mercoledì 8 luglio 2020

Patate al forno fatte nella pignatta di Tex Willer (nel dutch-oven, il forno olandese del far-west)

Forse per la cottura lenta che le rende simili a quelle fatte nel forno di casa, queste patate "dei pionieri" sono ben disposte verso ogni cosa.
Le patate crude vanno sistemate in un basso tegame di ferro che poi va a sua volta appoggiato sul
treppiede distanziatore, cosa che lo toglie dal contatto diretto col metallo rovente: è il dutch-oven.
I grossi tocchi di patate crude spellate vanno adagiati sul fondo della padella assieme a quelli della cipolla e a due foglie grandi di salvia e due ciuffi di rosmarino.
👉Nient'altro, ma prima si era pensato, é ovvio, ad ungerne il fondo con un filo d'olio.
👉Poi bisogna poggiare il pesante coperchio di ghisa del dutch oven avendo cura di non ostruire il foro di sfogo del vapore: i vapori  della cottura vanno sfogati all'esterno, sennò ammazzano le patate.
👉Se si sta usando un fornellone a gas sul tipo di quelli per le feste campestri, ricordarsi di  regolarlo il più basso possibile. Durante la cottura basterà un controllo ogni mezz'ora.
👉Ne dovrebbero bastare due, di controlli, che servono anche per rimescolare le patate. In totale fa un'oretta.
Le patate prima e dopo il passaggio del dutch-oven. Aromatizzate con salvia e rosmarino. Niente olio. Solo pezzi di cipolla, una verdura che poi ritroviamo cruda in tavola assieme all'insalata trentina, con le sue venature rosse. Pepe e sale dopo la cottura.

venerdì 3 luglio 2020

Già in progetto un fine settimana in riva al mare? Ok, ma stiamo alla larga dai posti più famosi...

La dritta è sempre e solo quella: stare lontani dalle mete suggerite dal marketing. Allora, se non ci fidiamo di Dolomiti Unesco in montagna...
foce dell'adige
Siamo alle foci del fiume Adige e la foto è stata scatta il 3 di agosto.
...vediamo di tenerci alla larga pure dalle spiagge della movida di massa. Soprattutto perchè, se vogliamo dirla tutta, di sicuro non mancano le alternative.
Qui niente concerti di Jovanotti (per esempio) e niente "percorsi dei sapori" per dirne un'altra. E poi niente problemi di parcheggio, niente rumori e niente traffico. Pare impossibile.
foce dell'adige
Alle foci dell'Adige, dove l'acqua che scende da Passo Resia entra finalmente nell'Adriatico. E' il primo di agosto, con il pienone delle ore 15. E pensare che solo a qualche chilometro c'è la ressa...
👉Non serve volare dall'altra parte del mondo. Cercando in alto Adriatico si trova di tutto e di più, anche e soprattutto se si cerca solo tra le mete più vicine a casa.
A Pellestrina, l'isola lunga di fronte a Chioggia. Un mezzogiorno di fine aprile. Sullo sfondo si intravvede l'arco alpino.
delta del Po
A Contarina, tra le barene del delta del Po, dove le barche hanno la pancia piatta e gli uomini vanno a caccia di vongole. E' un due di agosto, alle cinque del pomeriggio.

martedì 30 giugno 2020

Il pastore dei Lagorai

Pensavo che fosse semplicemente un intelligente bastardone molto attivo nell'aiutare il pastore nel suo lavoro col gregge e con tanti, tanti discendenti dall'aspetto e dal carattere simili. E invece...
Dallo scorso 24 giugno c'é stato il riconoscimento ufficiale della razza canina "Pastore della Lessinia e del Lagorai". Mi sembra che assomigli, per taglia e postura, ad un Border Collie, che ha anche lui una vocazione pastorale.

sabato 27 giugno 2020

Tra le vittime fatte da Vaia il 28 ottobre 2018 ci sono anche gli "alberi monumentali"

Ci vorranno vent'anni per cicatrizzare le ferite di quella nottata, e poi si potrà iniziare a parlare di ricrescita del bosco. Ci sarà da aspettare...
Lungo la strada del Manghen, dal Passo verso Molin di Fiemme.
Tra i danni collaterali della gran sventata di un'anno e mezzo fa ci sono anche i "giganti", le conifere secolari che erano state anche censite dalle comunità ambientaliste.
Alcuni di loro sono caduti, per lo più nell'indifferenza generata da un disastro più grande, un po' come si può pensare dell'anziano nonno morto di Coronavirus.
👉Uno è l'abete  chiamato "Torre di Pisa" che era cresciuto al bordo della strada che da Passo Manghen scende a Molina di Fiemme.
Zoom  su un versante della Val Cadino preso da un colpo di vento di Vaia.

lunedì 22 giugno 2020

Insalata di cavolfiore e tonno: una cosa semplice

cavolfiori
I cavolfiori, una volta lessati in acqua, vanno innanzitutto lasciati raffreddare.
E' facilissima e veloce da preparare ed é buona sin da subito. Ma se la si lascia riposare per un paio d'ore risulta ancora (molto) meglio.
Si può mangiare sia fredda che tiepida, dipende dai gusti, il segreto è però quello di tenere le cime di cavolfiore piuttosto croccanti nella cottura.
👉Mentre il cavolfiore cuoce, preparare in una ciotola del succo di limone, dell'olio di oliva e dell'aglio tritato: è il condimento.
Il tonno in scatola si aggiunge alla fine, dopo aver scolato l'olio di conservazione. Mescolare un po' e soprattutto lasciar riposare il tutto.
cavolfiori
Una volta freddati, i cavolfiori vanno mischiati con tonno in scatola e conditi con olio, aglio e limone. Piatto fresco da solstizio estivo. Avendo tempo e voglia, si può preparare al salto, come spuntino mentre si lavora a preparazioni "verdurose"  più complicate.

giovedì 18 giugno 2020

La cartografia OpenStreetMap (OpenSource e condivisa) può fare a meno del Flash di Adobe

Dopo diverso tempo mi sono permesso di modificare un dato della cartografia OpenStreetMap, che é diventata, detto per inciso, sempre
La modifica riguarda il Monte Picosta, sopra Celado, in zona Castello Tesino. Nel-
la schermata l'area di lavoro "iD" usata al posto di OSM Potlatch, non più attiva.
più precisa e aggiornata in confronto a quelle a pagamento.
👉Ne approfitto per segnalare che la interfaccia OSM Potlatch, basata com'era su Flash di Adobe, non funziona più poiché quella tecnologia é in via di "rottamazione".
👉Per fortuna resta invece perfettamente funzionante l'altra interfaccia, come si vede dalla schermata ripresa qui a sinistra.
La posizione della modesta cima del Monte Picosta era stata confusa, probabilmente a causa dell'andamento pianeggiante della linea di cresta, con la piccola "schiena" in corrispondenza del Maso Muraro. La vera cima di questa boscosa elevazione che si trova sopra Celado (Castello Tesino) è in realtà 700 metri più a NNW, come "certificato" dalla palina della SAT.

lunedì 15 giugno 2020

Il Bivacco Baito Caseratte (Lagorai)

bivacco caseratte
Non scoraggiamoci: é solo nascosto dalla flora ammoniacale.
Sorge sui ruderi della dismessa e oggi ormai dimenticata Malga Caseratte, che nella WW2 fece anche da base dei partigiani di Fiemme.
Che qui ci sia stata una malga possiamo dedurlo solo dalla spianata di rigogliosa flora ammoniacale, ancora oggi alimentata da ciò che resta dei liquidi e dal letame prodotti dalle vacche i cui effetti sembrano più duraturi di quelli dei fertilizzanti granulari.
Scendendo da Passo Manghen verso la Val di Fiemme si può lasciare l'auto a bordo strada poco
prima di Malga Cadinello Alta e imboccare la recente ampia strada forestale aggiunge disastro al disastro della tempesta Vaia del 2018 e che ha
bivacco baito caseratte
Sono rimasti solo i bassi mozziconi dei muri perimetrali, tirati sù con grossi pietroni a secco di porfido rosso. Il resto è andato. Sono invece ben evidenti le ferite lasciate dalle tempeste vecchie (a destra) e recenti (sullo sfondo, sotto le tre cime del Monte Fregasoga).
bivacco caseratte
Vedi le altre foto in Google Foto.
cancellato la vecchia mulattiera.
👉La forestale si stacca sulla destra a quota 1.823 metri e dopo breve si trasforma in semplice traccia che taglia la costiera. Senza perdite o guadagni di dislivello si arriva dritti al ruscello che precede il campigolo di Malga Caseratte (m 1.833) o meglio alla nuova baita che l'ha sostituita: una baita ricostruita ex novo nei pressi dell’edificio originale.
GPS bivacco caseratte
Nota: nei periodi di apertura della parte fiemmese della strada del Manghen si può
lasciare l'auto all'inizio della nuova larga strada forestale. In tal caso la escursione
si riduce ad una breve piacevole sgambata.
Scarica la traccia GPS da Wikiloc.
👉E' un posto silenzioso e "bifronte" con la sua porta chiusa sul passato e con l'altra aperta sull'oggi, affacciata su terreno aperto, e la piccola baita che è sempre aperta.

Quote e dislivelli (dati del GPS):
Quota di partenza/arrivo: m 2.023 (parcheggio)
Quota massima raggiunta: m 2.023
Dislivello assoluto: m 0
Dislivello cumulativo in salita: m 300 scarsi
Dislivello cumulativo in discesa: m 300 scarsi
Lunghezza con altitudini: km 8,45
Per quanto riguarda le dotazioni, dispone anche di letti (4su tavolato) e
materassi (solo 2), bombola con fornello a gas e la classica fornasela.
La legna si trova in quantità nei nei paraggi. Bisogna solo darsi da fa-
re  D'estate la fontana esterna è collegata alla fonte d'acqua. Sennò
bisogna andare al rio attraversato arrivando (tre minuti, o meno).
Tempo totale netto: ore 3:30 AR
Difficoltà: T

Descrizione del percorso: la traccia GPS toglie ogni problema di orientamento e rende superflua la descrizione dettagliata. 

Come arrivare: scendendo da Passo Manghen in direzione Val di Fiemme lasciare l'auto a bordo strada (piccolo spiazzo) poco dopo il grande tornante sinistrorso che precede Malga Cadinello Alta. La forestale si stacca sulla destra, direzione di marcia.

Malga Caseratte nella Resistenza antifascista.
Nel corso della WW2 Malga Caseratte fece da base per la prima formazione partigiana del Trentino. Tra i suoi membri sopravvissuti e più longevi vi fu Quintino Corradini, solitario uomo di montagna.
Quintino Corradini nel suo buen retiro in località Arodolo, nei Lagorai fiemmesi.
Morto nel 2018, Quintino Corradini venne ricordato dal presidente dell'ANPI del Trentino Sandro Schmid con queste parole: «Nato a Castello di Fiemme l’11 ottobre del 1924 è stato uno degli organizzatori della prima formazione partigiana del Trentino: la “Cesare Battisti”. Ora, da anni, vive nella sua “baita”, sopra Molina di Fiemme. Quintino ama le montagne della sua avventura partigiana. Vive in simbiosi con la natura il ritmo della vita delle stagioni. Fa ancora tutto da solo. Cura la casa, piena di ricordi come un museo, i suoi pasti frugali, la legna, le sue pecore, il gallo con le sue galline. Sulla parete del terrazzo di legno, un grande ritratto del “Che Guevara”. Perché Quintino anche dopo la Liberazione, ha continuato nel suo ideale internazionalista. E’ stato fra i primi a visitare