lunedì 26 gennaio 2026

"Fra i boschi e l'acqua": con gli scarponi da Londra a Costantinopoli (seconda tappa)

E' il secondo libro della trilogia dedicata alla lunga traversata a piedi della Mitteleuropa negli anni Trenta. Copre la parte compresa fra il medio Danubio e le Porte di Ferro.
"Fra i boschi e l’acqua" (1986) prosegue la traversata a piedi attraverso l’Ungheria
fino in Transilvania, e termina presso le Porte di Ferro del Danubio, vicino al pun-
to in cui converge la frontiera rumeno-bulgara. Mancavano ancora ottocento chilo-
metri a Costantinopoli, la sua destinazione.
Patrick Leigh Fermor, "Fra i boschi e l'acqua - Dal Medio Danubio alle Porte di Fer-
ro (A piedi fino a Costantinopoli Vol. 2)", Adelphi, Edizione del Kindle, 2015
Il primo libro della trilogia di Fermor si chiama "Tempo di regali" e riguarda la tratta iniziale, che attraverso Olanda, Renania, Baviera, Austria e Ungheria si spingeva fino al medio Danubio.
"Tra i boschi e l'acqua" la narrazione prosegue attraverso l'Ungheria fino alla Transilvania e alle Porte di Ferro del Danubio. Per Costantinopoli mancavano ancora ottocento chilometri, che diverranno oggetto del terzo volume, "Viaggio interrotto", uscito postumo.

"Inumidito il pollice e l’indice con la lingua, tendevano e torcevano i fili dei fiocchi di
lana grezza addensati sui rebbi della rocca, mentre con l’altra mano li avvolgevano
facendo ruotare il fuso. I fusi scendevano e salivano come yo-yo al rallentatore, rac-
cogliendo rotoli di filo sempre più spessi."

(Patrick Fermor, "La grande pianura unghe-
rese", in "Fra i boschi e l'acqua")
"Fu la mia prima esperienza di mulatság, lo stato d’animo brioso e godereccio, frammisto di estasi e malinconia e talvolta turbamento, che gli strumenti ad arco degli zingari, con la complicità di un’incessante assunzione di alcol, sanno suscitare."
(Patrick Fermor, "La grande pianura ungherese", in "Fra i boschi e l'acqua")

"È sconcertante, e quasi incredibile, che si sappia così poco degli eventi coevi in Transilvania. C’è chi attribuisce la colpa di questo inspiegabile vuoto all’invasione dei mongoli di un secolo prima. I mongoli distrussero ogni cosa; non soltanto castelli, chiese e abbazie, ma anche, pare, ogni singolo documento vi potesse essere custodito."
(Patrick Fermor, "La marche della Transilvania", in "Fra i boschi e l'acqua")

"Gli alberi più numerosi dopo le querce erano i cerri: ottima legna da ardere se ben secca, comoda anche per pavimentare le stalle e per le doghe delle botti. Poi veniva il faggio – «Non lascia quasi braci» –, quindi il carpino bianco e l’olmo montano, «utili per mobili e casse da morto». Abbondavano anche i frassini: buoni per utensili, manici di scuri, martelli, falci, roncole, vanghe e rastrelli. Pioppi ce n’erano pochi, solo qualcuno lungo i ruscelli, mentre abbondavano sulle rive del Maros: ma il loro legno era inservibile, e andava bene tutt’al più per farne truogoli, cucchiai e simili. Erano gli zingari a fabbricare tutto questo."
(Patrick Fermor, "Attraverso la foresta", in "Fra i boschi e l'acqua")

"...i pastori rumeni si chiamavano l’un l’altro e radunavano il loro gregge grazie a corni di tiglio con telaio di metallo lunghi diversi metri, simili a quelli che risuonano per i prati alpini e i pascoli del Tibet."
(Patrick Fermor, "Tripla fuga", in "Fra i boschi e l'acqua")

"(E il bambino nato fuori dal matrimonio era detto «figlio dei fiori», copil din flori – una bella espressione, più gentile delle nostre).
(Patrick Fermor, "Le montagne dei Carpazi", in "Fra i boschi e l'acqua")

martedì 20 gennaio 2026

Il nuovo Bivacco Reali nelle Pale di San Martino

Il nuovo Bivacco Reali installato in Val Canali nel 2025.  Ha sostituito quello rosso che era lì dal 1970 (lo si distingue in fondo a destra).
Sullo sfondo a destra si intravvede la sagoma del vecchio bivacco a semi-botte, uno dei tanti "tipo Apollonio" isolati col criterio "di legno dentro di lamiera fuori", una generazione di bivacchi messa a punto e introdotta dall'ingegnere Giulio Apollonio, che fu anche presidente della SAT dal 1942 al 1944 e dal 1949 al 1950. Nel luglio 2025 la storica struttura metallica originale è stata sollevata in volo e poggiata 65 metri verso sud per fare spazio al cantiere del nuovo manufatto giallo (foto presa dal web).



Il vecchio bivacco a sei posti letto nella sua posizione originaria. Per oltre cinquan-
ta anni è stato una fondamentale base d'appoggio alpinistica per le ascensioni nel
settore meridionale delle Pale di San Martino. Servito dalla ferrata Fiamme Gialle.
Situato alla Forcella Màrmor, fu costruito dalla Fond. Berti e dalla Sez. Fiamme Gialle di Predazzo del CAI. Inaugurato il 19 luglio 1970, venne intitolato alla memoria dell'alpinista Renato Reali, finanziere e istruttore di alpinismo, morto nel 1968 durante un'ascensione in solitaria sul Grand Capucin.
👉Nel 1995 era stato spostato di circa 65 metri più in alto e più a sud rispetto alla sua posizione originale
Il vecchio bivacco Reali ripreso il 27 agosto 1995, l'ultima estate prima del suo spo-
stamento, che venne deciso a seguito di una malaugurata slavina.
dopo i danni provocati da una slavina. 👉Restò in funzione fino al novembre del 2025 quando fu sostituito dalla nuova struttura di colore giallo, un intervento che fa parte di un progetto più ampio di riqualificazione dei bivacchi del CAI Fiamme Gialle che ha coinvolto anche il Bivacco Fiamme Gialle (Cimon della Pala) e il Bivacco Aldo Moro (Lagorai).
Veniva (e viene) normalmente raggiunto partendo dal sottostante Rifugio Treviso in Val Canali tramite la Ferrata Fiamme Gialle, che fa parte di un percorso di avvicinamento più lungo e impegnativo; il bivacco costituisce un punto d'appoggio indispensabile a chi si appresta a salire la Croda Granda. 

sabato 17 gennaio 2026

Panino di segale farcito con lyoner e salsa tartara

Una pagnottella di segale riempita con il rosa lyoner e la salsa tartara.
Il segalino diviso in due, pronto a fare il suo viaggio nello zaino. Basta avvolgerlo nella carta stagnola per evitare trafilaggi. Buona anche la variante vegetariana con cetriolini agrodolci ed erba cipollina. Continuo a preferire i panini imbottiti alle barrette energetiche.


Ho aggiunto anche un po' di pepe nero.
Gli stessi ingredienti ma col toast al posto del panino di segale.
Il lyoner: è il fratello maggiore del Würstel, insomma un wurstelone ma di dimensioni molto più grandi, a volte simili a quelle della mortadella. Stessi ingredienti e stessa lavorazione a grana fine, stessa produzione industriale, stesso sapore dei Würstel. Prende il nome dalla città francese di Lione ma è molto più diffuso nel mondo tedesco, dove è facile imbattersi in versioni arricchite con l'aggiunta nell'impasto di olive farcite o peperoni. Da noi viene chiamato anche "salame rosa", il che può creare qualche confusione con il salame rosa bolognese.
La salsa tartara: è una salsa cremosa a base di maionese, arricchita con cetriolini, capperi, prezzemolo e cipolla tritati. Ha un gusto delicato, ma leggermente acidulo. È una preparazione di origine francese, che in cucina si usa per accompagnare piatti di pesce, carne, uova sode e tartine.
Pausa panino alla chiesetta di Maria Assunta sul Colle dei Signori di Bolzano (a sx) e a Malga Buse sul Monte Spil (Vallarsa) a dx.



lunedì 12 gennaio 2026

Il banchetto inaugurale della Bolzano-Caldaro

I grandi festeggiamenti per l'entrata in servizio della ferrovia Bolzano-Caldaro (1898) culminarono con un grande banchetto offerto a 120 invitati nell'esclusivo Hotel Greif nella Johannesplatz di Bolzano.
Il banchetto prevedeva il seguente menù: "Coda di bue, salmone atlantico del Reno, salsa tartara, patate all'inglese, filetto di manzo con verdure, fegato freddo, asparagi, salsa di olio e aceto, burro fuso, fagiano allo Champagne, insalate, composte di frutta, budino alla nocciola alla Chantilly, frutta assortita, formaggio e burro, dessert, caffè alla turca." (Ettore Frangipane, "Bolzano scomparsa" volume 1, ristampa a cura di Curcu & Genovese, Trento, 2018, pag. 39 - la molto approssimativa traduzione è mia)
Il percorso della Bolzano-Caldaro su una locandina dell'epoca. Il 19 ottobre 1903,
in concomitanza con l'inaugurazione della funicolare della Mendola, la linea venne
allungata da Caldaro alla frazione di S. Anton.

L'inaugurazione in pompa magna della Bolzano-Caldaro avvenne il 16 dicembre 1898 e fu seguita da un gran banchetto all'Hotel Greif di Bolzano (foto degli anni Cinquanta).
Dal 1816 fino ai giorni d’oggi, dapprima come locanda e successivamente come albergo, l'Hotel Greif è stato continuativamente sotto la proprietà della famiglia Staffler. L'albergo, che dal 1993 al 1999 è stato completamente ristrutturato, ha riaperto i battenti a fine gennaio 2000 conservando il suo vecchio aspetto.
Inizialmente le due locomotive vennero prese in prestito dalle ferrovie Südbahn, la
vasta rete di collegamenti su ferro che collegava Vienna ai suoi possedimenti meri-
dionali, in primis con il porto di Trieste. Il tratto Bolzano-Bivio Oltradige (4,5 km)
era in comune con il tracciato della linea Bolzano-Merano, aperta nel 1881.
👉La ferrovia per l'oltradige era mossa da locomotive a vapore e così è stato fino al 1911, quando il tracciato di 17 chilometri fu elettrificato con una alimentazione in corrente continua a 1.100 Volt. La denominazione ufficiale era "Überetscherbahn" (poi anche "Ferrovia Transatesina") ma tra la gente era conosciuta anche come "Kaltererbahnl" (trenino di Caldaro) o "vacca di Caldaro" Ha svolto  servizio servizio come trasporto passeggeri fino al 1963, poi solo per trasporto merci fino al 1971, quando venne smantellata.
👉La linea era stata realizzata a scartamento normale per essere compatibile con i binari della ferrovia del Brennero e facilitare il trasporto dei prodotti agricoli della Bassa Atesina. A Bolzano il capolinea era alla stazione centrale.

mercoledì 7 gennaio 2026

Merluzzzo al cartoccio con cappuccio soffritto

Un cartoccio di "pesce veloce del baltico" con contorno invernale: sempre cavolo cappuccio, ma fritto in padella anzichè fatto in insalata.
Rimango fedele ai collaudati filetti di merluzzo cotti nel cartoccio di alluminio e accompagnati da un contorno di cavolo cappuccio, ma in questo caso il cavolo è in una versione invernale anziché estiva. E ci sono le olive verdi denocciolate con i capperi ad insaporire.
Verdi olive conce alla  siciliana e capperi salati per insaporire. Una spolverata di sa-
pori adatti al pesce ed è fatta. Mi hanno regalato un mix di rosmarino, salvia, timo al
limone, maggiorana, alloro e origano che va molto bene...

Un piatto dai colori e sapori nordici molto adatto ai mesi invernali, da preparare prima che la croccantezza delle foglie di cappuccio inizi a cedere. E insaporito da una collaudata coppia mediterranea: olive&capperi.
Cuocere al cartoccio: è il metodo più "pulito" e veloce per cuocere il pesce in casa. Basta il forno elettrico ventilato e un foglio di carta d'alluminio. Ci faccio abitualmente le trote col ginepro se fuori fa troppo freddo per ricorrere al barbecue. Regolo a 180° e per il tempo la prima volta bisogna andare ad occhio perchè varia con la potenza del forno.
Il cavolo cappuccio va tagliato sottile usando la mandolina e poi soffritto in olio di oliva avvalendosi del solito trito tricolore (sedano, cipolla e carota) che va bene per tutto.

Broccoli colorati cotti al vapore e poi "ripassati" come si fa in Campania per renderli più conditi

Broccoli bianchi, gialli, viola e verdi lessati nella pentola a pressione e poi irrobustiti come si fa con la "insalata di rinforzo" partenopea.
L'abbondante aggiunta di olive conce, filetti di acciughe sott'olio e capperi sotto sale finisce col cambiare la natura verdurosa del piatto, che diventa più corposo, saporito, e nutriente. Tanto che d'estate può entrare nello zaino come "zuppone da bivacco".
Dopo un rapido passaggio nella pentola a pressione. Quelli verdi,
avanzati dal giorno prima, hanno trascorso la notte in frigo.
E' un contorno in stile mediterraneo che si ispira al piatto di rinforzo previsto durante il cenone di capodanno napoletano: una base leggera di cavolfiori lessi via via rinforzata da aggiunte di componenti più caloriche e saporite. E' un contorno che a Napoli scandisce i cenoni di fine anno, un "contorno lungo" che, rimanendo al centro tavola durante l'intera nottata, può essere via via reintegrata alla bisogna, con aggiunte successive in grado di ripristinarla e allungarne la durata nel tempo o anche di rinforzarla per renderla più appagante. E questo contorno di broccoli lessati è stato appunto abbondantemente rinforzato e condito in puro stile mediterraneo.
Quello che serve:
Broccoli bianchi, viola, gialli e verdi: 1 chilo
olive verdi denocciolate: 200 grammi
4-6 filetti di acciuga sott'olio
capperi sotto sale: 50 grammi
olio di oliva: a piacere
aceto di vino: 3 cucchiai
sale: c'è già quello dei capperi - pepe a piacere
Dopo aver ridotto a pezzetti sia broccoli che le olive e le acciughe e dopo aver condito il tutto con olio, aceto, pepe e sale, questo contorno mediterraneo sarebbe anche pronto per entrare nello zaino per essere portato in montagna come "zuppone da bivacco". Ma questo solo d'estate, perchè d'inverno congelerebbe.


lunedì 29 dicembre 2025

La Waalrunde dei canali d'acqua a Sluderno

Lungo i sentieri delle rogge Berkwaal e Leitenwaal, in una escursione ad anello che si snoda all’imbocco della Matscher Tal/Val di Mazia.
A fine estate i canali d'acqua vengono chiusi per evitare che il ghiaccio invernale li danneggi, ma i colori autunnali conferiscono altre suggestioni ai tanti scorci di  una escursione che inizia e termina dalla stazione della Ferrovia della Val Venosta, transita da un castello medioevale, concatena tra loro due Waale in servizio ed uno tombato, passa da un insediamento preistorico e scende tra le case del paese seguendo un'antica Via Crucis. D'estate i atmosfere e colori dei sentieri delle rogge cambiano.
Sulla via del ritorno si cammina in piano sopra il centro di Sluderno. Sulla sx la mo-
le di Churburg/Castel Coira, dall'altra parte della Val Venosta il gruppo dell'Ortles.
Vedi le altre foto in Google Foto.
Scarica la traccia GPS da Wikiloc.
Al ritorno si passa anche dal sito archeologico di Ganglegg (età del bronzo) e per scendere in paese si sfrutta il tracciato del Griggenwaal, ormai intubato: ci si cammina sopra fino al piccolo belvedere della Via Crucis che scende direttamente in paese.
👉Ci avviamo risalendo dal centro paese alle prime pendici del Monte Sole, passando per Castel Coira, uno dei castelli più belli dell'Alto Adige. Proseguiamo in ripida salita fino a raggiungere i prati sopra il maso Vernalhof, sopra Sluderno. Qui si trova l'inizio della roggia.
Mappa schematica dei due Waale oggetto dell'escursione circolare chiamata Waal-
runde
 (tratta dal libro di Gianni Bodini "Lungo le vene d'acqua").
👉Il sentiero della roggia Berkwaal ci porta, attraverso un fitto bosco, nella Val di Mazia. Là dove la roggia viene alimentata dal torrente Saldura. Si passa sull'altro versante della Val di Mazia con una serie di piccoli ponti pedonali in legno fino ad arrivare sul pendio opposto, da dove prendiamo in direzione Sluderno percorrendo il Leitenwaal, che attinge l'acqua dal medesimo torrente. Passiamo poi per il Ganglegg, un insediamento d'altura dell'età del bronzo e del ferro. Si possono anche vedere alcune case, che sono state ricostruite secondo varie epoche. Dal Ganglegg prendiamo il sentiero in discesa che funge da bretella fra il Leitenwaal ed il fondovalle, per poi sboccare sulla roggia Griggwaal (ora intubata) e proseguire come sentiero fino al belvedere sul Monte Calvario, che si affaccia sul centro storico e dal quale si scende in paese attraverso una vecchia Via Crucis.

Quote e dislivelli (dati del GPS):
Quota di partenza/arrivo: m 835
Quota massima raggiunta: m 1.221
Dislivello assoluto: m 286
Dislivello cumulativo in salita: m 310