mercoledì 20 novembre 2019

La Baita Segantini a Passo Rolle

Costruita nel 1935-36 da Alfredo Paluselli, è stata chiamata così in onore del pittore trentino, e fu la abitazione dell'alpinista Paluselli fino al 1969. Poi il mondo cominciò a cambiare sempre più in fretta.
Baita Segantini
Il laghetto artificiale scavato "a pala e picòn" da Paluselli, con la baita, il Monte
Mulaz e la Cima dei Bureloni sullo sfondo.
"Paluselli era stato un giramondo, ma poi iniziò la professione di guida alpina in Val di Fassa, sul Catinaccio.
Dopo anni di lavoro sulle montagne fassane, era riuscito ad accumulare circa 30.000 lire, una somma importante che gli dava la possibilità finalmente di avvicinarsi professionalmente e con l'anima a quella montagna particolare che sembrava costantemente richiamarlo.
Cominciò con la costruzione della "Capanna Cervino" e la fondazione della prima scuola di sci delle Dolomiti, la "Leonardo da Vinci".
Poi avviò la costruzione di Baita Segantini, poco più in alto della "Capanna Cervino", con travi secolari ricavate da un vecchio fienile.
Prima però Paluselli dovette aprire con badile e piccone la strada per salire fin là e proprio di fronte alla nuova costruzione,
baita segantini
Panorama sulla Baita Segantini con il Castellazzo a sinistra e il Monte Mulaz sulla destra.
 creò poi anche un piccolo
baita segantini
Nel suo aspetto attuale (2019). Alfredo vi "visse in solitudine per trentacinque anni,
nel contatto estremo con la natura, a volte terribile, a volte eccelsa. Superò in per-
fetta soitudine anche l’inverno del 1950/’51 quando a Baita Segantini caddero ven-
tisette metri di neve"
.
laghetto in modo che le immagini delle montagne e della baita si sdoppiassero nel suo riflesso.
"Mio nonno Alfredo Paluselli, dopo aver viaggiato per il mondo, vide in Passo Rolle tutta la bellezza possibile e a questo luogo dedicò la sua esistenza. Qui creò la prima scuola di sci delle Dolomiti, il primo skilift del Trentino e seguendo l’ispirazione creò uno dei luoghi di montagna più fotografati in assoluto: "Baita Segantini". Nella foto d'epoca da sx sullo sfondo: i Bureloni, Cima Vezzana e il Cimon della Pala.
Nel 1936 Baita Segantini era in piedi e lui decise di viverci per sempre. Non lasciava praticamente mai la baita, se non per ascese in montagna, e durante le brevi assenze lasciava sempre la porta aperta ed un biglietto per gli eventuali avventori: "Siate onesti, bevete e pagate".
Come alpinista effettuò numerose prime ascensioni, anche di notevole difficoltà. Leggendaria anche la sua ultima ascesa sulla montagna che più di tutte amava e siccome le cose troppo normali non facevano per lui, la effettuò in pantofole, nell'estate del 1952. Era il saluto ultimo, la stretta di mano finale fra l'uomo e la montagna, tra un viaggiatore che parlava quattro lingue ma che scelse di vivere da eremita per trentacinque anni a 2200 metri, nella baita creata appositamente per poter godere ogni giorno della bellezza di quelle cime." (da un articolo scritto dal nipote dell'alpinista per la rivista "Aquile", luglio 2014)

venerdì 15 novembre 2019

Novembre 2019: alla faccia dell'estate di San Martino!

L'estate di San Martino dovrebbe durare all'incirca tre giorni, nella prima metà del mese di novembre, dopo i primi freddi. Ed invece quest'anno le nevicate sono state precocissime.
Villanderer Alm
Mattina del 13 novembre: le Dolomiti viste dalla Villanderer Alm/Alpe di Villandro, il bell'altipiano erboso fra Val d'Isarco e Val Sarentino. Da sinistra: la Plose, le Odle di Eores, le Odle. San Martino cade l’11 di novembre ed è una importante ricorrenza legata all’apertura delle botti di vino novello (in Sudtirolo sopravvive l'usanza dei Törggelen). Nei giorni di San Martino, secondo le tradizioni agricole, venivano rinnovati i contratti agricoli annuali: il detto "fare San Martino", cioè traslocare, viene proprio da qui.

lunedì 11 novembre 2019

Per quelle scatolette di sgombro, di tonno e di fagioli che non hanno l'apertura a strappo...

...c'è un solo modo per evitare isterizzanti incidenti col coltello o con la becca della piccozza: mettiamo nello  zaino uno di quei mini-apriscatole di una volta.
Apriscatole P 51
L'apriscatole P 51 alle prese con una grande scatola di filletti di sgombro.
Ho sempre gelosamente custodito uno di quei piccoli apriscatole "da viaggio" che un tempo erano in dote a viaggiatori e alpinisti.
Oggi è quasi un oggetto di culto e bisogna cercarlo nel Web, perchè nei normali negozi ormai non si trova più (anche se continuerebbe a servire).
E' un oggettino supercompatto, veramente da zaino, simile a quelli che una volta erano in dotazione ai barattoli della carne in scatola ma che purtroppo oggi è praticamente introvabile.
👉Bisogna rivolgersi ai siti web di articoli militari, spesso fanatici, ma che sono praticamente i soli a trattarlo ancora. Lo si trova in due versioni: il più piccolo P 38, originariamente in dotazione alle forze armate statunitesni, e l'appena più grande e più maneggevole P 51.
Apriscatole opener P 51
Questi oggettini funzionano sempre e non si rompono mai. Si fa prima ad usarli che a spiegarli. Il modello Opener P 38 altro non è che quello in dotazione all'esercito degli Stati Uniti. Io però ho optato per il P 51, un poco più grande e più agevole da usare. Il P 51 é lungo 2" e avendo più effetto-leva si accontenta di una pressione minore da parte del pollice.

mercoledì 6 novembre 2019

Sul Villanderer Berg dall'Alpe di Villandro

E' un arioso giro adatto alle mezze stagioni (d'estate c'è troppo affollamento) con panorami dolomitici aperti a Sud, sui gruppi più classici delle Dolomiti, mentre a Nord l'occhio curioso è in grado di apprezzare la bifida Cima di San Cassiano.
Villanderer Berg
Verso il posto di ristoro Rinderplatzhütte. Sullo sfondo le alture del Villanderer Berg. Nota: il Villanderer è facilmente raggiungibile anche "da dietro" cioè dal lato del Renon.
Villanderer Berg
La chiesetta Totenkirchl con il Villanderer Berg sullo sfondo.
Vedi le altre foto in Google Foto.
Le cime più più vicine (il Monte di Villandro e il modesto ma importante Corno del Renon) si perdono nella opulenta vastità dell'altipiano di Villandro, tra le pieghe erbose popolate da ruscelli, baite per la fienagione e da confini fatti di porfido, rustici muri a secco tirasti su per delimitare le proprietà.
GPS Villanderer Berg
Scarica la traccia GPS da Wikiloc.
L'intera Alpe di Villandro (Villanderer Alm) è in realtà un unico vasto un balcone con vista dolomitica, una scenografia che si fa apprezzare nelle giornate serene. Noi abbiamo incocciato in una giornata-no, che ci ha impedito anche l'ampia vista verso Nord che si godrebbe dalla cima del Villanderer Berg/Monte Villandro.
👉Questa girata ad anello passa anche dalla piccola Totenkirchl ("chiesetta dei morti") alle pendici orientali del Monte di Villandro, con partenza e arrivo dal parcheggio alto di Gasser Hütte.

Quote e dislivelli (dati del GPS):
Quota di partenza/arrivo: m 1.757 (parcheggio Gasser Hütte)
Quota massima raggiunta: m 2.509

lunedì 28 ottobre 2019

Rimangono solo poche pietre del vecchio Rifugio Verona, già Rifugio Colle Tasca e prima ancora Heilbronnerhütte (purtroppo distrutto)

L'elevato e aspro colle alpino Taschenjöchl/Giogo di Tasca (m 2.772) era il passaggio alto normalmente scelto come via più agevole e sicura
alte Heilbronnerhütte
Il vecchio rifugio Heilbronnerhütte venne inaugurato nel 1910, disponeva di 20 posti
posti letto e sorse su iniziativa dalla sezione di Heilbronn del DuÖAV .
alte Heilbronnerhütte
Al termine della WW1 i rifugi del Sudtirolo passarono al Regno d'Italia, che li girò al
al CAI. L'Heilbronnerhütte passò così al CAI di Verona, che lo rimise in efficienza,
ma nel 1932 un incendio doloso distrusse l'antico rifugio che non fu più ricostruito.
dai rustici coloni dei masi per spostarsi dalla comoda Val Venosta alla difficile e ostica alta Val Senales.
In Val Senales la penetrazione umana medioevale era infatti avvenuta "alla rovescia", dall'alto verso il basso.
Ed era per questo che i venostani scendevano alla testata di valle di Kurzras/Maso Corto, con i suoi numerosi e ricchi insediamenti, proprio attraverso questo transito alto e da lì sciamavano verso gli insediamenti posti più in basso, attorno a Vernagt fino in fondo alla lunga Pfossental/Val di Fosse. 
👉L'attuale strada di fondovalle non era mai esistita perchè la gola prima di Naturn/Naturno era troppo stretta, scoscesa selvaggia e pericolosa, battuta com'era da scariche di sassi, frane, alluvioni e valanghe per poter pensare di aprirvi una via di transito. Una strada bianca vi fu aperta solamente in epoca moderna.
bivacco Hailbronner
Questo è il Taschenjöchl/Giogo di Tasca oggi: i ruderi del vecchio rifugio Verona con l'odierno Bivacco Heibronner sullo sfondo. Questa era la porta d'ingresso all'alta Val Senales, con i suoi masi alti di Kurrzras e Vernagt, e della  Pfossental. Oggi è meta di pochi appassionati escursionisti, sul tipo di quelli salgono al Giogo Alto per assistere all'annuale transumanza delle pecore.

sabato 26 ottobre 2019

Al Lago delle Selle nei Monzoni (Val di Fassa)

Tranquilla escursione fra le cime e i paesaggi dolomitici della Val di Fassa.
Lago delle Selle
La conca sotto quota 2.700 con la pozza del Lago delle Selle. Sullo sfondo l'imponente Cima Uomo.
Rifugio Taramelli
Il rifugio Torquato Taramelli sullo sfondo di Punta Vallaccia.
Vedi le altre foto in Google Foto.
E poco importa se ormai il laghetto alpino è quasi scomparso, ridotto a poco più di una pozza: i panorami e la tranquillità valgono la scarpinata.
Senza tener conto del fatto che si transita davanti allo storico rifugio "Torquato Taramelli ai Monzoni" che costituisce a suo modo una meta a sè stante, visto che si tratta di un raro esempio di "rifugio a cubo" sopravvissuto in forma praticamente immutata dal 1904 ad oggi.
GPS Lago delle Selle
Scarica la traccia GPS da Wikiloc.
Dal 1961 la gestione viene affidata alla SUSAT, che è la Sezione Universitaria della SAT.
Raggiungerlo dalla Val di Fiemme-Fassa è facile.

Quote e dislivelli (dati del GPS):
Quota di partenza/arrivo: m 1.423 (parcheggio)
Quota massima raggiunta: m 2.282
Dislivello assoluto: m 859
Dislivello cumulativo in salita: m 1.000 circa
Dislivello cumulativo in discesa: m 1.000 circa
Lunghezza con altitudini: km 13,3

lunedì 21 ottobre 2019

Il rifugio Torquato Taramelli ai Monzoni

L'idea di costruire un rifugio alpino nel gruppo dei Monzoni risale al 1903, quando la SAT decise di costruirlo per ospitare gli illustri studiosi del Congresso Geologico Internazionale.
rifugio taramelli
Qui è ripreso quasi dalla stessa angolazione della foto sotto.
Il prestigioso congresso si era poi tenuto a Vienna nel 1904 e il rifugio venne tirato su nel giro di pochi mesi, tanto che fu inaugurato già il 9 agosto del 1904 con una grande festa alla presenza di Torquato Taramelli, l'insigne geologo dell’università di Pavia che era stato volontario garibaldino e socio onorario della SAT.
👉Poi, nel corso della prima guerra mondiale, il rifugio venne utilizzato come posto di comando militare austriaco e anche come ospedale da campo.
E dopo ancora, nel secondo dopoguerra, nel 1961, la gestione venne affidata alla SUSAT, la Sezione Universitaria della SAT, che vi organizzò per tre anni dei corsi di divulgazione geologica e che continua tuttora a gestirlo.
Raggiungerlo dalla Val di Fiemme è veramente facile, e ne vale la pena.
taramelli
Nella sua storia centenaria il rifugio non ha subito vere manomissioni e ha mantenuto la caratteristica forma a cubo che è rimasta inalterata fino ad oggi. E' forse l'ultimo esempio di una tipologia costruttiva che caratterizzava molti fra i primi rifugi della SAT, come il Segantini in Val d'Amola, il Dorigoni in Val di Rabbi, i rifugi Dante Ongari e Guido Larcher in Cevedale, il vecchio Mantova in Val di Peio, il Dodici Apostoli nel Brenta, il Brentari nei Lagorai.
Il rifugio si trova a 2.030 metri di quota (2.040 ufficiali) nella piccola Valle dei Monzoni (Val di Munciògn), una convalle della più importante Val San Nicolò. Entrambe sfociano a Pozza di Fassa.
rifugio taramelli
Con uno spigolo di soli sei metri, il cubo del Taramelli contiene tutto quello che serve: la saletta da pranzo, l'angolo della reception con il libro degli ospiti, le stanzette con i 16 posti letto a castello e anche la indispensabile cucina.

dal Taramelli
Dal rifugio Taramelli verso la Val San Nicolò, con le cime orientali del Catinaccio sullo sfondo. L'occhio esperto individua, sulla verticale che cade dalla  cima del Catinaccio di Antermoia, la piccola sagoma scura del Rifugio Antermoia (click per ingrandire).