domenica 18 giugno 2017

Sullo Zinseler da Passo Pennes

Panoramica e breve passeggiata nei dintorni di Passo Pennes, nei monti Sarentini. Prima si tocca la Hühnerspiel/Monte Specola e poi lo Zinseler/Cima di Stilves.
Zinsler Cima di Stilves
Vista apertssima sui quattro quadranti, ed è per questo che vale la pena di venirci.Adestra il Corno Bianco di Sarentino, che è la maggiore elevazione dei Monti Sarentini.
Zinsler Cima di Stilves
Nell'orizzonte alpino spicca, in alto a sinistra, il triangolo bianco del ghiacciaio della
Wilder Freiger/Cima Libera, con davanti il cono roccioso che ospita la Becherhaus/
Rifugio Biasi al Bicchiere.
Vedi le altre foto in Google Photo.
Tutto molto facile e molto panoramico. Il Passo Pennes è uno dei passi meno sputtanati del Sudtirolo: c'è un edificio solo, quello dell'osteria-albergo Alpenrose, piuttosto bruttino, purtroppo. Ma il resto è integro, e il motivo è semplice: niente impianti da sci nelle vicinanze.
GPS Zinseler Cima di Stilves
Scarica la traccia GPS da Wikiloc.
Le due cime, entrambe tondeggianti ed erbose, sono modeste. Non raggiungono i 1.400 metri d'altezza e sono collegate da una ampia selletta.

Quote e dislivelli (dati del GPS):
Quota di partenza/arrivo: m 2.138
Quota massima raggiunta: m 2.395
Dislivello assoluto: m 257
Dislivello cumulativo in salita: m 424
Dislivello cumulativo in discesa: m 424
Lunghezza con altitudini: km 5,4
Tempo totale netto: ore 2:00 AR
Difficoltà: T

Descrizione del percorso: la traccia GPS toglie ogni problema di orientamento e rende superflua la descrizione dettagliata.

Come arrivare: si lascia l'auto in un piccolo spiazzo a bordo-strada, 700-800 metri prima di Passo Pennes (lato Vipiteno).

mercoledì 14 giugno 2017

L'aceto dei quattro ladri, una curiosità storica riprodotta con le piante dell'orto di casa

I ladri risposero che due volte al giorno si bagnavano i polsi e le tempie con un macerato di erbe che conteneva salvia, rosmarino, timo e lavanda. La leggenda che presta il nome a questo aceto commerciale allude alla grande peste del 1630, quella de "I promessi sposi".
epidemie farmacopea
Curiosità: l'aceto dei quattro ladri è citato anche tra i 26 diversi tipi di aceto compresi
nel "Dizionario di alchimia e di chimica farmaceutica antiquaria"di Marcello Fumagal-
li, opera recente che si occupa di alchimia, dalla ricerca della pietra filosofale a Para-
celso.
La leggenda vuole che nella città di Tolosa quattro ladri fossero soliti entrare nelle case degli appestati per far man bassa.
E che presi e condannati, avessero avuta salva la vita rivelando il segreto che li rendeva immuni.
La storia si ripetè quasi un secolo dopo, a Marsiglia, durante l'epidemia di peste, nel 1720.
Salvia e timo, bottiglia, rosmarino e lavanda. Buono per qualsiasi insalata, a comin-
ciare da  quelle verdi prese nell'orto.
La formula dell'aceto dei quattro ladri è riportato anche nel Codice Ufficiale Francese del Corpo Medico del 1758, dove però figura con un''aggiunta di cannella, acoro aromatico e aglio.
Scomparve poi dal Codice nel 1884, con l’avvento della medicina moderna.
Ma se più laicamente ci limitiamo a considerrlo un sempice aceto aromatico, ecco che vale la pena di provarlo.
Anche se non disponiamo di aceto fatto in casa, un aceto da supermercato migliora di molto dopo aver ospitato in bottiglia queste quattro erbe, il cui mix sembra andar bene anche per le insalate dell'orto.
aceto dei quattro ladri
Gli ingredienti durante una replica casalinga: un aceto di buona qualità, lavanda, salvia, origano e rosmarino.

venerdì 9 giugno 2017

Carzano 1916: il battaglione bosniaco

E' uscito un altro libro sul fatto di Carzano, che si aggiunge a quelli del maggiore Ljudevit Pivko dell'esercito austroungarico e del maggiore Cesare Pettorelli Lalatta, dello spionaggio militare italiano (che ne furono i due protagonisti diretti).
il battaglione bosniaco
E' frutto della collaborazione di un regista (Zanon) con
un fisico appassionato di storia locale (Curcio).
Daniele Zanon - Valerio Curcio, "Il battaglione 
bosniaco", Infinito Edizioni, Formigine (MO), 2016
Su fronti opposti, Pivk e Lalatta erano entrambi in servizio in Valsugana, e furono i principali attori di un episodio militare che avrebbe potuto cambiare il corso della prima guerra mondiale,
Dopo le due testimonianze in prima persona di Pivko e Lalatta, leggo anche questo terzo lavoro, appena dato alle stampe.
Non è un libro di storia, sembra piuttosto la sceneggiatura per una docu-fiction, un documentario televisivo di taglio storico.
Di lettura scorrevole, riesce a rendere l'atmosfera che si respirava nel "battaglione bosniaco" posto a guardia del fronte in Valsugana, minato dalle idee irredentiste degli slavi che vi prestavano servizio e che spinsero il suo comandante, maggiore Ljudevit Pivko, ad accordarsi coll'esercito italiano per un colpo di mano avventuroso e audace, ma che abortì nella notte del 17 settembre 1917. Si tratta appunto del "fatto di Carzano", un episodio ben noto agli storici che questo agile libretto consegna oggi alla narrativa.
Perciò gli si perdona volentieri qualche imprecisione toponomastica e anche qualche inciampo nella scrittura, dalla sintassi a volte un po' incerta: una volta posto in scena, se mai ciò avverrà, non sarà questo a contare.
il battaglione bosniaco
Il teatro delle operazioni nella tavoletta IGM 1:25.000. Per le informazioni di base sul "fatto di Carzano", vedere qui.

lunedì 5 giugno 2017

La traversata del Monte Ossero (sull'isola di Lussino/Losinj)

Siamo partiti da Osor e arrivati a Nerezine, sempre per quadri ambientali molto mediterranei, quasi greci o anatolici, pastorali e calcinati dal sole. Passando dal Televrin, che è il punto più elevato dell'isola di Lussino (588 metri sul mare).
Osorščica Osoršćica  Osorscica Osorcica
Dalla cresta del monte Osorcica il panorama abbraccia le vicine isole di Susak, di Unije edi Krk, ma anche la lontana cima dell'Učka (Monte Maggiore), con sulla destra l'intera catena costiera del Velebita. La salvia selvatica, il timo e il rosmarino, la lavanda, l'elicrisio e le altre piante odorose cambiano il sapore stesso delle pecore che da sempre qui si allevano allo stato semi-brado e che danno la carne del celebre agnello di Cherso. Le stesse erbe danno anche un miele forse unico: il miele di salvia selvatica.
Osorščica Osoršćica  Osorscica Osorcica
Il rifugio "Sveti Gaudent" è stato ricavato da una ex-baracca della marina militare
italiana, che da quassù teneva d'occhio gli ingressi nel Quarnerolo, uno dei tre pas-
saggi obbligati per chi dall'Adriatico puntava all'importantissimo porto industriale di
Fiume/Rijeka. Oltre alla lontana costa istriana da qui si vede anche il sottostante pa-
ese di Osor, con le vicine baie di Ustrine e di Martinšćica (qui sto usando la topono-
mastica e la grafìa croata).
A cima Televrin s'arriva per sentieri alti sul mare, tra le piante aromatiche dell'isola di Cherso/Cres.
E' una bella escursione da fare a primavera primavera, quando le isole sono ancora verdi, prima di luglio e agosto che le renderà gialle, bruciate dal sole e infestate dai vacanzieri.
GPS Osorščica Osoršćica  Osorscica Osorcica
I nomi e la grafia sono sempre ballerini da queste parti: in italiano è Monte Ossero,
Osorščica o Osoršćica in Croato, spesso Osorscica o anche Osorcica in altre lingue.
Scarica la traccia GPS da Wikiloc.
Cima Televrin, con i suoi modesti ma fantastici 588 metri di quota, è la massima elevazione del Monte Ossero, la più alta "montagna" dell'isola di Lussino, così come la cima Sis, coi suoi 639 metri, è la più alta "montagna" dell'adiacente isola di Cherso, sua sorella maggiore.
Questo giro si fa raccomandare non solo per il panorama di mare e di isole, che descrive nella sua intierezza l'arcipelago di Cherso e Lussino, ma anche per l'incontro, lungo il sentiero, dell'unico rifugio alpino delle isole quarnerine, la "Planinarska kuća Sveti Gaudent" (Rifugio alpino San Gaudenzio), una curiosa costruzione a un solo piano che prende il nome dall'antico vescovo di Ossero che morì nel 1050. Si vuole che il

sabato 27 maggio 2017

I dadi da brodo della Bauer, che qui in Trentino sono praticamente a chilometro-zero...

Portarsi dietro un po' di brodo caldo nel thermos fa sempre bene. Anche se richiede tempo, pazienza e ingredienti. Certo, bisognerebbe ricordarsi di pensarci prima, a meno che...
brodo bauer
Il barattolino di brodo vegetale Bauer contiene i tre componenti-base del brodo di
verdure fatto in casa: sedano, carote e cipolla.
Oltre alla semplice acqua, gli ingredienti fondamentali del brodo di verdure dovrebbero essere solo tre: sedano, carota e cipolla.
Sembra che la trentina Bauer si ispiri alla tradizione. In etichetta dichiara infatti sedano, carote e cipolla, solo con l'aggiunta del pomodoro e del prezzemolo.
Ci sono anche certi non dichiarati "preziosi estratti vegetali", ma fortunatamente senza aggiungere né glutammato monosodico né grassi idrogenati, solo sale iodato.
brodo bauer
Il brodo vegetale "a tre" rinforzato col granulare Bauer, che ci mette anche il sale e così completa la formula.

lunedì 22 maggio 2017

Sul Monte Mulat da Bellamonte (Catena di Bocche)

Bel giro sul terreno aperto delle praterie alte, passando da due bivacchi e con puntata al punto panoramico del Monte Mulat.
Monte Mulat
Dalla cima del Mulat la vista a settentrione è impressionante: Latema, Catinaccio, Sassolungo e Pale di San Martino sono a portata di mano. L'escursione tocca due baiti "bivaccabili": il Bait dei Agnei e il Bait dele Vacche.
Latemar
Zoom sul gruppo del Latemar: all'estrema destra si distingue
lo scacchetto rosso del Bivacco Rigatti.
Vedi le altre foto in Google Photo.

GPS Monte Mulat
Scarica la traccia GPS da Wikiloc.
La Catena di Bocche inizia a Passo San Pellegrino e termina sopra Predazzo. La sua ultima cima sul lato fiammazzo è il Monte Mulat, che sebbene insignificante come meta alpinistica è tuttavia un punto molto panoramico, tanto da meritare una visita.
Ci aiutiamo portandoci in quota per una stradella sterrata sopra Bellamonte, cosa che ci permette di lasciar l'auto (un 4x4) a 1.650 metri di quota.
L'uscita non è difficile, poco più di una lunga passeggiata in quota, ma bisogna porre attenzione al traverso che dai prati alti del Monte Viezzena porta, tagliando il bosco in assenza di sentiero segnato, fino al rustico Bait dei Agnèi. Qui serve senso dell'orientamento e, avendocela, una traccia caricata sul GPS, altrimenti le cose possono complicarsi.

Quote e dislivelli (dati del GPS):
Quota di partenza/arrivo: m 1.650
Quota massima raggiunta: m 2.137
Dislivello assoluto: m 487
Dislivello cumulativo in salita: m 840
Dislivello cumulativo in discesa: m 840
Lunghezza con altitudini: km 10,6

sabato 13 maggio 2017

Politika: i cervelli con le mazzoccole e le mani infeconde (una ricorrenza)

Perfino dopo il referendum pro-divorzio del 12 maggio '74 (quello che asfaltò la Democrazia Cristiana della guerra fredda) a Trento il tempo continuava a scorrere lento, lentissimo, una melassa clericale che controllava tutto: le cooperative, le casse rurali, le parrocchie, i pompieri, i sindaci... e molto spesso anche le sezioni territoriali della SAT.
Giorgio Grigolli mani infeconde
Dalle "mani infeconde" di Grigolli al divieto di parola per
Margherita Hack, l'imbarazzante zavorra civile che ci sia-
mo trascinati dietro fino alle ultime elezioni politiche (del
2013). Senza dimenticarci dell'uranio in Val Rendena...
Era il 1974. Nel famoso referendum il "no al divorzio" raccolse nei comuni della Val di Non percentuali bulgare, addirittura oltre il 90% era contro il divorzio.
E in loco continuava a dettare legge un presidente della Giunta Provinciale che si chiamava Giorgio Grigolli, uno yesman che ogni mattina prendeva via telefono gli ordini romani di Flaminio Piccoli.
Esaltato dai risultati, questo presunto interprete delle genti trentine (forse don Guetti si rivoltava nella tomba...) si lasciò andare ad uno schizzo di livore localista veramente indecente, un'invettiva contro le "mani infeconde" degli insegnanti non-trentini, visti come corruttori delle virginali menti degli innocenti virgulti trentini.
Per lui era uno scandalo che il sacrestano del paese non potesse insegnare matematica al liceo. Per lui i nostri figli andavano affidati agli ignoranti del posto, che più erano clericali meglio era: la chiusura mentale, innanzitutto.
Questa mala quaestio ha avvelenato il Trentino per anni e ha finito col promuovere dei poveretti al ruolo di dirigenti politici "con le mazzoccole" (tanto che a questi pensatori in braghetta di cuoio è stato affidato addirittura l'assessorato alla cultura, e che non sembri una battuta, perchè invece è veramente  accaduto).