza, con l'Alpe di Siusi a far da sfondo.
anello del Sassolungo
I Denti di Terrarossa, lo Sciliar con Punta Santner, i prati dell'Alpe di Siusi con
all'estrema destra la Bullaccia.
Vedi le altre foto in Google Photo.
Il guasto ci costringe a riflettere sul significato letterale del leit-motiv "salire in montagna", qualcosa che tendiamo a a non assimilare, abituati come siamo ad abbandonarci a qualche cable-way che diamo per scontata...
anello del Sassolungo
Scarica la traccia GPS da Wikiloc.
L'auto l'abbiamo lasciata ai nuovi, vastissimi parcheggi costruiti proprio mentre i media fingono di discutere della chiusura alle auto dei passi dolomitici. Grossi parcheggi non ancora terminati. Basta mollare 5 Euro e tutti sono a posto con la coscienza e col borsellino, noi compresi. Pago e sento Humphrey Bogart ripetere: "E' la stampa, bellezza".
Comunque, dal "Toni Demetz" in poi si scende. Prima fino al Rifugio Vicenza, sempre bello e suggestivo, poi ancora un poco, fino a prendere l'anello che - chiudendosi su sè stesso - ci porterà prima al ristorante (che se la tira) ex-rifugio Emilio Comici e poi, attraverso la celebrata "città dei sassi", fino all'auto, della quale non riusciamo proprio a fare a meno, alla faccia del

venerdì 28 luglio 2017

Lo straniero della valle oscura

Questo western di ambientazione alpina, tratto da un romanzo di Thomas Willmann e girato in Sudtirolo, non va sottovalutato.

Lo straniero della valle oscura, The Dark Valley, Das finstere Tal
"Lo straniero della valle oscura" ("The Dark Valley" in inglese, "Das finstere Tal" in tedesco) è
un film drammatico del 2014 diretto da Andreas Prochaska che fa tornare alla mente "Die Wal-
sche ("L'italiana") dello scrittore sudtirolese Joseph Zoderer, che con la penna aveva toccato
gli stessi temi con altrettanta franchezza e con maggiore aderenza storica.
Il racconto scava infatti nel lato oscuro dell'"idillio alpino" e indaga sui motivi profondi di quella chiusura che talvolta gli abitanti delle terre alte manifestano. Anche solo con ciò sembra perfettamente in campana col mondo tirolese.
In una remota valle di montagna il prepotente Brenner impone il proprio dominio patriarcale, comanda su tutto e a tutti impone il proprio volere, compreso lo jus primae noctis sulle novelle spose. Chi vuole stabilirsi in valle deve piegarsi, e tutti lo hanno fatto: ogni famiglia porta così in sè il seme di Brenner: la valle è vittima e complice al tempo stesso.
Il cerchio viene spezzato nel 1875 dall'arrivo dello straniero Greider, che chiede di essere ospitato per i tre mesi invernali.
Brenner gli trova ospitalità presso la casa di una vedova, che vive con la figlia in procinto di sposarsi, ma ignora che Greider conosce il terribile segreto che i valligiani custodiscono da decenni.
Lo straniero della valle oscura, The Dark Valley, Das finstere Tal
L'ambiente dell'alta Val Senales restituisce l'atmosfera di cupa oppressione voluta dal regista. Le scene del matrimonio di Liza sono state invece girate alla chiesetta di Tarces, tra Glorenza e Sluderno, in Val Venosta. La fotografia, la cura dell'ambientazione e dei dettagli avvicinano il film alle opere di Annaud ("Il nome della rosa", "La guerra del fuoco", "L'orso", "Sette anni in Tibet", "Il nemico alle porte", etc.).
Lo straniero della valle oscura, The Dark Valley, Das finstere Tal
Molte delle scene sono state girate al Marchegg Hof, in alta Val Senales, poco sotto gli impianti di Kurzras/Maso Corto. Sulla sinistra degli edifici si distingue la torretta in legno che si vede dietro allo "straniero" Greider, protagonista della storia.



lunedì 24 luglio 2017

Il nuovo bivacco "Alla Madonnina" sulla Vigolana (monti di Trento)

Questo è il nuovo bivacco "Alla Madonnina". Ero curioso di vederlo.
bivacco alla madonnina in vigolana
Soprattutto con i 33° che abbiamo trovato sabato 24 giugno l'ultima parte del sentiero SAT 444 che sale dai Frisanchi, con quelle rampe sempre esposte al sole... Ma una volta arrivati ci siamo riconciliati col mondo (succede lo stesso per la vicina Marzola, con le sue tre cime). A destra la vecchia struttura ricavata da una baracca ANAS, in servizio dal 1966. La foto a destra è di AlpStudio. Il bivacco è in gestione alla sezione SAT di Caldonazzo.
bivacco alla madonnina in vigolana
L'aspetto del nuovo edificio, che dal settembre del 2016 sostituisce la precedente
struttura in lamiera rossa, molto simile ai classici bivacchi alpinistici "Apollonio".
Vedi le altre foto in Google Photo.
La SAT ha sostituito il vecchio (e ancora efficiente) bivacco con una costruzione più "adeguata ai tempi". Non intendo discutere delle priorità d'intervento dello storico sodalizio trentino, soprattutto perchè i volontari che hanno prestato la loro forza-lavoro gratuitamente meritano rispetto incondizionato anche perchè meno "visibile" di quello dei vertici, spesso impegnati in lunghe discussioni con mamma Provincia sui "contributi" e sulle "competenze".
bivacco alla madonnina in vigolana
Scarica la traccia GPS da Wikiloc.
Il nuovo bivacco ha un disegno sconcertante ed un interno luminoso, ampio e comodo, che si apre sull'esterno con ben cinque superfici vetrate.
Impegna in pianta un'area più piccola del precedente, ma vanta un'abitabilità di gran lunga superiore. Com'è possibile?
Probabilmente proprio grazie al suo disegno sconcertante, che si apre verso l'alto, come un tronco di piramide rovesciato e poi poggiato a terra.
Ecco allora che i suoi "piedi" poggiati sul terreno sono meno

venerdì 21 luglio 2017

Le costine alla griglia...

E' una portata semplice e classica, facile da fare perchè meno condimenti ci sono e meglio è. Basta aspettare che il pomeriggio ceda il posto alla sera perchè, in questi giorni, l'unico vero problema è il caldo.
costine di maiale
L'attesa si può ingannare all'ombra con qualche chiacchiera magari preceduta da
qualche buona lettura. Col rischio di distrarsi dai tempi di cottura...
Quello che conta è la qualità della carne, ma su questa cosa il web non può certo aiutare.
Anche per il rosmarino e per la salvia è meglio se arrivano direttamente dall'orto, ma non facciamo i difficili.
Per il sale si può lasciar fare al dopo cottura.
Ma insomma, per il sale che ognuno che ognuno faccia come preferisce: direi che prima della griglia solo una leggera spruzzata, ma anche no.
Perfino di luglio, con il solleone e con l'afa quasi padana, riesce bene.
costine di maiale
Forse un po' troppo cotta, mi pare...