sabato 10 ottobre 2026

Il buffet asburgico della stazione di Levico

Il "Kaffee Buffet" della stazione ferroviaria di Levico Terme, costruito in stile liberty tra il 1898 e il 1900, era un piccolo gioiello in legno e vetro destinato ai viaggiatori della neonata ferrovia della Valsugana.
La costruzione in legno e vetro (qui in un'immagine di fantasia creata con l'AI) riproponeva in Valsugana i criteri del gusto estetico delle élite negli anni della belle époque: e il pensiero corre inevitabilmente alla piccola stazione in legno e vetro "Miramare" della ferrovia Südbahn Vienna-Trieste, che venne realizzata a servizio esclusivo del castello arciducale austroungarico.

A differenza del fabbricato viaggiatori che era in in muratura, il pavillon del buffet fu
concepito e realizzato interamente in legno con le tecniche  Blockbau (travi  ad in-
castro) e Fachwerk (struttura a graticcio) finemente poste in opera, con ampio uso
di vetrate per diffondere l'illuminazione naturale al suo interno.
Con l'apertura della linea ferroviaria della Valsugana (Valsuganabahn), Levico diventò una celebre meta termale (Kurort) dell'Impero Austro-Ungarico, frequentata dalla nobiltà e dalla borghesia mitteleuropea.
L'auspicabile aspetto al termine dei lavori di un restauro conservativo del buffet, per
adesso ancora ostaggio del rimpallo burocratico fra i tanti soggetti pubblici che van-
tano "competenze" mentre campano di continui rinvii e dichiarazioni di intenti...
👉Il buffet fu realizzato tra il 1898 e il 1900 totalmente in legno: un piccolo gioiello liberty. Nasceva come punto di ristoro per i viaggiatori della recente linea ferroviaria della Valsugana, inaugurata nel 1896, e si rivolgeva ai turisti che scendevano alla stazione di Levico, che vedeva allora il suo sviluppo come località termale internazionale. Si trova sui binari a fianco della piccola stazione ferroviaria della città.
👉Fu progettato dall'architetto trentino Emilio Paor con una struttura portante interamente in legno.  Presenta motivi traforati in legno lungo le falde del tetto, le gronde e i sostegni della veranda, tipici delle architetture termali/balneari austro-ungariche dell'epoca (il cosiddetto Kurarchitektur). Aveva un'ampia struttura intelaiata e grandi superfici vetrate per garantire luminosità interna e fungeva da veranda di accoglienza verso l'imbocco del viale alberato che portava al soprastante grand hotel delle terme ed al suo vasto parco.
👉Costituiva il fondale scenografico, il punto d'origine del monumentale asse alberato progettato per guidare i villeggianti d'alto rango dal buffet della stazione fino al Parco Asburgico e al "Grand Hotel Imperial" che li avrebbe ospitati.
Questo era la vista che accoglieva i viaggiatori che scendevano dal trenno della Valsugana alla stazione di Levico. La fotografia è stato scattata dal secondo piano dell'edificio della stazione ferroviaria, che all'epoca ospitava l'alloggio del capostazione.


venerdì 2 ottobre 2026

La baracca standard dell'esercito austroungarico nella WW1 era la Blockhütte (tronchi ad incastro)

I baraccamenti militari disseminati lungo il fronte alpino seguivano un modello standardizzato ispirato alle baite (Hütten) costruite secondo la tecnica montanara del block-bau (tronchi ad incastro).
Sul fronte alpino della WW1 da entrambe le parti si fece gran uso del legname dei boschi, che vennero saccheggiati per la costruzione dei baraccamenti per la truppa e per il rinforzo di trincee, camminamenti, terrapieni e sostegni per teleferiche. Si fece anche ampio ricorso alle antiche tecniche costruttive delle terre alte che erano basate innanzitutto sul legno delle conifere.

La vista in sezione laterale in al to a destra fornisce le indicazione per la copertura
(assi di legno e strato isolante da 20 mm) e per la struttura portante (travi in ​​legno
tondo da 16-22 cm, diametro medio 18 cm) con i lati protetti da un riempimento di
terra fino all'altezza della finestra.
Travi arrotondate da tronco di 20/23 cm,  poi rivestito su entrambi i lati. Fughe stuc-
cate con muschio. Rivestimento interno con assi da 20 mm. Pavimento con coper-
tura in doppie assi da 26 mm di spessore poggiata su tronchi da 20/23.
La tecnica costruttiva detta block-bau si basa sulla sovrapposizione orizzontale di tronchi o travi grossolane, incastrate tra loro agli angoli e dotati di sistemi maschio/femmina lungo la lunghezza. Così assemblate tra loro formano pareti portanti solide e stabili, anche senza l'uso di viti o chiodi. Si utilizzano tronchi appena sgrossati. Senza chiodi o viti metalliche sostituiti da cavicchi di legno duro.
👉La struttura è autoportante, solida e compatta, e le pareti possono essere anche utilizzate per creare stanze interne. L'incastro in sovrapposizione degli angoli assorbe le spinte orizzontali generate dalla copertura: essa è direttamente collegata all'ultimo livello di travi, che funzionano così anche con cordolo perimetrale.
Si tratta della stessa tecnica usata per le baite e le abitazioni di alta montagna nei secoli precedenti, dagli insediamenti Walser delle Alpi occidentali fini ai masi dei coloni d'alta montagna nel Sudtirolo. Niente di nuovo e tutto molto tradizionale, compreso l'impiego del muschio per riempire e "stuccare" gli interstizi fra un tronco e l'altro per la coibentazione termica delle pareti laterali e delle coperture.

sabato 26 settembre 2026

"Waldbeeren Muesli", il muesli ai frutti di bosco della Val Venosta

Piccoli frutti, ma anche la frutta identitaria locale: le mele, le pere, le prugne. Con le albicocche di Malles l'elenco sarebbe stato completo...
E' il Mulino Fuchs di Castelbello che produce questo interessante Früchte Müesli con frutta disidratata e piccoli frutti di montagna.
Oltre al Früchte Müesli il mulino di Castelbello produce anche certi cornflakes
di mais
che richiamano le vecchie "groste" del paiolo da polenta.
Viene prodotto in loco da un'azienda di Castelbello ed ha una caratterizzazione "km zero" anche se non tutto (credo) sia totalmente prodotto sul posto (ma su questo tasto zoppicano anche i marchi più "territoriali" e blasonati).
👉La base è di cereali (fiocchi di avena, di grano tenero e di farro) alla quale si aggiunge la frutta secca (mele, pere e prugne) e i frutti di bosco (lamponi, fragole, more, mirtilli e mirtilli rossi). Ci sono poi uva sultanina, mandorle, miele, olio di girasole, succo di mele. In totale 368kKcal per 100 grammi, per una colazione senza speck e uova fritte...

Nota: l'ideazione del Muesli è attribuita ad un medico svizzero, il dottor Bircher Benner, secondo il quale doveva avere come base solamente quattro ingredienti: i fiocchi d’avena, il latte, il succo di limone e la mela grattugiata.

martedì 22 settembre 2026

Tex Willer al Ponte dell'Orco, a Ospedaletto...

...tra la Valsugana e il West, come direbbe Francesco Guccini.
Traguardando la Valsugana dal Ponte dell'Orco si rischia di confondere la realtà con il fumetto. L'avventura non deve per forza parlare inglese, può nascondersi dietro un tornante del sentiero...
Il "ponte dell'orco in Tex Willer", un collage di Paolo Vitti
che mette in evidenza la somiglianza dei due archi.
Il Ponte dell'Orco è in Valsugana (vicino a Ospedaletto) e, già di per sé, ha un nome da leggenda popolare.
Associato a Tex Willer trasforma un pezzo di geografia trentina in un canyon della Monument Valley. È l'idea che l'avventura non debba per forza parlare inglese, ma possa nascondersi dietro un tornante del sentiero.
👉Guccini, cantore appenninico delle speranze e dei miti del del dopoguerra, ha immaginato il West sulle colline di Pavana o dalle parti di Piumazzo Pelago, in un mix di avventura e quotidiana periferia urbana: per lui il West non è mai stato un luogo geografico, ma uno stato mentale, un desiderio di libertà e giustizia o forse di fuga dal mondo.

Il Ponte dell'Orco è alla pendici del Monte Lefre, a Ospedaletto.




lunedì 14 settembre 2026

La roggia Ackerwaal nell'alta Val di Mazia

La roggia di irrigazione Ackerwaal corre tra i grandi prati e gli spazi aperti dell'alta Matschertal/Val di Mazia, parecchio sopra Sluderno e quasi ai piedi della Weisskugel/Palla Bianca.
Siamo nei giorni della fienagione, i più impegnativi per i Bauern di questi masi alti, davvero unici per l'estensione dei loro prati falciabili, sempre in lotta con i capricci del tempo (anche oggi, dopo che la meccanizzazione ha sconfitto la fatica).
Vedi le altre foto in Google Foto.
La roggia di irrigazione Ackerwaal scorre tra i vasti prati falciabili della Matschertal: un mondo fuori dal mondo poco sopra l'assetata Val Venosta.
Scarica la traccia GPS da Wikiloc.
Il sentiero che la risale fiancheggiandola, marcato AVS 11, è noto per la sua vista sul gruppo dell'Ortles e perchè attraversa pascoli molto vasti. Si snoda sul versante occidentale della valle, in direzione nord.
👉Si lascia l'auto in ingresso al paese, al parcheggio Golgabichl, in epoca medievale luogo di esecuzioni capitali. Entrati nel paese e oltrepassata la chiesa, si procede verso la piazza da dove si stacca la breve rampa che sale fino alla roggia (seguire le indicazioni AVS). Il percorso si snoda  controcorrente e da questo punto in poi sempre in falsopiano. Fino alla fermata bus di "Bivio Thanei" sono solo 200 metri di dislivello distribuiti su 6,5 chilometri di percorso: a parte la breve rampa iniziale che dal paese sale alla roggia, si cammina sempre lungo il Waal, con un andamento pianeggiante quasi sempre in campo aperto e fra i prati.
NB: nel centro di Mazia è ancora in servizio la locanda "Gasthaus Weisskugel" che
fece da base per i primi salitori della Weisskugel/Palla Bianca. E' in ottima salute.
👉Il sentiero di servizio che corre a fianco della roggia termina in località Thanei. Da qui si può, con breve sentierino di collegamento, portarsi al vicino Maso Glieshof, già raggiunto dal turismo alberghiero e quindi in via di rapido snaturamento: la piccola chiesetta è già stata circondata da una colata di asfalto per fare posto al parcheggio dell'albergo. Speriamo che non si ripeta l'impazzimento già visto in un'altra testata di valle che sta appena oltre il crinale, quella dello storico maso di Kurzras in fondo alla Val Senales...
Quote e dislivelli (dati del GPS):
Quota di partenza: m 1.589 (piazzetta di Mazia, accanto alla "Gasthaus Weisskugel")
Quota di arrivo: m 1.784 (fermata bus "Bivio Thanei")

domenica 6 settembre 2026

Il nuovo Bivacco Fiamme Gialle nelle Pale di San Martino ha cambiato colore, è diventato giallo

Lo storico bivacco Fiamme Gialle lungo la via di salita al Cimon della Pala ha passato il testimone. Era lì dal 1968 e nel 2025 dopo 57 anni di servizio è stato sostituito da un manufatto più al passo coi tempi.
E' uguale al gemello che in Val Canali ha sostituito il vecchio bivacco Reali, anch'esso appartenente alla gloriosa generazione dei bivacchi a botte da nove posti ideati dall'ingegner Apollonio.

Il vecchio "Fiamme Gialle" nel settembre 1997. Ma il suo ricordo non andrà perdu-
to: grazie all'elicottero e ai "Falegnami in alta quota" è stato trasportato sul terrazzo
del museo MUSE di Trento.
Il bivacco originale è stato per quasi sessant'anni un punto di riferimento sulle Pale di San Martino. Una rossa capsula di sopravvivenza pensato come via di fuga in caso di emergenze in parete situato a 3.005 metri di quota sullo Spallone del Cimon della Pala. Fu installato nel 1968 dal Soccorso Alpino della Guardia di Finanza (da cui il nome "Fiamme Gialle") per commemorare il centenario della Scuola Alpina di Predazzo.
👉Era il classico modello "Apollonio" a semibotte, di un acceso colore rosso, in metallo e legno.
Disponeva di 9 posti letto in brande e fungeva da ricovero essenziale per chi affrontava la via normale del Cimon della Pala o la impegnativa ferrata Bolver-Lugli. Quello nuovo si distingue per il suo colore giallo brillante, la linea moderna e il finestrone panoramico. Il nuovo bivacco è stato collocato a pochi metri di distanza dal sito originale.

martedì 1 settembre 2026

Pasta estiva con olive, feta, pomodori e basilico

Le penne arrangiate alla mediterranea con olive, pomodori e basilico. E come formaggio la friabile e salata feta delle pecore greche.
Le penne condite con i resti dello "zuppone greco" preparato per lo zaino.
La feta greca, le olive verdi in concia, pomodori e basilico: la leggerezza mediterranea che
si adatta anche al nostro zaino da montagna. Provare per credere.
Una pasta condita coi resti di uno "zuppone greco" di quelli da portarsi nello zaino nella bella stagione.
La Grecia è abitata da popolazioni di pastori, dalla Tessaglia al Peloponneso, dal Pindo ai Rodopi ed anche il Mediterraneo è un unico grande bacino, dove nelle terre emerse le pecore non mancano mai, che siano quelle del Vello d'Oro degli Argonauti o le modeste pecore chersoline dei contadini isolani del Quarnaro, così rustiche da vivere allo stato brado per tutto l'anno.

martedì 25 agosto 2026

Ancora Rumiz, tra libri isolanti e persiane passive

Lo strato di libri alle pareti dello studio mostra insospettate proprietà termoisolanti, come gli "scuri" inclinati delle "persiane", la magìa orientale che pur lasciando passare l'aria impedisce l'effetto serra...
In una edizione aggiornata che raccoglie tutti i racconti/reportage in un unico volume
e che rappresenta uno dei lavori più illuminanti sui Balcani e sull'Est Europa.
...e rende sopportabile questa "estate più torrida di sempre" (in realtà solo l'ultima di una serie, dopo quella del lontano 2003). Da allora la stagione delle escursioni s'è spostata sempre più avanti, lasciando luglio e agosto (ma ormai anche settembre) ai vacanzieri. Non sospettavo, all'epoca, che si sarebbe chiamato "overtourism".
Primavera 2001: dieci anni dopo i fatti raccontati da Rumiz trovai e fotografai questa
maschera antigas. Si trovava tra i resti di una fabbrica cannoneggiata dalla guerra e
dall'operazione Oluja. Lungo la strada per la krajna della Lika, tra Obrovac  e Gospic,
nei monti della catena del Velebit (una delle ribelli krajne serbe di Croazia). E quando
Rumiz parla  di "quelli della montagna" sia riferisce sia ai serbi delle krajne che ai me-
no noti croati della Erzegovina.
Tra poco smetteranno di chiedermi se sono stato in vacanza (no), se sono stato all'estero (no). Di questi tempi preferisco leggere che viaggiare, preparare piccole mete a portata di mano, ignote al formicaio mobile dei forzati delle vacanze. Nemmeno l'estate mi ha aiutato ad accorciare la chilometrica lista lista dei classici di viaggio da riesaminare. C'è una pila di Chatwin, Tubron, Fermor, Rumiz da setacciare, che senso avrebbe partire per poi starsene a letto in una camera d'albergo a leggere? Una comoda stanzialità suscita nei vacanzieri una malcelata insofferenza, intessuta di muti rimproveri, quasi una accusa silenziosa: mentre io coltivo le mie curiosità culturali e scopro piccole perle nascoste, loro, tra bivacchi urbani, stazioni, autostrade e tramezzini, passano il tempo arrostendo in fila, dagli Uffizi ai tornelli delle Odle. Tutto per un selfie.
Ed ora una citazione al miele e qualcun'altra al vetriolo:

"Profumo di salvia e agnello allo spiedo, rivendite di vino, rakija, pecorino, miele." (p.147)

" [le Alpi Dinariche], la dorsale dove si affacciano le Krajine ribelli, e l’Erzegovina, quel mondo tribale e feroce che ha dato alla guerra la sua carica di fondamentalismo e la sua manovalanza armata. [...] " (p.120 e p.148)

"Seljaci contro gradjani, contadini contro borghesi, eterna dinamica dei Balcani." (p.237)

"Eppure queste macerie erano lì da mesi, con tanto di firma autenticata. A dire chiaro all’Occidente che dopo la Croazia le cavallette si sarebbero spostate sulla Bosnia." (p.168)

"Di ogni tonnellata di aiuti che atterrano all’aeroporto di Ilidža, tre quintali vanno subito agli assedianti serbi. È la tangente che l’Onu paga per assicurarsi l’incolumità e il proseguimento dei voli umanitari." (p.205)

"È uno scontro tra montagna e città. La città era il simbolo del successo, di tutto ciò che manca alle terre più povere. Per questo gli assedianti si sono accaniti contro università, biblioteche, teatri, musei. Dietro a questa distruzione insensata sta la rivalsa storica e inconscia nei confronti della cultura urbana." (pp.176-77)

"Quelli della montagna hanno razziato tutto, dalle barche a vela ai centralini telefonici, hanno rubato rubinetterie, termosifoni, cucine, persino i parquet delle case." (p.162)

martedì 18 agosto 2026

Quelli rossi dall'orto, quelli verdi dall'anno prima

I pomodori dell'orto conditi con quelli verdi marinati l'anno prima (che hanno trascorso l'inverno sott'olio).
Pomodori verdi marinati in olio a fine estate dell'anno prima: perché non usarli per condire una normale insalata di pomodori e cipolla... tanto meglio se aromatizzati all'alloro e aglio (NB: c'è anche un altro modo per marinare i pomodori verdi senza usare olio).
Pomodori verdi marinati in olio di oliva.
Come fare i pomodori verdi marinati:
tagliarli a rondelle, cospargerli abbondantemente di sale grosso e tenerli nel sale per due notti, scolando il liquido di risulta e rinnovare il sale dopo la prima notte. Aggiungere due foglie di alloro e due spicchi d'aglio affettati, mescolare e poi imbarattolare pressando bene e aggiungere olio di oliva curando che non rimangano bolle d'aria. Lasciar riposare ancora una notte, riportare a livello l'olio, stringere bene il coperchio e sterilizzare nell'acqua bollente.
👉La marinatura è un processo di conservazione degli alimenti che viene attuato immergendoli in una miscela composta da olio, ingredienti acidi e aromi. Questa è tecnica di conservazione che risale all'antichità e oggi viene utilizzata soprattutto per esaltare il gusto e migliorare la consistenza di cibi diversi, preparandoli per la cottura o per consumarli crudi.


Quelli rossi e quelli verdi: sono entrambi entrambi pomodori, anche se non si direbbe.

mercoledì 12 agosto 2026

Il trenino della Val Venosta si è fatto elettrico

La ferrovia Merano-Malles è stata elettrificata e gli attuali Minuetto a trazione Diesel sono pronti per andare in pensione.
I binari che si arrampicano da Merano a Malles hanno visto succedersi ben tre diverse tecnologie di trazione: prima i convogli trainati dalle locomotive alimentate a carbone, poi dalle Littorine e dagli ATR 100 (simili ai Minuetto) mossi dai motori a gasolio ed ora arrivano quelli alimentati da silenziosi motori elettrici.
Questa ferrovia di montagna creata dagli Asburgo ai tempi del vapore è anche legata ai vagoni marrone della Littorina - il nomignolo deriva dal fascio littorio posto sul muso delle automotrici Alb 48 - che coprirono il servizio dagli anni '30 agli anni '80 del Novecento. Dopo la chiusura degli anni '90 (per le Ferrovie dello Stato era un "ramo secco") la Provincia Autonoma di Bolzano acquistò sedime e stazioni e riaprì la linea, stavolta con moderne automotrici a trazione diesel, i famosi Minuetto che oggi sono in via di sostituzione con gli elettrotreni.

La tratta ferroviaria scorre poco lontano dalla pista ciclabile della Val Venosta. Nelle sue stazioni principali si possono noleggiare biciclette, che andranno  poi riconsegnate a destinazione raggiunta. Un treno utile anche ai camminatori che percorrono la rete dei Waale venostani.


sabato 8 agosto 2026

Gli zupponi da bivacco: davvero un insperato aiuto per chi esce in queste torride giornate estive

Parenti stretti dei panini da zaino, gli zupponi da bivacco sono più legati alla sosta serale, ma con le estati torride si sono evoluti anch'essi, virando verso le insalate di verdure, di cui sento sempre di più il richiamo (serve un contenitore a tenuta tipo Tupperware).
Cosa sono gli zupponi di bivacco? Alcuni esempi per chiarire: c'è quello di pane, verdure e uova sode, o quello di pane, cipolla, pomodori, cetriolini e basilico, o quello di melanzane grigliate, olive conce e pomodorini, o il classico mix di cipolla coi filetti di sgombro in olio di oliva, oppure le frittatone con tante cipolle e tante uova, senza o con le zucchine, oppure il misto di verdure, tonno e würstel, oppure ancora una fresca insalata di yogurt, salmone e erba cipollina, etc.


venerdì 31 luglio 2026

Al Bivacco Reali dalla Ferrata Fiamme Gialle

Questa foto di trent'anni fa è un omaggio alla zona più appartata e selvaggia delle Pale di San Martino. Dove la fretta è cattiva consigliera.
La macchina era a pellicola (una Contax 139), i capelli non erano ancora bianchi e il bivacco Reali era rosso (ora è giallo). Siamo all'inizio della ferrata Fiamme Gialle (con la Cima dei Lastei sullo sfondo) che dovrebbe essere rimasta più o meno la stessa, così come la discesa per la via del sentiero dei Vani Alti, da noi scelta per la discesa, un'imprudenza che oggi certo non ripeterei.
Prima del Rifugio Treviso, con la Val Canali sullo sfondo, il Rifugio Treviso, la Cima Lastei vista dall'attacco della ferrata, un paio di passaggi facili, il sottoscritto al termine della ferrata e la Croda Grande vista dal vecchio Bivacco Reali nel 1995.


venerdì 24 luglio 2026

L'antica "Gasthaus Weisskugel" in Val di Mazia

La Palla Bianca (3.738 m), che domina la valle, era fra le mete dell'alpinismo ottocentesco. Le prime guide accompagnavano le élite della Mitteleuropa nel loro "turismo esplorativo". Si trova tutt'ora al centro del borgo di Matsch/Mazia, accanto al negozio del paese.
Con lo sviluppo dell'alpinismo ottocentesco nelle Alpi Venoste e la costruzione dei primi rifugi (come la storica Karlsbader Hütte del 1883, poi divenuta Höllerhütte e oggi sostituita dalla Oberetteshütte), la locanda fu una tappa obbligata per le guide alpine e gli scalatori diretti al ghiacciaio della Palla Bianca. Solo nel 1893 comparve il Weisskugelhütte, nel versante Langtauferer Tal/Vallelunga.
(*) Molti resoconti di quel periodo d'oro hanno fatto epoca e sono stati recentemente ristampati. E' il caso di "Le Alpi italiane" di Douglas Freshfield, "Il Tirolo dal Glockner all'Ortles e dal Lago di Garda al Lago di Costanza" di August Lewald, "Holidays" in Tirol" di Walter White, "Vette inviolate e valli sconosciute" di Amelia Edwards, "Le montagne dolomitiche" di Josiah Gilbert e George Churchill, e tanti altri. A parte segnalo una sintesi (limitata ai gran protagonisti inglesi) è l'antologia "Pioneers - alpinisti britannici sulle dolomiti dell'ottocento" di Mirco Gasparetto.

L'atmosfera della Gasthaus Weisskugel in una immagine di fantasia creata dalla IA.
A fine Ottocento, i facoltosi che arrivavano in una locanda come la "Gasthaus Weisskugel" non rinunciavano a quel comfort d'ordinanza e fascino discreto che la Belle Époque conferiva alle locande d'alta quota. Il pianoforte che fa ancora bella mostra di sè all'ingresso è il manifesto di questa precisa filosofia turistica del passato. Vederlo ancora lì, in una valle che ha fatto del silenzio il suo punto di forza, è il
Ancora un'immagine di fantasia: il momento della partenza verso la Passa Bianca.
segno di una distinzione raffinata che resiste al tempo e alle betoniere.
Si studiava il percorso sulle mappe militari dell'epoca.
👉Il tetto mansardato con abbaini, la doppia pendenza delle falde (la parte superiore è molto inclinata, quasi verticale, e quella inferiore ha una pendenza molto più dolce) è il tratto distintivo della edilizia borghese di città e il termine "mansarda"  viene dal nome dell'architetto francese François Mansart, che la rese celebre già nel XVII secolo. Una soluzione che sfrutta al massimo il sottotetto ricavando stanze con altezze confortevoli e finestre verticali grazie agli abbaini. E' uno stilema urbano nato nell'area franco-tedesca, estraneo all'edilizia rurale delle terre alte, dove questa soluzione si è episodicamente arrampicata dai fondovalle investiti dal "liberty" legato al cosmopolita turismo abbiente di fine Ottocento. Anche la copertura parla la stessa lingua: si tratta di lastre romboidali in fibrocemento, un materiale che nelle città ha sostituito la pietra naturale a partire dal Novecento poiché ne imita la resa estetica ma pesa infinitamente meno.
👉Chi oggi osserva con attenzione questo raffinato albergo di montagna finisce col pensare: "Nella Val di Mazia c'è una capsula del tempo...".
Ci si intratteneva con la musica suonata al pianoforte della locanda.
👉Nei resoconti di viaggio (*) e nelle guide alpine dell'Ottocento e dei primi del Novecento, questa locanda viene spesso descritta come l'ultimo avamposto di civiltà prima di avventurarsi verso i ghiacciai. Theodor Petersen, uno dei grandi esploratori delle Alpi Venoste descrive così l'accoglienza ricevuta:
All'epoca gli scarponi di cuoio, vestiti di lana, corda di canapa, piccozze e Alpen-
stock di semplice legno e zaini di tela e cuoio. E se si veniva sorpresi dal buio si
poteva fare affidamento solo sulla fioca luce delle lanterne.
"A Mazia, la locanda 'Weißkugel' offre al viaggiatore un rifugio rustico ma estremamente gradito. L'oste, che funge spesso anche da guida per le vette circostanti, accoglie i forestieri con quella sincera e genuina ospitalità tirolese che fa dimenticare la fatica del lungo cammino risalendo la valle. Qui non si cerchino i lussi delle grandi città, ma piuttosto un buon letto di paglia pulita, del pane di segale e del latte eccellente."
. E la rivista del club alpino austro-germanico cosi ne parlava nel 1894: "Chi desidera scalare la maestosa Palla Bianca partendo da ovest troverà nel villaggio di Matsch, presso l'osteria Weißkugel, un punto di sosta raccomandabile. Sebbene l'alloggio sia semplice, la cordialità dei proprietari e la cucina genuina — dominata da piatti a base di uova, burro di malga e carne affumicata — preparano al meglio l'alpinista per le fatiche del giorno successivo sul ghiacciaio.". Un viaggiatore inglese così annota nei suoi appunti a fine XIX secolo: "Raggiunta la selvaggia Matscher Thal, l'unica locanda del villaggio, che porta il nome della grande montagna di ghiaccio, la Weißkugel, si presenta come un'oasi di calore in una valle altrimenti severa. Abbiamo cenato nella Stube rivestita di legno, riscaldata da una grande stufa in maiolica, mentre fuori il vento fischiava giù dalle vette. È l'essenza stessa della vita alpina più autentica.". E spesso in questi vecchi diari l'oste della Weißkugel viene menzionato non solo come locandiere, ma come figura chiave che aiutava gli alpinisti a ingaggiare i portatori locali e a reperire informazioni sulle condizioni della neve e dei crepacci prima della salita.

giovedì 16 luglio 2026

Il ponte sospeso sul Marterloch in Val Sarentino

Sotto il piano di calpestio corre la condotta che porta l’acqua della Val Sarentino fino a San Genesio, una delle zone più aride dell’Alto Adige (in pratica è un Waal del XXI secolo).
Si tratta anche del ponte sospeso più lungo dell’Alto Adige: 271 metri di lunghezza e 130 metri di altezza, si trova in Val Sarentino, sopra l'abitato di Ponticino. La condotta che trasporta fino a 100 litri d’acqua al secondo in un tubo del diametro di 50 centimetri si trova sotto il piano calpestabile ed  lunga più di 20 chilometri.

L'antica mulattiera restò in servizio fino al 1980, quando la Provincia Autonoma di
Bolzano aprì la nuova stradina asfaltata di collegamento fra i masi alti.
Vedi le altre foto in Google Foto.
Evita la discesa e la risalita della forra di Marter e rende così più agevole il percorso turistico San Genesio-Sarentino: un antica via pedonale e da muli che per secoli ha costituito l'unico collegamento fra Bolzano alla Val Sarentino, cioè l'unico accesso alla valle.
Scarica la traccia GPS da Wikiloc.
👉Evita la discesa e la risalita della forra di Marter e rende così più agevole il percorso turistico San Genesio-Sarentino: un antica via pedonale e da muli che per secoli ha costituito l'unico collegamento fra Bolzano alla Val Sarentino, cioè l'unico accesso alla valle.. Questo "percorso alto" correva all'altezza della fascia dei masi, li collegava fra loro e rimase in piena attività fino al 1980, quando la Provincia Autonoma di Bolzano costruì una nuova stradina asfaltata che si sovrappose in gran parte alla precedente mulattiera. Rimaneva insoluto il problema del superamento della gola di Marter, il Marterloch, tratto ripidissimo e pericoloso, oggi brillantemente superato dal ponte sospeso multifunzione: passaggio pedonale e fornitura d'acqua per l'agricoltura dei masi (possiamo considerarlo un Waal del XXI secolo).
👉L’antico collegamento con Bolzano era solo pedonale. Partiva

sabato 11 luglio 2026

Quando Piazza Walther era il terminal della neonata rete tramviaria cittadina

Tra il 1909 e il 1948 tre diverse linee tramviarie convergevano nella piazza centrale di Bolzano arrivando da Gries, da Laives e dal Renon...
L'angolo della piazza con il duomo. Si vedono due tram in basso a sinistra. Appena fuori quadro, sulla destra, c'era la partenza del trenino del Renon. La foto risale al periodo fascista, quando la piazza era intitolata al re d'Italia.

Il tram in via Leonardo da Vinci. Il "grattacielo" di piazza Sernesi (oggi Piazza Uni-
versità) non era stato ancora costruito. Il servizio cessò nel 1948 con l'introduzione
dei bus, che estesero il servizio anche al nuovo quartiere operaio di Don Bosco.
Il capoluogo sudtirolese ebbe, fino al 1948, una sua rete tranviaria urbana composta da due linee per i paesi di Gries (aperta nel 1919) e San Giacomo-Laives (aperta nel 1914 e prolungata nel 1931). Che si aggiunsero alla linea per il Renon (era stata inaugurata già nel 1907), con il suo primo tratto urbano e la successiva tratta a cremagliera che si arrampicava sull'altopiano.
Bolzano é stata anche la città delle funicolari (Virgolo, Guncina, Mendola) e funivie (del Colle) nonchè di ferrovie suburbane (Renon, Caldaro, Val Gardena, Val di Fiemme).
Una prima linea tramviaria, costruita già nel 1907, si dirigeva verso la stazione e poi costeggiava la linea del Brennero fino a Rencio, dove uno "spintore" la prendeva in carico per portarla sull’altopiano del Renon tramite una cremagliera. Era gestita dalla FEAR – Ferrovia Elettrica dell’Alto Renon. Qui giungevano le motrici della Ferrovia del Renon, come quella che si vede, – Immagine Coll. G. Fiorentino da www-clamfer.it - foto degli anni Cinquanta.

Una seconda linea urbana era la Grieser Bahn, (costruita nel 1908) passa sul ponte Talvera e si dirigeva verso Gries (alta via Fago), che allora era un sobborgo di Bolzano.
La terza linea urbana era la Jakober Bahn, costruita nel 1914 per raggiungere San Giacomo. Per la sua realizzazione si rese necessario vincere le resistenze della Ferrovia del Brennero che ne temeva la concorrenza per il traffico locale. Oltrepassa il fiume Isarco sul ponte Loreto che fiancheggia il ponte della ferrovia e prosegue verso sud fino a Vurza. Nel 1931 è stata prolungata fino a raggiungere Laives, che dista 10 Km. In foto vediamo il tram di Laives al capolinea.

martedì 7 luglio 2026

Il nuovo Bivacco Reali nelle Pale di San Martino

Il nuovo Bivacco Reali installato in Val Canali nel 2025.  Ha sostituito quello rosso che era lì dal 1970 (lo si distingue in fondo a destra).
Sullo sfondo a destra si intravvede la sagoma del vecchio bivacco a semi-botte, uno dei tanti "tipo Apollonio" isolati col criterio "di legno dentro di lamiera fuori", una generazione di bivacchi messa a punto e introdotta dall'ingegnere Giulio Apollonio, che fu anche presidente della SAT dal 1942 al 1944 e dal 1949 al 1950. Nel luglio 2025 la storica struttura metallica originale è stata sollevata in volo e poggiata 65 metri verso sud per fare spazio al cantiere del nuovo manufatto giallo (foto presa dal web).



Il vecchio bivacco a sei posti letto nella sua posizione originaria. Per oltre cinquan-
ta anni è stato una fondamentale base d'appoggio alpinistica per le ascensioni nel
settore meridionale delle Pale di San Martino. Servito dalla ferrata Fiamme Gialle.
Situato alla Forcella Màrmor, fu costruito dalla Fond. Berti e dalla Sez. Fiamme Gialle di Predazzo del CAI. Inaugurato il 19 luglio 1970, venne intitolato alla memoria dell'alpinista Renato Reali, finanziere e istruttore di alpinismo, morto nel 1968 durante un'ascensione in solitaria sul Grand Capucin.
👉Nel 1995 era stato spostato di circa 65 metri più in alto e più a sud rispetto alla sua posizione originale
Il vecchio bivacco Reali ripreso il 27 agosto 1995, l'ultima estate prima del suo spo-
stamento, che venne deciso a seguito di una malaugurata slavina.
dopo i danni provocati da una slavina. 👉Restò in funzione fino al novembre del 2025 quando fu sostituito dalla nuova struttura di colore giallo, un intervento che fa parte di un progetto più ampio di riqualificazione dei bivacchi del CAI Fiamme Gialle che ha coinvolto anche il Bivacco Fiamme Gialle (Cimon della Pala) e il Bivacco Aldo Moro (Lagorai).
👉Veniva (e viene tuttora) normalmente raggiunto partendo dal sottostante Rifugio Treviso in Val Canali tramite la Ferrata Fiamme Gialle, che a sua volta fa parte di un percorso di avvicinamento più lungo e impegnativo; il bivacco, poi, costituisce un punto d'appoggio indispensabile a chi si appresta a salire la Croda Granda.